Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

mercoledì 16 gennaio 2013

"Il precario equilibrio della vita", di Giorgio Marconi: le mie impressioni.

Nonostante i miei impegni universitari e la mia decisione "ferrea" (non tanto ferrea, a quanto pare) di stare "alla larga" dai libri e dalle recensioni, non sto riuscendo completamente a tener fede a questa promessa. Con l'arrivo del mio primo e-book player, poi, regalo di compleanno arrivato con qualche giorno di ritardo, la situazione si è ulteriormente aggravata. Questione di giorni, tuttavia, dopodiché non potrò più permettermi distrazioni di alcun genere, essendo questo periodo di esami.
Comunque - a parte i libri cartacei che divoro la sera sotto le coperte prima di addormentarmi come una dolce abitudine - con il mio già affezionato e-book player - che uso invece durante il giorno - ho avuto modo di terminare ben tre e-books e incominciarne un altro.

Letture terminate:
- "Il precario equilibrio della vita" di Giorgio Marconi;
- "Astenersi perditempo" di Gianni Santoro;
- "Il Cavaliere d'Africa" di Ilaria Goffredo.

Lettura iniziata:
- "Nescafè Frappé" di Mauro Corticelli.

Nei giorni successivi parlerò anche degli altri due conclusi, ma in questo post vi parlerò del primo libro di cui ho terminato la lettura, "Il precario equilibrio della vita", di Giorgio Marconi.

Ho pubblicato solo qualche giorno fa la segnalazione di questo libro. Come probabilmente vi ricorderete, avevo nutrito forti aspettative sulla lettura di questo romanzo, credendo che ne sarebbe valsa davvero la pena.
Ecco, non mi sbagliavo :P.




Il linguaggio, studiato ma non troppo, mi è piaciuto particolarmente. Qualcuno ha commentato in giro per il web che il linguaggio dell'autore è risultato un po' troppo artificioso, "pomposo", specialmente nei "monologhi" del protagonista, cioè quando Giulio Matreschi si ritrova a raccontare la storia della sua vita al funzionario delle Poste, Goffredo, finito lì da lui per recapitargli una lettera rimasta - per un assurdo errore - in giacenza in fondo al magazzino postale dal 1939. Ecco, guardate come sanno essere diversi i gusti dei lettori: io ho apprezzato particolarmente quel linguaggio "artificioso" e l'ho apprezzato proprio nei monologhi! Perché è vero che una persona nella realtà non parla così, un discorso parlato è senza dubbio più semplice, più spontaneo, nulla da dire, ma quel linguaggio artificioso mi è sembrato quasi una scelta stilistica dell'autore, che in questo modo, a mio avviso, è riuscito a unire in maniera accattivante realtà e narrazione. 
Ho apprezzato anche altri aspetti di questo libro, come il fatto che l'autore abbia deciso di lasciarci sulle spine praticamente fino alla fine, per quanto riguarda il contenuto della lettera intorno alla quale è costruita la trama. Ho apprezzato l'ironia intelligente, e il fatto che l'autore abbia creato un personaggio di quasi cento anni del tutto credibile. Chi è il protagonista? Giulio Matreschi, pittore ultranovantenne ricoverato in una casa di riposo per ex-artisti. Non apre subito la lettera che riceve. Riconosce immediatamente la calligrafia di Clara - l'unica donna che lui abbia realmente amato nella sua vita - sulla carta ingiallita della lettera e, mentre decide se sia il caso di leggere il contenuto di quella lettera che, con ogni probabilità, avrebbe potuto cambiare la sua vita se fosse arrivata nel lontano 1939, mentre pensa che forse sia meglio restare con l'illusione che il destino lo abbia comunque condotto sulla strada giusta, racconta la sua vita a Goffredo che, nonostante rimanga un po' "in ombra" nel racconto, lasciando prevalentemente la parola al vecchio Giulio che ha tanto bisogno di raccontarsi, riveste invece un ruolo importante. E' lui, inoltre, che pronuncia queste bellissime parole: "Siamo tutti equilibristi in bilico sulla fune della nostra esistenza. Cerchiamo di rimanere in piedi nonostante il precario equilibrio della vita."
L'unica cosa che forse ho apprezzato di meno è stata la presenza di Yvonne, l'infermiera della casa di riposo. Ho avuto la sensazione che la sua presenza sia stata "di troppo", ma può essere una sensazione non del tutto fondata. Semplicemente, quando leggevo il libro restavo affascinata e ammaliata dal personaggio di Giulio, dai suoi racconti e dalle sue descrizioni dettagliate che mi facevano rivivere insieme a lui gli episodi della sua esistenza, e quando arrivavano i momenti dedicati a Yvonne un po' "mi annoiavo", ma neanche questo è il verbo giusto. Semplicemente non vedevo l'ora di tornare a leggere Giulio, al quale mi ero invece affezionata :P. A volte ho pensato che Yvonne fosse una presenza immotivata, tutto qui. La storia principale, in fondo, è quella di Giulio e del contenuto della lettera.
Ci sono anche dei significativi colpi di scena alla fine. Penso che l'autore abbia sicuramente una buona padronanza delle tecniche narrative.
Il libro di Giorgio Marconi, fra l'altro, ha ottenuto già importanti riconoscimenti!
Credo che dovreste tenere in conto la possibilità di leggere "Il precario equilibrio della vita". :)



__________
Per info e contatti,





Simona




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