Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (nuovo romanzo, settembre 2017).

domenica 19 dicembre 2010

L'incontro

Sono finalmente sola con me stessa. Ora sono completamente sola. Non c’è Anna con la sua musica ad alto volume, non c’è Clara con la sua chitarra elettrica. Non squilla il cellulare da almeno due ore. Potrei anche spegnerlo, il cellulare, per evitare che squilli mentre sono assorta nella meditazione, ma potrebbe chiamare Francesco, non si sa mai. Comunque sono sola con me stessa. Ragiona adesso. Chi sono? Cosa ci faccio qui? Sono un corpo o un’anima? Voglio dire, qualcosa deve pur venire fuori. Oggi ho il cervello come una tavola rasa. Devo scrivere una pagina per un giornalino e non mi passa un’idea per la mente. Sono colta da un improvviso istinto di euforia: ci sarà scritto il mio nome infondo alla pagina del giornale! Mio Dio! Che grande emozione. Modestamente devo scrivere una pagina tutta mia per un giornalino! Vanessa Della Bona scriverà per un giornalino! Certo, avrei voluto scrivere per il Corriere della Sera, o che so io, magari per Glamour, o per una rivista importante (è la mia grande aspirazione), ma il fatto che il preside della scuola elementare del paese mi abbia dato questa grande opportunità di scrivere una presentazione per il giornalino annuale mi fa sentire più o meno fiera. C’è solo un problema. Il preside in questione, mio vicino di casa, è un uomo anziano e ci ha provato con me in più di un’occasione. Io ho accettato di scrivere per lui solo perché è sempre stato un mio sogno vedere qualcosa di mio scritto su un giornalino che leggeranno un sacco di persone (lo leggeranno tutti i bambini della scuola, e le loro mamme, e magari le mamme delle mamme, e le loro amiche!), ma in verità so che avrei dovuto rifiutare. Ancora adesso sono indecisa. Il preside è una persona meschina e farebbe di tutto per arrivare al suo scopo! Che abbia voluto solo comperare la mia gratitudine? Non gli concederò neanche un caffè! Intanto però ho accettato l’incarico e quindi… Ragiona adesso. Dove stiamo andando? Cosa ci facciamo in questo mondo? Esistono gli UFO?
Butto giù due righe sul computer.
Siamo umani alla ricerca di una
Ehm. Va bene. Cancellerò l’ultima parte.
Siamo umani
No, forse meglio
Siamo uomini
Va bene. Non fa niente. In fin dei conti l’articolo parla della recita di fine anno! Alzo lo sguardo dal monitor, fisso un attimo il vuoto. E’ che la grande arte è sempre frutto di profonde meditazioni! Ma forse per il giornalino di una scuola elementare è meglio iniziare narrando una favoletta.
C’era una volta…
O forse potrei tentare un approccio più creativo…
C’era una volta una ragazza di nome Vanessa Della Bona che doveva scrivere un articolo per il giornalino della scuola elementare del comune di San Fiorano…
Al diavolo!
Accidenti! Non ho neanche iniziato e sono già stanca. Continuerò domani, ora mi voglio concentrare sul mio incontro con Francesco. Eh si, stasera incontro Francesco! Sono così emozionata! La verità è che ho paura di questo incontro. Dovete sapere che è un incontro al buio. Abbiamo un amico in comune, il carissimo Paolo. Paolo crede per chissà quale ragione che io e Francesco siamo fatti l’uno per l’altra e che ci dobbiamo conoscere, così ha fatto in modo che ci scambiassimo il numero di cellulare. Dice che abbiamo tante cose in comune. Per esempio, sia io che Francesco mettiamo l’asciugamano intorno ai bordi della tazza quando… va beh, dettagli. Inoltre, sia io che Francesco lasciamo il pezzo più buono del pasticciotto alla fine per godere dell’ultimo, dolcissimo boccone e… guai a chi lo tocca! E ancora, Francesco ama le grandi marche, soprattutto per l’abbigliamento, e io sono contentissima di questo! Insomma, non è esattamente una cosa in comune, poiché io vesto per la maggior parte con capi in vendita ai mercatini, ma lui non lo sa mica! Quindi al telefono gli ho detto che anch’io amo le grandi marche (non gli ho detto esplicitamente che anch’io le indosso, ma senza volerlo credo di averglielo lasciato intendere). Insomma, io e Francesco abbiamo diverse cose in comune. Ci siamo solo sentiti via telefono per tutto questo tempo, ma è bastato per instaurare un buon feeling. Abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate al cellulare! Mi chiama per stare ore e ore a parlare con me.
Quando mi stacco dal computer, mi sento sollevata. Mi alzo, e finalmente posso aprire l’armadio per decidere che cosa indosserò stasera. E’ il momento che preferisco! Un paio di jeans (metterei la gonna, ma per la prima serata con Francesco opterei per qualcosa di più comodo), una magliettina che lascia scoperta la spalla destra ed un paio di scarpe beige coi tacchi alti. Metterò un paio di orecchini, quelli enormi che uso io, e legherò i capelli in un codino. Ho i capelli corti e biondini. Li avevo lunghissimi fino solo a qualche mese fa (anche se non erano miei)! Poi il parrucchiere mi ha sbagliato il lavoro sulle ciocche e mi sono dovuta far fare un taglio alternativo. È sbarazzino! Tutto sommato mi piace. Con il trucco non ci andrò giù pesante. Vorrei essere più naturale che mai. Cercherò solo di accentuare lo sguardo, usando ombretto, matita e mascara. Magari metterò anche un po’ di rossetto rosso. E del fondotinta. In fin dei conti, credo che userò anche la cipria per le gote. Non vorrei mettere altri gioielli oltre ai miei orecchini enormi. Al massimo, indosserò soltanto una collana oltre quelli. Anzi, credo che abbinerò anche, vediamo un po’, si, questo bracciale qui! E’ perfetto. Ha l’ametista che si abbina al colore della magliettina che metterò! È necessario che l’indossi! E, a pensarci bene, questo bracciale l’ho comperato insieme ad un anello che aveva la stessissima pietra. Lo cercherò!
Ok. Ora mi sento proprio felice. Non è cosa da niente, per una come me, avere già in mente quello che indosserò! Mi basterà aprire l’armadio e le mie mani andranno senza indugi sui capi che ho già selezionato per questa serata! Sapete che cosa vuol dire? Almeno un’ora in meno di preparazione! È già qualcosa. Fidatevi. Accidenti! Mentre richiudo l’armadio ho un improvviso flash: la borsa! Non ho una borsa da abbinare alle mie scarpe beige! Ok, niente panico. Niente panico! Ciò potrebbe voler dire deselezionare ogni capo che ho appena scelto perché mi manca la borsa da abbinare alle scarpe! Non si può, non si può. Ok. Andrò a dare una sbirciatina tra le borse di Clara e Anna. Anzi, solo tra quelle di Anna. Clara e le sue borchie non mi si addicono. Entro nella stanza e comincio a cercare il reparto borse. Ma Anna non ha borse che possano abbinarsi a quelle scarpe! Ok. Niente panico! Mi guardo intorno con la faccia di una che spera che una borsa beige si materializzi dal nulla ed esco dalla stanza di Anna chiudendomi la porta alle spalle. Non ho altro rimedio. M’impongo due opzioni:
1)      Rivoluzionare l’insieme dei capi da indossare in occasione della mia prima serata con Francesco;
2)      Uscire adesso, proprio adesso, prima che sia troppo tardi, per comperare una borsa che si abbini alle mie scarpe beige.
Affare fatto! Mi do una veloce spazzolata ai cappelli, ripasso la matita agli occhi, prendo la borsa ed esco! No! Un attimo, torno indietro quando sono sulla soglia di casa. Meglio mettere i tacchi, potrei incontrare qualcuno! E visto che ci sono, un paio di orecchini ed un bracciale non mi porteranno mica via tutto questo tempo. Metto il bracciale con i ciondoli che tintinnano facendo rumore. Potrei dover gesticolare intrattenendo un pubblico in occasione dell’inaugurazione di un nuovo bar. Voglio dire, potrebbe succedere di tutto una volta varcata la soglia di casa! Meglio uscire organizzate! Ok, sono a posto. Vado! Per fortuna so già dove dirigermi. Da Carpisa! Lì trovo sempre la borsa che fa per me! Cammino per strada con passo veloce con l’aria di una che ha ben in mente la meta dove è diretta. Non guardo in faccia nessuno. In verità è tardi, e temo di incontrare qualcuno che mi faccia perdere del tempo. Devo solamente comprare una borsa, e in fretta! Ecco Carpisa! Non appena vedo l’insegna luminosa del negozio, accelero il passo per fare più in fretta, quando all’improvviso una voce che chiama il mio nome mi arriva all’orecchio stridula come la sirena di una fabbrica. Al ché salto anche un po’ per lo spavento! “Ehi! Luciana!” grido, un po’ troppo euforica. In verità vorrei tirarle un pugno. È la mia istruttrice di palestra, quella che ha spifferato in giro (per scherzo, dice lei) che ho la cellulite sulle cosce. Vorrei picchiarla, ma sarebbe un’operazione che mi ruberebbe più tempo di quanto possa mai rubarmene un rapido saluto. “Come mai da queste parti?”, le grido sempre euforica mentre il mio sguardo si dirige verso la vetrina di Carpisa. “Oggi la palestra è chiusa”, sta dicendo. “Te ne sei dimenticata? E’ sabato”. “Oh, già!”, la assecondo, “E’ sabato! Infatti stavo giustappunto…”. Mi interrompe prima che io possa continuare dicendole che ero diretta verso una meta precisa prima che lei mi bloccasse qui sul marciapiedi. “Si sta spargendo la voce che Ilaria se la faccia con Massimo… sai, la Narciso, la tuta gialla…”, “Mmmmm, si”, tento di ricordare. In verità non mi viene alla mente nessuna Narciso e nessuna tuta gialla. “Ilaria!”, dice di nuovo con voce più alta e venendo in avanti con il busto, come se ripetendomi il nome alzando il tono della voce e venendo in avanti con il busto io potessi ricordare prima. “Si!”, urlo, con voce stridula. Fingo di ricordare. Lo sanno tutti che in queste circostanze bisogna assecondare subito il proprio interlocutore e, soprattutto, mai interromperlo quando parla, in modo che il discorso finisca più in fretta possibile. Mi sta raccontando tutta la storia e, a dire il vero, ora sta iniziando a interessare anche me! Ho capito a chi si riferisce, ho capito chi è questa Ilaria. È quella ragazza con le tette rifatte. Ma Massimo non è sposato? La storia comincia a farsi interessante. Purtroppo però ora devo proprio andare e devo trovare il modo di liquidare Luciana senza arrecarle dispiacere (potrebbe vendicarsi continuando a mettere in giro voci sulla mia cellulite!). In un momento in cui lei si distrae al cellulare, prendo immediatamente il mio e attivo l’allarme della sveglia, che è una simpatica suoneria. Quando suonerà, fingerò che sia Anna al telefono, la quale sta male a casa e mi chiede di andare in farmacia per delle medicine. Si, dirò così. Sono le 19:30, attivo per le 19:33. Bene! Luciana ha ora finito di operare al cellulare. Mi viene incontro con sguardo mortificato, dicendomi: “Ora devo andare! Mi dispiace! Continuerò a dirti tutto al corso, lunedì!”. Sono più contenta che mai. “Certo!”, urlo, e le do perfino una pacca sulla spalla muscolosa. Questo avrei potuto evitarlo. Ci salutiamo e contentissima faccio il mio ingresso in Carpisa. C’è un po’ di gente e non riesco a fare un ingresso sereno. Debbo dare almeno un paio di gomitate. In più, alle 19:33 puntuali il mio cellulare inizia a squillare: oh sole mio, sta ‘n fronte a te! Ho messo questa suoneria alla sveglia solo perché la mattina mi dovrebbe incutere gioia e buon umore, ma tutti mi guardano perplessi. Vedo una ragazzina in jeans e scarpe fucsia che mi guarda con un risolino sulla faccia. Sono stata ridicola! Accidenti! Spengo immediatamente l’allarme dicendo a voce alta: “La sveglia!”, e rido, come per giustificarmi. Ma nessuno ride con me. Va bene. Che vergogna! Abbasso la testa e mi metto alla ricerca della mia borsa, di quella che mi ruberà il cuore. Questa non mi piace. Questa neanche. Neanche questa! Cavoli! Guardo furtivamente l’orologio, sono le 19:40. Posso farcela! No, no, non ce la farò mai! Ma si che posso farcela! Ok. Appurato che qui da Carpisa non c’è la borsa della mia vita, razionalmente decido che devo abbandonare il negozio per dirigermi altrove. Il mercatino! Ma si, lo sanno tutti che al mercatino si trovano in fretta oggetti vari per le emergenze! E questa è un’emergenza! Tutti i miei acquisti sono un’emergenza, in verità, perciò mi ritrovo sempre alle bancarelle del centro. Mi dirigo verso il mercatino con passo veloce ed il cuore che batte forte. Sento il passare del tempo che incombe pesantemente sulla mia vita. Non ce la farò mai. Devo essere pronta per le nove! Accidenti! Entro nel mercatino e punto direttamente la bancarella delle borse. È l’unica, le altre hanno chiuso. Mi rendo conto di essere nel panico più totale. E il tutto per una borsa! Sto raggiungendo a passi enormi la bancarella che ho puntato da lontano quando mi accorgo che il proprietario sta chiudendo anche lui. Panico! Senza neanche accorgermene urlo a gran voce, ignara della gente che potrebbe sentirmi: “No! La borsa! Ti prego!” e nella confusione urto un ragazzo in giacca e cravatta ed una 24 ore in mano. “Scusa!”, gli dico con voce stridula. Lo guardo a malapena, e nell’euforia di essermi accorta che il proprietario della bancarella mi ha vista e intende servirmi, gli dico: “Sa, per un appuntamento! La borsa d’emergenza! In fin dei conti qui mi verrà a costare anche una miseria!”. Faccio per sorridergli, ma quello mi guarda con due occhi gelidi. Accidenti! L’ultima battuta avrei potuto risparmiarla. Ma non importa. L’importante è aver trovato la borsa! Ne sto vedendo una da qui! Sarà perfetta per questa sera! Guardo l’ultima volta il ragazzo, stavolta negli occhi. Accidenti, che bel moretto! Mi sembra quasi di conoscerlo, di conoscere quello sguardo. È come se ci fossimo già incontrati da qualche parte, forse in una vita precedente! E che figura che ho fatto! Mi scuso di nuovo e lui mi dice “No problem” prima che io scompaia nella folla in direzione della borsa che mi salverà la vita! Oh mia borsa di cinque euro! Tu si che mi hai salvato la vita!

Torno a casa soddisfatta ma sempre con il cuore in gola per via del tempo che stringe.
Mi faccio una doccia, poi apro l’armadio e con decisione ne estraggo le mie selezioni. Sarò pronta in poco tempo! Promesso! Sono solo le… oh, accidenti! Non ce la farò mai! Infilo i jeans in tutta velocità e tra balzi e strattoni cerco di tirarli su fino alla vita perché sono troppo aderenti, metto la magliettina e mi assicuro che la spalla sia ben in vista (ma andrà bene fuori la spalla sinistra o quella destra? Faccio solo qualche prova togliendo e rimettendo più volte la magliettina, fino a decidere che terrò scoperta la sinistra perché possa essere dalla parte del mio profilo migliore, e cercherò di mantenermi sempre alla destra di Francesco nel corso della serata) e ora sono di fronte allo specchio, matita alla mano e occhio chiuso.
Quasi senza poterci credere, alle nove riesco ad essere pronta e perfetta. Francesco è arrivato in anticipo di cinque minuti, ma l’appuntamento era alle nove, quindi mi prendo gli ultimi minuti in piena libertà per guardarmi e riguardarmi nello specchio. Per una volta, non sono io a essere in ritardo, è lui a essere in anticipo! Alle nove esco di casa e raggiungo piano il punto in cui ci siamo dati appuntamento. Sento il cuore che mi batte forte. Sto per incontrare Francesco! La verità è che ho paura. Io e Francesco ci siamo sentiti per così tanto tempo (due settimane ma più volte al giorno per tutti i giorni!) che sono arrivata quasi a idealizzarlo. Non ho mai visto neanche una sua foto. Paolo mi dice che è un bel ragazzo, ma come fare a credere a uno che ha pianificato un incontro “fortuito” tra  Anna e un nano di 32 anni con i capelli completamente grigi? Mi arrendo. Ho la sensazione che non sarà il caso di Francesco, ma non si sa mai. Tremo all’idea. Forzandomi un grande sorriso sulle labbra, affretto il passo stringendo il manico della mia stupenda borsa beige da cinque euro. Quando sono più o meno nelle vicinanze del nostro punto d’incontro, comincio a guardarmi intorno sperando d’intravederlo per prima io, così che potrò prepararmi psicologicamente ad affrontarlo. In verità, avevo pensato di nascondermi dietro al tronco di un albero o ad un palo della luce per spiarlo di nascosto e uscire dal mio nascondiglio solo se ne vale la pena. Ma no! Non potrei mai fare questo al mio Francesco. Mi sono imposta di prenderla in maniera matura e superiore, ripetendomi: Francesco è un’anima, non un corpo, Francesco è un’anima, non un corpo… E ora che mi avvicino sempre di più al punto dell’incontro e il cuore mi batte forte, comincio a ripetere a voce bassa la stessa formula, quasi tra me e me, con l’aria di una guru in fase di meditazione: Francesco non è un corpo, ma un’anima, Francesco non è un corpo, ma un’anima, Frances….. accidenti! Credo che andrò via in quattr’e quattro otto! Mi sta approcciando un bamboccio alto all’incirca un metro e sessanta, pelato (un po’ di capelli in testa al mio uomo non mi dispiacerebbero), che indossa un orribile giubbotto blu elettrico su un paio di jeans strappato. No! Non può essere lui! Questo è lo stile grandi marche di cui tanto parlava? Non appena mi si avvicina, gli dico con voce stridulissima che preannuncia palesemente il mio inevitabile imbarazzo (piuttosto, direi la mia delusione): “Piacere di incontrarti!”. La mia voce risuona falsissima. Lui mi guarda perplesso, come avesse visto un fantasma, e mi dice: “Uhm… per piazza Ariosto?”. Oh! Questo non è Francesco! Francesco è un corpo, ehm, cioè un’anima! Ma questo ora non c’entra. Quasi esulto senza accorgermene. Tiro un sospiro di sollievo e lo guardo con un grande sorriso sulle labbra. “Non sono della zona”, gli dico per liquidarlo in fretta (spiegargli adesso dove si trova la piazza che lui cerca vorrebbe dire interrompere i miei pensieri meditativi con i quali sto cercando di prepararmi al meglio per il mio primo incontro al buio). Guardo il tizio che se ne va con un’aria di delusione e io procedo per il mio cammino. Ma tanto ci sono, sono qui, al punto in cui dovremmo vederci. Mi guardo intorno per cercare con lo sguardo Francesco, sperando col cuore a mille di non avere una cattiva sorpresa. Mi fermo in un angolino e faccio per prendere il cellulare per chiamarlo e chiedergli dov’è, quando alle mie spalle sento un “Vanessa?”. È lui! È lui! Ed è qui alle mie spalle. Oh Dio, non ho il coraggio di voltarmi. Dai, Vanessa sei tu, voltati! E lui è Francesco, un’anima, non un corpo, ed è l’uomo con cui hai condiviso tanti bei momenti in queste ultime due settimane, l’uomo di cui ti stai segretamente innamorando, quello che per un istante è capace di farti dimenticare tutte le cose brutte che ti sono successe nel corso di una giornata anche solo con la sua voce, con una sua risata, con una sua parola, voltati, Vanessa, perché in qualsiasi modo sia fatta quest’anima alle tue spalle, tu te ne sei innamorata e oggi sei qui ad incontrarla, a conoscerla di persona. Voltati, Vanessa! Con estrema delicatezza, lentamente, mi volto verso di lui.
E ora stai calma, Vanessa. Mi sento rossa come un peperoncino. Lui mi sorride e io ricambio, ma il mio sorriso rimane stampato sulle labbra e sembro un’ebete. Non posso crederci! Francesco è un corpo… e che corpo!! Ma soprattutto… io questo volto lo conosco! Ci siamo incrociati… sono sicura che ci siamo… ma si! È il ragazzo moro che ho urtato poco fa al mercatino, quando ero diretta a prendere la mia… Accidenti! Come ho fatto a non accorgermi subito che era lui? D’impulso tendo a nascondere la borsa dietro la gamba destra, ma non potrò tenerla così per tutta la serata. Quindi, questo vuol dire che Francesco è il bel moretto in giacca, cravatta e 24 ore che ho incrociato prima di venire qui, al nostro appuntamento? Anche lui sembra riconoscermi. Me lo conferma perché mi sta dicendo: “Io ti ho già incontrata! Ci siamo visti prima…”. “Si!”, lo interrompo con voce stridula. “Al… mercatino! Ehm… già”. Avrei potuto evitare la parola “mercatino”, magari si era dimenticato di avermi incontrata lì e io gliel’ho ricordato!
Ora siamo seduti al tavolino di un lounge bar per prendere qualcosa da bere e mi pare che come primo approccio di persona non sia niente male. Stiamo ridendo, ci stiamo conoscendo e ad un certo punto lui mi tiene anche la mano. Me la stringe, me l’accarezza e io glielo lascio fare, infondo è come se ci conoscessimo da molto più tempo. Mi sta raccontando le sue aspettative e i suoi preparativi di un viaggio a cui mi aveva accennato anche per telefono e che ormai è imminente, andrà in Scozia tra soli due giorni per incontrare un suo importante cliente. Io lo guardo mentre parla, sono rapita dal suo modo di comunicarmi non solo con le parole ma anche con lo sguardo, e all’improvviso mi ritrovo ad immaginarmelo seduto sulla tazza con un asciugamano sotto le cosce… Ehm, distolgo i pensieri… è così bello! Ha i capelli lisci e corti, gli occhi nerissimi, così neri che non si possono distinguere le pupille, ha le guance rosse come avesse preso un po’ di sole durante il giorno, le labbra carnose, sempre contornate da un sorriso irresistibile. Io comincio ad avere un leggero giramento di testa per via di una Tennent’s nove volumi che comincia a fare effetto, ma continuo ad ascoltarlo, rapita. “Ci vuoi venire con me?”, mi sta chiedendo adesso. Mi coglie completamente impreparata. Sta dicendo che io potrei partire insieme a lui in Scozia, laddove andrà per lavoro per una settimana? Sta dicendo che io e lui si potrebbe partire insieme? Io e lui sullo stesso aereo, nello stesso hotel, nella stessa… ehm! Sta dicendo proprio questo? Lo fisso un attimo perplessa. Mi viene alla mente che forse l’effetto birra mi sta giocando brutti scherzi. “Cosa?”, chiedo. E lui lo ridice, proprio con le stesse parole di prima: “Ci vuoi venire con me?”. Per essere sicura d’aver capito bene, gli chiedo: “Dove?”, immaginando che potrei essermi persa qualche parte del discorso e che mi stia chiedendo semplicemente di accompagnarlo alla toilette, o forse ad acquistare un nuovo paio di infradita da doccia. “In scozia!”, esclama, alzando un sopracciglio. Mi pare mi stia prendendo per matta. Resto per qualche secondo a fissarlo ancora, prima di trovare qualcosa di sensato da dire: “Splendido!”, esclamo. Splendido? Mi sta invitando in viaggio e tutto quello che riesco a dire è “splendido”? In realtà vorrei dirgli che non potrei desiderare di meglio, che andare in Scozia con lui (un corpo e un’anima straordinariamente in sintonia l’uno con l’altra!) non potrebbe che essere meraviglioso, che accetto, accetto subitissimo! “Non dovrai fare niente. Dovrai solo preparare le tue valigie, al resto ci penso io”, sta dicendo. Mi riprende la mano, che aveva lasciato solo per un istante, e l’accarezza dolcemente. Poi mi guarda negli occhi e mi chiede: “Allora? Vieni con me?”.

C’era una volta una ragazza di nome Vanessa Della Bona che doveva scrivere un articolo per il giornalino della scuola elementare del comune di San Fiorano. Ma ora parte in Scozia, e non lo scrive più!


S. Giorgino

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