Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

Informazioni personali

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

martedì 29 novembre 2016

Come in un dipinto.

È venuto un forte vento freddo a buttare giù le foglie degli alberi, che fino a ieri avevano ancora le chiome colme di rosso e arancione. Questo forte vento freddo è venuto proprio da un momento all'altro, non ho avuto neppure il tempo di salutare l'autunno, è stato un istante: tornando nel parco per la consueta passeggiata l'ho ritrovato spoglio, verde, un po' gelido, seppur sempre meraviglioso nell'incanto della sua bellezza. 
Dipinto di Leonid Afremov.
Mi ero particolarmente affezionata a quelle stupende foglie che cadevano sul suolo creando immensi tappeti arancioni, e a quelle che ancora resistevano attaccate ai rami, e a quelle che svolazzavano nell'aria dopo improvvise folate di vento. Mi sentivo molto vicina a loro. L'autunno mi riempie il cuore di calore e di incanto. D'autunno mi sento particolarmente partecipe della natura, quella natura che un giorno rinascerà, ma non oggi, quella natura intrisa di un profondo senso di caducità imminente, quella natura che mi fa sentire nel mio habitat naturale, come se ne fossi una parte integrante, come se l'autunno fossi io. 
Quel parco è stato la prima cosa che ho visto quando sono arrivata qui quest'anno. Era impossibile non notarlo: si stagliava imponente sullo sfondo di un'elegante zona milanese, ed era come un potente richiamo al quale non potevo restare indifferente. Quel giorno il parco mi ha accolta con i suoi colori caldi e autunnali, con il porpora delle foglie, e con un cielo che preannunciava la sera fra il blu e le scie rosse del tramonto. 
L'ho scoperto piano piano, fra un impegno e un altro. Fino in fondo ci sono arrivata solo poco tempo fa. Ho fatto in tempo a catturarlo in mille foto, in tutte le pose e in tutti i colori che mi offriva, ma poi stamattina, improvvisamente, l'inverno lo ha trasformato. Si è portato via tutte le foglie, e i colori caldi, e i tappeti secchi, e il mio habitat naturale. Si è portato via il quadro impressionista in cui ogni volta avevo la sensazione di camminare, come se fossi una di quelle figure stilizzate dipinte da Leonid Afremov. Mi sentivo addosso una spennellata di colori ad olio. Chissà di che colore dipingerebbe i miei abiti Afremov, chissà che espressione mi metterebbe sul volto, chissà che cosa penserebbe spennellando la mia figura, e gli alberi, e la natura intorno a me.





Simona



sabato 12 novembre 2016

Milano vestita d'autunno


In questo periodo Milano si veste d'autunno, con mille colori che riscaldano gli occhi, mentre una leggera frescura si introduce furtiva nella fessura fra il collo e il cappotto. In un pomeriggio presto, decisamente assolato, di un sole che ancora si fa rispettare, attendo, piccola e sola, lasciandomi baciare dai raggi che intensificano il rosso dei miei capelli e diventando tutt'uno con l'autunno. Sul lungo viale i tappeti di foglie e gli alberi carichi di colore dipingono il paesaggio facendolo sembrare un quadro impressionista. Vedo quasi una spennellata di Monet fra le fronde cariche di rosso e arancione. Sono improvvisamente immersa in quest'atmosfera incantevole di una zona che non conosco, che appare delicata, eterea, come studiata nei minimi dettagli; il cielo terso che si alza alto tra i palazzi a metà fra il moderno e l'antico sembra essere stato messo lì in mezzo da un pittore; una piccola pozzanghera venuta chissà da dove, i due lati della strada perfettamente disegnati, mi sembra quasi di essere sul set di qualche fotografo professionista che ha adagiato con sapienza i vari elementi per preparare al meglio la composizione dello scatto. I vecchi condomini di ringhiera, i bar e le creperie sotto casa, il "Sole Salentino" che pare quasi essere stato messo lì apposta per me, gli appartamenti moderni con le porte blindate e i sanitari di ceramica bianca e lucida. Un viale lungo, tutto da scoprire, che ha colori indescrivibili, come se fossi solo io a vederli, come se fosse un sogno che solo io posso raccontare. 
Più tardi di un paio d'ore mi ritrovo ancora altrove, in un'altra zona sconosciuta. Il sole viene a calare, e anche il fresco comincia a farsi sentire, procurandomi brividi e tremolii. Ma io resto seduta su questa panchina, ancora in attesa, a esplorare il mondo circostante e a godere del rosso di questi grandi alberi, in questo parco di cui ignoro il nome ma che è già mio intimo amico. 
Grandi cose mi prometti, come solo tu sai fare. Mi fa tristezza che questi siano gli ultimi tempi trascorsi nelle tue immense, incantevoli atmosfere di città. 





Simona



lunedì 5 settembre 2016

Io voglio per te l'immenso.

A volte ho perfino paura di chiedermi quanto bene ti voglio. Vorrei per te l'immenso, vorrei per te che le gioie della vita si moltiplicassero a dismisura. Vorrei per te una forza miracolosa, che ti parta da dentro per schiaffeggiare il male ogni volta che questo dovesse tentare di bussare alla tua porta. 
Non ho ben chiara l'immagine che vedo al posto tuo, ma è qualcosa di indescrivibilmente meraviglioso: un'aura fresca e signorile, intoccabile, irraggiungibile, che resterei a fissare, ammaliata e indisturbata, per giornate intere senza mai stancarmi. 
Vorrei fossi una promessa per me, quale in verità già sei: la promessa di una vita perfetta, di una serenità conquistata, del successo sempre a portata di mano, la promessa di un sorriso facile e naturale che si apra senza mai difficoltà sul tuo viso. 
So già che il male toccherà anche te, so che a volte piangerai e resterai delusa dal mondo e dalle persone, so che forse un giorno ti chiederai il perché di tutto questo, so che le lacrime bagneranno le tue guance morbide, fino ad arrivare a inumidire le tue labbra rosa che, in quelle poche gocce amare, crederanno di sentire il sapore della vita. 
No, tesoro, non devi mai pensare che la vita sia solo quello: al di là di quelle lacrime c'è tutto un fantastico mondo! Questa è la forza che tu hai dentro - perché so che ce l'hai: saper realizzare che il dolore è solamente passeggero, e soprattutto fare in modo che sia davvero così. Non tenerti mai il dolore dentro, esternalo sempre e fallo andare via così com'è venuto! Sii in grado di fare della sofferenza una delle tante cose che caratterizzano l'esistenza. Sii in grado di viverla profondamente per poi distaccartene. Restando troppo ancorati ai dolori si rischia di farli propri e di non liberarsene mai più.
Sei una forza della natura. Credimi, è così: lo leggo nei tuoi occhi e lo vedo in tutto quello che fai, nei tuoi movimenti leggeri con cui parli alla vita e alla gente, nelle tue parole già così profonde e sincere, nella tua generosità, nella tua immensa, inarrivabile sensibilità. 
Ho quasi timore ad ammettere la tua profonda sensibilità, perché a volte la vita sa essere dura con le persone come te. Ma sappi che è proprio quella sensibilità a potersi trasformare in una forza immisurabile. Ricordalo sempre: la sensibilità è un'arma, uno strumento privilegiato con cui la gente analizza la vita, con cui la gente trova risposte alle domande che si pone. La sensibilità ci permette di vedere il mondo da varie angolature, e di andare fin nel profondo delle cose, giù giù, negli abissi dell'esistenza. Proprio per questo spesso fa soffrire: andare in profondità può far emergere terribili verità. Ma solo chi va in fondo può meglio assaporare la luce che troverà risalendo la superficie. 
Sappi usare la tua sensibilità di donna proprio in questo modo: come un'arma per capire il mondo e per difenderti. Come un'arma per non lasciarti scalfire dai dolori.
Io a pensare al bene che ti voglio mi faccio quasi paura. Sei così piccola e innocente che vorrei tu non diventassi mai grande, ma poi basta guardarti e sentirti parlare un po' per accorgermi che lo sei già.






Simona




martedì 30 agosto 2016

Regione Puglia

L'estate finisce così, senza neanche averla vista passare, fra i libri di preparazione al "concorsone" che, per altro, si è concluso bene. Giornate trascorse sui libri, ma anche giornate trascorse al mare con i libri. Sabbia fra le pagine, granelli negli occhi, sollevati dal vento che spesso quest'anno ha caratterizzato l'estate salentina, onde sul bagnasciuga, gambe finalmente abbronzate. La borsa appesa all'"attaccapanni-scoglio", gli asciugamani stesi al sole, un abbaio lontano e solitario in mezzo alle spiagge affollate di San Foca, di Torre Lapillo, di Punta Prosciutto. 
Quando giunge fine agosto, poi, e molti rientrano già al lavoro, inizi a domandarti: e ora? 
E ora, come al solito, nulla è certo: Milano è sempre lì ad accogliermi, e rimane un tassello dorato della mia fantasia, ma il concorso superato nella mia regione sembra quasi suggerirmi: casa tua è qui
Ci assumeranno, tardi o presto che sia, e io che invece immaginavo strade infinite, destini immensi che mi avrebbero fatta andare controcorrente, stagioni della vita che mi avrebbero svelato chissà quale segreto, chissà quale ricercata verità. E poi, puf, a un tratto tutto torna come prima. Di nuovo. E l'estate passa così, tra le vecchie cose di sempre e la grande novità, che per altro colpisce più gli altri che me stessa. 
Salento, Puglia
Verrà un'altra estate, e forse sarà finalmente senza libri e senza pensieri. Forse sarà finalmente un'estate di quelle che si attendono per farsi la "vacanza". Come tanti professionisti e lavoratori che attendono le ferie per godersele come Dio comanda. Facendo un viaggio, magari, o semplicemente sguazzando nelle acque del mare e mangiando friselle col pomodoro e l'olio. Rigorosamente in Puglia, in questa regione calda che sa di mamma, di grembo, di taralli e pasta fresca. In questa regione il cui cielo è sempre illuminato dal sole, e punteggiato di stelle la sera. 
I viaggi per il mondo ti arricchiscono e ti portano a scoprire immense verità, ma mai nessun posto sarà in grado di scrutarti dentro come casa tua, dove tutto è cominciato. 
Il ruolo in Puglia pare promettermi, tra le tante cose, la possibilità di essere davvero e finalmente migliore semplicemente essendo me stessa a casa mia. Chiunque io sia, chiunque io senta di essere, chiunque io sia diventata. 




Simona




mercoledì 6 luglio 2016

Prima del viaggio - Eugenio Montale





Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si scambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;

prima del viaggio si informa
qualche amico o parente, si controllano
valigie e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;

prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.

E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.




(Eugenio Montale, Satura)



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