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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

giovedì 28 febbraio 2013

"Deserto Rosso", una storia di fantascienza divisa in puntate: intervista all'autrice.



Oggi vi presento un'autrice davvero interessante. 
Le sue risposte sono complete, esaustive, ricche di informazioni e di curiosità!
Rita Carla Francesca Monticelli ha pubblicato le prime due puntate 
di una quadrilogia dal titolo "Deserto Rosso".
Ci racconta inoltre della sua esperienza con il self-publishing
e degli ottimi risultati che ha ottenuto.

Ecco che cosa ci siamo dette!






Benvenuta nel mio blog! Vogliamo presentare ai lettori il tuo libro “Deserto rosso”, una quadrilogia di cui hai già pubblicato le prime due puntate. Di che cosa tratta?

Rita Carla Francesca Monticelli
Ciao Simona, prima di tutto ti ringrazio per l’ospitalità nel tuo bellissimo blog!
“Deserto rosso” è una serie a puntate di fantascienza, costituita da quattro episodi, che nell’insieme poi formano un unico romanzo. Ciò che la differenzia da un romanzo semplicemente diviso in quattro parti è che ogni puntata viene scritta e pubblicata prima di iniziare a lavorare alla successiva. Si tratta di un progetto in qualche modo sperimentale in cui, sebbene esista una trama di massima, questa nei dettagli può modificarsi nel corso della pubblicazione anche in seguito al feedback dei lettori. Ciò lo rende particolarmente interessante, perché permette un’interazione continua tra me e i miei lettori, eliminando i periodi di silenzio tra un libro e l’altro. Tieni conto che tra la pubblicazione di due puntate successive passano appena cinque mesi, nei quali i lettori vengono continuamente tenuti informati sulle varie fasi di produzione dei libri. E ciò è reso possibile dal fatto che la storia di ogni episodio non è autoconcludente, in questo modo chi la legge vuole sapere cosa succede dopo ed è quindi portato a interagire con me nei mesi di attesa. In questo modo si può trovare a influenzare gli eventi, magari anche solo dettagli, che verranno narrati nell’episodio successivo.
Al di là della tipologia narrativa, come dicevo, “Deserto rosso” è una storia di fantascienza, ambientata in un futuro prossimo, diciamo circa cinquant’anni da adesso. Narra la vicende di un gruppo di astronauti impegnati in una prima missione di colonizzazione di Marte, che ha luogo ben trent’anni dopo il tentativo precedente di esplorare il pianeta, in cui tutto l’equipaggio era morto in circostanze misteriose.
La differenza con la missione precedente è che l’intenzione non è fare una breve visita, ma istallarsi in pianta stabile e dare inizio a un progressivo processo di colonizzazione del pianeta.
Per certi aspetti l’approccio è abbastanza scientifico. Io sono una modesta areofila (appassionata di Marte) e mi sono documentata soprattutto sui libri di Robert Zubrin, il fondatore della Mars Society. Per altri però è la storia di essere umani normali (o quasi) che si trovano ad affrontare situazioni ben al di là della loro portata o comunque delle loro aspettative. Costretti a vivere in un ambiente ristretto all’interno di un enorme pianeta deserto e insidioso, senza le convenzioni e un qualche sistema di controllo da parte della Terra, ognuno di loro tenderà a tirare fuori il peggio di sé, finché la morte non si abbatterà sulla piccola comunità, sconvolgendone per sempre i difficili equilibri.
Tra i cinque astronauti c’è la protagonista, Anna Persson, un’esobiologa svedese, con una storia familiare un po’ particolare e diversi problemi psicologici, che un bel giorno, senza un apparente motivo, esce di nascosto dalla struttura abitativa, la Stazione Alfa, con un rover pressurizzato e si addentra nel deserto marziano verso una morte certa (o quasi). Da questo atto incomprensibile ha inizio la prima puntata. Non si tratta, però, del vero inizio della storia. Con una serie di flashback sia nella prima che nella seconda puntata si scoprirà ciò che è accaduto prima del lancio della missione e nei circa mille giorni di permanenza sul pianeta, precedenti alla fuga di Anna, fino a capirne le motivazioni.
Ciò che Anna non sa è che Marte avrà però in serbo per lei una scoperta incredibile, alla base di un mistero nascosto nelle profondità del più grande canyon del Sistema Solare, Valles Marineris.

Quella di “Deserto rosso” è stata la prima volta in cui hai provato a cimentarti nella stesura di un libro o avevi già scritto altri lavori in precedenza?

Prima puntata.
Nei tre anni precedenti (2009-2011) avevo scritto la prima stesura di un altro romanzo originale di fantascienza, intitolato “L’isola di Gaia”, che si inserisce nella stessa timeline di “Deserto rosso”, ma circa cinquant’anni dopo il lancio della missione Isis (a cui Anna partecipa). In questo momento mi sto occupando dell’editing di questo romanzo, ma con molta calma. Non si tratta di un sequel, in quanto è una storia a parte, che può essere letta separatamente, ma ha numerosi elementi di contatto.
Avevo inoltre scritto nel 2000 un altro romanzo, che rientra però nell’ambito della fan fiction, intitolato “La morte è soltanto il principio”. Si tratta di un fantasy di argomento egiziano, ricco di avventura e ironia, ispirato al film “La Mummia” (1999), di cui è una sorta di sequel alternativo. L’ho pubblicato in ebook lo scorso anno (a marzo) ed è tuttora distribuito gratuitamente. È stato scaricato più di 3000 volte da Smashwords, ma non ho la più pallida idea di quanto sia stato scaricato dai vari retailer (Kobo, iTunes).
In passato inoltre mi ero cimentata nella scrittura di tre sceneggiature (due thriller e una commedia sentimentale), che sono rimaste inedite. Ammetto che il mio interesse per la scrittura nasce proprio dal mio amore per il cinema.

Che cosa ti piacerebbe che comunicasse il titolo che hai scelto, “Deserto rosso”?

Ho pensato a “Deserto rosso” come titolo del libro ancora prima di iniziare la scrittura della prima puntata. Volevo unire un aspetto peculiare di Marte, il suo colore unico, che tanto ci fa sognare e fantasticare, con la sua vera natura, quella di deserto privo di vita, pericoloso, desolato e letale. Il senso di solitudine che il titolo trasmette è quello che si percepisce proprio nelle scene iniziali, in cui Anna decide di imbarcarsi in questa fuga insensata nel deserto, completamente sola. L’idea stessa del romanzo è nata da un’immagine comparsa nella mia mente alcune settimane prima di mettermi al lavoro con questo progetto: quella di un astronauta che in completa solitudine si trova ad viaggiare sulla superficie di Marte. Nell’immaginare questa situazione, mi è parso quasi di sentire i sentimenti contrastanti che provava: da una parte la meraviglia per un paesaggio affascinante e alieno, dall’altra parte il terrore che esso trasmette.

Che tipo di risposta hai notato nel pubblico? I lettori si dimostrano impazienti di leggere gli episodi successivi?

La risposta è stata davvero sorprendente. In quasi nove mesi sono state vendute 900 copie, un risultato buono per un’autrice indipendente alla sua prima esperienza di pubblicazione. Ma, al di là dei numeri, ciò che mi ha impressionato è il feedback stesso dei lettori, che sia nei vari social network che per e-mail mi contattano di continuo per raccontarmi le loro impressioni sul romanzo e discuterne spesso degli aspetti che neppure io avevo preso in considerazione. E ovviamente, sì, sono impazienti di leggere il seguito. Il primo episodio, “Punto di non ritorno”, è abbastanza corto, si tratta di una novella, e termina con un cliffhanger davvero pesante. L’attesa per il secondo episodio, “Abitanti di Marte”, è stata notevole. Quest’ultimo è un romanzo breve, che in parte ha acquietato la curiosità dei lettori, che però adesso sono smaniosi di arrivare al cuore della storia. Per loro fortuna (e anche mia), questo verrà raggiunto col terzo episodio, “Nemico invisibile”, lungo più del doppio dei due precedenti messi insieme e che uscirà, se tutto va bene, intorno al 30 aprile. E poi resterà solo l’epilogo, per il quale però ci vorranno altri cinque mesi.
Alcuni di loro non solo sono curiosi di leggere gli ultimi due episodi, ma anche “L’isola di Gaia”, che, come ti dicevo, è nella stessa timeline di “Deserto rosso”.
Devo ammettere che questo tipo di responso è ciò che più di tutto mi sprona a scrivere, talvolta facendo orari pazzeschi o rubando tempo al sonno, pur di mantenere la promessa con miei lettori.

Raccontaci un po’ della modalità di pubblicazione che hai scelto per la tua quadrilogia. La consiglieresti agli scrittori che desiderano veder realizzato il loro sogno?

Seconda puntata.
Io adoro essere un’autrice indipendente. Avevo pensato di scrivere per pubblicare i miei libri, ma non ero per niente attratta dall’editoria tradizionale, tant’è che si tratta di una strada che non ho mai neppure tentato. Già dal 2010 avevo iniziato a studiare il fenomeno del self-publishing soprattutto nel mercato anglofono, che è decisamente molto più avanti di noi. Poi, con l’avvento di Amazon KDP in Italia, ho capito che era arrivato il momento per me di mettermi in gioco.
Avevo terminato la prima stesura de “L’isola di Gaia”, ma sapevo che c’era da fare ancora un lavoro enorme per trasformarlo in un prodotto degno di pubblicazione, allora ho pensato di cimentarmi in qualcosa di più corto. Da qui è nato “Deserto rosso - Punto di non ritorno”, cioè il primo episodio della serie, che è una novella di ventimila parole. Essendo così breve, ho avuto la possibilità di lavorarci con tutta calma per sei mesi, nei quali mi sono concentrata più da vicino su tutte le fasi di creazione di un libro, dall’editing, alla formattazione, la creazione della copertina fino alla programmazione della promozione. Nel frattempo, giusto per fare un po’ di pratica, ma anche perché è una buona mossa dal punto di vista del marketing, ho pubblicato gratuitamente “La morte è soltanto il principio” tramite Smashwords, che è il più grande distributore di autori indipendenti al mondo, che permette di portare il proprio ebook sui principali retailer internazionali, a eccezione di Amazon, che è un discorso a parte. Con questo libro ho fatto un po’ di pratica, poi ai primi di giugno, quando ero finalmente pronta col primo episodio di “Deserto rosso”, l’ho pubblicato su Amazon e su Smashwords (quindi anche Kobo e iTunes, e altri retailer internazionali), più recentemente l’ho inserito anche su Google Play.
Se considero la pubblicazione indipendente agli altri scrittori? Ovviamente sì, a patto che siano consapevoli che autopubblicando i propri libri non sono più solo degli scrittori, ma diventano di fatto degli editori e ciò comporta delle responsabilità. Come editori devo assicurarsi personalmente di pubblicare un prodotto di valore, non solo per quanto riguarda la scrittura, ma anche ciò che sta intorno a essa, incluso l’editing, la realizzazione della copertina, dell’eventuale booktrailer, del sito web, la formattazione, le faccende tecniche relative alla pubblicazione e soprattutto la promozione. Tutto ciò deve essere svolto in maniera professionale, come se non meglio di quanto farebbe un editore. Per ottenere questo risultato bisogna impegnarsi, imparare e rivolgersi, laddove non si arriva da soli, a dei collaboratori, talvolta con investimento di denaro, questo perché essere autore indipendente significa investire su se stessi a tutti i livelli, diventando un piccolo imprenditore. Certo, lo scopo all’inizio deve essere realistico. Non ci si può aspettare di diventare ricchi o vivere di questo, soprattutto nel mercato italiano in cui non esistono ancora i numeri per raggiungere certi risultati, ma ciò non cambia il fatto che ci si debba rivolgere all’autopubblicazione con lo stesso impegno e professionalità di un qualsiasi editore. Se poi ci si guadagna qualcosa, tanto meglio. Questo perché il pubblico dei lettori va rispettato e si aspetta da noi la stessa qualità che cerca in qualsiasi libro, anche se il nostro costa 89 centesimi o è gratuito.

I tuoi libri sono disponibili solo in formato e-Book? 

Sì, per il momento si trovano solo in ebook, per il semplice motivo che sono troppo corti e pubblicarli in cartaceo farebbe lievitare troppo il prezzo. Trovo assurdo che i libri di un autore non famoso arrivino a costare addirittura più dei bestseller, tra l’altro in questo modo sarebbero invendibili. Una volta terminata la serie, però, pubblicherò l’intero romanzo di “Deserto rosso” anche in cartaceo (un unico volume), non tanto perché pensi possa avere un mercato maggiore (il problema del prezzo rimane), ma semplicemente per il piacere, diciamo lo sfizio, di poterla toccare e anche perché diversi lettori me l’hanno chiesto per poterla regalare a chi non ha un ebook reader o anche per poterla tenere per sé in un formato tangibile.
Per quanto riguarda “La morte è soltanto il principio”, invece, non esisterà mai il cartaceo, sia perché voglio che resti un libro gratuito, sia perché essendo una fan fiction non posso in alcun modo lucrarci.
I miei prossimi romanzi saranno tutti disponibili in entrambi i formati, anche se credo che per semplicità li pubblicherò prima in ebook.

Qual è il tuo rapporto con gli e-Book e qual è invece l’atteggiamento che noti nel pubblico nei confronti di queste nuove creature digitali?

Amo gli ebook. All’inizio, un po’ come tutti, ero diffidente, ma allo stesso tempo curiosa. Poi ho comprato un Kindle e tutto è cambiato. Mi si è aperto un vero e proprio mondo. In linea generale quando leggo un libro non faccio alcuna distinzione di supporto, il piacere è identico, ma il bello dell’ebook è la facilità con cui i libri possono essere reperiti. Basta un clic e in sessanta secondi hai il libro a disposizione. Non è più necessario spulciare i mercatini o le librerie per trovare delle offerte, né preoccuparmi di dove mettere i libri letti (per una bookaholic come me era diventato un problema sia economico che di spazio). Quando voglio leggere un libro, vado su Amazon e clic lo compro (talvolta anche gratis), un minuto dopo lo sto leggendo. Cosa c’è di meglio per un’amante della lettura? Senza parlare poi della maggiore accessibilità ai testi in lingua straniera. Io leggo anche in inglese, francese e tedesco, quindi ho proprio l’imbarazzo della scelta.
Negli altri lettori mi pare di vedere la stessa evoluzione che c’è stata in me. Ci sono quelli che rifiutano l’idea a priori, ma solo perché non conoscono affatto la lettura digitale. Poi ci sono quelli che la provano e capiscono di non poterne più fare a meno. La transizione sarà lenta. Di certo il libro cartaceo non morirà. Io stessa continuo a leggere e comprare libri cartacei, ma con minore intensità (e spesa). Anche su questo aspetto siamo indietro rispetto ad altri mercati, ma il trend è sempre più verso l’inserimento della lettura digitale nella nostra quotidianità e a questo proposito sono parecchio ottimista.
Io poi scrivo fantascienza e i miei lettori per definizione amano la tecnologia, per cui mi trovo ad attingere al pubblico perfetto per il tipo di prodotto che propongo.

Che cosa è significato per te pubblicare un libro? Che cosa ti piacerebbe comunicare attraverso la tua scrittura?

Per me scrivere un libro è vivere situazioni e vite diverse dalla mia, che desidero provare solo con la mente senza troppo impegno (e senza alcun rischio) e con la possibilità di avere il massimo controllo si ciò che accade. Pubblicare i miei libri significa permettere ad altre persone di vivere e viaggiare insieme a me, rendendoli partecipi del genere di storie che vorrei io stessa leggere.
I singoli temi poi cambiano a seconda dei periodi della mia vita. In questi anni mi piace in particolare raccontare storie basate sulla soggettività del concetto di bene e di male, quindi con personaggi e situazioni controverse. Ho l’ambizione di portare il lettore a vivere il punto di vista di questi personaggi e sentirsi immedesimato, fino a stare dalla loro parte, sebbene compiano azioni oggettivamente sbagliate e riprovevoli.
In passato invece ero affascinata dal tema del doppio. Nel futuro chissà.
 
Hai mai pensato di cimentarti nella stesura di testi appartenenti a generi letterari differenti o pensi di rimanere sempre fedele allo stesso genere cui appartiene “Deserto rosso”?

L’ho già fatto. A parte “La morte è soltanto il principio” che è una storia fantasy di azione e avventura, con argomento egiziano, che quindi è abbastanza diversa dalla fantascienza (sebbene rientri sempre nel macrogenere del fantastico), lo scorso novembre-dicembre ho scritto anche, nell’ambito del NaNoWriMo 2012, un crime thriller intitolato “Il mentore”, che pubblicherò l’anno prossimo. Senza dubbio non sarà l’unico di questo filone. 
Diciamo che, un po’ come nella lettura, nel cinema e nella TV, non mi pongo limiti di genere, però, anche nell’ambito dei vari generi, le mie storie hanno dei punti in comune. Oltre certe tematiche che ritornano, ognuno di loro ha un’anima di mistero, suspense, colpi di scena, azione e sono tutte un po’ dei thriller. Lo stesso “Deserto rosso” è senza dubbio (anche) un thriller fantascientifico.
Sono comunque una scrittrice di genere, nel senso che non mi interessa scrivere narrativa non di genere (ne leggo anche molto poca). Tutte le volte che ho tentato di farlo, ho finito per far ammazzare qualcuno o tirare fuori qualche evento inspiegabile o qualche tecnologia futuristica. Ho decisamente bisogno degli elementi di genere, perché mi divertono tantissimo e, in fondo, io scrivo per divertirmi.

Qual è il più bel complimento che hai ricevuto sinora, dopo la pubblicazione del tuo libro? E quale invece, se c’è stata, la critica “migliore”, grazie alla quale hai potuto riflettere e magari perfezionarti?

Questa è una domanda difficile.
Ho ricevuto commenti tra i più disparati su “Deserto rosso”, in alcuni casi si trattava di brevi frasi, in altri di qualcosa di davvero articolato, che, come accennavo prima, andava a volte oltre il mio intento originale. La cosa più bella è, però, quando ti rendi conto che tra te e il lettore esiste la giusta sintonia, tanto che questi è in grado di cogliere esattamente ciò che tu stai cercando di trasmettere.
In questo senso mi ha colpito particolarmente l’e-mail di uno dei miei lettori in riferimento al ruolo di antieroina di Anna in contrapposizione con quello del personaggio di Hassan, col quale lei è in conflitto per ragioni caratteriali, ma anche e soprattutto etnico-religiose (Anna è dichiaratamente anti-islamica, mentre Hassan è musulmano). Questo lettore mi ha detto che, nonostante lui legga fantascienza perché attratto dalla parte più scientifica e tecnologica di questo tipo di storie, si è invece scoperto catturato dalla storia umana e quasi normale del conflitto tra una donna e un uomo.
Questo chiaramente mi ha fatto esultare, perché per quanto in “Deserto rosso” ci sia tanta tecnologia, avventura, azione, mistero e così via, alla base di tutto ci sono proprio i personaggi, con le loro emotività, i solo sentimenti spesso estremi, le loro follie, ma anche i loro aspetti più comuni, spesso meschini, che poi caratterizzano ognuno di noi, magari non per come ci poniamo di fronte agli altri, ma per quello che passa per la nostra testa. I miei personaggi fanno spesso ciò che le persone comuni immaginano, ma non metterebbero mai in atto, per vari (ovvi) motivi. La finzione conferisce questa libertà, che nella realtà non esiste, e quando il lettore riesce a cogliere questo aspetto è davvero per me il migliore complimento possibile, perché mi dà la dimostrazione che sto riuscendo a trasmettergli le mie emozioni.
La critica? Questa è ancora più difficile.
Non ho avuto grandi critiche che abbiano influenzato il mio modo di scrivere. Il più delle volte si è trattato di appunti, che si sono trasformati in spunti, che mi hanno permesso di vedere le cose da una prospettiva diversa e aprirmi a certi risvolti delle mie storie ai quali non avevo pensato.
Anche in questo caso devi citare un lettore che mi ha scritto una lunga e-mail. Si tratta di uno scienziato (come me d’altronde), amante della fantascienza, che mi ha fatto degli appunti di natura scientifica, che mi hanno lasciato a bocca aperta. Uno di essi riguarda un argomento che sapevo di dover approfondire (quello dell’effetto della bassa gravità sul corpo umano), ma grazie a questa critica mi sono resa conto di quanto fosse importante farlo.
A livello poi di scrittura le critiche le ho avute però prima della pubblicazione, dai miei beta reader, e ho cercato di farne tesoro nella stesura finale, ma questo è un discorso diverso.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro in ambito editoriale?

Il programma è di pubblicare intorno al 30 aprile “Deserto rosso - Nemico invisibile”, la terza puntata della serie, e poi intorno al 30 settembre l’episodio finale, il cui titolo è ancora top secret (perché sarebbe un po’ spoilerante). Invece intorno al 30 novembre o comunque prima di Natale, vorrei ripubblicare tutto “Deserto rosso” in un unico volume, sia in ebook che in cartaceo. Tutto questo salvo, ovviamente, imprevisti.
Nel frattempo presto inizierò a lavorare alla traduzione (sono una traduttrice freelance) di un romanzo di fantascienza di un autore indipendente inglese, di cui curerò in parte la promozione in Italia e che vorremmo far uscire alla fine di ottobre.
Per l’anno prossimo conto di pubblicare sia “L’isola di Gaia” che “Il mentore” e, possibilmente, “Red Desert”, cioè la serie di “Deserto rosso” in inglese.
Chiaramente non smetterò di scrivere. A novembre vorrei partecipare di nuovo al NaNoWriMo, anche se non ho ancora deciso con quale dei vari progetti che ho in cantiere.
Tra i progetti futuri c’è poi un romanzo di fantascienza, intitolato “Sangue”, che è una sorta di commistione col gotico (con gente anemica che non ama stare al sole), ma senza l’elemento soprannaturale. Sto anche pensando a un sequel de “La morte è soltanto il principio”, che si stacchi però da “La Mummia” e che sia quindi del tutto mio, perciò ancora avventura, azione, antico Egitto e soprattutto molta ironia. Mi piacerebbe anche scrivere un secondo romanzo nel filone de “Il mentore”, visto che la storia si chiude con numerosi aspetti irrisolti, anche se al momento si tratta ancora di un’idea vaga.
Infine ho l’aspirazione di rimettere mano alla timeline fantascientifica di “Deserto rosso” e “L’isola di Gaia”, con un romanzo inserito cronologicamente tra questi due e un sequel successivo all’ultimo.
Ci sono anche tante altre idee, però mi limito al momento ai propositi certi per questo 2013 e per l’inizio del prossimo anno. Non mi stupirei se da qui a qualche mese mi venisse in mente qualche nuova idea e decidessi di mettere da parte alcune di queste ultime che ho appena citato!


Complimenti per tutto e grazie di essere stata con noi. In bocca al lupo e alla prossima!

Grazie ancora a te e… crepi il lupo :)! 




______________
Per info e contatti:

YouTube (booktrailer): www.youtube.com/user/ladyanakina 






Simona




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Per rispondere a un'intervista, scrivimi: alamuna@gmail.com






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