Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

martedì 28 giugno 2011

Esemplare maschile tenta l'abbordaggio

Lecce, 28 giugno 2011, h. 17.

Fermata dell'autobus urbano. Arriva la 33 e ci salgo sopra, occupando il primo posto libero. Ragazzo sospetto, con dentatura malmessa, mi adocchia e si lancia sul mezzo accomodandosi al mio fianco. 
Il mio istinto mi dice che il tizio proverà ad abbordarmi. Immagino già che non appena aprirà bocca per dirmi qualcosa io esordirò decisa e determinata con un sentito: "Scusami, non ho voglia né di parlare né di ascoltare". Non è proprio possibile muoversi per la città e sui mezzi pubblici senza correre il rischio di imbattersi in abbordatori di professione? Vorrei starmene tranquilla a guardare fuori dal finestrino, grazie.
Si curva appoggiando le braccia sulle ginocchia ed esibendo i suoi due costosissimi cellulari. Un LG ultima generazione dalla cromatura lucidissima e un Samsung elegantissimo. Su uno dei due, fa partire una musica da discoteca. Sguardi infastiditi si incrociano l'uno con l'altro per tutto l'autobus. Non sono sicura che tutti i passeggeri qui presenti stiano amando questa canzone mixata. A differenza di me e il tipo, tutti gli altri avranno un'età compresa tra i 70 e i 90 anni, dotati di probabile dentiera con Kukident e di scarso interesse nella musica moderna. Ma lui continua imperterrito a tenere su la canzone a volume più o meno alto. 

All'improvviso lo sento dirmi qualcosa, con un fil di voce così sottile che devo cercare di decriptare le sue parole. Non capisco cosa abbia detto, ha subito riabbassato lo sguardo per continuare a pigiare sulla tastiera di uno dei suoi cellulari. Mi metto d'impegno per capire il senso delle sue parole, ripetendo tra me e me le sillabe che sono risuonate più o meno chiare e ricollegandole al contesto in cui ci troviamo. Così riesco a raggiungere la soluzione. Deve aver detto: "Quando devi scendere dimmi che mi sposto". Ah, menomale che me lo ha detto lui. Avevo intenzione di restare seduta su questo mezzo pubblico finché il tipo non si sarebbe spostato, guarda. Evidente tentativo di aprire una conversazione con me. Tentativo fallito.
Ma com'è prassi in certi casi, se la tipa non mi manda direttamente a f...o, io mi prendo il diritto di parlarle e aprire tutti i discorsi che voglio, anche se lei mi snobba, si gira dall'altra parte, mi da le spalle, non risponde alle mie domande e sbuffa. Dovremmo diventare più apertamente acide in certe circostanze, invece di farci colpire da forme di pietà e di compassione. Ma dato che non mi sta "molestando" in modo tragico, non ho il coraggio di dirgli quello che mi ero promessa di dirgli, ossia: "Scusa, non ho voglia né di parlare né di ascoltare" e zittirlo seduta stante. Quindi lo lascio nei suoi tentativi illusi di creare un approccio con me.
Arriviamo nei pressi dell'università - dove io non devo scendere - e mi chiede: 
Tizio: Università?
Alamuna: No.
Tizio: Non vai all'università?
Alamuna: No. 
Non mi va proprio di dire di si, per evitare che egli incominci a fingersi interessato alla mia carriera universitaria e chiedermi cosa studio e bla bla bla.
Tizio: Allora lavori?
Alamuna: No.
Il si porterebbe ad ulteriori domande. Meglio mantenermi sul no.
Le mie risposte a monosillabi sono divertentissime quanto segni di evidente disinteresse a intraprendere una conversazione con lui. Segni che capirebbe perfino un bambino di 2 anni che allatta ancora alle tette della mamma, ma non lui. Lui non li capisce e  incomincia un "dialogo" nel quale i miei turni conversazionali sono costituiti da "mm", "e", "a" e altri suoni indecifrabili, spesso sostituiti da semplici pigri movimenti con il capo o addirittura da silenzi assoluti. Così che possiamo definire l'atto linguistico in corso un vero e proprio "soliloquio".
Tizio: Ti piace questa canzone?
Alamuna: Mm.
Per non dire "fa vomitare". Il tipo sembra aver già accumulato abbastanza traumi psicologici, non vorrei infierire.
Tizio: Stamattina mi sono comprato un Ipod. 
Alamuna:
Tizio: Di quelli belli grandi.
Alamuna:
Tizio: 600 Euro l'ho pagato.
Alamuna: 
A voi risulta che gli Ipod costino così tanto? Una breve ricerca su Google mi dice che il prezzo massimo è meno di 400 E.
Altra lunga pausa. Avrà capito che i miei silenzi vogliono dire "Stai zitto, testa di rapa"? 

Macché!
Tizio: Ho un sacco di numeri di amiche sul cellulare. Ma io non mi voglio fidanzare. Femmine ne ho tante.
Non si direbbe , ma se lo dici tu. 
Io rimango muta come vorrei fosse anche lui.
Tizio: Meglio single che fidanzati.
Ambé.
Tizio: Io sono un militare, ma sto a Palermo. Possiamo dire che tra poco divento Capo Maggiore.
E con questo, avendo io un fidanzato militare, capisco quanto il tipo voglia far breccia nel mio cuore inventandosi una personalità costruita. E mi fa quasi tenerezza.
Sparare capo maggiore è una cosa bell'e grossa. Al massimo avrà voluto dire "caporal maggiore", ma si è dimenticato un "ral" che fa la differenza!
Ho il vago sospetto che non sia davvero un militare.
Alamuna: Hai fatto missioni?
Lo so, sono proprio stronza!
Tizio: Sììì. 
Si gonfia di orgoglio.
Alamuna: Dove?
Tizio: Dove?
Alamuna: Sì, dove?
Sta prendendo tempo per rispondere. Ora mi aspetto che venga fuori con una lunga serie di missioni, tipo "Bosnia", "Kosovo", "Afghanistan", "Libano" e chi più ne ha più ne metta (sebbene mi abbia appena confessato di avere solo 21 anni).
Tizio: A Milano.
Alamuna: A Milano?
Tizio: Mmm.
Ma il tipo sa, per caso, cosa sono le Missioni in ambito militare? A questo punto ne dubito. O almeno non mi risulta che l'esercito mandi soldati palermitani in sostegno dei milanesi. Oddioddio. Mi duole il cor quindi lo assecondo.
Tizio: Non ho bisogno di femmine.
Aridaie. Questo s'è capito. La cosa che non s'è capita è se le femmine hanno bisogno di te.
Tizio: Poi mio padre è direttore di banca, mia madre è (non ricordo cosa mi ha detto su sua madre, ma sarà stata un'altra grossa sparata che ho abilmente rimosso). Mio padre ha una ... della BMW e mia madre ha la Punto Abarth. Io ho la moto ... e la macchina ... e poi ... ma sai ... bla bla bla...

Scusi, autista, potrebbe accelerare un po'?? Ho proprio proprio necessità di arrivare in fretta a destinazione!

12 commenti:

  1. hahahahaha se questo non è un abbordaggio assurdo! porello l'hanno mandato a milano in missione, è vivo per un miracolo xD
    dai a me fanno tanta tenerezza :D
    M.

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  2. Ahahaha! Terribile un tipo del genere! E meno male che lui di femmine non ha bisogno!
    Bellissimo post, un bacio buona serata =)

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  3. Ahahahah...poverina!!!!io anche ho vissuto una situazione simile....se dovesse capitarmi di nuovo scenderei subito!!!

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  4. ahahahah mi fa troppo ridere sto post!!!! Stai diventando una scrittrice ironica a tutto tondo!!! Ottima descrizione di una destinazione infinita...grande! ;)

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  5. Ciao, ti seguo da poco e ti faccio i complimenti per la grafica del blog che è davvero bella! Inoltre complimenti anche per il post, l'ho trovato molto esilarante :)

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  6. Oddio..sulla missione a Milano sono scoppiata a ridere......ma povero sfigato! missione a Milano..puah!

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  7. Grazie a tutte per i commenti e per i complimenti! :)
    Il tipo l'ha scampata per un pelo: poco prima che fossi colpita da un impulso omicida, sono arrivata a destinazione! Phew! :D

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  8. .. I mezzi pubblici sono un mini-mondo (a Roma poi.... fatti un'idea :) !) .. A parte la "gente strana", a cui devi fare attenzione, è un bel modo di viaggiare comunque.Poi, qundo fai sempre le stesse linee, c'hai pure le comitive : un po' mi mancano, "le ragazze del 309", in effetti..
    (gruppetto very trendy ;) formato da me, tecnico perennemente in viaggio, Juanita, signora cilena che lavorava li' vicino, Gioia, l'"animatrice" del gruppo).Era divertente viaggiare cosi' :) !

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  9. Poverino, addirittura a Milano l'hanno mandato! D'altronde si sa che noi milanesi siamo pericolosissimi! :P

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  10. ahhahaha oddio che gente!!! poi sull'autobus è proprio il peggio, perhcè non puoi fuggireee!! ahah

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  11. Poverino, chissà che si credeva! :D
    Io al posto tuo sarei scesa alla prima occasione. Oppure, la solita tattica telefonata.
    Ultima spiaggia, il linguaggio dei segni, voglio vedere come l'abborda una sordomuta. :O

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  12. Avete ragione ragazze, è stata una vera avventura!
    Pri: immagino che la prossima volta tenterò la tattica che suggerisci tu, il linguaggio dei segni :D!

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