Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

sabato 12 gennaio 2013

Corso di scrittura autobiografica a Roma: intervista a Pierpaolo Buzza.

Qualcuno di voi ha probabilmente notato che da diversi giorni ho esposto nel mio blog una locandina che pubblicizza un corso di scrittura autobiografica.
Se avete avuto modo di cliccare sull'immagine, sarete arrivati sul sito di Pierpaolo Buzza dove avrete potuto leggere le informazioni necessarie.
Se invece non avete ancora avuto modo di farlo, nessun problema: oggi ospito nel mio blog proprio Pierpaolo Buzza, che ci racconta attraverso un'intervista le caratteristiche del suo nuovo corso di scrittura.








Salve Pierpaolo, benvenuto e grazie per aver scelto il mio blog. L'argomento di cui andiamo a parlare è estremamente interessante! A Roma, a fine mese, incominceranno le lezioni di un corso di scrittura autobiografica organizzato dalla libreria "Il Mattone". Comincerei col chiederti di argomentarci questo punto tratto dal tuo sito, se ti va: "Tutte le storie che raccontiamo parlano di noi, che lo vogliamo o no". 

Scrivo così perché parto dal presupposto che tutto ciò che raccontiamo sia trascinato da quella che definisco "urgenza narrativa". Ovvero: perché la mia storia sia viva, con un cuore pulsante, devo sentire la forte necessità di raccontarla. Anche se NON è una storia autobiografica. Per quello che ho potuto constatare, se si ha una forte necessità di raccontare una storia, quella storia in qualche modo parla dell'autore, perché c'è dentro qualcosa che lo tocca.
Dalla lettura delle storie si capisce dell'autore più di quanto (a volte) l'autore voglia far capire. Trovo che questo sia molto poetico. 

Lo trovo molto poetico anch'io e mi affascina. Sono d'accordo sul fatto che l'autore in qualche modo debba per forza venire fuori dal suo racconto... Avete già organizzato in precedenza altri corsi di scrittura autobiografica? 

Certo. I corsi di scrittura creativa (con specializzazione sul genere autobiografico e comico/umoristico) sono il mio lavoro dal 2008. Ho iniziato a tenere laboratori di questo tipo l'anno dopo aver terminato il Master biennale in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino.
Ho tenuto corsi sia per conto della Holden che in proprio, lavorando con scuole, associazioni culturali, biblioteche comunali, librerie e privati. 

Ho una curiosità sempre sulla scrittura autobiografica. Abbiamo detto che l'autore in qualche modo parla di sé anche se la storia NON è autobiografica. Ma come risponde l'allievo nel caso di una storia "veramente" autobiografica? Quali sono i requisiti indispensabili affinché un autore scriva nero su bianco la propria storia? 

Intendi i requisiti "emotivi" o proprio tecnici del genere letterario? 

Direi anche entrambi... anche se mi riferivo particolarmente a quelli emotivi... 

Per quanto riguarda la parte tecnica, mi sento di dire che le uniche due linee guida sono che la storia sia in prima persona, e che restituisca un'immagine fedele dell'autore (e non necessariamente dei fatti). Penso ad uno scrittore come David Sedaris: i suoi racconti autobiografici sono drammatizzazioni delle sue vicende reali, altri probabilmente raccontano episodi mai successi, eppure dopo ogni suo racconto il lettore ha la sensazione di conoscerlo da sempre. Anche nelle sue debolezze, nei suoi lati oscuri. Questa è la mia idea di autobiografia: fedeltà all'autore, non necessariamente alla realtà. In questo si differenzia, ad esempio, dalla diaristica, che fa il lavoro inverso.
Quanto ai requisiti emotivi, ci si addentra in un discorso spinoso che sconfina nella psicologia. Non posso dare regole a riguardo, posso solo constatare quello che capita a me e ai miei allievi: uno racconta una certa storia quando è pronto per raccontarla. Ad esempio, provare a raccontare una separazione il giorno dopo che questa è avvenuta probabilmente è prematuro. Per fare della vita una storia, e delle persone dei personaggi, c'è bisogno di elaborare certe emozioni, e di distanziarsene un po'. Altrimenti viene fuori un flusso di coscienza, che sarà anche utile come autoanalisi, ma non è narrativa.
Di contro, aspettare un po' non vuol dire aspettare all'infinito: deve comunque rimanere l'urgenza narrativa di cui parlavamo prima. Col tempo, questa urgenza tende a scemare. La buona narrativa si colloca nell'equilibrio fra queste due forze. 
Non è semplice, né a livello tecnico né a livello emotivo, e questo è un altro punto che a mio avviso è molto poetico. 

So che il corso si suddivide in moduli a cadenza settimanale. Ci illustri brevemente com'è strutturato? 

Sono 7 incontri di circa due ore e mezza ciascuno. Ogni incontro è suddiviso in una parte teorica e in una parte pratica.
Nella parte teorica, spiego il "tema del giorno", come trama, personaggi, linguaggio, eccetera. Un po' con spiegazioni teoriche, un po' leggendo racconti, vedendo spezzoni di film e ascoltando canzoni. Perché tutto quello che ci circonda è narrazione, e bisogna saper attingere da tutte le arti per avere più strumenti per raccontare storie.
Nella parte di laboratorio, si scrive. La mia opinione è che si impara davvero a scrivere solo scrivendo, quindi do molto spazio alla pratica, perché attraverso l'editing sul proprio pezzo il corsista impara più di quanto impari in teoria. Diciamo che la parte teorica mi serve per far capire meglio come e perché intervengo sui racconti che vengono scritti nella parte di laboratorio. 

Pensi che a un corso di scrittura possa accedere chiunque oppure per scrivere - a parte scrivere, esercitarsi e fare esperienza - è necessario avere una certa predisposizione? 

Assolutamente chiunque. Avendo lavorato con centinaia di persone, mi sono reso conto che tutti hanno cose da raccontare. Ognuno ha il suo diverso stile: qualcuno è più vicino a trovarlo, qualcuno deve lavorare di più, ma nessuno mi leverà la convinzione che tutti hanno una voce. Il mio lavoro consiste nell'aiutare le persone a trovarla e a perfezionarla. 

Siamo giunti dunque alla fine di questa conversazione. Prima di concludere, vuoi aggiungere dell'altro? Tutto quello che vuoi sul corso, come raggiungervi, ecc. 

Sì, credo sia importante dire che per il corso, sia quello a Roma sia quello ad Anguillara, sono previste delle lezioni dimostrative gratuite: in questo modo una persona interessata può venire e vedere come si lavorerà, così ha modo di iscriversi solo se si trova a suo agio e si diverte.
Per sapere il dove e il quando delle lezioni dimostrative gratuite, si può andare sul mio sito www.pierpaolobuzza.it oppure contattarmi direttamente: scrivendo a p.buzza@pierpaolobuzza.it o chiamando il 338 4217584. 

Perfetto Pierpaolo. E' stato un piacere saperne di più sul progetto di cui ti occupi. Grazie per essere stato con noi! 

Grazie a voi, è stato un piacere per me essere ospite del vostro blog!



Simona




___________
Per rispondere a un'intervista, scrivimi: alamuna@gmail.com



3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Bellissima intervista (... e delizioso il tuo blog!!!)

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