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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (settembre 2017).

I miei libri

I miei libri

lunedì 28 novembre 2011

Come inviare il proprio manoscritto alle case editrici.


Oggi ho deciso di scrivere un post che può rivelarsi utile a coloro che si accingono a inviare il proprio manoscritto alle case editrici, cercandone una disposta alla pubblicazione.

Quando ho inviato il mio primo manoscritto, ormai nel lontano 2011, anch'io ero inesperta e non sapevo come muovermi, ero digiuna sul mondo dell'editoria, non sapevo niente della distinzione fra case editrici free e case editrici a pagamento, brancolavo letteralmente nel buio. Se sono riuscita a fare qualcosa di costruttivo è stato proprio perché mi sono informata in giro nel web, ho letto forum, blog, articoli e anche le esperienze altrui, che restano sempre un buon repertorio da cui partire e imparare. Ho raccolto le informazioni un po' qui e un po' lì, mettendo man mano insieme tutti i frammenti per vederci più chiaro, tutte le tessere per ricomporre l'intricato mosaico editoriale.

Mi sarebbe stato utile, all'epoca, imbattermi in un post come quello che sto scrivendo io oggi, che riassume un po' tutto quello che riguarda l'atto dell'invio di un manoscritto.
Quindi pubblico volentieri la mia esperienza personale, in modo che qualcun altro possa trovarvi utilità e trarne, spero, vantaggiosi suggerimenti.


Come muoversi, dunque, quando ci si affaccia per la prima volta sul mondo dell'editoria? 

Ci si sente completamente persi, non si sa dove andare a parare, da dove incominciare, se mettere le mani sulla tastiera del computer o tra i capelli. Insomma, ci si sente completamente smarriti.

Hai, dunque, scritto un libro. Lo hai finalmente terminato, lo hai rivisto, lo hai riletto, hai corretto eventuali errori, lo hai lasciato "riposare" (è opinione diffusa quella di lasciar riposare il proprio lavoro per un po' di tempo, anche un mese, per staccare un po' e riprenderlo più in là, a mente fresca. In questo modo si dovrebbe guardare al romanzo in maniera più lucida, col famoso senno di poi. Ma io dico che se sei proprio impaziente di inviarlo, chissenefrega di lasciarlo riposare, se sei abbastanza convinto che vada già bene così, invialo!), lo hai fatto leggere a qualcuno per avere delle opinioni esterne, gli hai dato una forma abbastanza accettabile (impaginazione, divisione per capitoli e via dicendo) e ora sei pronto per il grande passo.


Diritti d'autore

Innanzitutto, chiediti circa i diritti d'autore. Vuoi proteggere il tuo lavoro da eventuali "ladri virtuali"? In che modo puoi farlo?
Per l'invio del primo manoscritto, io ho optato per la SIAE, pagando il contributo di deposito pari a 130 Euro (sul sito della SIAE è tutto molto chiaro, ti basterà quindi andare su questa pagina). 
Ci sono altri modi alternativi di farlo (tipo autoinviarsi tramite posta la propria opera. Poi ovviamente lasciala sigillata nella busta - non è che appena ricevi il pacco a casa ti lanci ad aprirlo con tanto di bocca e occhi spalancati! Te lo sei autoinviato, sai benissimo cosa ci hai messo dentro! :P Sarà eventualmente il giudice - nel caso dovessi  ritrovarti in un'aula di tribunale - ad aprire il pacco) ma sono metodi controversi e discussi di cui non tutti sembrano fidarsi. Quello più sicuro pare restare sempre il deposito presso SIAE, ma c'è chi infatti preferisce proprio saltare il gradino della protezione dei diritti perché in effetti il rischio di furto è relativamente basso.

Ok. Protetto il lavoro o saltato lo step? Qualsiasi cosa tu abbia deciso di fare, adesso sei praticamente pronto per inviare l'opera alle case editrici! 

Ma... come fare? Sembra facile a dirsi!
Quali case editrici? A quante? Come farlo? Per mezzo di un'e-mail o per posta? E che cosa inviare? Il romanzo per intero, solo i primi capitoli, una sinossi?

Ricerca sul web

Innanzitutto, devi fare una ricerca sul web e cercare le case editrici che pubblicano il tuo genere. Se hai scritto un giallo è inutile inviarlo a case editrici che pubblicano solo - per dire - narrativa sentimentale o favole per bambini. Quindi assicurati di aver fatto bene questa ricerca. I siti delle case editrici sono chiari e molte chiedono esplicitamente di dare un'occhiata ai loro cataloghi per farti un'idea di quello che pubblicano ed evitare così di inviare un lavoro che non potranno prendere in considerazione perché incompatibile con la loro linea editoriale. Non perdere tempo e non far perdere tempo!
Basta una ricerca semplicissima su Google che ti fornisce liste lunghissime di tutte le case editrici presenti sul territorio nazionale e, munito di pazienza, visitare un sito alla volta! 

Insomma, dopo aver "studiato" i siti delle case editrici e aver preso magari degli appunti, apri la tua casella di posta elettronica e inizia a inviare il materiale che ti richiedono tramite e-mail. Oramai quasi tutte le case editrici accettano l'invio elettronico, ma resta un numero - seppur limitato - di case editrici che richiedono il tradizionale invio cartaceo. Considera che io l'ho inviato in formato cartaceo solo a due case editrici a numero, il resto è avvenuto tramite e-mail! Le case editrici indicano la modalità di invio esplicitamente sui loro siti.

Che cosa inviare e che cosa allegare all'e-mail?

Ogni casa editrice, di solito, elenca chiaramente quello che gradisce ricevere insieme al manoscritto inedito. C'è chi chiede un curriculum letterario (un vero e proprio "curriculum" dove spieghi chi sei e le esperienze letterarie che hai avuto - partecipazione a concorsi letterari, pubblicazioni precedenti, ecc.). Io ho abilmente ignorato le case editrici che lo richiedevano perché l'idea di compilare un curriculum letterario mi mandava in tilt. Cosa ci avrei potuto scrivere? All'epoca non avevo mai pubblicato prima né avevo mai partecipato o vinto un concorso! Fortunatamente ho trovato poche case editrici che lo chiedevano.
C'è chi invece ti chiede una biografia raccontata, che è di gran lunga più accessibile. Non dev'essere lunga, cita solo lo stretto necessario. 
Raramente, c'è chi chiede una scheda tecnica dell'opera (può anche darsi che ti spieghino loro stessi cosa inserire nella scheda): personaggi, ambientazione, lunghezza, pagine, capitoli, ecc.

È quasi sempre richiesta, invece, una sinossi (salvo diversa indicazione). Se nel sito non c'è alcun riferimento a quello che devi inviare, io ti consiglio di inserirci una sinossi di tua iniziativa.
Vale la pena spenderci qualche parolina, data la sua importanza.
La sinossi è un breve riassunto del libro. Attenzione: non è la descrizione che finirà in quarta di copertina.
Per capire meglio la differenza fra le due cose, pensiamo al loro destinatario
La quarta di copertina è destinata al pubblico e, per questo motivo, deve incuriosire il lettore e spingerlo a comprare il tuo libro. Per incuriosire il lettore ovviamente non si deve svelare troppo, ma ci si deve limitare a fornire un'idea sul tema del libro, su ciò di cui parla, ma lasciando che sia l'immaginazione del lettore a lavorare.
Il destinatario della sinossi è invece l'editore, ossia colui che dovrebbe pubblicarti. Lo scopo della sinossi non è quello di incuriosire l'editore. Al contrario lui ha bisogno di conoscere ogni dettaglio della storia, inclusa la fine, perché ha il diritto di farsi un'idea se valga o meno la pena di investire del tempo sul tuo lavoro e leggere il romanzo per intero. In una quarta di copertina non ti sogneresti mai di svelare il finale del libro. Nella sinossi che invierai all'editore, invece, sei praticamente costretto a farlo! 
La sinossi non deve essere lunghissima. Cerca di raccontare l'intera trama del libro in massimo un paio di pagine (di più no, di meno sì). Ogni casa editrice riceve un sacco di manoscritti al giorno/al mese e non hanno tutto questo tempo da dedicarti! Partendo da questo presupposto, cerca di concentrarti sulla sinossi, di renderla "attraente" evidenziando, per esempio, qualche aspetto che trovi particolarmente interessante, l'elemento esotico del tuo libro, l'elemento originale che potrebbe distinguerlo da tanti altri, e mantieniti sempre entro i limiti delle due paginette (se ci riesci in una ancora meglio). Alla fine della sinossi - laddove la casa editrice non avesse chiesto una scheda tecnica separata - ti consiglio di aggiungere, come ho fatto io, qualche informazione circa la lunghezza del romanzo (calcolata con il numero di battute, sia con spazi inclusi sia con spazi esclusi), lo stile (per esempio io ho puntualizzato che "Jeans e cioccolato" è scritto con un linguaggio ironico, dato che da una sinossi questo non si può capire!), il numero provvisorio o definitivo di capitoli, il genere di appartenenza, e altre info che ritieni utili.

Ci possono essere case editrici che chiedono solo le prime dieci pagine o i primi capitoli + la sinossi e che ti chiedono il romanzo in forma integrale solo se fossero stati incuriositi da questo primo invio. 

Per quanto riguarda il formato, non devi preoccupartene. Non so perché, ma io avevo decisamente la fissazione del formato. Credevo di dover inviare il romanzo già nel formato di un libro e, invece, puoi tranquillamente inviarlo nel tradizionale formato A4, tanto sarà la casa editrice, eventualmente, a occuparsi dell'impaginazione e di tutto ciò che ne concerne. Al massimo, scrivere in A5 può servire a te stesso durante la stesura del romanzo, per capire di quante pagine risulterà il lavoro finale.

Che cosa scrivere nel corpo dell'e-mail? 


Ovviamente va scritto qualcosa, non invieremo certo solamente gli allegati! 
Nel corpo dell'e-mail potresti scriverci una breve (e, ripeto, breve!) presentazione, che di solito ha lo scopo di "presentarti", appunto, e di catturare l'attenzione e la curiosità dell'editore. 
Nome, cognome, scrivi brevemente che cosa fai nella vita e spiega che cosa stai allegando all'e-mail. Nel menzionare il tuo libro, spiega brevemente di che cosa si tratta (per esempio in che genere rientra, e se ritieni che il tuo libro abbia un elemento particolare che lo rende interessante prova a menzionarlo).
Non scrivere una presentazione chilometrica, altrimenti rischia di essere cestinata direttamente! Lo stesso vale nel caso in cui ti venisse la brillante idea di "elemosinare" la pubblicazione con frasi del tipo "pubblicare è il mio sogno da sempre, vi prego di prendermi in considerazione". Non scrivere neanche cose del tipo "Ho scritto un bellissimo romanzo, molti lo trovano eccellente, bla bla bla". All'editore non gliene po' fregar de meno se altri lo hanno trovato eccellente: è lui che deve valutarlo.

A quante case editrici inviarlo?

Non lo so. Cioè, io sarei portata a dire "invialo a manetta, chissenefrega".
Mi ricordo di una casa editrice che aveva scritto sul sito qualcosa del tipo "non si accettano opere inviate in valutazione a molte case editrici". Ora, non so come facciano, in caso, ad accorgersi che abbiamo inviato il libro a molte case editrici, ma tant'è.
Scegli tu, quindi, con quante case editrici "provarci" (farfallone! :P)

E ora?

Hai inviato il romanzo a tutte le case editrici che hai selezionato. E ora non ti resta che ASPETTARE. Anzi no, non devi aspettare, devi proprio dimenticarti di aver scritto un libro e di averlo inviato alle case editrici. Fai qualsiasi altra cosa, vai al lavoro, studia, prepara un esame, nutri il tuo cane, impara a cucinare, vai a correre, curati l'alopecia, alleva i tuoi figli, scrivi un altro libro, fai ciò che vuoi, ma dimenticati di aver inviato il romanzo! È un consiglio spassionato e lo dico per una semplice ragione: una proposta seria ci mette un po' ad arrivare. E tu vuoi una proposta seria, no?

Informati bene prima di agire.
Riflessioni sull'editoria a pagamento e non. 

Se la tua intenzione è quella di pagare per pubblicare, sappi che, dall'invio del tuo romanzo, non passeranno neanche due settimane che riceverai già le prime proposte di pubblicazione a pagamento: così il tuo sogno non ci mette proprio niente a essere realizzato, nel giro di un paio di settimane potresti essere già sul mercato, basta sganciare i soldi e il gioco è fatto! [Si parla di contributi pari a qualche migliaio di Euro, in molti casi].
Ma non illuderti che dopo così poco tempo possa arrivarti una buona proposta. Ok, non sempre è così, pagare non vuol dire necessariamente ricevere un cattivo trattamento, ci sono case editrici che chiedono un contributo ma poi, comunque, ti sostengono e curano il tuo lavoro. Qui tutto sta nel chiedersi: trovo giusto che un editore mi chieda dei soldi per pubblicare? Io non lo trovo giusto. Ma se tu lo trovi giusto, fai pure. Però fai bene attenzione, fai ricerche approfondite in Internet, leggi recensioni, opinioni, esperienze degli altri autori con le case editrici che hai puntato. Il web è pieno di forum, blog, interventi, commenti che possono aiutarti a capire con chi hai a che fare.
Purtroppo esistono moltissime case editrici "fasulle" che, solo per il fatto di darti in cambio un codice ISBN e qualche copia stampata (spesso con pessima qualità) del tuo libro, si considerano "case editrici". Una volta intascati i tuoi soldi, poi, si dimenticano di te, non ti supportano in nulla. Sono quelle "case editrici" che fanno leva sull'enorme, smisurata voglia di pubblicare tipica di uno scrittore alle prime armi che, dotato di un'esagerata dose di impazienza, non vede l'ora di vedere il suo nome su una copertina e di gridare al mondo che ha pubblicato un libro (ci siamo passati tutti).
Occhio, quindi, alle fregature. Attenzione a non cedere alle prime lusinghe solo per l'impazienza di pubblicare. È un gran peccato, a mio avviso, dare il proprio manoscritto in mano a un finto editore che vuole solo intascarsi i soldi. Hai sudato su quelle carte, ci hai messo tutto il tuo amore e la tua passione, a ogni rigo sentivi di star scrivendo qualcosa di meraviglioso per il semplice fatto che in quelle righe c'è la tua anima: non rovinare tutto per l'impazienza di pubblicare.
Ricordati che una casa editrice riceve un numero elevatissimo di manoscritti al mese e, prima del tuo romanzo, ne saranno arrivati tanti altri - si suppone. Quindi, a meno che la casa editrice non abbia un organico di centinaia di persone divoratrici di libri, se ti hanno risposto in meno di una settimana, nella stragrande maggioranza dei casi non hanno aperto il tuo romanzo, non l'hanno neppure guardato con il binocolo! Solitamente le "proposte serie" arrivano dopo MESI. E non uno, non due mesi, ma molti di più: in generale, diciamo dai 4 ai 9 mesi.
Ecco il motivo per cui ti consiglio di dimenticarti di aver inviato il romanzo. Una casa editrice che non chiede il contributo, che investe sulle opere di tasca propria, che vuole fare sul serio, che ha intenzione di supportare il tuo lavoro, che ha intenzione di crescere nel mondo dell'editoria e che per questo ha bisogno di pubblicare lavori in cui crede, ha bisogno di tempo per valutare il manoscritto, quindi di solito una proposta così non può arrivare in poche settimane! Tu butteresti i tuoi soldi e il tuo lavoro col primo che capita, senza valutare bene la cosa? Questo richiede più tempo.

Pillole di saggezza. :P

Io penso una cosa: scrivere, come qualsiasi altra forma d'arte, richiede miglioramento. Nasciamo con quel "seme speciale" che ci permette, se vogliamo e se ci impegniamo, di veder crescere una pianta bellissima dentro di noi. Tutti siamo stati piccoli e poi siamo diventati grandi. Grandi non si nasce. Penso che la stessa cosa, più o meno, accada nella scrittura.
Ricevere responsi negativi in ambito editoriale è sempre una brutta esperienza. Ci fanno ricredere sulle nostre capacità, ci fanno mettere in discussione la passione che ci tiene vivi.
Niente di più sbagliato.
Se molti non credono in voi, può voler dire due cose, fondamentalmente: forse non avete ancora trovato quell'"uno" che invece ci creda, oppure probabilmente la "pianta" non è ancora cresciuta. E allora bisogna innaffiare di più quel seme, bisogna farlo crescere, farlo diventare quella bella pianta che non può passare inosservata.
Le critiche e i rifiuti hanno in sé il potere di farci provare un sentimento non esattamente positivo ma hanno anche un altro straordinario potere: quello di stimolarci a crescere.

Se dovessi ricevere un esito negativo, non abbatterti: le case editrici restano lì, dopotutto, sempre pronte a valutare la tua prossima prova letteraria. Nel tempo, scrivendo, si migliora tantissimo. La prima opera potrebbe essere ancora vicina al seme, la seconda opera potrebbe vedere sbocciare qualche fogliolina, la terza potrebbe rivelarsi una bella pianta... In ogni cosa della vita, dopotutto, c'è bisogno di tempo e di esperienza. E di pazienza.


E ora, nell'augurare a voi e a me tanta buona fortuna, vi saluto sperando che il post sia stato d'aiuto a qualcuno! :)








Simona Giorgino



Per qualsiasi cosa, non esitare a contattarmi 
scrivendo a alamuna@gmail.com.







[Post aggiornato al 12/08/2015]


I 7 post che...

Stasera sono decisamente dislessica. Non ne sto azzeccando una e vi giuro che non riesco neppure a scrivere frasi di senso compiuto, quindi siate clementi con me e perdonate gli eventuali obbrobri. Tranquilli, sono una persona (quasi) perfettamente anormale, è solo che stasera sono superstite di una partita di Scala 40 durata una mezza eternità (una ventina di manches interminabili) che mi ha letteralmente debilitata, risucchiato tutte le energie mentali di cui sono capace e danneggiato temporaneamente le mie proprietà di linguaggio.

Allora. Ultimamente mi è capitato di vedere girare tra i vari blog un giochino simpatico, non so se sia semplicemente un giochino o una specie di "premio", ma comunque io l'ho ricevuto dalla nostra The princess  che ringrazio molto!

Il gioco consiste nel segnalare 7 dei post che abbiamo pubblicato sul blog dall'apertura sino ad oggi, e precisamente:
1) Il post il cui successo ci ha stupito di più
2) Il post più popolare
3) Il post più controverso
4) Il post più utile
5) Il post che ha avuto la giusta attenzione
6) Il post più bello
7) Il post di cui andiamo fieri.

Dobbiamo inoltre fornire un minimo di motivazione che ci spinge a fare le nostre scelte.
E allora procedo con le mie scelte!

Da premettere che tra 273 post scritti dall'apertura del mio blog (ossia un anno, oramai), avrei più di 7 post da segnalare, ma il gioco ne richiede solo 7, e quindi alla fine ho deciso che i miei 7 post sono:

1) Il post il cui successo mi ha stupito. Si tratta di "Hai una chiamata senza risposta: squilli coltiva-amicizie". Non credevo, ineffetti, che la cosa potesse suscitare interesse. Sono stata invece contenta di aver suscitato dei ricordi che risalgono ad età lontane! :) Ve li ricordate gli squilletti che ci facevamo tra amici quando eravamo piccoli? Se vi va di fare un piccolo tuffo nel passato, leggete il post!


2) Il mio post più popolare. Il contatore dei post più letti mi segnala questo, "Capelli con frangia". Non c'è un merito particolare che debbo riconoscermi, se non quello di aver inserito nel post delle foto di acconciature con frangia che su google, evidentemente, vanno molto a ruba! :p

3) Il mio post più controverso. Boh! Potrebbe essere probabilmente questo: Tipologie maschili e abbordamenti. Tra i commenti c'è anche un omino anonimo che si sente chiamato in causa :D!

4) Il mio post più utile. Da premettere che rispondere a questa domanda è stato difficile, insomma non credo di essere una tipa da post-utile, si fa quel che si può! Comunque, alla fine ho scelto il mio ultimo post, che potrebbe essere visto come "utile" per coloro che sono in fase di "attesa risposta da case editrici" o si appropinquano ad inviare il proprio libro in valutazione. Ecco il post: "Non dire di sì alla prima che capita, ma aspetta quella giusta!"

5) Il post che ha avuto la giusta attenzione. Credo che sia stato questo: "Ridere, ridere, ridere, ma quanto fa bene ridere!". Ancora oggi rientra tra i post più popolari del mio repertorio. Potrei considerarlo anche il post di cui vado più fiera ed il mio post più utile, ora che ci penso!

6) Il mio post più bello. "Essere belle è bello, essere se stesse è meglio". E' uno dei miei post che mi piacciono di più. Mi ricordo che qualcuno nei commenti lo aveva definito una vera "pillola di saggezza". Mi piace perché è semplice, non dice nulla di nuovo, ma l'ho scritto con un reale e piacevole senso di liberazione! Potrebbe anche essere il post di cui vado fiera!

7) Il post di cui vado fiera. "Cosa c'è dentro di lui che non c'è dentro di me?". Il motivo per cui ne vado fiera è facilmente comprensibile leggendo il post. Si è trattato di una triste ma consapevole e allo stesso tempo coraggiosa presa di coscienza. :)

Ora, il "regolamento" prevede che io passi il gioco ad altri 7 blog. 
E io lo passo a: 


A presto!
 ________________________
Annotazione post-scriptum, ma molto post-scriptum! Solo dopo due/tre giorni dalla realizzazione di questo post, mi sono accorta che il punto 5 non è "il post che ha avuto la giusta attenzione" bensì "il post che non ha avuto la giusta attenzione"! Quindi mi raccomando, voi metteteci quello giusto, io ormai l'ho scritto, non vorrete che adesso mi metta a cambiarlo, nevvero? :p


giovedì 24 novembre 2011

Non dire di sì alla prima che capita, ma aspetta quella giusta!

Sono stramaledettamente contenta perché qualcuno sta credendo in me e nel romanzo che ho scritto. Insomma, quando scrivi un libro e decidi di mandarlo a qualche casa editrice e tentare la fortuna, speri visceralmente che qualcuno ti prenda in considerazione come potenziale pubblicazione gratuita, senza il famigerato (e odiato) contributo. Lo speri visceralmente, con tutte le budella (e va bene, questa avrei potuto risparmiarmela, anche perché mi fa impressione pensare che io abbia delle "budella"). Lo speri così tanto specialmente se ti sei convertito alla politica della pubblicazione gratuita e non intendi per niente al mondo sborsare dei soldi per essere pubblicato.
Ecco, questa è la mia storia. 
Sono partita che di mondo editoriale io non ne capivo un'emerita mazza. Avrei potuto anche pagare per pubblicare, non conoscevo la situazione dell'editoria italiana quindi sarei potenzialmente potuta cadere "in trappola". Si tratta nella maggiorparte dei casi di case editrici che ti chiedono contributi che solo con quei soldi possono stare bene tutto l'anno, e poi ti mandano a quel paese e non ti pubblicizzano neanche. Bisogna stare attenti a queste "truffe"! Ma io all'epoca non lo sapevo.
Con il tempo poi, ricevendo diverse proposte, navigando e circumnavigando O_o un po' in giro sul web, leggendo e rileggendo forum e testimonianze di autori esordienti e non, ho iniziato a capire l'ambiente e mi sono ricreduta su tutto. A quel punto, non sarei stata più disposta a pagare per pubblicare. Scrivere è un lavoro, una fatica... e da che mondo è mondo, chi lavora non paga, ma viene pagato, giusto?
Ecco. Ho incominciato a rifiutare tutte le proposte di pubblicazione che mi sono arrivate con richiesta di contributo, categoricamente. Nel caso in cui non avessi ricevuto mai una proposta di pubblicazione gratuita, mi ero lasciata aperta solo la finestrella di una casa editrice che mi aveva mandato una proposta più o meno interessante (che successivamente ho però rivalutato) e che si era mantenuta su un budget assolutamente umano e ragionevole, lasciandomi anche un piccolo margine di guadagno.
Poi è arrivata Lei, la Lei di tutte le Lei, ossia la proposta di pubblicazione senza contributo. Una piccola casa editrice, badate bene, non parlo certo di Mondadori o grandi case editrici, ma il solo fatto che si decida di investire sul mio libro è già un grande successo, per me che non ci speravo!
E il mio entusiasmo è cresciuto ancora di più qualche ora fa, quando nella mia casella di posta mi è arrivata una seconda proposta di pubblicazione senza contributo! Un'altra piccola casa editrice che decide di provarci, di pubblicarmi, di rischiare.
Una proposta ci sta, ma due no, con due proposte del genere tocco il cielo con un diiiiiiiiito!

Non credo di aver scritto un capolavoro, né credo che farò successo, ma il fatto che "mi abbiano scelta" mi fa sentire... lusingata, onorata ed entusiasta! Al settimo cielo, praticamente! Per me è solo e semplicemente il mio sogno di sempre che si avvera.

La casa editrice che mi pubblicherà è una piccola casa editrice dinamica e piena di entusiasmo. Non sono qui per diventare famosa, ma ritengo che una piccola edizione possa essere un buon trampolino di lancio per autori esordienti e sconosciuti come me. Sono qui proprio per "incominciare a farmi conoscere un po'". Ecco.

mercoledì 23 novembre 2011

Spesa a domicilio e... auguri Blog!


Ho divorato la mia pizza d'asporto. Ebbene sì, ultimamente la consegna a domicilio è una pratica che mi sta molto simpatica. Così come gli ordini online. Sono una comodità senza precedenti, non trovate? Il campanello di casa mia è praticamente diventato famoso nel quartiere, dato il numero elevato di corrieri che vi appoggiano il dito.
Già solo nella prossima settimana dovrò attendere ben quattro, e dico quattro corrieri. I primi due mi consegneranno due libri universitari (come vedete sono una persona seria che fa gli ordini online solo per cose SERIE), un altro per Avon (già, sono ancora Presentatrice) e un altro per... mmm... non posso dirlo [se per caso il mio fidanzato si trovasse a passare da queste parti probabilmente non reggerebbe allo shock] A tal proposito, vi rimando volentieri a "libri universitari": insomma, la mia serietà si vede da quello, mica da un ordinuccio di qualche decina di euro per acquistare un set completo di pennelli per make-up e una palette 120 colori! Suvvia! Son sciocchezze, queste!


Colgo l'occasione per fare gli auguri al mio affezionato Blog, che un paio di giorni fa ha compiuto 1 anno di vita, probabilmente il giorno 20 novembre! :)


lunedì 21 novembre 2011

Arte e fotografia: intervista a Dreamy Melrose

Ciao a tutti!
Oggi ospitiamo una giovane ragazza appassionata di fotografia, che ci parlerà un pò della sua passione e di questa meravigliosa arte. Come già molti di voi sanno, la fotografia è un'arte che appassiona molto anche me. E', in realtà, una passione abbastanza recente (mi ha sempre attratto, ma ho incominciato a scattare solo a partire dal 2010). Al momento sono ferma perché non ho gli strumenti adeguati, ma tra un mese potrò avere per la prima volta tra le mani la mia amica "fotocamera professionale" che mi accompagnerà in tutto quello che farò e che mi darà senz'altro delle soddisfazioni uniche! 

Ma passiamo ora all'intervista che ho preparato per la nostra ospite, Valentina Meloni, proprietaria del blog Dreamy Melrose all'indirizzo http://strawberrymelrose.blogspot.com, dove potete contattarla direttamente e ammirare il suo ricchissimo repertorio di fotografie scattate in giro per il mondo.

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Ciao Valentina, grazie per aver accettato di rispondere a questa breve intervista. E’ un piacere averti ospite sul mio blog! Ti va, per cominciare, di descriverti un po’, dirci chi sei, che cosa fai nella vita…?

Ciao! Che dire di me? Mi chiamo Valentina (o anche Melrose, il mio soprannome) e ho ventisei anni. Nel 2010 mi sono laureata in comunicazione internazionale ed ora sono alla ricerca di un lavoro che mi permetta di trovare un equilibrio. Mentre tento questa difficile impresa mi dedico alle mie passioni: in primis i viaggi e la fotografia. Adoro entrare in contatto con culture e tradizioni diverse dalla mia e grazie alla mia macchina fotografica ho la possibilità di immortalare le mie avventure in giro per il mondo e riviverle ogni volta che desidero semplicemente sfogliando un album. Tra le altre cose che mi appassionano ci sono il nuoto, l’ escursionismo, il cinema, il campeggio con gli amici, la musica rock degli anni 60’-70’ e l’arte in ogni sua forma.

E passiamo subito al tema di questa intervista: la fotografia. Che cosa rappresenta per te la fotografia?

La fotografia è il mezzo ideale per dar forma al mio mondo interiore; mi piace raccontare la mia vita attraverso gli scatti fotografici. Fotografare significa documentare tutto ciò che succede attorno a me, cogliendo le sfumature e i colori che mi circondano.




Se, come dice il famoso regista e sceneggiatore Godard, "fotografia è verità", di che tipo di verità può farsi portavoce una fotografia? E', secondo te, una verità più oggettiva, oppure soggettiva, in quanto comunque frutto di una scelta individuale?

La fotografia secondo me è una verità soggettiva; ognuno di noi ha un’interiorità unica e indistinguibile e per questo ognuno fotografa il mondo in maniera diversa, a seconda delle emozioni che la realtà gli suscita. Questo è il motivo per cui ogni fotografo preferisce focalizzarsi su un determinato genere piuttosto che SU un altro. Io personalmente amo la fotografia di reportage poiché mira  a documentare la ricchezza culturale del mondo e mi piace molto anche la fotografia naturalistica, in quanto la natura è un vero e proprio tesoro di colori e sfumature.

Hai un idolo nel campo della fotografia a cui ti ispiri o ti sei ispirata in passato?

Adoro la fotografia di reportage, pertanto mi piace scovare qualsiasi autore che si dedichi a questo genere. In particolare amo i ritratti e tra i miei preferiti ci sono quelli di Cartier Bresson. Inoltre mi lascio ispirare da tutte quegli autori che hanno la capacità di soffermarsi su particolari che nessuno noterebbe mai e riescono a renderli speciali con i propri scatti.



Quando e come è nata la tua passione per la fotografia?

Come ho raccontato in un post, qualche mese fa, la mia passione per la fotografia è nata quasi per caso. Nell' estate del 2007 un' amica mi propose di partire come volontaria in India presso un lebbrosario. Nonostante le mie perplessità iniziali decisi di buttarmi in questa avventura. Avevo 21 anni e non sapevo niente di come andava il mondo; per questo decisi che avevo bisogno di una macchina fotografica Reflex per documentare tutto ciò che vedevo e facevo. Da quel viaggio ho capito che la fotografia era il mezzo giusto per esprimere la mia personalità e mostrare la realtà con gli stessi occhi con cui la vedevo io.

Quando guardi una fotografia, c’è qualcosa che ti colpisce più di altre? Come dev’essere la tua “fotografia ideale”? Esiste, invece, un genere di fotografia che proprio non ti piace o non riesci ad apprezzare?

Adoro le fotografie che mostrano ciò che ancora non conosco e quindi adoro paesaggi, ritratti e particolari di paesi lontani. Adoro gli scatti che mostrano il mondo così com’è, nella sua bellezza genuina. Quindi posso dire che non amo quelle fotografie che si distaccano troppo dalla realtà e sono eccessivamente ritoccate con i programmi di grafica. 


Chi segue il tuo blog, sa benissimo che possiedi un archivio direi immenso di fotografie :). Ma se ti chiedessi di sceglierne soltanto tre, tra tutte – quelle che ti sono piaciute di più, o che meglio rispecchiano la tua personalità, o a cui è legato un momento importante della tua vita – quali sceglieresti e perché?

1 - India
La prima foto che scelgo ritrae dei bambini in India con cui ho svolto le attività di volontariato. Si tratta di uno scatto a cui sono molto legata perché rappresenta un momento importante: un viaggio fatto a 21 anni in una terra lontana e completamente differente. Mi ricorda il momento in cui ho scoperto che fuori casa c’è tutto un mondo da conoscere. Inoltre, i sorrisi di quei bambini mi fanno venire in mente un insegnamento  bellissimo di cui è portatore il popolo indiano: sorridere sempre anche quando le cose vanno male e godere delle gioie della vita seppur limitate. 

2 - Malawi, Africa
La seconda foto che scelgo è scattata in Malawi. Sono arrivata in questo paese del centro-sud dell’ Africa per scrivere la mia tesi di laurea specialistica. Un viaggio indimenticabile in un’altra realtà completamente diversa da quella che vivo abitualmente. In particolare ho voluto scegliere una foto che rappresenta un pomeriggio passato nelle piantagioni del the a contatto con i lavoratori. E’ stato emozionante condividere il mio tempo con persone che pur parlando una lingua sconosciuta cercavano di farsi capire in tutti i modi; uno di loro mi dedicò addirittura una canzone africana. Inutile dire che è stato un pomeriggio stupendo.

3 - Estonia
La terza e ultima foto è scattata in Estonia. Ho scelto questa foto perché mi ricordo quel giorno come magico. Avevo appena concluso una passeggiata nel parco di Kadriorg e non appena attraversai la strada in direzione del mare mi ritrovai ad ammirare uno spettacolo bellissimo: decine di cigni che nuotavano in un laghetto in mezzo al mare ghiacciato. Mi colpì il fatto che tante persone passeggiavano sul mare per raggiungere i cigni e dar loro da mangiare del cibo caldo preparato a casa.

Ti stimo davvero per queste stupende esperienze che hai vissuto.  E so che hai pubblicato un libro, che s'intitola “Oltre l’orizzonte”. Ci racconti un po’ di questa pubblicazione? 

Il libro “Oltre l’orizzonte” nasce dalla mia esperienza in Estonia di quest’anno; da gennaio a maggio ho abitato in questo lontano e freddo paese dell’ Est per svolgere uno stage presso l’ Ambasciata d’Italia. Questo lavoro mi ha dato la possibilità di conoscere moltissime persone estoni e di conseguenza ho potuto scoprire tanto di questo popolo e conoscerlo davvero nel profondo. L’ Estonia viene spesso associata alla Russia, dai pochi che la conoscono, ma in realtà ne ha ottenuto l’ Indipendenza nel 1991 e pertanto ha una propria storia da raccontare. Il mio progetto era quello di dar spazio all’ identità storica e culturale del paese attraverso la voce dei suoi abitanti (le cui interviste aprono il libro) e attraverso racconti ed immagini. Le fotografie sono accompagnate da pensieri che ho annotato giorno per giorno nel mio diario di viaggio, custode silenzioso delle mie impressioni. Il libro è acquistabile dal sito Blurb a questo indirizzo:
Per ogni domanda, suggerimento o critica in merito potete scrivermi una mail: chermit85yahoo.it Rispondo sempre volentieri alle persone che mi scrivono.

Hai progetti per il futuro, in merito alla tua passione per la fotografia, di cui puoi parlarci o anticiparci qualcosa? Magari la pubblicazione di un’altra raccolta? :)

Ho tanti progetti in testa in questo momento; per esempio vorrei tradurre il libro “Oltre l’orizzonte” in inglese e proporlo ad una casa editrice, magari in vesta rinnovata. Un altro progetto è quello di creare un libro del blog, ovvero un libro che raccolga i miei post. Del resto il mio blog è proprio come un diario personale e per questo adoro l’idea di assemblare fotografie e pensieri traendo spunto proprio dal mio “Dreamy Melrose”.

Mi sembra un'ottima idea! Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per tutto!

Grazie a te Simona per l’ospitalità e la bella intervista che mi hai proposto!


______________________________
Tutte le foto contenute in questo post 
sono di esclusiva proprietà 
di Valentina Meloni del blog 
©Tutti i diritti riservati.

mercoledì 16 novembre 2011

Il mio Natale comincia così.


Il Natale comincia praticamente così, quando sei per le strade della città con le mani nascoste sotto le maniche del cappotto per proteggerle dal freddo, a ridosso di negozi pieni di gente in un normalissimo pomeriggio infrasettimanale, a parlare con la tua amica della pubblicazione del tuo romanzo d'esordio e scoprendo che Kiko Cosmetics aprirà presto in pieno centro. Il Natale comincia quando ti accorgi che alle cinque è già buio, quando inizi a contare ogni centesimo nelle tasche per capire se e quanto puoi permetterti di comprare regali a chiunque, ma il Natale ci dà un'atmosfera così magica e surreale che, in un modo o nell'altro, tutti ne restiamo inevitabilmente coinvolti. Il mio Natale è cominciato questo pomeriggio, quando, dopo un po' che non finivo in piazza Sant'Oronzo, oggi l'ho rivista in tutto il suo splendore, sotto le fievoli luci dei lampioni, e l'ho immaginata con le luci di Natale, quelle blu e pendenti degli anni scorsi che la rendevano incredibilmente magica. 

E a voi, come comincia il vostro Natale?

E a proposito, a Natale mi arrivano per regalo:
- il mio fidanzato
- una macchina fotografica professionale
- una telecamera ultramini e waterproof
- un treppiedi che s'allunga fino a 2 metri se non anche di più
- il programma originale di Photoshop
- il programma originale di Pinnacle Studio.
Io un Natale così non me lo dimentico più, praticamente! :p


"Immagina" Giveaway - di Yami

Ciao a tutti!
Un pò di tempo fa ho ospitato sul mio blog ed intervistato una graziosa ragazza, scrittrice di un romanzo d'esordio appartenente al genere Fantasy e dal titolo Immagina (qui trovate l'intervista). 

Ora, Yami ha organizzato il suo primo giveaway, che scade il 12 dicembre e che mette in palio proprio una copia del romanzo!

Io partecipo più che volentieri!

Vi invito a correre su questo link per leggere il regolamento e partecipare!




Approfitto inoltre di questo spazio per annunciare a tutti che, da oggi, il mio blog diventa anche ufficialmente un posto in cui essere "ospitati" (come Yami) per promuovere un proprio lavoro, un'attività, un blog e via dicendo. Vi basterà contattarmi all'indirizzo e-mail alamuna@gmail.com!

 

martedì 15 novembre 2011

Un due tre... si pubblica!

Attendevo da tanto questo momento, e ora sembra essere arrivato anche per me!
Ho detto di no a molte case editrici nella speranza che questa selezione andasse a buon fine. E, a quanto pare, è andata proprio a buon fine!
Me lo hanno letto, me lo hanno valutato e alla fine hanno deciso d'investire anche su di me. 
Non pretendo di diventare famosa, il mio obiettivo è solo quello di iniziare a farmi conoscere con una prima piccola edizione. 
Inoltre, non posso trascurare quanto pubblicare sia sempre stato il mio sogno, come coronamento della mia passione più grande: scrivere. 
Ora è giunto anche il mio momento :) e non vedo l'ora di avere tutte le informazioni al completo per condividerle con voi!

Pubblicherò il mio romanzo d'esordio! E' un piacere immmmmmmenso poterlo finalmente dire!
Non vi anticipo nulla, tanto non credo passerà troppo tempo prima di poterlo annunciare ufficialmente! 
 
A buon rendere! 



venerdì 11 novembre 2011

Il periodo più bello della vostra vita?

Dopo una lunga pausa dalle cose serie della vita, il tempo di rimettersi a studiare sembra ormai vicino. Ebbene sì.
 La prossima settimana è una settimana dedicata all'acquisto dei libri di testo con cui inizierò a preparare i primi esami dell'anno accademico. 
Aspettavo giustappunto delle buone nuove dal versante università e pare proprio che quelle buone nuove potrebbero essere prossime ad arrivare. Ad ogni modo, buone nuove o no, la prossima settimana si incomincia ufficialmente a studiare!
E vi dirò, non ne vedo l'ora (autoconvincimento?), sarà che è da un bel po', effettivamente, che non mi chino sui libri. È da un po' che non sento quel formicolìo allo stomaco in vista di un esame, quella paura di non ricordare niente, di fare scena muta di fronte al professore. 
Con il sopraggiungere della vecchiaia, poi, le cose cambiano. Voglio dire, non sono più una ragazzina di 19 anni, ora ne ho 25 (e i 26 sono prossimi!). Non sono più quella ragazzina che frequentava assiduamente tutte le lezioni, che mangiava un panino sulle scale dell'ateneo nell'unica ora buca che separava le lezioni del mattino da quelle pomeridiane. A ben pensarci, devo proprio ammettere che il periodo della mia laurea triennale è stato uno dei più belli della mia vita. Anzi, posso dire il più bello?!

Era da molto che volevo scriverne un post, e credo sia impossibile scriverlo senza un accenno nostalgico.
2005-2008, tre anni di studio e divertimento insieme. Mi alzavo la mattina presto, prendevo il pullman e viaggiavo fino alla città universitaria che solo da due anni è diventata la mia dimora fissa, quindi per tutta la triennale sono stata una pendolare accanita! E amavo, Dio quanto lo amavo, prendere quel pullman la mattina presto. Mi dava, come dire, un senso di libertà desiderata. Venire a Lecce, all'università, tutto poteva significare tranne annoiarmi. Tutti i giorni capitava una cosa nuova. Era impossibile che mi annoiassi.
Avevo un'amichetta preferita, poi, una compagna di corso, con cui passavo le mie intere giornate. Era così facile, allora, avere un'amica con cui ridere, con cui ridere anche per le cose più stupide. Quelle stupidate riempivano le nostre giornate. 
Frequentavamo le lezioni, spesso ne saltavamo tante e, invece che nella classe d'inglese, ci ritrovavamo in centro, in giro per negozi o nel solito negozio di rosticceria. Da quanti professori ci siamo abilmente nascoste per non sentirci dire "perché non siete venute a lezione??". Perché si sa, in una classe di una ventina di persone, tutti conoscevamo tutti e nessun volto poteva mai essere anonimo.
No, è davvero troppo. Ora sono alla specialistica e, anche se è passato poco tempo da allora, sembra davvero tutto diverso. 
Sono cresciuta, sono un'altra. Adesso non me ne starei più seduta su quei gradini puzzolenti e sporchi a mangiare un panino con la mortadella in attesa di una lezione. Ho la macchina, sono indipendente, tornerei come minimo a casa a cucinare, giacché adesso abito nella città universitaria. Ma è questo il punto!
Ora sono grande, pago le bollette, faccio commissioni, preparo da mangiare, lavo e stiro il bucato, ho una casa da accudire. Prima non c'era tutto questo. Abitavo con i miei, non sapevo neppure come si accendesse un fornello o un ferro da stiro, non avevo la macchina, dipendevo da un autobus. Mi mancano quelle giornate all'insegna dell'avventura, quando non sapevo cosa potesse aspettarmi e non avevo neanche la necessità o la voglia di saperlo. Tanto non dovevo dar conto a nessuno, non avevo niente di urgente da fare, nessuna aspettativa, nessun impegno, se non quello di frequentare le lezioni e di preparare, a tempo debito, qualche esame. Andarmene da casa la mattina presto e tornare col buio non era affatto un problema, non lasciavo nulla di incompiuto, potevo benissimo liberarmi di tutti i pensieri, tanto questo non faceva male a nessuno. Non servivo, ecco. Dovevo pensare solo alla mia vita, agli studi, all'università. Quello era il mio unico obbligo. Mi manca quel senso di assoluta libertà e di egoismo.

Lo so, lo so che non sono certo l'unica ad aver "subìto" questo genere di cambiamenti (insomma, l'età è passata per tutti coloro che si ritrovano adulti!), ma essere alla magistrale e non avere affatto lo stesso spirito di quando ero in triennale (a soli due anni di distanza) mi suona un pò strano, anzi no, non strano, mi suona piuttosto malinconico.
Provo nostalgia per la mia bella triennale, provo nostalgia per gli stessi corridoi lungo i quali oggi cammino, ma dritta verso l'uscita. Ieri, invece, in quei corridoi ci restavo per tutto il giorno, seduta sulle panchine di quello che io e le mie amiche chiamavamo "l'aldilà", tra una lezione e l'altra. Quelle panchine come minimo oggi saranno occupate da altri studenti che hanno preso il nostro posto.
Poi, al terzo anno, all'improvviso mi resi conto che quel primo percorso stava per terminare. E io che, vi giuro, non me ne stavo neanche accorgendo! Lo ricordo benissimo, fu un momento, un pomeriggio. Mi ritrovai a pensare che nel giro di 8 mesi, circa, il mio "tempo" sarebbe scaduto. Incominciai a preparare gli ultimi esami a manetta perché non volevo restare indietro, e nei tempi previsti mi presi la mia bella laurea. 
Ed era la fine di un'epoca.

mercoledì 9 novembre 2011

Oggi mi sono detta,

"e no eh, ora basta: incolla le tue chiappe molli sulla sedia, apri il blog e scrivi un ca@@uto di post". Latitanza sì, ma senza esagerare! 

Così eccomi qui. Vorrei cercare un argomento interessante di cui parlarvi, che ne so, di qualche nuova scoperta scientifica o delle presunte future dimissioni del Cavaliere, ma mi vengono in mente solo stupidate - giacché poi, si sa, il mio blog è abbastanza frivolo e non ci va per niente di appesantirlo, giusto?

Allora allora allora. E' in corso la mia quarta Campagna in Avon. E le prime tre non sono state niente male. Anzi, anzi! Non sono certamente partita con l'intenzione di farne un lavoro, e quindi quel guadagnuccio che riesco a racimolare mi fa anche più piacere - specie considerando che, se vuoi, quel guadagnuccio può esser convertito in cosmetica. Ed è questo il Punto.
Il tenente è ormai solito rimproverarmi della mia frivolezza in fatto di acquisti.
<<Ma a che ti serve prendere tutti quei prodotti? Non puoi meglio tenerti i soldi guadagnati?>>
<<Ma scusa amò, io sono una Presentatrice e devo conoscerli i prodotti che vado a vendere, no?? Sennò che consigli posso dare alle mie clienti?>>
Diteglielo anche voi che questa non è pernientealmondo una scusa per comprare cosmetica! E' vero che le Presentatrici devono essere le prime a conoscere i prodotti che vendono, no???
Va beh, insomma, non ho visto neanche un soldo da Avon, perché puntualmente ho convertito tutti i miei guadagni in prodotti di cosmetica. E per me è una cosa stupenda! Perché infondo non ho speso soldi per fare i miei ordini e i prodotti che prendo mi cadono praticamente dal cielo!

Fare la Presentatrice Avon, oltre a rimediarmi trucchi e prodotti praticamente gratis, mi diverte anche!
E a proposito, se qualcuna di voi volesse per caso diventare Presentatrice come me, passatemi parola che ci penso io! :)

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