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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

mercoledì 23 aprile 2014

Elena Genero Santoro e i suoi libri: intervista all'autrice.


Cari lettori,
la scrittrice che vi presento oggi si chiama Elena Genero Santoro, e nella sua vita ha scritto tanto.
In questa intervista ci parla abbondantemente dei suoi libri,
in particolar modo di una lunga serie di romanzi che vede come protagonisti due giovani innamorati, 
Futura e Patrick.

Ecco che cosa ci siamo dette!
Buona lettura!






Ciao Elena, benvenuta nel mio blog! Con questa intervista vogliamo far luce sui tuoi romanzi più recenti, “L’occasione di una vita” e “Un errore di gioventù”. Che esperienze di pubblicazione sono state, dal punto di vista editoriale? Se potessi, c’è qualcosa che cambieresti o che avresti fatto diversamente? 

Elena Genero Santoro
Ciao Simona! Innanzitutto, grazie a te per avermi ospitato. L’occasione di una vita e Un errore di gioventù sono gli ultimi libri per i quali ho cercato un editore. Premetto che i protagonisti della storia sono gli stessi, o, per lo meno, i due romanzi appartengono a una serie di dieci che ho scritto in questi anni, ma L’occasione di una vita è il secondo, dopo Perché ne sono innamorata, mentre Un errore di gioventù è il nono. In mezzo ce ne stanno altri sei! Ma non è un problema per il lettore, perché ogni romanzo è una storia a sé con una conclusione. I casi della vita hanno voluto che fossero pubblicati praticamente insieme, da due editori diversi. È andata così: per L’occasione di una vita, il secondo, ho cercato un editore, e l’avevo anche trovato, ma poi con quell’editore ho avuto da ridire, perché non mi piaceva il suo modus operandi, e ho deciso, all’ultimo, di non firmare il contratto, senza avere altre alternative! Avevo già rifiutato una proposta precedente che non mi convinceva, di un altro editore ancora, e mi pareva che per L’occasione di una vita non ci fosse speranza. Sembrava che tutto mi remasse contro, una piccola odissea. Poi, inaspettatamente, una mattina è arrivata la proposta di Lettere Animate per un ebook e ho firmato nel pomeriggio stesso! (Il caso ha voluto che tutti gli editori che mi hanno formulato una proposta per L’occasione di una vita, mi abbiano proposto un ebook: si vede che era destino!). Con Lettere Animate mi sono trovata bene, sono tranquilli e cortesi, fanno editing e copertina, e non chiedono soldi agli autori. Il tempo che io facessi tutto questo per L’occasione di una vita, e Un errore di gioventù era già stato pubblicato da 0111 Edizioni, che al contrario era l’unico editore a cui l’avevo spedito e che nel frattempo avevo scoperto su segnalazione di una mia amica che aveva pubblicato con loro (Stefania Trapani, Alla fine dei sogni)! Con 0111 Edizioni ho lavorato divinamente, sono precisi, puntuali, fanno l’editing, rispettano le scadenze e forniscono tutte le indicazioni agli autori, a cui, va detto, non chiedono soldi. Quindi, sulla fase di collaborazione pre-pubblicazione, non posso che dire bene sia di Lettere Animate, sia di 0111 Edizioni. Per quanto riguarda la promozione invece, beh, abbiamo appena iniziato, anche se, obiettivamente, le piccole case editrici in genere contano molto sul contributo degli autori stessi. Aggiungo che, mentre cercavo un editore per L’occasione di una vita, ho deciso di prioritizzare anche l’altro, Un errore di gioventù, perché racconta una storia a cui tengo moltissimo.

“L’occasione di una vita”: un sentimentale a tratti ironico, rivolto a un pubblico prettamente femminile, ambientato in Irlanda. Ce ne parli?

L’occasione di una vita è a tutti gli effetti un romanzo sentimentale, con un rapporto che va in crisi, e che, razionalmente, non avrebbe motivo di proseguire, ma che poi ritrova un suo equilibrio proprio sia perché l’amore talvolta è più forte della ragione, per fortuna, ma anche perché i protagonisti riescono a condividere le ragioni dei loro dolori. Inizia con Futura e Patrick, conviventi a Londra da pochi mesi, che scoprono una gravidanza inaspettata. Sono entrambi scossi, perché un bambino in quel momento non è proprio nei piani, lei sta finendo l’università con l’Erasmus, lui ha appena trovato un lavoro che gli piace e ci si sta dedicando a tempo pieno; però lei non è contraria a tenere il bambino, anzi. Lui invece ha paura di perdere il controllo della situazione. Non le chiede esplicitamente di abortire, ma all’idea sarebbe sollevato. Tra i due si crea un’ovvia frattura, e scende il gelo: la comunicazione si interrompe. Tuttavia, nonostante tutto, Patrick accompagna Futura all’ecografia e quando vede che quell’esserino, di undici settimane, benché sia lungo solo 4 centimetri, ha già quasi le sembianze di un bambino, rimane turbato e comincia a ripensare a tutta la faccenda dall’inizio. Commette però l’errore di non agire subito, ma di dare priorità al lavoro: lo aspetta un meeting importante e lui non vuole deludere le aspettative. Parlerà con la sua compagna l’indomani, si ripromette. Il destino però vuole che Futura perda il bambino proprio mentre lui sta ottenendo il massimo riconoscimento professionale. Ovviamente poi lei, dopo l’aborto, non riesce più a credere che lui fosse armato di buone intenzioni. Inizia una catena di equivoci che porterà Futura a partite per l’Irlanda insieme a un amico e Patrick a inseguirla nel tentativo di chiarirsi e rappacificarsi. Nel frattempo, in Italia, Ljuda, moglie di Massimo e madre esaurita di due bambini piccoli, nonché ex cattiva ragazza che ha sposato un ex seminarista, ritiene di poter cogliere l’occasione della sua vita partecipando al Reality più Famoso d’Italia, dove viene selezionata come concorrente. Nella Casa del Reality, dove è entrata senza la benedizione del marito, gliene capiteranno di tutti i colori e rimarrà stritolata nel meccanismo crudele della televisione che sfrutta i concorrenti e le loro storie pietose, sbandiera in diretta tutta la loro privacy e si basa sui casi umani per fare audience. Questa è la parte più ironica e tragicomica di tutto il libro, insieme a una terza storyline, che vede come protagonista Manuela, volontaria dal cuore d’oro e dalle tendenze glamour, che aiuta Massimo a gestire una Casa di Accoglienza per donne vittime di violenza e sottratte alla strada. Le iniziative di Manuela sono discutibili e sempre esagerate, ma la Casa di Accoglienza di cui parlo prende spunto dalla Casa degli Amici di Lazzaro di Torino, e le storie delle ragazze ospiti della Casa, pur essendo fiction sono ispirate alle vicende vere delle donne che gli Amici di Lazzaro quotidianamente accolgono e aiutano. Questo è un modo per parlare, seppure in maniera collaterale, della violenza contro le donne, che è un leitmotiv che mi sta sempre molto a cuore. E poi, come accennato prima, ho voluto descrivere l’Irlanda. Le tappe che Patrick e Futura percorreranno e posti che visiteranno nel tentativo di ricominciare a capirsi sono gli stessi che ho visitato io insieme a mio marito, fortunatamente con tutto un altro stato d’animo! Futura e Patrick scopriranno che per riavvicinarsi devono prima ammettere, condividere e infine superare il lutto che tengono dentro.

“Un errore di gioventù”: ha come tema centrale la pena di morte, ed è grossomodo la continuazione del romanzo precedente, ma con un taglio diverso. In che cosa differisce dal primo? 

Come ti accennavo prima, tra L’occasione di una vita e Un errore di gioventù ci sono altri sei romanzi che attualmente dormono beati nelle memorie del mio pc, quindi nel frattempo c’è stata una bella evoluzione della storia. Ritroviamo Futura e Patrick sette anni dopo, sposati da un pezzo, con una figlia già nata, Marina, e un’altra, Emma, in arrivo. Dopo tutte le loro vicissitudini pregresse sono finalmente felici e realizzati, e lui, sempre con quella tendenza di voler controllare qualunque cosa, si gongola, anche con un po’ di presunzione, all’idea che la sua vita sia finalmente perfetta. Si ricrederà completamente quando una sua ex fiamma, una con cui aveva avuto un flirt dopo il diploma, si presenta alla sua porta dicendogli di avere una figlia adolescente che potrebbe essere sua. A Patrick crolla il mondo addosso, perché proprio lui che è sempre stato un maritino modello, fedele, e serio fino alla noia, rischia di vedere compromessa la sua serenità famigliare per una sciocchezza, una “cazzata” commessa quindici anni prima. Gli rode, sia perché non si sente pronto a fare il padre di una ragazzina che non ha visto né nascere né crescere, sia perché lui non è più l’adolescente dissoluto che aveva rapporti a rischio dopo aver alzato un po’ il gomito alle feste. E allora la domanda è: per quanto una persona è responsabile dei propri errori, se nel frattempo è maturata e si è comportata sempre in modo irreprensibile? La stessa domanda se la fa Luis, condannato nel braccio della morte in Alabama, che quindici anni prima ha ucciso un uomo in una rissa e oragli è stata comunicata la data prevista per l’esecuzione. Luis è un amico di penna di Futura e Patrick i quali, attendendo la data del parto (che deve coincidere con l’esecuzione) non possono permettersi di lasciare Londra per l’Alabama. Quindi mobilitano Mac, un loro amico attore che gode di una certa notorietà, affinché raggiunga Luis e gli stia vicino nel momento peggiore della sua vita. Mac all’inizio è scettico, rappresenta chiunque di noi europei (Mac è irlandese) non ammette la pena di morte per cultura, ma in fondo pensa che chi sta in quella situazione, a parte tutto, se l’è meritato. Nel corso della storia i pregiudizi di Mac cadranno uno per uno e lui si renderà conto che Luis è innanzitutto una persona, e come tale merita rispetto. Luis non è un “mostro”, ma un uomo pentito dei suoi errori e assolutamente amabile. Allora Mac si farà carico della faccenda, tenterà di sfruttare la sua notorietà per mobilitare l’opinione pubblica, ma si scontrerà con il sistema che gli farà da muro di gomma. Luis, comunque, non è l’unico “mostro” del libro: c’è anche Teresa, una ex transessuale ormai legalmente donna, che vuole farla pagare alla sua famiglia borghese e bigotta per non averla mai accettata così com’era. Teresa si trova in mezzo a Manuela e Giovanni, coppia di separati in cerca di una rappacificazione, e alla fine avrà un suo riscatto. Infine, per stemperare un po’, c’è Iago, il fratello minore di Futura, che, innamorato da sempre della bella Elena, dovrà destreggiarsi con un ultimo, simpatico “mostro”: Fabiana, la sua gelosissima e ossessionante fidanzatina.
Ma per tornare alla tua domanda, posso confermarti che sì, questo libro è diverso dagli altri, sia perché è meno romance, sia per il tema che tratta, che in effetti è un po’ meno ordinario. Chi l’ha già letto ha notato la differenza. È un libro meno rivolto a un pubblico strettamente femminile. 

Per scrivere l’ultimo romanzo ti sei documentata molto, ma soprattutto, come spieghi nelle note finali, dedichi la storia a un uomo con cui hai intrattenuto una profonda corrispondenza durata undici anni. Ti va di raccontarci qualcosa a tal proposito?

Come scrivo anche nelle note finali del mio libro, la storia che narro è fiction. Luis Crawford non è mai esistito e il suo caso giudiziario è verosimile ma non reale. La verità è che undici anni fa, quasi per caso, ho iniziato una corrispondenza con un uomo rinchiuso nel braccio della morte in Florida: Martin Eddie Grossman, che con me si firmava sempre Eddie. All’epoca avevo ventisette anni, conoscevo l’inglese in modo approssimativo e volevo fare una buona azione: non avevo idea che mi si sarebbe aperto un mondo. Un mondo difficile e non sempre gestibile, perché ad un certo punto mi sono sentita inadeguata: come potevo io essere di conforto a un uomo che aspettava solo di morire e che aveva una situazione familiare disastrata? Invece il segreto è stato solo capire che Eddie, come tutti noi, era solo una persona bisognosa di affetto. E poi, nella sua condizione, cercava un continuo contatto con la realtà, perché nel braccio della morte il rischio è sempre quello di “perdersi”, di estraniarsi. Quindiera giusto e lecito raccontargli semplicemente della mia vita, perché quello lui voleva. Desiderava un riscontro reale, tutto qua, perché nel braccio della morte i detenuti non sono considerati degni di alcuna redenzione, ma solo “mostri”, bestie non umane, a cui a stento va garantito un pasto e poco altro. E questo è il messaggio che ai prigionieri nel braccio della morte viene fatto passare: siete peggio degli animali, non meritate rispetto, non meritate pietà. Luis è ispirato a Eddie perché come lui a vent’anni ha effettivamente commesso un omicidio e se n’è sinceramente pentito: Eddie, anche con l’ago già piantato nel braccio, ha ancora chiesto perdono alla famiglia della vittima. Ma in Luis convergono i tratti anche degli altri due condannati con cui corrispondo attualmente, e anche in loro ho ritrovato lo stesso bisogno di compagnia e di contatto con la realtà fuori. Per cui, se qualcuno volesse intraprendere una corrispondenza di questo tipo, non si faccia problemi a mandare una cartolina del mare, piuttosto che la ricetta delle lasagne. Degli altri miei due corrispondenti non voglio dire il nome perché il loro iter giudiziario è ancora in corso, ma faccio solo presente che sono entrambi neri, uno dei due si dichiara innocente (io non so se sia vero), l’altro invece, ed è provato, non ha mai ucciso nessuno, è stato solo complice di una rapina in cui il cassiere è rimasto ucciso per mano di un altro rapinatore. L’iter giudiziario per la pena di morte è sempre parecchio lungo, per Eddie si è trattato di ventisei anni, se non ricordo male.
Dalla morte di Eddie alla stesura del romanzo sono passati tre anni, in cui ho metabolizzato l’idea di scrivere una storia come questa. Posso dire che anche se non ho mai conosciuto Eddie personalmente, quando è morto ho realmente sofferto: anche lui è stato la vittima di un omicidio, dunque la sua morte è stata ingiusta tanto quanto quella della sua vittima. E un’altra famiglia, la sua, è stata dilaniata e ancora fa i conti con questo dolore. Uno Stato che uccide i suoi cittadini e devasta le sue famiglie non è degno di chiamarsi democratico.

Con i tuoi romanzi ti proponi di trattare temi sociali e di attualità, fondendo ironia e riflessione, commedia e dramma: che cosa ti aspetti da questa fusione? Che cosa ti proponi di comunicare attraverso i tuoi romanzi?

Mi piace parlare del reale, di ciò che mi circonda, denunciare le magagne e lasciare spazio ai sentimenti, ma anche all’ironia, scovando l’aspetto ridicolo delle cose. D’altronde la realtà è un misto di gioie e dolori, la vita stessa ha tratti di commedia e di dramma e questa alternanza (che in alcuni dei miei romanzi è più sentita, in altri meno) è un modo per rappresentarla. Certo nella vicenda del condannato a morte c’è ben poco da ridere o da ridicolizzare, e le rare battute che attribuisco a Luis stesso sono solo un’amara constatazione della realtà. Come quando Luis definisce Hotel Suite il carcere in cui è rinchiuso, dove ha “camera singola” e dove i pasti sono serviti alle 4 del mattino, alle 10 del mattino e alle 14,30, dopodiché le giornata finisce(la battuta non è mia: lo ammetto, l’ho rubata a uno dei miei corrispondenti). Iago invece vive una vicenda più leggera e a tratti surreale, ma anche in questo caso c’è una tristezza di fondo. Nonostante tutto, anche se nei miei libri non tutti i personaggi trovano un lieto fine, mi piace sempre lasciare spazio alla speranza.

Nell’aprile del 2013 hai pubblicato il tuo primo romanzo, “Perché ne sono innamorata”…

Perché ne sono innamorata è ovviamente il libro in cui Futura e Patrick si incontrano e si innamorano, quindi è l’inizio della loro relazione, che si presenta immediatamente problematica e spinge Futura a riflettere sul prosieguo della stessa. Futura si domanda se la sua storia con Patrick sia qualcosa di sano o di viziato nella forma già sul nascere. Da contraltare alle loro vicissitudini ci sono quelle di altre tre protagoniste femminili, di cui una è Martina, che è sentimentalmente legata a Giulio, ragazzo prepotente e a tratti crudele. Tutto ruota intorno al concetto di relazione sana o relazione malata, e le protagoniste, tutte e quattro, si dovranno confrontare con questo dubbio. Ma questo romanzo è la storia di un inizio: inizio per Futura e Patrick, ma anche per tutti gli altri che a vent’anni si troveranno a gettare le basi della loro vita successiva, con le loro scelte, con le loro prese di posizione. Anche Giulio, il più “cattivo”, è un cattivo agli albori. Il “meglio” anche per lui verrà dopo.

In realtà, quindi, di romanzi nei hai scritti dieci…

Undici! Dieci delle serie di Futura e Patrick, e un altro “indipendente” dalla serie! Ma non ho intenzione nemmeno di provare a pubblicarli se quelli attuali non faranno un minimo di presa sul pubblico. Tanto, chi mi segue passo passo, sa dove trovarmi e anche come leggermi, in ogni caso. In questi, come ti dicevo, la storia si evolve, Futura e Patrick si arrabattano in qualità di sposi, e si trovano perennemente circondati da amici bisognosi che si appoggiano a loro, parenti che non se la cavano, il lavoro che è troppo o troppo poco… Insomma, la mia seria è tutta un mondo, dove personaggi sempre nuovi ruotano intorno ai protagonisti. Tra i temi principali che affronto ci sono l’anoressia, la malattia, il lutto, la disabilità e le barriere architettoniche, la paternità (oltre alla maternità), la crisi e la disoccupazione. E, sullo sfondo, spesso la violenza contro le donne: quella esercitata dagli uomini come abuso fisico o anche solo psicologico, ma anche quella delle donne contro le donne sul luogo di lavoro. Nel quarto capitolo della serie ricompare anche Giulio, che in Perché ne sono innamorata era appena agli inizi della sua carriera di uomo manesco, invece ora è un violento conclamato e le istituzioni non riescono a fermarlo. A lui riservo una sorte interessante. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Come gestisci la promozione delle tue opere? Di quali canali ti servi per far conoscere i tuoi romanzi al pubblico?

Mi servo di tutti i canali possibili! Cerco librerie e biblioteche per fare presentazioni, ho una pagina su Facebook, ho un blog, mi presto per delle interviste, chiedo recensioni, spero nel passaparola. Però è una vitaccia! Molte librerie e locali o chiedono soldi per concederti spazio, oppure te lo danno gratis, ma devi farti tutto tu, dalle locandine alla presentazione, e allora tanto vale. Nessuno si prende la briga nemmeno di leggere il tuo libro, ma tutti vogliono comunque camparci sopra. È deprimente.

Un bel ricordo legato alla tua attività da scrittrice e uno che invece vorresti dimenticare?

Da dimenticare la presa in giro di una nota libreria di Torino a cui avevo portato il mio libro (come da loro richiesta) per una possibile presentazione. Il tizio con cui ho parlato, un tale Massimo, non mi aveva promesso nulla fuorché di leggere il libro, valutarlo, restituirmelo o pagarmelo, e dirmi se la storia era di suo interesse (è una libreria eticamente impegnata, per giunta). Per farla breve, il libro l’ha perso, non solo non me l’ha restituito, ma non mi ha mai nemmeno reso i soldi, perché diceva di non poterlo ricomprare, perché Montag era fuori dai loro circuiti di distribuzione e alla fine ha detto che mi faceva sapere, ma non mi ha mai richiamata al telefono. Dunque nulla di drammatico, solo un episodio squallido.
Invece è meraviglioso quando persone anche sconosciute mi contattano per mostrarmi gratuitamente il loro apprezzamento. E la cosa più bella di tutte è stata la commozione della zia di Eddie, l’unica parente rimasta, quando le ho raccontato del libro. Ne ha voluta una copia anche se non ci capisce nulla perché non sa l’Italiano. E mi ha detto che è felice che il suo Eddie venga ricordato e venga fatto ancora vivere attraverso la memoria.

È stato un piacere averti ospite nel blog. In bocca al lupo e alla prossima!

Grazie mille a te per questo spazio!







Simona







_________________
Se anche tu vuoi rispondere a un'intervista,
scrivimi: alamuna@gmail.com.

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