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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

martedì 28 dicembre 2010

Ti odio, Filomena

Riguardo quello che ti ho detto in tutto questo tempo, e riguardo quello che ho fatto per te, dimentica, dimentica tutto, voglio fingere di non essere mai esistito per te, di non averti mai detto niente, di non averti mai chiamato amore, di non aver inventato per te, per te sola, un piccolo mondo in cui farti stare bene. Già, tu volevi di più. Me lo facevi capire sempre, e questo non ti stava bene, e quest’altro neanche, e non ti andava giù la cenetta al ristorante, e non volevi vedere questo film, e non volevi startene lì a sbaciucchiarci, e non volevi che ti tenessi le mani, e niente ti stava bene, e perché? Non me lo hai mai spiegato. Dimentica, dimentica che sono stato tuo, e che tu sei stata mia, dimentica le rose che ti ho fatto arrivare in ufficio, sotto gli occhi delle tue colleghe che stavano a guardare, tutte invidiose di un mazzo di rose enorme, avrei voluto vedere i loro volti. Già, quel bell’avvocato dagli occhi verdi in giacca e cravatta che manda delle rose a questa povera segretaria seduta dietro la sua triste scrivania, e perché? Perché povera segretaria? Tu avevi tanto dentro, tu hai tanto, hai maledettamente tanto. Ma si, forse hanno ragione loro, povera, povera sei, povera di capacità d’amare, povera di capacità di ringraziare, fallisci ad ogni minimo tentativo di innamorarti. Non ce l’hai un cuore, tu. Che cosa sei? Mi guardavi, e io speravo che dalle tue pupille sgorgasse un miraggio, quello di te innamorata, foss’anche un miraggio solamente. Poi mi accarezzavi, e le tue mani sapevano di buono, di morbido, di soffice, le tue dita scivolavano tra i miei capelli, e mi facevi sentire quel tuo calore che non ho mai sentito in nessuna donna in vita mia, quel calore tipico di una donna che ama, e io mi sentivo fortemente amato da te. Guardavo dentro ai tuoi occhi e ci vedevo una dolcezza infinita, tanto che adesso stesso, dopo tutto, nei miei ricordi quella dolcezza è rimasta e non se ne vuole andare via, anzi mi fa venire mille dubbi, che sia stato io a non aver capito, che sia stato io ad aver interpretato male tutto, che sia stato io il demonio e tu l’angelo. Ma me lo hai detto, no? Che non mi ami. Me lo hai detto, non me lo sono sognato. Sei stata tu a dirmi, qualche giorno fa, che non ti riesci ad innamorare, che così non può andare avanti, che ti senti piccola per me, che sei spaventata dal modo in cui io mi pongo nei tuoi confronti, ma come mi pongo? Devo amarti di meno? Non devo mandarti rose in ufficio? Non devo chiamarti cinquanta volte al giorno? Mi hai anche detto che hai tanto da fare e ora nella tua vita non c’è posto per una storia seria e per me, come fossi un soprammobile da appoggiare su uno scaffale carico di roba, che poi basterebbe spostare qualche oggetto per farmi un po’ di spazio, non credi?, e io ti ho risposto… cosa ti ho risposto? Ti ricordi? Ti ho risposto, “Fa’ ciò che vuoi, sei libera, tutto sommato mi hai rubato le parole di bocca” e te l’ho detto con quell’aria di uomo superbo, di un uomo che non ha proprio niente da perdere, facendoti credere che se non mi avessi lasciato tu, lo avrei fatto io. Già, io, sempre insicuro e un poco orgoglioso, tanto che non volevo farti capire che avevi vinto e stravinto su di me, che avevi combattuto su di me la tua piccola battaglia d’amore e l’avevi pure vinta. Ero completamente caduto ai tuoi piedi, stremato, sconfitto dalle tue armi, ma non volevo fartelo capire, soprattutto adesso che era finita. Ma lo sai, no?, che io non ti avrei lasciato mai, perché sullo scaffale della mia vita c’è tanto, tanto spazio per te, come nel mio cuore. Ma no, che dico?!, non ce n’è più di spazio ormai, tranquilla, ti ho cancellata per sempre, basta, non esisti più, o almeno è quello che sto cercando di fare. Non esisti più, perché sei una maledetta bugiarda, perché sei una maledetta donna bellissima di cui mi sono perdutamente innamorato e che non riesco a cancellare dai miei pensieri, perché sei una maledetta vigliacca che è fuggita dai suoi propositi, e soprattutto perché sei una maledetta senza cuore, ché tutto mi diceva di te che eri innamorata, perfino la luce nei tuoi occhi me lo diceva, e invece tu ti risolvi con una frase che cancella e distrugge tutto in un solo istante, “Non ti amo”, e allora i tuoi occhi sono dei bugiardi? O sei tu, la bugiarda? A chi devo credere, ai tuoi occhi, ai tuoi gesti, o alle tue parole? Ma ora non più, eh no, dolce mia, ora non più, eh! Ora io ti dimentico, cara, e ti faccio vedere che proprio non ti amo più, che sei scomparsa dalla mia mente, e che mi sono riempito il mio scaffale di tanti altri bei soprammobili.
Dimentica che ho provato a farti mia, dimentica che ci ho provato. Vorrei che tu leggessi nei miei occhi adesso, per vederci quanto amore ancora c’è… Ma no, che dico?! Io ti odio, Filomena.

S. Giorgino

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