Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

martedì 15 marzo 2011

La chiameremo Desia

Non mi ero accorta che fosse cresciuta. Davvero. Dev’essere successo molto tempo fa, eppure me ne rendo conto solo adesso.
“Sono incinta, mamma”. E io che credevo non sapesse neanche il significato della parola sesso. Ma se aspetta un bambino avrà dovuto conoscerlo perfettamente. Non è potuta rimanere incinta con un bacio, no?
Non la vedevo da almeno tre mesi. Si è trasferita in una città universitaria per studiare ed invece di tornare a casa con l'alloro torna con il pancione. Come porterà avanti gli studi, adesso? Volevo che diventasse un avvocato affermato come me. La mia piccola.
A me non rimane che accettare che sia cresciuta. Ed accettare la sua vita. Perché è sua e perché io non sono più nessuno per poterla biasimare.
“La chiameremo Desia”. Desia. Che razza di nome per la mia nipotina, Desia? La mia cosa? Ho 40 anni e sono già nonna. Ma la verità è che mia figlia diventerà madre troppo giovane. Dove sono stata per tutto questo tempo? Non ho insegnato proprio nulla alla mia bambina? Proprio nulla? Come è potuto accadere?
Desia. Una bella bambina. Mia figlia è bella, un angioletto biondo, dovrebbe prendere da lei, Desia. O da suo padre? Io non conosco suo padre! Sinceramente non mi va neanche di immaginarmelo. Ma è lei che mi parla di lui, come se mi stesse leggendo nel pensiero.
“Lui è un ragazzo in gamba, mamma, ti piacerà”.
Mi piacerà. Ne sono convinta anch’io. Devo esserne convinta. Che lavoro farà? Sarà un avvocato anche lui? O forse studia legge nella sua stessa facoltà, si, sarà sicuramente così. Si saranno conosciuti durante le lezioni. Desia avrà due genitori avvocati.
“Al momento, mamma, è in cerca di lavoro”.
Bene. Uno sfaccendato. Come riuscirà a portare avanti una famiglia? Che lavori avrà fatto in passato? Non studia insieme a lei, dunque?
“E’ stato sempre ad aiutare il padre nelle terre di famiglia”.
Ok. Non è un pregiudizio. Che sia stato contadino va benissimo. Io non ho mai avuto pregiudizi in vita mia! Saprà pur fare qualcos'altro, no?
“Ma la cosa che più mi piace, mamma, è che Desia sarà bilingue”.
Bilingue. Cosa vorrà dire con questo?
“Imparerà l’italiano dalla madre e il marocchino dal padre”.
Italiano dalla madre e marocchino dal padre. Marocchino dal padre???
Ok. Calma. Io non ho mai sofferto di pregiudizi. Avere pregiudizi è una malattia grave, che logora l’anima. Non sono malata di pregiudizi. I marocchini sono gente per bene. Insomma, può essere, no? Ed io mi fido della mia bambina. Sicuramente fa parte della società marocchina dabbene.
Desia sarà un’italo-marocchina. Non suona male, tutto sommato.
“Sono contenta, mamma, che l’hai presa così. Vedrai che Rachid ti piacerà. Te lo farò conoscere oggi, perché, indovina un po’?? Verrà a pranzo da noi! So che muori dalla voglia di conoscerlo! Pensavo… e se preparassi una di quelle tue buonissime lasagne al forno per questo pranzo speciale, oggi?”. Ovvio che muoio dalla voglia di conoscerlo! Non vedo l’ora di preparare le lasagne per loro! Sono molto contenta, per la mia piccola. Sono molto…… E va bene, la verità è che non sono contenta per nulla! Tutto mi sarei aspettata, tranne di rivedere la mia piccola con il pancione, incinta di un marocchino disoccupato che non ho mai visto in vita mia e che probabilmente non imparerà mai un altro mestiere. Dimmi almeno che non è musulmano, ti prego, dimmi che non è musulmano. Pregherò in silenzio perché non lo sia, ma non toccherò il discorso, no. Non voglio che mia figlia pensi che io sia preoccupata o scontenta.
La vedo allontanarsi verso la porta. A vederla da dietro (senza il pancione), mi ricorda le estati di vacanza al mare, con i suoi boccoli biondi che scendevano lungo la schiena abbronzata, il bikini rosso di pizzo cucitole dalla zia Patrizia. Rivedo perfino il suo pallone preferito ballonzolare di qua e di là per la cucina. Era una bambina, giocava ancora a palla con le amiche. La rivedo, poi, un po’ più cresciuta, con il capo chino sul mio grembo, nelle sere fresche sotto il pino, in giardino, prima dell'arrivo di settembre, e io che le accarezzavo i morbidi capelli rassicurandola che aveva scelto il giusto indirizzo di scuola secondaria, ed anche, poi, la giusta facoltà universitaria. E come arrossiva quando, per prendermi gioco del suo imbarazzo, le dicevo: "Poi un giorno ti sposerai con un bel giovane dell'alta società ed avrai una casa grandissima, una villa, no ma che dico villa?, un castello!". Diventava tutta rossa. Com'è cambiata nel tempo!
Mentre sono persa nei miei pensieri, si ferma un attimo e si volta verso di me esclamando: “Ah, mamma, quasi dimenticavo!” ed io torno alla realtà liberandomi improvvisamente dai ricordi dei tempi passati.
“Ricordati di non usare la carne di maiale per il pranzo. È musulmano!”.

S. Giorgino, 13/03/2011

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