Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

giovedì 14 febbraio 2013

Autori emergenti, difficoltà nella crescita e l'importanza della promozione: le mie impressioni.


Da quando ho pubblicato nel modo in cui ho pubblicato io, ossia con una piccola casa editrice (sebbene free), la mia opinione nei confronti della pubblicazione è notevolmente cambiata. Anzi non è cambiata, è semplicemente maturata.
Il tempo e l'esperienza sono fondamentali affinché si possa comprendere la realtà del mondo editoriale nel quale ci si è introdotti. All'inizio non puoi capire subito: deve passare il tempo, devi apprendere dalla tua esperienza diretta, devi vivere i fatti. Diciamo pure che quello di pubblicare è troppo spesso un sogno talmente grande e quello per la scrittura un amore talmente intenso che al principio si hanno letteralmente... i prosciutti davanti agli occhi. Tagli di prosciutto belli spessi. Va be', diciamo pure un bel paio di fiorentine! Proprio come quando ci si innamora. Non è che non vedi i difetti, poi, è proprio che non hai ancora avuto il tempo di conoscerli! A quella fretta di pubblicare che sembra venire da un bel peperoncino piccante che ci hanno ficcato lì, si aggiunge naturalmente l'inesperienza

Un autore esordiente alle prime armi, di quelli che fino al giorno prima non sapevano neppure che cosa fossero le case editrici o che ne esistessero di free e a pagamento, di tutte le taglie (grandi, medio-grandi, medie e piccole), di quelli che hanno due fiorentine così davanti agli occhi e che sono mossi solo e soltanto dal quell'irrefrenabile desiderio di pubblicare, di vedere il proprio nome e cognome sul fronte di una bella copertina, uno di quei giovani che hanno voglia di fare strada nel mondo della scrittura e non sanno proprio da dove cominciare né dove andare a parare, ecco... un autore esordiente in questa condizione (ossia io quando ho pubblicato per la prima volta :P) rischia di cadere presto in uno stato non del tutto piacevole di profonda disillusione.
Perché essere "esordienti comuni" (dopo vi spiego che cosa intendo con questo attributo) non è facile: è una condizione che ci si cuce addosso come una camicia stretta e soffocante, per uscire dalla quale bisogna lavorare un bel po'. Essere "esordienti comuni" vuol dire, per quanto ho capito io sino a questo momento:

- essere letti da un numero striminzito di lettori (a meno che tu non sia una persona nota, o uno che si muove mooooolto nella sua promozione, non ti illudere sui numeri: si vendono sì e no un paio di centinaia di copie, ed è una stima ottimistica);

- dover venire a patti con i prezzi di copertina spesso troppo alti nonché indirettamente proporzionali alla qualità estetica dello stesso libro, e dover comprendere quanto vendere questi libri sia un'impresa colossale, come se si stesse rifilando al lettore il pezzo inesploso di una bomba a mano (si preferisce in generale comprare un libro che sia al di sotto o pochissimo al di sopra dei 10 euro e che sia, magari, pubblicato da un editore conosciuto, ben vengano Mondadori, Feltrinelli e via dicendo);

- rimboccarsi le maniche, rimboccarsi le maniche, rimboccarsi le maniche...;

- non illudersi che il tuo piccolo editore si prenda carico di tutto il lavoro che concerne la tua promozione: si tratta della tua promozione, quindi rimboccati le maniche e datti da fare (nella maggior parte dei casi è così, poi è ovvio che esistano le eccezioni, ci sono piccoli editori dinamici e pieni di iniziative, che si impegnano con tutti i loro mezzi a disposizione, ma, nel contesto in cui sono inseriti, i loro sforzi sono spesso vani e non servono certamente a dare fama ai propri autori);

- doversi dotare di intraprendenza, cercando di essere presenti e di farsi vedere, organizzando un sacco di presentazioni non solo per farsi conoscere ma anche per smaltire quelle possibili copie in conto vendita che hai preso dal tuo editore (sebbene con un proficuo sconto che ti consente di avere anche un guadagno che, se sei come me, rischia di passarti davanti agli occhi alla velocità della luce, senza neanche aver avuto il tempo di rendertene conto :P);

- non vedere mai il proprio libro nelle librerie, se non in quelle poche librerie della tua città che hanno accettato di esporre alla vendita n. 5/10 copie del tuo libro, come fosse un contentino (ma poi nelle rimanenti 40.000 librerie italiane non sanno neppure chi sei);

- avere difficoltà nel reperimento dei libri, ordini evasi con ritardo e ordini non andati a buon fine, siti importanti come Amazon che non accettano di collaborare con il piccolo editore di turno;

- elemosinare eventi, presentazioni, affrontare sguardi smarriti dinnanzi alle tue pubblicazioni sconosciute;

- rimboccarsi le maniche... Ah scusate, questo lo avevo già detto.


Ma chi sono gli "esordienti comuni"? 

Sono semplicemente coloro che, finito di scrivere un libro, lo propongono in valutazione a una piccola casa editrice. Alcuni scelgono la via della pubblicazione a pagamento e pubblicano quasi subito previo esborso di una proficua somma di denaro, altri scelgono di non sborsare un centesimo e attendono l'esito positivo dal piccolo editore free, esito che a volte arriva. Ma qui la questione non è come o con chi si pubblica: gli "esordienti comuni" sono tutti nella stessa barca, una barchetta modesta, con qualche buco non ben otturato, dal quale l'acqua minaccia sistematicamente di entrare, rischiando l'affondamento.
Gli "esordienti comuni" sono coloro, dunque, che non hanno alle spalle alcun tipo di fortuna, sono gli scrittori che non hanno vinto, per esempio, un concorso importante che prevedeva la pubblicazione del manoscritto, non sono scrittori che hanno partecipato al Campiello o allo Strega, non sono scrittori che così, da un momento all'altro, si ritrovano a vendere migliaia di copie perché hanno avuto la fortuna di avere un grande nome alle spalle, insomma non sono "esordienti straordinari", di quelli che si sono imbattuti in una qualche fortuna/vittoria che ha permesso loro di pubblicare magari con un bel popo' di editore. 
Quelli "comuni" sono scrittori che hanno deciso di pubblicare per sé stessi, per una soddisfazione personale, o forse perché credevano che pubblicando sarebbero diventati "scrittori". Non si aspettavano proprio questo tipo di trattamento!
Troppe case editrici in Italia, molte di loro mosse dallo stesso tipo di interesse.
Molti scrittori, anche, non c'è che dire.
Per una quantità non esattamente proporzionale di lettori, poi.
Ma questo è un altro discorso.

Spesso, quindi, gli "esordienti comuni", a un certo punto della loro fruttuosa carriera, fanno un incontro: quello con la propria disillusione. Ritornano con i piedi per terra e si pongono domande, rivalutando spesso ogni cosa.
Chiaramente sarà anche questa tutta questione di punti di vista, come tante questioni della vita, e di fronte a questo "incontro con la propria disillusione" gli "esordienti comuni" reagiscono in maniera diversa.
Io, per quanto mi riguarda, non sono contenta e soddisfatta relativamente alla mia condizione di "esordiente comune", perché mi rendo conto che questo tipo di percorso vale più o meno come dire "non ho mai pubblicato". Si resta sconosciuti, i nostri sforzi non sono ripagati. Ma è probabile che molti altri "esordienti comuni" siano invece contenti e soddisfatti. Dipende. Dipende da che cosa si desidera, dipende dal modo in cui si valutano e considerano questi tipi di pubblicazione, dipende da che cosa se ne ricava.


Come uscire dalla condizione di "esordienti comuni"?

A volte non se ne esce, si resta "esordienti comuni" a vita, ogni anno letti magari da una decina di lettori in più (:D), così che se lo scorso anno hai avuto un totale di, per dire, 200 lettori, quest'anno hai la soddisfazione di notare un aumento: sono 210! :D
Spesso non se ne esce ma va bene così. Perché pubblicare è già una soddisfazione di per sé e non ci interessa minimamente che i lettori aumentino, che i nostri libri raggiungano più case, che le vendite facciano un grande salto di qualità, o che la fama ci travolga [ipocrisia]. 
Se ne esce raramente. Ne esce probabilmente uno su mille, chi ha realmente talento. Ma non solo: il talento non basta se te ne stai con le mani in mano. Chi vuoi che si accorga del tuo talento se non lo fai vedere? Se non ti fai vedere tu, utilizzando ogni modo o mezzo possibile, in mezzo a questa babele editoriale in cui ci troviamo e in cui tu sei semplicemente invisibile, come credi che ti si possa notare? Se non alzi il dito in mezzo a un grande pubblico, nessuno può capire che vuoi dire la tua

Per questo motivo ultimamente insisto nel credere che sia quantomeno utile (sebbene non vada necessariamente a buon fine) affiancare a un'accanita promozione anche la partecipazione a concorsi letterari.  Li suggerisco perché:
- concorsi letterari piccoli e insignificanti vanno anche bene per accrescere il proprio curriculum letterario, ma anche concorsi letterari di maggiore importanza, a livello nazionale e internazionale;
- è bello competere, è molto umano (quando è fatto con spirito amichevole). Sapere che in gara c'è un tuo scritto, e che sta concorrendo insieme ad altri scritti... dà la giusta carica per sperare, la giusta energia per continuare; e se vinci, infila subito la tua vittoria nel tuo curriculum: questo fa parlare, è un modo come un altro per attirare qualche paio di occhi in più su di te e sulla tua attività;
- spesso, in contesti più rilevanti, anche se non arriva la vittoria ci possono essere segnalazioni, cose di questo genere. Si presuppone che la giuria sia sempre composta da esperti del mondo letterario: chi meglio di loro può valutare il tuo scritto e ritenerlo, eventualmente, degno di nota?

I concorsi letterari sono, diciamo, una bella ciliegina sulla torta: un modo divertente di mettersi alla prova mentre quotidianamente continua la tua normale promozione.

La pigrizia mista a un senso di demoralizzazione in partenza mi ha sempre impedito di partecipare a concorsi letterari, ai quali tuttavia ho sempre guardato con fervido interesse. Ma ora è arrivato il momento anche per me. Ci voglio provare, mi voglio divertire, voglio mettermi alla prova. Perché sono un' "esordiente comune" con la voglia di crescere, e voglio credere che per crescere sia necessario percorrere strade che non si sono ancora percorse.






Simona



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