Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

Informazioni personali

La mia foto
Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

lunedì 28 febbraio 2011

Casalinghe moderne!

Stamattina mattinata di pulizie, indolenzita dalle mie mestruazioni. Non avere niente da fare non è granché bello. Mi chiedo come facciano le casalinghe che per tutto il giorno pensano solo e soltanto a cucinare, lavare, pulire, stirare, e poi di nuovo lavare, pulire, cucinare... Sante donne, lo dico sempre io, sante donne, con tanto di pazienza, laddove lo spazio aperto che conoscono è solo il balcone dove stendono il bucato e i parcheggi del supermercato dove fanno la spesa. Sante donne.
Io tra un lavaggio e un altro devo avere sempre qualcosa da fare. Una sbirciatina al computer o studiare per un nuovo esame. O al massimo un episodio di Sex and the city! Insomma, debbo distrarmi in qualsiasi modo dalla mia condizione di casalinga apprendista. Quindi faccio le cose "a puntate". Ora ho messo la prima lavatrice e sistemato la camera. Finito questo post mi dedico alle altre stanze.
Un poco alla volta e il gioco è fatto! Dev'essere questo il segreto delle "pulizie moderne", sì, quelle delle famose "donne di casa in carriera" ;-)!


I soggetti fotografati sono due miei amici, ma l'idea è di catturare in uno scatto la tenerezza dell'amore!

Mon amour - S. Giorgino, 11/02/2011

 I miei scatti sono anche su
www.flickr.com/photos/photosfromthewind

domenica 27 febbraio 2011

Dalla prossima settimana...

...incomincio con la palestra. Ho comprato dei pantajets molto carini. Grigi e morbidi. Anche un po' chic, direi. L'importante è sentirsi a proprio agio anche in quelle circostanze: bisogna indossare qualcosa che ci faccia fare ginnastica in maniera disinvolta!
Mi ritrovo faccia a faccia con un dilemma che già conoscete, adesso: evitare dolci e schifezze varie.
Sono una cioccolatomane ormai affermata. Non è facile smettere. Lo sapevate che gli studiosi hanno trovato che nella cioccolata c'è una sostanza simile a quella presente nel THC, che sarebbe il principio attivo della marijuana? Sostanza nota con il nome anandamide. Quindi, io potrei essere una "drogata". E non è facile smettere. Ma per la mia linea e la mia salute devo assolutamente riuscirci. Credo di aver sviluppato una vera dipendenza nel tempo e di dover ora combattere per venirne fuori.
La mia istruttrice mi ha già inquadrata (in verità il mio fidanzato le aveva già accennato qualcosa, facendo di me sempre un'ottima pubblicità, direi). Mi ha subito detto "non servirà a nulla se non migliori la tua alimentazione", il ché è risuonato alle mie orecchie come una sorta di minaccia per la mia persona. L'interpretazione giusta sarebbe "o la smetti d'ingurgitarti di schifezze o non ci metti niente a metter su un culo ancora più molle di quello che già hai". Ecco. Su per giù avrebbe voluto dirmi così. Suppongo si sia trattenuta per le famose "buone maniere".
Come potrei pretendere, difatti, di migliorare il mio stato di salute e la mia linea se non imparo ad assumere innanzitutto una buona alimentazione?
Ma cos'ho nella zucca?
Ad ogni modo, ho ormai deciso e m'impegnerò! Ho fatto fuori in quattro e quattro otto tutti i dolci presenti in casa in modo da non averne più a disposizione e ho obbligato il mio ragazzo a non acquistarne più neanche per gli ospiti (ovviamente, i famosi "dolci per gli ospiti" altro non sono che la scusa per averne di più in casa!).
Non voglio mettere mano sul fuoco, ragazzi, ma una cosa la dico qui davanti a tutti: son pigra io, sì, ma se prendo un impegno sono capace di mantenerlo come si deve. Il mio fidanzato, poi, è una spinta in più: va regolarmente in palestra e io di conseguenza, andando insieme a lui, rischio proprio di diventare regolare e di buone abitudini.
Beh, corro un rischio positivo.
Dai, ragazzi, che si comincia!!!

Lo sapevate che...?

Oggi propongo una notizia che pare riguardarci da vicino, in quanto donne. E soprattutto, donne italiane.
La notizia è apparsa su The Sun, quotidiano britannico.
Pare che da alcune statistiche condotte dal produttore di intimo Triumph in alcuni paesi europei siano le donne inglesi quelle con... le tette più grosse! Ben il 57% delle donne inglesi, infatti, porta una quarta. Segue la Danimarca, con il 50% di donne con la stessa taglia. Dopo la Danimarca, si classifica l'Olanda con il suo 36%. Ma la cosa che qui voglio evidenziare è che l'Italia, tra i paesi analizzati, si è classificata... ultima! Pare che il 68% delle donne italiane porti una seconda e solo il 10% presenti una quarta. 
Vi ritrovate nei risultati??
Io, a dir la verità, con la mia terza neanche piena, proprio si. Ma almeno adesso mi sento più sollevata: non sono l'unica, in Italia!
Ad ogni modo, aggiungo di essere felice così: l'ho sempre detto io, che non amo i seni troppo grandi. Quelli piccoli sono così delicati!
La stessa storia di chi dice: "L'importante è essere belli dentro". Nella maggiorparte dei casi, non sono i belli a dirlo :-D!

Alla prossima!

Ogni primavera è la prima!

Si sente la primavera arrivare. Con i suoi alberi in fiore e il suo sole piacevole. Il calore dei raggi sulla pelle, la gioia degli incontri, i pic nic nelle campagne e il desiderio dell'estate che segue.
Lo so, lo so, sarà una cosa detta e stradetta milioni di volte, ma ogni anno è come fosse la prima primavera della mia vita. E' una sensazione che non passa mai!

venerdì 25 febbraio 2011

Torna presto

Il rientro è stato freddo e inquietante per via del cattivo tempo, ma è stato caldo per via del ritorno nella nostra casa, la tovaglia e la cena leggera, un bicchiere di vino, le carezze. Noi che di questa vita crediamo di sapere poco, se non quello che ci succede quotidianamente e che ci è già successo. E non è abbastanza? Perchè deve sempre vincere il domani, se è uno contro due?
Due chiacchere, qualche risata, la gioia di ritrovarci tra le nostre cose. E prima di dormire, qualche pagina di "Niente succede per caso". Dopo ci siamo lasciati ingoiare dal buio, ognuno portando con sè nella notte i suoi sogni e i suoi desideri. I suoi pensieri. Poi il solito risveglio l'una accanto all'altro, e un bacio prima di uscire di casa per il lavoro. E ciao, torna presto, che senza di te non ci so ancora stare.

martedì 22 febbraio 2011

Io - le mie risorse = lugubrazioni mentali

In questi ultimissimi giorni tutte le risorse di cui sono capace sono rivolte solo allo studio.
Ma sono quasi completamente terminate.
Io e questi libri siamo diventati un tutt'uno, oramai.
Ho al posto degli occhi due canali ionici semiaperti e al posto della bocca un nucleo dell'amigdala. Al posto delle gambe ho il tetto e il tegmento e al posto delle braccia i due lobi del talamo. Anziché parole, dalla mia bocca vengono rilasciate sostanze chimiche trasmettitrici. Le mie mani si stanno ramificando in dendriti e i miei capelli sono una fitta foresta di neuroni. Per quasi tutto il giorno sono situata caudalmente alla scrivania e dorsalmente alla sedia. Non ho il tempo neanche per un breve giro del cingolo. E se lo faccio, sono gravi guaine mieliniche per la mia preparazione. Ho interposto tra me e il mondo circostante una netta barriera ematoencefalica e interrotto temporaneamente ogni sito di legame. La mattina, appena sveglia, ho una bassissima soglia di attivazione e se mi si parla non ci capisco un tubo neurale. Gli studi procedono con conduzione saltatoria. Sarei piuttosto intenzionata ad una migrazione cellulare dalla mia stanza.
Non vedo l'ora di tornare al potenziale di riposo. Dopo questa esperienza, quando sarò diventata niente meno che un citoscheletro, potrete fare di me una santissima... pia madre.



lunedì 21 febbraio 2011

Lasciatemi correre così

Posso perfavore fingere di non avere un esame a molto breve? Posso far finta di esserne completamente libera?
Allora uscirei da questa stanza dove negli ultimi giorni mi sono rinchiusa a mo' di prigione e dove le uniche cose con cui entro in contatto sono i libri e il computer.
Correrei nel sole, fuori. Mi lascerei avvolgere dalla sensazione di una primavera che arriva.
Mi farei portare al mare. Sì, al mare. E lì immaginerei l'estate. La sognerei ad occhi aperti.
Il sole che si posa sulla pelle, il calore, l'amore. I tramonti, poi il tardo imbrunire. Le sagome degli alberi lungo i viali, che si stagliano dallo sfondo della notte che sopraggiunge. I grilli, solitari nella sera. La luna, solitaria nel cielo.
Correrei nel vento, lasciandomi accarezzare dalla brezza i capelli, la pelle, l'anima.
Io, il mare e l'estate che arriverà. Io, il mare e il desiderio di essere libera.

sabato 19 febbraio 2011

E stasera, invece, cioccolata per una...

...dato che sono rimasta da sola a casa. Certo, non dispero. Quando resto da sola trovo sempre qualcosa da fare. E non mi annoio mai, insieme a me.
Sono rimasta a studiare fino a tardi, tanto per cominciare (si fa per dire, chiaro: erano le 18:30 quando ho deciso che avrei chiuso i libri!). Dopo un pò di surf in Internet, cena tranquilla, con me stessa, ed un pezzo di pizza calda e croccante offertami dalla mia gentilissima vicina di casa.
Poi sono rimasta a face to face con niente popò di meno che un bel tazzone di cioccolata calda e... Sex and the city su Sky!
Sono episodi che guardo regolarmente da quando mi sono trasferita qui. Guai a chi mi priva di quei canali Fox! Ad ogni modo, stasera le due puntate sono state davvero... speciali. Conoscete molte persone che sono capaci di commuoversi di fronte ad un episodio di Sex and the city? Presumo di no. Beh, ora ne conoscete una. Commossa un pochino, si, ammetto. Non sono riuscita a capire, comunque - o forse inconsciamente non l'ho voluto accettare - se questi siano stati gli ultimi episodi. Mi pare inverosimile! Non può accadere, vero!? Io senza Sex and the city no, vero? Non sono riuscita a capirlo perché io i loro episodi non li avevo mai visti prima. Ho notato - e ne ero terrificata - dei titoli di coda più lunghi del solito, alla fine. E poi ho ricollegato gli eventi degli episodi di stasera a quelli dei due film che sono usciti dopo. Charlotte e Henry che riescono ad ottenere l'adozione di una bambina, Carrie che torna insieme a Big. Insomma... non saranno finiti sul serio??? Temo.
Domani dovrò assolutamente verificare.

Cioccolata per due, di Lolly Winston


Insomma, giusto per tenervi partecipi di qualche cavolata che mi riguarda e di cui, molto probabilmente, "non ve ne può fragar de meno", come dice l'etichetta del post!
E' un altro libro che ho apprezzato particolarmente per la sua carica emotiva ed umoristica.
Mi sono più volte espressa a favore della scrittura umoristica e ironica. Cioccolata per due ne è un altro esempio lampante. E, aggiungerei, chissà quanti ancora lo sono, ma a me sfuggono perché non li ho letti. Quindi, se qualcuno avesse da propormene, ne sarei ben lieta!

A volte credi che troverai dei libri che ti cattureranno soltanto nelle collane dai nomi famosi o presso le editorie che hanno fatto storia. Io stessa mi lascio influenzare da questo fattore. Ho un sacco di libri della Mondadori, per esempio. Quando li ho comprati, sono stata molto attenta ad acquistarli proprio di quella casa editrice. Sono come una specie di illusa garanzia!
Allo stesso modo, sei più attratto da una libreria nota dove poter acquistare un libro che ti terrà compagnia per i prossimi giorni. Organizzi dovutamente l'acquisto e forse sai già dove andare. Ti prepari i soldi. Se costano di più, nella stragrande maggioranza dei casi sono migliori di quelli che costano di meno o che troviamo in grandi quantità in pile di libri disordinate perché non comprati da nessuno. 
Beh, Cioccolata per due l'ho trovato al mercato e non l'ho pagato più di 5 euro (sono indecisa tra 3 e 5 euro, ma comunque rende l'idea). Ce n'erano solo un paio di copie, posizionate in una pila di libri senza ordine, sugli scaffali di legno di una bancarella poco promettente.
Inoltre, se vado alla ricerca del libro sul web, non è come quando vado a cercarne altri più famosi. Non è come, per dire, gli I love shopping. C'è meno informazione su Cioccolata per due.
Io, legata alle librerie ed  all'amata Mondadori, che non trovo al mercato (a me non è mai capitato, non so a voi), vado ad imbattermi in questo libro che, lì per lì, avrò anche acquistato con scetticismo, ma che si è rivelato un compagno molto piacevole! Trovo che non sia da meno rispetto a tutti quei libri premiati dalle case editrici più famose.
Io lo consiglio vivamente (sempre a coloro che vorrebbero passare qualche ora di piacere e di sorrisi!).

L'incredibile capacità ironica della scrittrice mi stupisce ancora di più quando penso che sia in grado di strappar sorrisi nonostante la base "drammatica" che si nasconde dietro la trama. La protagonista, infatti, è rimasta vedova e si ritrova ad affrontare i demoni di una vita affranta, con un impercettibile eppur così insistente desiderio di ritornare a vivere.
Mi sono divertita molto con questo romanzo!
Non sarà conosciutissimo come altri, ma vale la pena leggerlo!

L'ho prestato ad un'amica. Non appena tornerà indietro, magari mi tuffo in una seconda lettura! Ho tanta voglia di rispolverarlo!

venerdì 18 febbraio 2011

I love... I love shopping!


Oggi parliamo della scrittrice inglese, autrice di numerosi best sellers, di cui un giorno dello scorso anno mi sono perdutamente innamorata (insomma, non proprio di lei; dei suoi romanzi, chiaro!).

Madeleine Wickham, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Sophie Kinsella.

Certo, Sophie Kinsella per me è un vero mito! Adoro la scrittura ironica e attuale... e chi più ironica ed attuale della Kinsella!?!
Mi sono imbattuta per caso in qualcuno dei suoi romanzi un giorno che la mia ex coinquilina me li presentò, invitandomi a leggerli. Quella sera stessa, vogliosa di tuffarmi nella lettura di qualche bel romanzo, iniziai subito con il primo, un pò sulle mie, forse: non avevo mai letto nulla di questa scrittrice "sconosciuta" (per me lo era, all'epoca!) ed è stato amore a prima... lettura!

E' l'autrice della mitica e famosa serie degli I love shopping, che include:
- I love shopping (2000)

Sequel di I love shopping fino al 2009

- I love shopping a New York (2001)
- I love shopping in bianco (2002)
- I love shopping con mia sorella (2004)
- I love shopping per il baby (2007)
- I love minishopping (2010)


Di questa serie ne ho letti solo quattro; me ne mancano tristemente due, e spero di acquistarli al più presto. Quelli che mi mancano sono I love shopping in bianco e, appunto, l'ultimo uscito,  I love minishopping.

Sono romanzi in serie. Sebbene l'uno possa essere letto indipendentemente dal seguente o dal precedente, la storia funziona meglio in serie, in quanto uno è la continuazione dell'altro.

L'ultimo uscito - 2010
La protagonista, infatti, è sempre la stessa, la mitica Rebecca Bloomwood, detta Becky, nota giornalista finanziaria che lavora in un programma dal nome "Far fortuna risparmiando", in cui si dedica all'ascolto ed all'aiuto di persone che in diversi modi hanno dilapidato fortune, dando loro consigli validi su risparmi sicuri. Ma lei, proprio lei, amante accanita e compulsiva dello shopping, che non riesce mai a darsi un freno negli acquisti, che dilapida fortune e carte di credito, che ha un grave debito con l'esattore Derek Smith, proprio lei non può permettersi di dare questi consigli! La storia ha numerosi intrecci ed un senso dell'umorismo che non ti abbandona mai e poi mai, dalla prima pagina del romanzo, che puntualmente si apre con una lettera di sollecito di pagamento dalla banca, fino all'ultima. Ogni pagina è intrisa di ironia e buon umore! 
Io quelli che ho letto finora me li sono divorati nel giro di poche sere. Ed altrettanto farò con gli altri suoi romanzi che acquisterò!

Infatti, ci sono anche altri romanzi della Kinsella che mi piacerebbe avere al più presto. Questi non fanno parte della serie I love shopping, sono romanzi singoli e, suppongo, sempre molto divertenti. Eccoli:

- Sai tenere un segreto? (2003)
- La regina della casa (2005)
- Ti ricordi di me? (2008)
- La ragazza fantasma (2009)
- La signora dei funerali (2009)
- La compagna di scuola (2010)

Di questi ho letto solo Ti ricordi di me?, un romanzo sempre simpatico e divertente, con una storia particolare, molto piacevole, sebbene, dicendo la verità, avendolo letto dopo tutti gli altri, sentivo profondamente la mancanza della mitica protagonista Becky!

Sono molto curiosa di leggere gli altri. Mi attira molto, per esempio, La regina della casa (qui a fianco).
Conoscendo lo stile e il genere della Kinsella, possiamo immaginare quante ne combinerà questa "regina della casa"! Chi ha letto qualcuno di questi romanzi e conosce il modello di protagonista, sa cosa intendo! Riusciamo a immaginare una donna come quelle protagonisti dei romanzi della Kinsella fare le faccende domestiche? La copertina del libro, tacchi a spillo e pulizie, si addice benissimo! Inoltre, l'argomento non mi è del tutto insolito, ultimamente: potrei essere una potenziale protagonista dei suoi romanzi, allora ;-D!!

I love shopping è stato il primo fortunato romanzo della scrittrice inglese. Questo in realtà è il titolo che gli abbiamo dato in Italia. Quello originale è The secret Dreamworld of a Shopaholic. E' stato accolto bene dalla critica e dal pubblico. E' facile per noi donne identificarci nella protagonista della storia. Presumo che ciò che più ci attrae, leggendolo, sia la capacità della protagonista e della storia in genere di mantenere un invidiabile senso dell'umorismo nonostante i lampi di realtà quotidiana chiamati "guai", nei quali Becky è bravissima a cacciarsi!
Il libro ha avuto così tanto successo che nel 2009, in America, ne hanno fatto la trasposizione cinematografica, a mio avviso ben riuscita, con il film I love shopping (titolo originale in inglese Confessions of a shopaholic), con Isla Fisher nei panni di Rebecca Bloomwood.
Beh, ci sarebbe da scrivere un articolo a sè sulle differenze tra la trasposizione ed il libro. Io, come al solito, quando si parla di trasposizioni, resto sempre fedele ai libri. Li preferisco ai film, mi comunicano qualcosa di più... Sarà il potere dell'immaginazione!

Trovo attraente la scrittura ironica ed umoristica, e se un giorno dovessi scrivere un romanzo temo che resterei fedele a questo genere!
Lo so che ci sono gusti e gusti e che presumibilmente alcune persone amanti del genere, che so, drammatico, leggeranno sempre più volentieri un romanzo del genere che preferiscono, ma suppongo che la voglia di sorridere, di essere felici, di prendere abbastanza ironicamente gli eventi quotidiani sia una particolarità che accomuni un pò tutti. Romanzi di questo genere ti aiutano a sorridere davvero, ad alleviare qualche dolore o alleggerire una giornata stressante! Per questo motivo, il mio prossimo romanzo lo scriverò adottando lo stesso stile della Kinsella: ironia, buon umore, sarcasmo. Insomma, una botta di vitalità!

lunedì 14 febbraio 2011

Il grandioso regalo per... il nostro primo San Valentino!

Non che mi interessi festeggiare il San Valentino, ma alla fine finisco sempre per contribuire anch'io al giro del business (con pochi denari, chiaro).
Ho acquistato, quindi, un paio di pantofole per il mio fidanzato in occasione del San Valentino.
La questione che qui voglio evidenziare, comunque, non è il business, quanto piuttosto il fatto che io abbia pensato di regalargli un paio di... PANTOFOLE.
Avete capito bene: P A N T O F O L E.
Terribilmente triste.
Regalare al proprio compagno un paio di pantofole sa tanto di quelle coppie di sposi che sono insieme da anni e che col tempo hanno perso l'abitudine di farsi i regalini o, se proprio se ne fanno, scelgono sempre le stesse cose, ogni anno, perché non sanno più cosa regalarsi.
M'immagino quei pacchi ingrigiti, con l'incarto fatto di fretta e senza il bigliettino, pacchi tristissimi dai quali, puntualmente, tutti gli anni, sbucano fuori loro:

Queste non sono le pantofole che gli ho regalato io!
Che rimanga fra noi: queste sono perfino più belle!


Non so perché associo le coppie sposate o veterane alla seguente categoria di regali privi d'entusiasmo:
- pigiama;
- calzini;
- magliette o canotte intime;
- PANTOFOLE.
Che tristezza.

Io, in tutta sincerità, volevo prendere un paio di pantofole al mio compagno da un po' di tempo, perché ne era seriamente sprovvisto. Quindi, ho approfittato dell'occasione del San Valentino per compiere il famigerato acquisto.
La ragazza che me le ha vendute ha confessato che in mattinata, insolitamente, sono arrivate tante signore a chiederle un paio di pantofole da uomo. All'ennesima, cioè me, non si è potuta trattenere dal chiedere: "Ma è usanza a San Valentino regalare le pantofole?". Io invece non mi sono potuta trattenere dal ridere.
Non so se sia tradizione o cosa, ma la ragazza da cui le ho comprate mi ha spontaneamente confermato che questa categoria di regali diventa quasi fissa, ogni anno.
Io spero che non sarà mai così per me, che potrò avere sempre idee nuove su cosa regalare al mio compagno, che ogni anno i miei doni siano sempre originali, che non si cadrà mai nello scontato e nella mancanza d'entusiasmo e che possa io sapermi tenere lontana dalla categoria di regali sopra citata.

Intanto, resta che il nostro primo San Valentino è stato già marchiato a fuoco e, quando ci penserò, non potrò fare a meno di associarlo alla seguente, triste parola: P A N T O F O L E.
Tra l'altro, quelle che gli ho comprato io sono anche più brutte delle sopra raffigurate e, per giunta, più grandi di due misure rispetto al suo numero.

domenica 13 febbraio 2011

Vivo con un certo distacco dalla realtà...

...quando ritengo d'avere molte cose a cui pensare.
Ritengo che le mie giornate siano abbastanza piene, e infondo non faccio granché. Ma se esiste una cosa sbagliata è proprio paragonare le nostre vite a quelle degli altri. Se facessi un elenco delle cose che faccio io durante il giorno, coloro che fanno molto più di me a livello pratico sarebbero portati a pensare quanto facciano più di me e, quindi, farebbero un paragone.
Ma la questione è un'altra: è la disposizione mentale di ciascuno che cambia. Quindi, sono paragoni che non possono reggere.
Io posso fare la metà dei lavori e sentirmi già piena, mentre altri possono fare il doppio di me ed avere la forza di continuare all'infinito. E' la disposizione di ciascuno a cambiare, ciò che riusciamo a fare, la quantità di volontà che abbiamo, la forza che ci impieghiamo, la nostra predisposizione o meno alla praticità quotidiana e a mettere da parte la riflessione.
Prendi me. Io sono un tipo riflessivo, come mi pare di aver già detto in altre sedi. Sono un tipo che vive "con la rincorsa". Ho bisogno del necessario "tempo di assestamento". Non faccio tutto subito. Devo organizzare le mie fasi quotidiane e prepararmi psicologicamente. E soprattutto devo avere un tot di tempo per stare sola con me stessa, scrivere, cazzeggiare, riflettere. Se non lo faccio, è capace che mi sfugga di mano la mia identità. Ho uno strano rapporto temporale con le cose da fare. Se ne ho troppe, mi capita di non sapere più se sia mercoledì o sabato. Se sia febbraio o giugno (va beh, questo è un pò esagerato). Insomma, perdo la cognizione del tempo. Parlo specialmente di quando vengono a modificarsi le mie abitudini di vita. Ecco perché rimango sempre fedele alla formula "è tutta questione di abitudine". Quando mi abituo, divento una persona più o meno normale.
Sapete cosa c'è? C'è che non sono più capace di perdermi in effimeri pensieri, non come prima almeno. Adesso non ne ho più la possibilità, perché ho sempre qualcosa di più importante a cui pensare. Sono stata sempre abbastanza razionale, ma mai quanto lo sono adesso. Sono coi piedi per terra, estremamente logica, con la testa organizzata, vita stabile sebbene in costante evoluzione, alla ricerca di risposte reali e ragionevoli, che puntualmente trovo e che non lasciano spazio a dimensioni irreali o a pensieri sconclusionati.
L'unica cosa buona che mi resta, dopotutto, è quel pizzico di ironia che mi permette di prendermi continuamente in giro. Se non avessi questa, che razza di robot meccanico sarei, schiava della mia stessa razionalità!

sabato 12 febbraio 2011

Questione di abitudine

Sintesi dei miei due giorni alle prese coi fornelli e con gli ospiti.
Non mi metterò a parlare di tutto, ma solo delle cose che ho trovato rilevanti.
I nostri ospiti hanno portato una torta magnifica (nell'aspetto e nel sapore!). Sopra era stampata l'immagine della moto del mio ragazzo (la Ducati 1098 rossa fiammante). Anzi, ora ve la faccio vedere.
Eccola: vi presento la Ducati 1098.



Ecco. Sulla torta era (è, sebbene ancora per poco) stampata la moto. Quella torta suppongo sarà finita nel giro di pocchissimo tempo: massimo due giorni di vita, le concedo.
La cosa fondamentale è che fortunatamente questa torta buonissima ha potuto sostituire il tiramisu che avevo preparato io.
Quello l'ho nascosto a dovere nel frigorifero, fingendo di non averlo mai fatto, sebbene a un certo punto qualcuno ha ritenuto opportuno spifferare il mio segreto.
C'è stato, quindi, chi l'ha voluto assaggiare a tutti i costi. E non è stato niente male, alla fine, questo caffè al tiramisu, come è stato più volte definito :-D!!! Al mio ospite è piaciuto: probabilmente gli avrò dato (senza farla apposta, chiaro!) un pezzettino in cui era più concentrata la crema di mascarpone, in modo che l'impatto col caffè fosse attutito.
Insomma, 'na strage di casalinga!
Probabilmente il sugo che avevo preparato era pure salato! Ma i miei ospiti (due ragazzi gentilissimiiiiiiiiiiiiiiiii che non offenderebbero mai neppure una mosca) dicono di essersi leccati i baffi coi miei tortellini!
Fortunatamente, il pranzo di venerdì è andato molto meglio: ristorante a base di pesce in località marina. Un antipasto che non finiva più e un primo di trofiette ai frutti di mare che era davvero la fine del mondo!

Morale: temo che le mie formule segrete "prima o poi imparerò" e "è tutta questione di abitudine" non stiano facendo effetto. Forse devo solo concentrarmi di più, mentre le pronuncio.

venerdì 11 febbraio 2011

Oggi mi sono data a qualche scatto - ero a Porto Cesareo

Vicinanze - S. Giorgino, 11-02-2011

I miei scatti sono anche su
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Un altro scattino...

S. Antonio - S. Giorgino, 11/02/2011

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E ancora una... stavolta siamo all'Anfiteatro di Lecce!

Meriggi - S. Giorgino, 10/02/2011

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Foto scattata a Porto Cesareo



Attese d'estate - S. Giorgino, 11/02/2011
 
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Noi, Santa Croce e qualche sguardo inquieto

Una giornata ricomincia.
Non ho aspettative particolari, oltre al fatto che non gradirò pazzamente il pranzo poiché si mangerà in un ristorante a base di pesce, e non è che io sia particolarmente amica del pesce.
Avrei bisogno di studiare, questo sì, e invece sarà il terzo giorno consecutivo di non-studio, dato che i miei ospiti sono arrivati e non sono mai andati via.
Cioè, in questo momento dormono in qualcuno dei nostri letti.
Nulla di cui preoccuparsi, ovviamente, dato che gli ospiti sono due e i nostri letti quattro, disposti in due camere diverse.
Da domani mi devo rimettere a studiare, studio matto e disperato per cercare di recuperare gli argomenti non ancora fatti, non ancora neanche aperti.

Ieri abbiamo portato gli amici a fare un giro nel centro storico di Lecce. Ne vale davvero la pena.
Ma soprattutto ci siamo soffermati ad ammirare la meravigliosa Basilica di Santa Croce. Ogni volta che la guardo è come fosse sempre la prima volta. Ve la presento, per chi non la conoscesse:




Vi assicuro che vederla dal vivo fa proprio un effetto stravolgente. È maestosa e grandiosa. A mio avviso, nessuna foto riuscirà mai a farle giustizia, perché, tra le altre cose, si trova in una posizione ed in una piazzetta da dove è impossibile inquadrarla tutta ed ottenere lo stesso effetto di una visione dal vivo. Bisogna fotografarla sempre un po' dal lato per prenderla più o meno intera (come nella foto quassù), perché frontalmente è impossibile. Lei è troppo maestosa e noi saremmo sempre troppo vicini per permetterci una foto intera e frontale. E poi, se proprio la si vuol fotografare come si deve, si dovrebbero piuttosto fare dei primi piani dei vari particolari, perché di questi è fatta la basilica (che uniti, fanno la sua grandiosa interezza). I lavori della basilica sono stati ripresi più volte negli anni, e ogni volta sono stati aggiunti particolari in onore di vari personaggi.
Abbiamo trovato un vecchietto cicerone, ieri, ai piedi della basilica. Si era preoccupato per la mia amica ospite, la quale aveva innocentemente sfoderato la sua macchina fotografica per fare un semplice scatto, quando egli la fermò dicendole che, non essendo lei delle parti, valesse la pena che ascoltasse qualche pezzo di storia sulla basilica!
Fu così che ci rapì pubblicamente, lì, ai piedi della basilica. Parlò, parlò e parlò della Basilica di Santa Croce, noi col naso all'insù, a cercare tutti i dettagli che egli ci indicava e continuando ad annuire ogni qualvolta qualcuno ci sfuggiva. Ogni tanto ci guardavamo tra noi con tipico sguardo di terrore e uscivano dalle nostre bocche dei flebili "qualcuno lo fermi".
Nessuno lo fermò.
Egli continuò per mezz'ora abbondante.
Che brav'uomo però, davvero un brav'uomo. Peccato che avessimo fretta di andare a prendere il nostro Ginseng al bar e non ci ricordiamo un accidenti di ciò che abbia detto. Per quanto mi riguarda, non proprio un accidenti: Cesare Penna fu uno degli architetti, detto il "nasone"!

Alla prossima!

giovedì 10 febbraio 2011

Savoiardi caffeinomani e menu del giorno!




Giornata di ospiti che arrivano da fuori.
Ho messo a fare il sugo.


 Menu del giorno (semplice, alla mia portata, chiaro):

- mozzarelline, noccioline, acciughine e olivette (per stuzzicare l'appetito);

- primo di tortellini al sugo;

- secondo con un misto di carne salsiccia e costata;


- contorno di insalata con mais, pomodorini e aceto balsamico;

- macedonia di frutta mista;

- dolce (comprato *)

- caffè o amaro.

Un menu semplicissimo!

* Nasconderò a dovere il tiramisu che ho fatto l'altra sera. Sebbene la crema di mascarpone ed il resto siano usciti bene, come avevo previsto i savoiardi hanno assorbito troppo caffè. E' immangiabile! Piuttosto, potremmo offrirlo al posto del caffè, dato che vien fuori da tutte le parti! Ma dagli errori s'impara: la prossima volta saprò perfettamente che i savoiardi sono dei veri caffeinomani: ma guarda un pò, quanto caffè si son bevuto, quelli lì!!!

mercoledì 9 febbraio 2011

Un dolce per dirti... che ti amo!

Ho preparato al mio ragazzo una potente miscela di carote, zucchine e cavoli lessi, ierisera. Mi sa che non l'ha potuta digerire bene.
S'è dovuto alzare di notte per - dice lui - guardare la tv.
L'effetto dei cavoli, presumo.

Ho inoltre preparato un tiramisu.
Dio solo sa una "donna di casa in carriera" cosa è capace di fare di fronte a un tiramisu che prepara per la prima volta in vita sua.
Almeno, credo di averci messo un ingrediente fondamentale: l'amore! Ma ho qualche dubbio che possa bastare ai fini di una buona riuscita del dolce.
Non so come sia andata, poiché l'ho sbattuto in frigorifero e lo mangeremo solo oggi. Oddio, mangeremo è una parola grossa! Lo "assaggeremo". In quanto alla possibilità di mangiarlo, si vedrà.
Non ho fatto grandi gaffes durante la preparazione, oltre a sciogliere completamente nel caffè un paio di primi savoiardi (tra le altre cose, non avevo pensato che potessero assorbire così tanto caffè in un sol colpo - avrei dovuto immaginarlo, suppongo).
Ho imparato a maneggiare il robot da cucina, inoltre. Grandi progressi questi!
E ho comprato il cacao in polvere zuccherato quando invece avrei dovuto prendere quello amaro.
Dettagli.
Ah! E nell'impasto col mascarpone, fattosi crema, ho aggiunto una mole considerevole di Bayles. Sarà stata troppa? Ci ubriacheremo mangiando il tiramisu?
Ho esplicitamente detto al mio ragazzo, con apposito tono di minaccia: "Questo tiramisu-prova resterà un segreto tra me e te".
"E se muoio?"
"Meglio: così non potrai riferire a nessuno quello che ti è accaduto".

lunedì 7 febbraio 2011

Gli faccio vedere io

Chi corre in moto o al rally o svolge qualunque altra "pericolosa attività" (per lavoro o per hobby) che potrebbe essere evitata è più esposto al rischio della morte.
Questo, almeno, penso io.
C'è chi dice che non è così (e generalmente coloro che lo dicono sono quelli che hanno una moto, una macchina rally o che svolgono qualche attività pericolosa), perché io che non corro potrei morire anche prima di loro, in qualsiasi momento, perfino stando chiusa dentro casa. Questo dicono.
Giusto. Ma la questione, qui, non è questa!
La questione è che io che non corro in moto o non faccio cose pericolose mi espongo comunque di meno al rischio della morte. Un conto, lo si sa da sempre, è cercarsi la morte, un altro conto è che la morte cerchi noi.
Morale: il mio ragazzo ha una moto potente e ogni tanto ci corre. Se muore, gli faccio vedere io.

domenica 6 febbraio 2011

La montagna va da Maometto

Devo ripulire casa. Di già? E beh, si. Dico, non vorrai credere che averla pulita tutta, da cima a fondo, il giorno in cui sei entrata qui voglia dire lasciarla così per sempre? Ma no, non dico mica per sempre, ma bisogna che io mi prenda il tempo necessario per preparare questo esame.
Siamo alle solite. Ho tutto il tempo, ragazzi, per preparare un esame, ma non lo sfrutto mai. E' la prassi, dico, lasciarmi tutto agli ultimi giorni. La prassi. Ho avuto un bel pò di tempo, per studiare. Davvero un bel popò di tempo. Mai sfruttato.
Cosa mai avrò fatto in tutte queste settimane? Non ricordo impegni particolarmente urgenti.
Ora ti metti e studi, bella mia. Poi, una volta superato il giorno dell'esame (e badate bene, il giorno dell'esame, non l'esame!), pulirai di nuovo tutta casa.
Per ora ci si accontenti, per piacere, di pulitine sporadiche.

Persino una piuma

Talvolta mi sfuggo di mano. Poi mi ritrovo, improvvisamente, tra un pezzo di carta, tra qualche parola, tra qualche ricordo.
E tutto perché c'è troppo da fare. Si vive di fretta, lo dico sempre io, si vive di fretta. Di corsa.
Talvolta mi sfugge di mano chi sono, dove sto andando, cosa sto facendo. Se mi ritrovo con te, non so chi sia tu.
Talvolta mi sfugge il senso delle cose. E' un voler vivere senza pensare, io che mi reputo così riflessiva, io, proprio io, che penso di non poter vivere senza pensare.
Ma talvolta i pensieri perdono il peso, perché non sai più gestirli e devi abbandonarli a se stessi, e se li abbandoni a se stessi diventano così, leggeri, leggeri, che persino una piuma peserebbe più di loro.
Stasera mi voglio mettere a letto così, leggera, coi pensieri così leggeri che persino una piuma peserebbe di più.
E non ti fare domande, e non cercare risposte, il caso, mi dicono, il caso, le coincidenze, e io non credo alla sincronicità, e non credo al caso, non ho paura di perdere il potere sulla mia vita, semplicemente non ci credo.
O forse si, ho paura di perdere il potere sulla mia vita.
Talvolta ci accorgiamo che la vita, fondamentalmente, non è fatta di tutti i mattoni che ci aggiungiamo noi e che la rendono pesante.
Leggera è, leggera, più di una piuma.
Come una piuma vorrei fluttuare nell'aria, per un giorno intero almeno.

sabato 5 febbraio 2011

La mia simpatica vicina di... stanza.

Il capitolo sulla memoria mette a dura prova la mia memoria.

Questa casa è triste quando sono sola. Una zona molto tranquilla, questa. Non c'è alcun rumore, se non quello della lavatrice della signora vicina di casa.
In verità, devo ancora capire se si tratta di una lavatrice. Probabilmente prima o poi lo scoprirò. Comunque capire da quale fonte sia generato un rumore che ho udito qualche volta (anche spesso) da quando mi sono trasferita qui non è l'aspirazione della mia vita nè rientra nei miei interessi attuali, ma ora che mi ritrovo casualmente a parlarne mi rendo conto che inconsciamente ho deciso che si tratta di una lavatrice.
Ma soprattutto, c'è che principalmente avevo associato il rumore (uno strano rumore continuo e ripetuto a intervalli regolari e di brevissima o quasi nulla durata, con probabile fonte adiacente al muro della mia camera) ad un'attività diversa da quella del lavaggio di una lavatrice (e probabilmente anche più interessante per chi la applica).
Ma lasciamo da parte i dettagli sulla mia immaginazione.
Dico solo che, prima di associare il rumore a quello di un'innocua e simpatica lavatrice, non amavo l'idea di dover condividere la stanza con quel rumore molesto, che mi aspettavo, non certo con stupore, sarebbe avvenuto altre, aaaltre ed altre volte.
Ora, che sia il rumore di una lavatrice messa in funzione non sono certa, ma certo è che non si tratta dell'altro tipo di attività, almeno. Sarebbe inverosimile, dato che avviene più volte al giorno e per molto, molto tempo (tipo il tempo che ci impiega una lavatrice per compiere tutti i passaggi).
A meno ché io non abbia come vicino di casa Rocco Siffredi, concludo di avere come vicina di stanza una simpatica lavatrice messa in funzione più volte al dì, il che è più rasserenante.

Ma poi, quanto avrà da lavare 'sta signora?

mercoledì 2 febbraio 2011

RIDERE, RIDERE, RIDERE, ma quanto fa bene RIDERE?

Ridere fa bene alla salute.
È cosa arcinota.
Ridere ci aiuta a capovolgere emozionalmente delle situazioni disperate. Se ci mettiamo seriamente d'impegno, a ridere intendo, il gioco è fatto.
A questo punto mi viene alla mente un gioco che facevo alle superiori (lo so, lo so, alle superiori si è già grandi abbastanza - resterete sbalorditi quando vi dirò che era perfino in quinto - ma credo che in questo tipo di attività - la chiamerò attività della "risata forzata" - non si sia né troppo giovani né troppo vecchi - ridere fa bene alla salute e in questo non c'è età!), dicevo che mi viene alla mente un gioco che facevo in quinto superiore, tra l'altro con una che posta qui sul blog presente tra i miei "lettori fissi" (ebbene sì, cara Lady Brett, mettici la faccia anche tu :-D). Non so se assegnammo un nome a questo gioco (che lo chiamassimo proprio la "risata forzata"?). Non che lo facessimo troppo spesso, anche perché era difficile che io e lei trovassimo qualcuno disposto a "umiliarsi" insieme a noi :-D, quindi credo che l'esperimento, alla fine, si limitò a poche "sedute".
Comunque, è semplice immaginare in cosa consistesse il gioco. Anche perché credo sia cosa abbastanza nota, non certo inventata da noi. Insomma, bisognava solamente RIDERE, ridere, ridere e ridere a crepapelle, senza un motivo. Non dobbiamo mica fare un grande sforzo, in fondo, a ridere! Ridere è un'espressione innata. I bambini ridono già entro la sesta settimana di vita e, insieme al pianto, hanno la risata come pochi mezzi per comunicare. Durante il gioco, insomma, ci si sforzava di ridere anche senza un motivo che avesse scatenato il riso, e si rideva così tanto, in un gruppo di massimo tre o quattro persone (tra le quali, appunto, io e Lady Brett), che alla fine le nostre risate forzate, nella stragrande maggioranza dei casi, finivano per diventare reali, perché contagiate dalle risate dei nostri compagni di gioco.
Credo che oggi io mi ritrovi a pensare al gioco della "risata forzata" in maniera più seria e decisa rispetto a come la prendessi realmente all'epoca.
Sarà perché all'epoca ridere era più facile. Quindi, non avevo bisogno del gioco per ridere. Oggi invece diventa sempre più difficile. Si può mantenere una personalità allegra, ovvio, con la crescita e in età adulta, si può rimanere "giovinetti" ed essere sempre allegri, nulla da togliere a queste possibilità, ma credo che comunque crescere implichi responsabilità e un tipo di personalità che non lascia molto spazio a predisposizioni alla "risata forzata". Cioè, conoscete molti avvocati, molti insegnanti, molte persone in carriera (difatti, la non coltivata predisposizione alla risata suppongo colpisca molto di più persone "in carriera", implicate di continuo in situazioni seriose, e così diventano anche le loro personalità), conoscete molte di queste persone che si abbandonino a "risate senza motivo"? Credo di no.
Ergerei una statua in suo onore se solo trovassi una persona che sia in grado di farlo o, meglio, che ne sia disposta.
Non scherzo.
Credo che la mia serietà come persona sia compromessa per sempre dopo questo post. Ma voglio evidenziare quanto ridere faccia bene alla salute, alla mente, al cuore, a tutto, e quanto, invece, oggi sia sempre meno facile abbandonarsi a una sana risata, quanto si sia sempre meno propensi a farlo. Vi è mai capitato di pensare, dopo un fortunato incontro particolarmente allegro, di esclamare: "Da quanto tempo non ridevo così". Male! Male male e male! Bisognerebbe, piuttosto, ridere spesso così! Insomma, non intendo dire che bisogna diventare scemi, ma almeno non trascurare che la risata faccia davvero bene alla salute.
Se ci si sforza di ridere, per una decina di minuti soltanto, tutta la nostra persona entrerà in risonanza con la risata. Ci sono dei benefici concreti sul nostro organismo. Sul web ho trovato questo, lo riporto in un breve passo, ma ci sono molti siti che parlano degli effettivi benefici che possono derivare da una sana risata.

"Un'immediata ossigenazione del sangue e dell'elasticità del tessuto polmonare; stimolazione e aumento di anticorpi, endorfine, serotonina; neutralizzazione dello stress, dell'ansia e dell'agitazione; aumento dell'autostima e delle energie psichiche e generali; irrorazione ottimale degli organi interni (grazie al massaggio delle contrazioni addominali), della pelle e dei muscoli facciali; tonificazione generale della muscolatura e in particolare di quella dell'addome; una migliorata predisposizione ai rapporti sociali ed una maggior sicurezza di noi stessi".

Una cosa a parte (credo che avesse bisogno di un paragrafo a sé ma lo aggiungo comunque) è il fatto che io, personalmente, sia affetta dalla "malattia della risata". Sì, è vero, a volte prendo abbastanza pesantemente e seriosamente le questioni della vita, ma di base sono abbastanza propensa alla risata. Solo che, volente o nolente, durante il giorno sono circondata da persone serie (come tutti, del resto; bisogna pur presentarsi in società con delle buone maniere!) e non posso permettermi di perdermi sempre in scemenze (allora assumo sembianze seriose anche io). Ma, dicevo, di base sono affetta dalla malattia della risata. E a volte, ammetto, anche in maniera "errata". Credo la mia mente abbia seriamente rimosso casi (recenti) in cui io abbia nutrito fortemente la sensazione di voler esplodere in una violenta risata in situazioni in cui assolutamente non potevo farlo. Dev'essere successo davvero di recente, ragazzi. Roba tipo di un mese fa o anche meno. Mi trovavo in una situazione in cui non potevo proprio ridere (e non ricordo quale fosse!) e io lì a soffrire di questo tremore lungo la schiena, che se lo avessi lasciato libero sarebbe sfociato in una fragorosa risata e avrei perduto tutta la mia dignità di "persona seria".
Ci sono poi volte in cui qualcuno mi parla, magari per molto tempo, io sono una brava ascoltatrice, non interrompo, do grande soddisfazione al mio interlocutore, ma a volte accade (di rado comunque, non è roba per cui preoccuparsi) che mi viene da ridergli in faccia, non so, dopo un po' di tempo è come se vedessi la sua faccia evolversi, subire una metamorfosi, insomma non so, la situazione si fa pesante e imbarazzante. O se avviene qualcosa di curioso mentre il mio interlocutore parla, qualcosa di cui mi accorgo solo io e lui no, come fare a trattenere la risata, in situazioni o con interlocutori con cui assolutamente non puoi permetterti di ridere? La risata è così naturale, ma per ovvie ragioni in talune circostanze dobbiamo saperla... contenere. Mamma mia, che bello, però, ricordare quella sensazione di "contenimento". Peccato che dopo, quando tutto è passato, non ti venga più da ridere come quando invece lo stavi vivendo. Proprio il fatto, infatti, di trovarsi in luoghi pubblici, sacri, ecc, e sapere di non poter ridere stimola di più la risata (almeno per me!).

Ma torniamo, per concludere, alla risata forzata.
Da sola non lo faccio. Se lo facessi da sola, io stessa che la propugno, mi sentirei una scema totale, mi sentirei perfino in imbarazzo con me stessa. Credo che non funzioni in solitudine, ma che funzioni molto in gruppo! Siamo portati naturalmente a ridere di più in presenza di altri, di nostri simili con cui possiamo condividere l'esperienza.
Mi piacerebbe tanto, come all'epoca delle superiori, trovare qualcuno che sia disposto a una "seduta terapeutica di gruppo sulla risata forzata". Se un giorno dovessi lavorare nel campo, un laboratorio che vorrei gestire è proprio questo: il laboratorio della Risata Forzata. Magari lavorerò in una clinica per anziani e, allora, li prenderei tutti, un'oretta al giorno, e li indurrei a ridere, ridere, ridere senza un motivo. Lo so, sono pazza. Immaginatevi, vi prego, tanti vecchietti a ridere a crepapelle, contagiati dalle risate forzate dei compagni. Forse rischierei il licenziamento immediato o di essere archiviata come possibile reclusa di un centro psichiatrico riabilitativo, o forse, perché no?, avrei alleviato, anche solo per pochi minuti, le sofferenze di quegli anziani. In quegli istanti, almeno, così sarebbe stato realmente.





Non ci farà sbudellare dalle risate, ma strappa un sorriso ;-).

martedì 1 febbraio 2011

Leader mondiale nella produzione di cazzate.

Meditavo sul fatto che abbia scritto 40 post nel solo mese di gennaio.
Sono pazza.
Un mese è fatto di 30 giorni su per giù. Nel caso specifico di gennaio, 31 giorni. Ma comunque 40 post per una media di 30 giorni è davvero assai, nevvero?
Avrò scritto in linea di massima ogni dì ed in qualcuno di questi dì avrò scritto anche più post.
Tutte emerite cazzate, poi.
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