Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (settembre 2017).

I miei libri

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venerdì 18 aprile 2014

Immagini del desiderio, mostra fotografica: intervista ad Adriana Biasco.


In collaborazione con Gaia Arte,
vi presento:





Cari lettori,

sono lieta di ospitare nel mio blog un'artista della fotografiaAdriana Biasco,
che, attraverso un'intervista pensata per lei, ci racconterà della sua passione e della sua arte
a partire dallo straordinario evento della sua prima mostra, tenutasi con grande successo domenica scorsa 
presso la caffetteria LiberaMente di Lecce, dove per tutto questo fine settimana rimangono esposte 
le sue fantastiche fotografie dedicate alla Bellezza e, nello specifico, all'universo femminile.

Buona lettura e buona visione!






Ciao Adriana, benvenuta nel mio blog! Domenica 13 aprile si è tenuta l’inaugurazione della tua prima esposizione fotografica presso la caffetteria LiberaMente di Lecce. Quali sono le tue considerazioni finali sulla serata?

Ciao Simona, grazie a te per avermi invitata e un saluto a tutti i tuoi lettori. Sono molto contenta di come si sia svolta la serata di inaugurazione della mostra. Ho avuto un supporto eccezionale da parte dell'associazione Gaia, del presidente Claudio Casalini e di tutti i soci (colgo l'occasione per ringraziare tutti ancora una volta). Già nelle settimane precedenti ho potuto constatare il loro impegno e la loro disponibilità ed è stato davvero importante per me debuttare in collaborazione con persone così serie e professionali. Inoltre ho apprezzato molto la disponibilità della caffetteria LiberaMente e la sensibilità dei proprietari (Andrea e Giulia) nei confronti di queste forme espressive. Credo che tutto questo sia trapelato durante la serata la cui buona riuscita è dipesa dalla collaborazione di tante persone che hanno curato tutto nei minimi dettagli.

Una cosa che non ti aspettavi e una che invece ti aspettavi dalla serata?

Essendo la mia prima esperienza non sapevo bene cosa aspettarmi, sia riguardo alla risposta delle persone e sia riguardo alle mie reazioni. Forse per questo ho vissuto tutto con grande positività: i preparativi frenetici, l'attesa e la serata stessa. Ci sono state delle sorprese, sì. Per esempio non mi aspettavo tanta gente. Io non me ne sono nemmeno accorta al momento ma poi, dopo, diverse persone mi hanno detto che non sono riuscite ad entrare. Mi ha sorpresa anche la mia emotività: sono abituata a parlare in pubblico e in passato ho presentato lavori scientifici anche in lingua inglese per tipi di audience estremamente specializzate. Ma questa volta il mio coinvolgimento emotivo non era un semplice dettaglio e mi ha colta così di sorpresa che non sono riuscita a nasconderlo. 

La mostra, che resta aperta fino a domenica, si intitola “Immagini del desiderio”. Sebbene ampiamente argomentato da Claudio Casalini, il presidente dell’Associazione Gaia che ti ha introdotta, quali sono le tue argomentazioni su questo titolo?

Come ha detto Claudio durante la presentazione e nella recensione, queste immagini sono un'interpretazione metaforica della bellezza in senso universale, la bellezza che ci circonda e che spesso non riusciamo a cogliere perché distratti dalle nostre occupazioni o preoccupazioni. La bellezza qui è rappresentata dall'universo femminile, metafora concettuale che esprime molto bene l'idea del termine. Utilizzando però un'altra chiave interpretativa, desiderare (termine che deriva dal latino sidus, stella) significa volere fortemente qualcosa, o che qualcosa si verifichi. Un anelito verso qualcosa di irraggiungibile, inafferrabile. In ultima analisi significa sognare. È un incitamento, che rivolgo a me stessa prima di tutti, a riconoscere i propri sogni, ad avere il coraggio di perseguirli nonostante i sacrifici che spesso richiedono, rinunciando almeno in parte alla confortevole quotidianità. 

Una fotografia si offre alle più disparate interpretazioni. In fondo alla pagina possiamo leggere l’interpretazione di Casalini rispetto alle foto della mostra. Qual è, invece, la tua personale interpretazione? Quali emozioni ti hanno accompagnata nel momento della composizione e dello scatto? 

Le emozioni che mi hanno accompagnata durante gli scatti non sono state mai le stesse, credo che siano tante quante sono i soggetti che ho fotografato finora. Sicuramente sono state tutte molto forti e penso che ciò sia stato evidente anche durante il mio tentativo di spiegare cosa è per me davvero importante in questo lavoro. Non scatto quasi mai con un copione nella testa, seguo piuttosto l'istinto, mi lascio guidare dal momento. Sebbene si possa prevedere da che angolazione sia meglio ritrarre un soggetto o con quali luci illuminarlo, mi risulta invece impossibile prevedere i meccanismi che si stabiliscono tra me osservatrice e il soggetto stesso. Ed è proprio questa imprevedibilità che dà sapore all'attesa del risultato.

Com’è nata l’idea di prestare alla tua prima mostra degli scatti che ritraggono nello specifico l’universo femminile? 

L'idea è nata per caso, parlando con Claudio dei miei lavori. Una volta presa visione degli scatti, Claudio ha tratto ispirazione per quello che sarebbe stato un possibile tema della mostra e quindi ci siamo concentrati su una selezione specifica di fotografie che rappresentassero al meglio il tema scelto. Se posso definirla così, è stata una ispirazione a doppio senso che è rimbalzata da me a lui e da lui a me per portarci al risultato finale. 

Visitando il tuo sito (www.adrianabiasco.com) viene immediatamente all’occhio la tua “preferenza”, se così posso permettermi di chiamarla, per il soggetto umano. La maggior parte delle foto riprende donne e uomini. Si può dire che siano loro, quindi, il soggetto principale della tua arte? Ti occupi anche di altri generi?

Come la maggior parte degli appassionati di fotografia, non mi occupo di un unico genere. Sono anche una biologa e una viaggiatrice, pertanto sono anche appassionata di foto naturalistiche e reportage di viaggio. Ma fotografare il soggetto umano è il modo migliore che io conosca per esprimere la mia creatività. È qualcosa che non si limita alla semplice fotografia, che è solo lo stadio finale di un processo più complesso, ma mi mette in gioco come persona permettendomi di relazionarmi con persone con le quali probabilmente non avrei mai avuto modo di interagire. E quando mi viene accordata la fiducia necessaria, il risultato è spesso positivo.

Nelle tue foto si può ampiamente notare un accattivante gioco di ombre e luci. Che effetto ti proponi attraverso questa tecnica? 

Come mi piace ripetere, citando qualcuno che lo ha detto prima di me, lo strumento che il
fotografo deve imparare a maneggiare non è la macchina fotografica ma la luce. E la luce non ha alcun significato senza le ombre. Più che propormi un effetto specifico io cerco di sperimentare in tutte le occasioni possibili, per imparare sempre di più a gestire questo elemento fondamentale, cercando anche di studiare e di interpretare il significato della luce. È un continuo processo di apprendimento, quello che una persona appassionata di fotografia compie, e una volta intrapreso dura tutta la vita. Questo è ciò che secondo me rende la fotografia così affascinante.

Quando hai scoperto di avere passione e predisposizione per l’arte fotografica? Che cosa rappresenta la fotografia nella tua vita?

Che fosse una forma di espressione affine alla mia personalità l'ho saputo fin da ragazzina. Ho cominciato a fotografare prima ancora di possedere una macchina fotografica. E anche se la tecnica l'ho studiata e messa in pratica da adulta, l'occhio fotografico ho cominciato a svilupparlo presto, dall'osservazione del lavoro degli altri. Al momento potrei dire che rappresenta tutto: sto investendo tantissimo tempo ed energie in questo settore al punto di mettere da parte la carriera. Se continuo a perseguire il mio sogno, anche se a volte io lo chiamo 'follia', so che i risultati prima o poi arriveranno. 

Arrivate alla fine di questa intervista, ti chiedo in che modo possiamo restare in contatto con te, per eventuali richieste e informazioni.

Hai già citato il mio sito ma lo ripeto volentieri: www.adrianabiasco.com. Poi c'è l'indirizzo email: info@adrianabiasco.com, il mio profilo facebook: https://www.facebook.com/adriana.biasco e infine la pagina facebook: https://www.facebook.com/adrianabiascophotography.

Grazie per aver risposto alle mie domande. È stato un onore ospitare te e la tua arte nel mio blog!

Grazie a te Simona per questa splendida occasione.









Di seguito la recensione scritta da Claudio Casalini in occasione della mostra.










Simona







_____________________
Se anche tu vuoi rispondere a un'intervista, 
scrivimi: alamuna@gmail.com

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