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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

mercoledì 9 gennaio 2013

Davide Piras e il suo "Petali di piombo": intervista all'autore.

Stamattina una nuova intervista per il mio blog. 
Si tratta di un autore sardo al suo romanzo d'esordio, pubblicato dalla 0111 Edizioni, che sta già facendo parlare parecchio di sé. E' il primo romanzo che pubblica ma non il primo che scrive. Lui si chiama Davide Piras e il libro che presentiamo con questa intervista s'intitola "Petali di piombo".
Ecco che cosa ci siamo detti!



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Salve Davide e benvenuto nel mio blog! Comincerei col chiederti di raccontarci qualcosa di te, se ti va, in modo che i lettori possano conoscerti anche al di là della tua passione per la scrittura... 

Davide Piras
Salve Simona. Mi fa molto piacere essere ospite nel tuo bel blog. Sì, parliamo un po' di me. Ho 31 anni, sono sardo e abito a Terralba, un paesino di diecimila anime. Da tre anni e mezzo sono sposato con mia moglie Barbara e due anni fa è arrivato anche il dono più bello: Ginevra, la nostra meravigliosa bambina. Nella vita quotidiana sono tecnico geometra e studente attempato nella facoltà di lettere. Come percorso di studi ho optato per storia, letteratura, lingua e tradizione della Sardegna, poiché ho un attaccamento morboso verso la mia terra e sono attratto fortemente da tutto ciò che la riguarda. Dei quattro romanzi che ho scritto, anche se pubblicato solo PETALI DI PIOMBO per 0111 edizioni, ben tre sono appunto ambientati nella mia isola. Spero che l'esperimento di collocare le mie storie sempre in Sardegna non sia catastrofico; in questo senso mi dà conforto l'esperienza di Stephen King, uno dei miei modelli anche se scriviamo generi differenti, che incentra la quasi totalità delle sue trame nel Maine. Oltre a scrivere di mio, quando capita, svolgo anche dei piccoli lavoretti di editing per autori della zona. Fin da bambino ho avuto una grande passione per la scrittura che ho successivamente coltivato con corsi di scrittura creativa, seminari sui vari aspetti del romanzo e workshop editoriali. Leggo tantissimo, tutti i generi compresa la saggistica, ed è per questo che ho scelto di attendere degli anni prima di pubblicare. Quando mi sono sentito pronto ho cominciato a spedire i miei manoscritti, evitando di cadere nelle trappole degli editori a pagamento, e anche grazie al mio agente letterario, finalmente, è arrivato un contratto. 

Hai dunque scritto quattro romanzi finora, complimenti! A quali generi letterari appartengono? Hai preferenza verso un genere piuttosto che verso altri quando scrivi? 

Grazie per i complimenti! Come lettore ho una predilezione particolare per i generi storici, thriller, horror e saggistica trattante la psicologia. Per quanto riguarda la scrittura parto sempre da una base storica e cerco di romanzare avvenimenti, personaggi e luoghi esistiti realmente nella mia terra. E' per questo che nei miei libri si potrebbe trovare un Mussolini che compie azioni non comprovate sui libri di storia. Il bello del romanzare è proprio partire da una base reale per poi spaziare senza per forza dover essere fedeli agli eventi documentati. Il primo romanzo lo scrissi molti anni fa e la sua trama fu risucchiato dal vortice sensazionalista che creò lo scrittore Dan Brown con "Il codice Da Vinci". Ho capito immediatamente che quel genere non si adattasse alle mie peculiarità e i successivi tre romanzi, l'ultimo in dirittura d'arrivo, trattano della Sardegna durante il periodo della Seconda guerra mondiale. Mi piace raccontare le storie più con i personaggi che con la narrazione. 

 Hai mai partecipato o pensato di partecipare a concorsi letterari?
Ho partecipato una volta al premio La Giara indetto dalla Rai ma è stata una delusione tremenda: mi sono scontrato con una disorganizzazione che avrebbe fatto rabbrividire chi gestisce fiere di piazza improvvisate. Quest'anno conto di partecipare a premi per opere edite come l'Alziator di Cagliari e il Giuseppe Dessì di Villacidro. Sono premi che richiamano in ogni edizione autori di livello internazionale. Ovviamente non mi aspetto di vincere, ma già essere letto da una giuria competente potrebbe magari, ipoteticamente, generare una piccola menzione su "Petali di piombo". Purtroppo, per autori sconosciuti come me è difficile ritagliarsi il proprio spazio di visibilità, eppure credo che un po' di fortuna in un premio letterario importante possa essere la chiave di volta per uscire dall'anonimato. 

Mi trovi assolutamente d'accordo con te, dal momento che nutro le tue stesse speranze e intenzioni riguardo ai concorsi letterari. Entrando dunque nello specifico di Petali di piombo, raccontaci un po' del tuo libro, la trama, la costruzione dei personaggi, lo svilupparsi della vicenda... 

Petali di piombo è ambientato a Montevecchio, un villaggio minerario che esiste tuttora. La vicenda si svolge nello spazio temporale a cavallo della Seconda guerra mondiale. L'intreccio parte con la morte accidentale del piccolo Giuseppino, un bimbo di soli 5 anni. Dal tragico evento si sviluppano le vicende di un villaggio intero e attraverso la narrazione è possibile conoscere la pena, la sofferenza e la fatica che hanno vissuto i minatori in quel periodo. Ho scritto un romanzo Verista e l'ho intriso con storia, luoghi e personaggi caratteristici della mia terra. Alcune descrizioni sono talmente dettagliate da poter chiudere gli occhi e vedere i luoghi immaginandoli con il solo suono delle parole. Alcune recensioni hanno definito Petali di piombo un romanzo corale, uno scarno e musicale Dubliners all'italiana. In effetti l'intreccio è molto ricco: Emilio dilaniato dal rimorso per la morte di suo figlio Giuseppino; il maresciallo Troise intento a salvare sua figlia Ginevra dall'epilessia; la stessa Ginevra, combattuta tra l'amore per il ricco e bello Daniele e l'infatuazione meravigliosa e impossibile per Lucio, minatore sordomuto e deforme. Ho sfruttato la mia passione per la psicologia e ho cercato di far ruotare l'intero susseguirsi di eventi sul senso di colpa dei personaggi, per arrivare poi a un finale inaspettato e dai risvolti sorprendenti. 

Una descrizione che decisamente incuriosisce, sai bene come invogliare i lettori... 
Petali di piombo è il primo romanzo che pubblichi. Come stai vivendo il momento del tuo esordio? Ho avuto modo di guardare il video della tua prima presentazione, un evento in cui hai riscosso decisamente un grande successo, lo confermi? 

Decisamente! Ho scelto di fare la presentazione ufficiale nella mia Terralba. La risposta del pubblico è stata enorme: tantissima gente in piedi in un teatro che può ospitare oltre 200 posti a sedere, e altre persone affacciate da un grande ballatoio che dà sulla sala. Non mi sarei mai immaginato una partecipazione tanto sentita e calorosa. Lì giocavo in casa, ma devo dire che anche le presentazioni successive hanno riscosso parecchi consensi. Cerco di non imbastire la solita presentazione letteraria, noiosa e incentrata esclusivamente sulle letture. Mi piace scherzare, dialogare sia con i relatori che con il pubblico e intervallare con letture, musica e proiezioni. L'autore deve anche saper essere ironico e mostrare una personalità forte e sicura può attrarre il pubblico senza annoiarlo. Le mie presentazioni credo siano state chimicamente ben assortite, un giusto connubio tra i vari elementi. L'esordio lo sto vivendo molto positivamente: le recensioni dei critici letterari e i commenti dei semplici lettori mi stanno dando grandi soddisfazioni. Per chi scrive non è tanto importante quante copie si vendono di quello che scrivi, è importante che quello che scrivi piaccia alla gente. L'emozione è forte quando mi dicono di aver pianto leggendo Petali di piombo, o riso, o entrambe le cose. Petali di piombo è un romanzo in cui si ride, si riflette e si piange allo stesso modo: la cosa più bella, per quanto mi riguarda. Dopo l'uscita del libro sono stato accolto in Lìberos, un'associazione in cui credo fortemente e di cui fanno già parte scrittori noti come Michela Murgia, Marcello Fois, Milena Agus e tanti altri. Entrare a far parte di quella cerchia è stato per me un sogno che si è realizzato e che mi ha ripagato di tanto lavoro negli anni. Forse per un esordiente la cosa più difficile è vedere il proprio libro nelle vetrine delle librerie. In effetti non è facilissimo scorgere Petali di piombo nelle librerie più rinomate, ma questo non dipende certo dalla qualità del libro, piuttosto è determinato dal monopolio che i grossi editori esercitano con la distribuzione nelle librerie. Ci vorrebbe un po' più di equilibrio da parte dei librai in questo senso anche se, devo essere sincero, per quanto mi riguarda le cose si stanno smuovendo. A furia di sentirselo chiedere, molte librerie, anche di catena come Mondadori, stanno ordinando il libro e la prima tiratura è andata esaurita in due settimane. Ora, a giorni, partiranno per le varie destinazioni i nuovi volumi della ristampa. 

Che dire, Davide? Sono veramente colpita e ammiro la tua determinazione e il tuo ottimismo. Complimenti per tutto e, prima di concludere, ti vorrei chiedere semplicemente se ti rivedremo presto con una nuova pubblicazione… Progetti in vista? 

Bella domanda, Simona. Mi sento di risponderti che certamente il mio processo creativo non si è arrestato con Petali di piombo, anzi, proprio in questi giorni ho terminato il mio nuovo romanzo che s'intitolerà Terra bianca. Inutile dire che è ambientato in Sardegna e che si svolge nell'immediato dopoguerra. L'intreccio parte da una base storica: nel 1943, Cagliari fu bombardata e semidistrutta; l'80% della popolazione fuggì dalla città. Partendo da questo evento, nel mio romanzo, Saveri, un bambino rimasto orfano, arriverà dopo un lungo viaggio a Terralba. Verrà adottato da una famiglia del luogo e diventerà fratello del piccolo Giulio, affetto dalla sindrome di Down. Le loro vicende si snoderanno dall'infanzia e giungeranno fino all'adolescenza, disegnando un finale che sono certo lascerà di stucco e con il fiato sospeso. Se lo vedrete pubblicato? Mi auguro e sogno di sì, ma è una nuova domanda a cui non posso rispondere. Simona, dovresti porla agli editori per conoscere la risposta! 

Grazie per essere stato ospite sul mio blog e spero alla prossima!

Grazie a te, Simona, per l'ospitalità. Un saluto a tutti.


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Per info e contatti:
E-mail dell'autore: davidepiras81@hotmail.it




Simona




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Per rispondere a un'intervista, scrivimi: alamuna@gmail.com





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