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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

mercoledì 2 febbraio 2011

RIDERE, RIDERE, RIDERE, ma quanto fa bene RIDERE?

Ridere fa bene alla salute.
È cosa arcinota.
Ridere ci aiuta a capovolgere emozionalmente delle situazioni disperate. Se ci mettiamo seriamente d'impegno, a ridere intendo, il gioco è fatto.
A questo punto mi viene alla mente un gioco che facevo alle superiori (lo so, lo so, alle superiori si è già grandi abbastanza - resterete sbalorditi quando vi dirò che era perfino in quinto - ma credo che in questo tipo di attività - la chiamerò attività della "risata forzata" - non si sia né troppo giovani né troppo vecchi - ridere fa bene alla salute e in questo non c'è età!), dicevo che mi viene alla mente un gioco che facevo in quinto superiore, tra l'altro con una che posta qui sul blog presente tra i miei "lettori fissi" (ebbene sì, cara Lady Brett, mettici la faccia anche tu :-D). Non so se assegnammo un nome a questo gioco (che lo chiamassimo proprio la "risata forzata"?). Non che lo facessimo troppo spesso, anche perché era difficile che io e lei trovassimo qualcuno disposto a "umiliarsi" insieme a noi :-D, quindi credo che l'esperimento, alla fine, si limitò a poche "sedute".
Comunque, è semplice immaginare in cosa consistesse il gioco. Anche perché credo sia cosa abbastanza nota, non certo inventata da noi. Insomma, bisognava solamente RIDERE, ridere, ridere e ridere a crepapelle, senza un motivo. Non dobbiamo mica fare un grande sforzo, in fondo, a ridere! Ridere è un'espressione innata. I bambini ridono già entro la sesta settimana di vita e, insieme al pianto, hanno la risata come pochi mezzi per comunicare. Durante il gioco, insomma, ci si sforzava di ridere anche senza un motivo che avesse scatenato il riso, e si rideva così tanto, in un gruppo di massimo tre o quattro persone (tra le quali, appunto, io e Lady Brett), che alla fine le nostre risate forzate, nella stragrande maggioranza dei casi, finivano per diventare reali, perché contagiate dalle risate dei nostri compagni di gioco.
Credo che oggi io mi ritrovi a pensare al gioco della "risata forzata" in maniera più seria e decisa rispetto a come la prendessi realmente all'epoca.
Sarà perché all'epoca ridere era più facile. Quindi, non avevo bisogno del gioco per ridere. Oggi invece diventa sempre più difficile. Si può mantenere una personalità allegra, ovvio, con la crescita e in età adulta, si può rimanere "giovinetti" ed essere sempre allegri, nulla da togliere a queste possibilità, ma credo che comunque crescere implichi responsabilità e un tipo di personalità che non lascia molto spazio a predisposizioni alla "risata forzata". Cioè, conoscete molti avvocati, molti insegnanti, molte persone in carriera (difatti, la non coltivata predisposizione alla risata suppongo colpisca molto di più persone "in carriera", implicate di continuo in situazioni seriose, e così diventano anche le loro personalità), conoscete molte di queste persone che si abbandonino a "risate senza motivo"? Credo di no.
Ergerei una statua in suo onore se solo trovassi una persona che sia in grado di farlo o, meglio, che ne sia disposta.
Non scherzo.
Credo che la mia serietà come persona sia compromessa per sempre dopo questo post. Ma voglio evidenziare quanto ridere faccia bene alla salute, alla mente, al cuore, a tutto, e quanto, invece, oggi sia sempre meno facile abbandonarsi a una sana risata, quanto si sia sempre meno propensi a farlo. Vi è mai capitato di pensare, dopo un fortunato incontro particolarmente allegro, di esclamare: "Da quanto tempo non ridevo così". Male! Male male e male! Bisognerebbe, piuttosto, ridere spesso così! Insomma, non intendo dire che bisogna diventare scemi, ma almeno non trascurare che la risata faccia davvero bene alla salute.
Se ci si sforza di ridere, per una decina di minuti soltanto, tutta la nostra persona entrerà in risonanza con la risata. Ci sono dei benefici concreti sul nostro organismo. Sul web ho trovato questo, lo riporto in un breve passo, ma ci sono molti siti che parlano degli effettivi benefici che possono derivare da una sana risata.

"Un'immediata ossigenazione del sangue e dell'elasticità del tessuto polmonare; stimolazione e aumento di anticorpi, endorfine, serotonina; neutralizzazione dello stress, dell'ansia e dell'agitazione; aumento dell'autostima e delle energie psichiche e generali; irrorazione ottimale degli organi interni (grazie al massaggio delle contrazioni addominali), della pelle e dei muscoli facciali; tonificazione generale della muscolatura e in particolare di quella dell'addome; una migliorata predisposizione ai rapporti sociali ed una maggior sicurezza di noi stessi".

Una cosa a parte (credo che avesse bisogno di un paragrafo a sé ma lo aggiungo comunque) è il fatto che io, personalmente, sia affetta dalla "malattia della risata". Sì, è vero, a volte prendo abbastanza pesantemente e seriosamente le questioni della vita, ma di base sono abbastanza propensa alla risata. Solo che, volente o nolente, durante il giorno sono circondata da persone serie (come tutti, del resto; bisogna pur presentarsi in società con delle buone maniere!) e non posso permettermi di perdermi sempre in scemenze (allora assumo sembianze seriose anche io). Ma, dicevo, di base sono affetta dalla malattia della risata. E a volte, ammetto, anche in maniera "errata". Credo la mia mente abbia seriamente rimosso casi (recenti) in cui io abbia nutrito fortemente la sensazione di voler esplodere in una violenta risata in situazioni in cui assolutamente non potevo farlo. Dev'essere successo davvero di recente, ragazzi. Roba tipo di un mese fa o anche meno. Mi trovavo in una situazione in cui non potevo proprio ridere (e non ricordo quale fosse!) e io lì a soffrire di questo tremore lungo la schiena, che se lo avessi lasciato libero sarebbe sfociato in una fragorosa risata e avrei perduto tutta la mia dignità di "persona seria".
Ci sono poi volte in cui qualcuno mi parla, magari per molto tempo, io sono una brava ascoltatrice, non interrompo, do grande soddisfazione al mio interlocutore, ma a volte accade (di rado comunque, non è roba per cui preoccuparsi) che mi viene da ridergli in faccia, non so, dopo un po' di tempo è come se vedessi la sua faccia evolversi, subire una metamorfosi, insomma non so, la situazione si fa pesante e imbarazzante. O se avviene qualcosa di curioso mentre il mio interlocutore parla, qualcosa di cui mi accorgo solo io e lui no, come fare a trattenere la risata, in situazioni o con interlocutori con cui assolutamente non puoi permetterti di ridere? La risata è così naturale, ma per ovvie ragioni in talune circostanze dobbiamo saperla... contenere. Mamma mia, che bello, però, ricordare quella sensazione di "contenimento". Peccato che dopo, quando tutto è passato, non ti venga più da ridere come quando invece lo stavi vivendo. Proprio il fatto, infatti, di trovarsi in luoghi pubblici, sacri, ecc, e sapere di non poter ridere stimola di più la risata (almeno per me!).

Ma torniamo, per concludere, alla risata forzata.
Da sola non lo faccio. Se lo facessi da sola, io stessa che la propugno, mi sentirei una scema totale, mi sentirei perfino in imbarazzo con me stessa. Credo che non funzioni in solitudine, ma che funzioni molto in gruppo! Siamo portati naturalmente a ridere di più in presenza di altri, di nostri simili con cui possiamo condividere l'esperienza.
Mi piacerebbe tanto, come all'epoca delle superiori, trovare qualcuno che sia disposto a una "seduta terapeutica di gruppo sulla risata forzata". Se un giorno dovessi lavorare nel campo, un laboratorio che vorrei gestire è proprio questo: il laboratorio della Risata Forzata. Magari lavorerò in una clinica per anziani e, allora, li prenderei tutti, un'oretta al giorno, e li indurrei a ridere, ridere, ridere senza un motivo. Lo so, sono pazza. Immaginatevi, vi prego, tanti vecchietti a ridere a crepapelle, contagiati dalle risate forzate dei compagni. Forse rischierei il licenziamento immediato o di essere archiviata come possibile reclusa di un centro psichiatrico riabilitativo, o forse, perché no?, avrei alleviato, anche solo per pochi minuti, le sofferenze di quegli anziani. In quegli istanti, almeno, così sarebbe stato realmente.





Non ci farà sbudellare dalle risate, ma strappa un sorriso ;-).

4 commenti:

  1. Oh santo Cielo! Ho riso dannatamente leggendo sto post e ripensando al Mety (così lo chiamavamo cara = il metodo!) Che poi dico io, che se stavamo sempre e dico SEMPRE a ridere, che bisogno c' era?? Ebbene, sappi che se organizzi un gruppo di risate forzate io vengo. Ne ho bisogno credimi!
    Che poi quando ho visto che c' era una vignetta giù con la coda dell' occhio per un attimo ho temuto che avessi scannerizzato una delle nostre dal Quady.. in ogni caso, grazie per avermi citato per ben due volte nel caso in cui a qualcuno fosse sfuggito!

    Il Mety funziona solo in gruppo è chiaro.. devi specificare che all' inizio ti forzi, ma poi forzandoti ti viene da ridere sul serio!

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  2. Si, credo sia specificato che bisogna sforzarsi, ridere senza un motivo, dapprima.
    Visto, t'ho pure citata!
    Come ho potuto dimenticare che lo chiamavamo il Metodo! Dunque com'è che dicevamo? "Giochiamo al Metodo?".
    Comunque mi pare non ci fossero immagini sul quady in merito al Metodo!
    Non avevo dubbi che tu parteciperesti ad un gruppo terapeutico sulla Risata Forzata. T'avevo già inserita in elenco. Magari ti inserirò nel gruppo dei vecchietti, quando sarà!! Ahahahaha

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  3. :-) io credo moltissimo nella forza del sorriso ! (e diciamo, del buonumore in genere)... si', è proprio come dici tu.Io a volte lavoro in ambienti molto "seriosi", e mi piace invece portare un po' di allegria, per quello che è possibile.E mi è capitato, una volta, che una persona mi ha detto questo, piu' o meno : ".. era un brutto periodo, pero' almeno c'eri tu che mi sorridevi..".. Per me è stato bellissimo ! Perchè, prima del lavoro, prima di tutto, ci sono le persone...e a volte basterebbe solo avere un po' piu di "attenzione" per alleviare, anche solo un po', una piccola o grande sofferenza.Insomma, buona idea ! :-)

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  4. Benissimo! Da questo presumo che tu possa rientrare nel famoso "gruppo terapeutico della risata forzata"!
    E siamo a tre.
    :-D

    Credo che si sappia davvero ridere poco, oggi. Ci sono persone che credono di saper ridere e invece non lo sanno fare e ci sono persone che se ci vedono ridere son capaci perfino di prenderci per esauriti, perché è ovvio che in una situazione "seriosa" si sia più inclini a mantenersi seri a nostra volta, ma io sinceramente ammiro di più chi sa ridere anche (e forse soprattutto) in QUELLE situazioni anziché in altre in cui è più facile farlo!

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