Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (nuovo romanzo, settembre 2017).

martedì 21 dicembre 2010

Scusami, Silvia

E’ incredibile. Siamo solo ad un passo l’uno dall’altra. Succede spesso, per la verità. Come sei bella. Così, da questa posizione, riesco a vedere anche meglio il colore dei tuoi occhi. Di un verde intenso. Un raggio di sole sfiora il tuo viso, rendendoti ancora più bella. Siamo così vicini. Adesso ti prendo il viso tra le mani, e ti bacio! Si, ti bacio! Ti bacio con passione, con un trasporto che non ti lascerà neanche il tempo per pensare o per respirare! Ma, come sempre, tu sei in grado di rovinare tutto. Ti discosti da me con fare da bambina, e mi metti il muso, mentre ti siedi sul bagnasciuga e stringi le braccia intorno alle gambe. Io rimango paralizzato, ti desidero tanto, ma ho capito: tu non hai ancora afferrato. Mi metti il muso perché mi rifiuto nuovamente di provarci. Come debbo fartelo capire? Non fare la bambina.
“Ti ho detto che lo faremo un altro giorno. Non oggi”. Ammetto che cerco sempre di rimandare. Non è la prima volta, lo so. Tuttavia, non sono capace di dirti che non lo farò mai, per paura di perderti.
Mi guardi arrabbiata e cominci a rimproverarmi, come al solito. Mi guardi di nuovo e mi dici: “Se continui così, dovrò lasciarti”.
Non hai capito niente, lo sapevo io. Sei una stupida birichina, mi lasci, mi lasci, mi lasci. Lo dici… da quanto tempo lo dici? Da circa un anno, per l’esattezza. Eppure non mi hai mai mollato.
Mi sale una rabbia! L’idea che tu vada sul serio mi fa diventare nervoso. In un certo senso, mi auto convinco che non saresti mai capace di lasciarmi.
“E stavolta davvero”, aggiungi, con tono severo, come per mettermi paura.
Ma paura di ché? Tu non puoi mollarmi, tu con me hai fatto un accordo! E sono certo che non mi lascerai se non avrai superato la prova. Mi rende nervoso ammetterlo, ma io per te sono una prova. Una prova umana. Mi usi per i tuoi scopi sul lavoro. Cosa devi fare? Devi avere una promozione?
Che stupido sono, non lo penso davvero, mi sto lasciando sopraffare dalla rabbia, di nuovo. Però, povero cretino, io, che nonostante tutto mi sono innamorato di te. Il cuore, lo sappiamo tutti, il cuore non possiamo mica fermarlo.

Per un momento rimaniamo in silenzio a fissare il mare. Poi tu ti alzi e mi lasci qui da solo. Cammini sul bagnasciuga, nella direzione opposta da me. Man mano che ti allontani, il sole sembra inghiottirti. Sembra portarti via da me.

Nella mia mente adesso ti sto raggiungendo, mentre corro a perdifiato, e quando sono a pochi passi da te ti grido alle spalle “Ti prendo!”. Tu ti giri, urli e inizi a correre più forte. Ma io sono più veloce e non ci metto niente ad afferrarti forte tra la mie braccia. Cadiamo sulla sabbia, stremati dalle risate, e incominciamo a baciarci e poi a fare l’amore.

Ma questo accade solo nella mia mente.
Nella realtà ti stai allontanando sempre di più, sei diventata quasi un piccolo puntino nero nel sole. Vorrei afferrarti tra le mani e farti mia per sempre.
Rimango qui a fissare il mare e a godere del calore del sole sulla mia pelle. Non c’è nessuno. La spiaggia è vuota. Per fortuna.

Solo dopo un’ora ti rivedo tornare. Quel piccolo puntino nero perso nel sole comincia a prendere man mano le sembianze di una persona. Di una donna. Una donna stupenda. Vedo le tue gambe, le tue braccia, i tuoi seni, i tuoi capelli. Sei meravigliosa davvero. Solo, però, sul tuo volto c’è un’espressione che non mi piace affatto. Sei triste, forse hai pianto. Ora che sei vicina vedo che hai gli occhi lucidi e rossi. Si, hai pianto. Muoio dentro a sapere che hai pianto per colpa mia. Per colpa mia che sono così stupido, così capoccione. Testardo sono! Non voglio capire e, allo stesso tempo, non voglio perderti. Mi chiedo, in questo breve frangente che mi divide da te, se non hai davvero ancora capito che ti amo. Davvero non l’hai capito? Rosalba, ieri, mi ha detto “Dille che la ami”. Io l’ho guardata esterrefatto. Le ho solo chiesto “Si vede molto? Che mi sono innamorato di lei?”.
Ecco, ora mi chiedo se davvero tu non te ne sia accorta. Se ne sono accorti tutti, e tu no?
Io ti sogno tutte le notti e ti desidero in ogni momento della giornata. Ma lo sai quanto fa male vederti tutti i giorni, averti così vicina a me, fisicamente, sentire le tue mani su di me, e nonostante tutto sapere che non sei mia?
Ora sei quasi arrivata, sei molto vicina. Vieni verso di me con i tuoi occhi ancora colmi di lacrime. Prima mi sfiori dolcemente la mano, poi me la prendi con più veemenza e mi fai cenno di alzarmi. Hai l’aria dura, di chi non si arrende e di chi, oggi, ce la farà per certo. Ma io so che non ce la farò. Vorrei dirti tante cose in questo istante, ma sicuramente più di tutto ti direi questo: non voglio fallire davanti ai tuoi occhi! Così capiresti tutto. Capiresti perché cerco di rimandare sempre l’esercizio. Non posso fallire con te! Non con te.
Ma mi costringi a provare. Io, di fronte a questo tuo sguardo duro, impenetrabile, adesso non sono più capace di dirti di no.
Gli sforzi che faccio sono superiori a quelli di ogni altra volta. Se lo sto facendo, è solo perché non voglio che tu mi molli! Giuro, Silvia, io ce la sto mettendo tutta! Guarda le braccia, come mi tremano! Guardami, avrò il viso rosso e le vene del collo rigonfie per lo sforzo! Ma le mia gambe, quelle neanche oggi vogliono saperne, di compiere movimenti. Sono ferme e rigide come tronchi d’albero.
Dopo un paio di minuti a cercare di mantenermi in piedi tra le tue braccia deboli, ricado stremato sulla mia sedia a rotelle. Scusami, Silvia.
Scusami, la prossima volta farò meglio, promesso. Ma tu promettimi che non mi lascerai.

S. Giorgino

4 commenti:

  1. Una maniera di scrivere tipicamente femminile, che bello!
    Lo avrei capito subito che è stato concepito dalla mente-anima di una donna, anche se non lo avessi saputo con certezza fin dall' inizio!
    E' scritto molto bene, mi piace!

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  2. Grazie Brett, sono molto contenta che ti piaccia! Quali sono i punti che ti fanno capire che è scritto da una mente femminile :-)? Cosa differirebbe, secondo te, se fosse stato scritto da un uomo? E lo so, lo so, son pignola io! :-D Sono interessata a questa tua osservazione!

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  3. O marò! E mo come te lo spiego? A volte avverto che una donna scrive ispirandosi a ciò che vorrebbe che un uomo dicesse/facesse o anche solo pensasse riguardo a lei. Cioè nell' immaginazione femminile un uomo pensa esattamente così. Fermo restando che anche uomini con particolare sensibilità scrivono in quel modo, cioè quello in cui loro stessi pensano. Infatti la sensibilità di un uomo altro non è, alle volte, che il suo lato "femminile".
    Mi sono spiegata male, lo so. Comunque hai capito!

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  4. Ok, ok, te la passo per buona! :-D

    In aggiunta, credo anch'io che certi uomini più sensibili possano scrivere cose così, e quindi pensare ciò che trapela da questa pagina. Non dev'essere necessariamente raro! E va bene, lo è! Ma comunque succede.
    Tuttavia, ti batterei un cinque (con aggiunta di occhiolino) perché conferisci alla donna una sensibilità "maggiore", com'è ovvio che sia proprio per natura.
    In questo momento una persona di mia conoscenza mi starebbe chiamando "instancabile femminista", ma giuro, non sono femminista! Non del tutto, almeno ;-)

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