Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

mercoledì 9 aprile 2014

Gli istanti della creazione: 21 cose sulla mia scrittura.

Ieri, girovagando per i blog che seguo, ho letto questo post interessante sul blog di Anima di Carta, che a sua volta aveva preso spunto da altri blog. Dev'essere, quindi, un simpatico "giochino" fatto fra blogger, ma lo ritengo più di un semplice giochino, in effetti: è un modo divertente per "scandagliare" il proprio rapporto con la scrittura.
Si tratta di scrivere delle cose random, di getto, che riguardano noi e la scrittura.


Dunque dunque dunque. Sto per sintonizzarmi sul canale giusto. Pronti? Io sì. Premo il pulsante on nella mia testa: click.

Ci siamo.




1) Il silenzio e la solitudine mi aiutano molto. Rumori vari, di radio o televisioni accese, oppure la presenza di persone nella mia stessa stanza, mi disturbano e sono un intralcio alla mia concentrazione. Questo vale se stare da sola e in silenzio mi è possibile, altrimenti... a mali estremi estremi rimedi: ampia parte di "Jeans e cioccolato" l'ho scritta seduta sul letto di una stanza d'ospedale, dove oltre a me c'erano altre tre ricoverate, con conseguente via vai di visite!

2) Non ho mai una trama bell'e pronta. Inizio a scrivere senza sapere dove arriverò, che cosa verrà fuori. Al massimo posso avere solo una vaga idea di qualcosa che vorrei accadesse, ma una volta che inizio a scrivere è quasi certo che la storia prenderà direzioni impreviste... Insomma, impossibile pianificare.

3) Iniziare a scrivere un romanzo è sempre un'avventura imprevedibile: non inizio con la certezza di metter su una trama convincente e arrivare alla fine. Nutro anzi spesso il timore di arrivare a un punto morto e non sapere come uscirne. Nella mia esperienza di scrittura, mi è capitato di scrivere rapida come un treno fino alla fine, senza mai interruzioni (è il caso di tutti i romanzi conclusi), ma anche di arrivare a punti morti e lasciare il racconto a metà e non concluderlo mai. 

4) Quando mi rendo conto che la storia sta venendo bene, non riesco a pensare ad altro che a quello. Se posso, faccio da parte gli impegni per dedicarmi al romanzo! Sono una che è riuscita a scrivere tesi di laurea e romanzo contemporaneamente, e a concludere prima il romanzo, proprio per la mia fretta di finirlo e "ammirare" il risultato. 

5) Quando scrivo un romanzo, di solito non ci impiego più di qualche mese. Non perché sia particolarmente brava o perché, al contrario, scriva in maniera superficiale, ma per una semplice ragione: io cambio. Invidio, per esempio, chi confessa di aver impiegato anni a scrivere un romanzo. Io non potrei mai impiegarci anni: se non lo finisco subito - nel giro di qualche mese - rischio di ritrovarmi cambiata, di scoprirmi diversa, e di non riuscire più a riflettermi in quello che stavo scrivendo. Devo essere coerente con "la me stessa" di quel momento per scrivere col cuore. È capitato, infatti, di aver dovuto lasciare a metà romanzi che avevo iniziato a causa di impegni sopraggiunti. Riprenderli a distanza di tempo era stato impossibile: non mi piacevano più :).
Inoltre, quando scrivo sono così presa dal mio romanzo e dalla fretta di concluderlo che non potrei mai aspettare anni prima di arrivare alla parola fine!

6) Scrivo di getto, di impulso, la mia non è una scrittura molto ragionata. La definisco "una questione di attimi". Per questo motivo, una volta arrivata alla fine del romanzo, ritorno volentieri a rileggerlo, ma non lo modifico. Tutt'al più aggiungo o cambio qualche parola, correggo eventuali incongruenze temporali, miglioro qualche frase, ma finisce lì. Non lo rimpolpo, non lo modifico, i miei romanzi sono grossomodo quelli che scrivo di getto, guidata dall'ispirazione. Spesso mi dico che è un peccato, forse tornando indietro e modificando, ragionando, rimuginando, rimpolpando, potrei fare sempre di meglio, ma è una pratica che purtroppo non mi appartiene. Quando metto la parola fine, per me è la fine sul serio: a quel punto io ho semplicemente già DATO, chiuso.  

7) I miei personaggi hanno sicuramente qualcosa che appartiene a me o a persone che conosco. Dopotutto penso sia normale partire dalla realtà per crearne una fittizia. Dopo aver rubato alla realtà qualche piccola porzione di carattere, di aspetto fisico o di altro, la fantasia prende il sopravvento e i personaggi assumono una personalità propria.

8) Spesso non amo ambientare la storia in un posto che esiste realmente. Preferisco non citare alcuna città. Mi rendo conto di concentrarmi di più sulla storia, trascurando i posti. Cercherò di rifarmi in seguito!

9) Se il romanzo non è ancora concluso, non esiste che io possa farlo leggere a qualcuno.

10) Sono una frana nella scelta del titolo. Sono davvero in grado di scrivere un intero romanzo in poche settimane, ma quando arriva il momento di scegliere il titolo entro nel panico: il titolo è troppo importante per me, mi deve colpire, piacere, deve essere abbastanza originale, non deve essere stato scelto da nessun altro (quindi prima faccio dettagliate ricerche in Internet per assicurarmi che il titolo non esista già), deve riflettere vagamente la storia, deve essere efficace. Sul titolo posso davvero perdere le migliori ore! Un esempio? Eccolo: il mio ultimo romanzo ancora inedito. Ho finito di scriverlo a settembre scorso e, a oggi, non ho ancora trovato il titolo giusto: diciamo che non ci sto più pensando, dopo qualche giorno passato a delirare su un'infinita lista di improbabili titoli, ci ho rinunciato.

11) Non sono mai contenta al 100% dei miei scritti. So che potrei fare sempre di più e che non sono prodotti eccellenti. Però il momento della stesura, il viaggio, diciamo, più che la meta, nel caso della scrittura secondo me è ciò che davvero conta. Quello che viene dopo è una straordinaria conseguenza, ma mai tanto straordinaria quanto gli istanti della creazione.

12) Quando mi rileggo, magari a distanza di tempo, quasi non mi riconosco! Penso che durante gli "istanti della creazione" in noi succeda qualcosa di magico: ogni volta che mi rileggo ho quasi la sensazione che a scrivere sia stato qualcun altro!

13) Sono meticolosa nella scelta del nome dei protagonisti. Cerco di scegliere un nome che mi soddisfi appieno o che trovo adatto alla storia, facendo attenzione a non usare quello che un giorno potrei potenzialmente scegliere per un mio figlio (lo so, è folle, ma dopotutto siamo scrittori!).

14) Se non ho niente da fare, riesco a stare sul romanzo in stesura anche per delle ore intere, tante ore. A fine giornata potrei essere arrivata a metà romanzo! :D

15) Mi affeziono un sacco ai miei personaggi. Mi commuovo per loro, sorrido con loro, a volte rido con loro. Scrivere è meraviglioso.

16) Dopo aver concluso un capitolo, lo rileggo - possibilmente a voce alta - curiosa di vedere che cosa ne è venuto fuori. E quello che ne viene fuori è sempre una sorpresa anche per me stessa!

17) Quando sono impegnata - per lavoro o per studio - mi guardo bene dal cominciare un nuovo romanzo. Mi conosco: scrivere diventa un meraviglioso tormento, non posso iniziare a scrivere sapendo di dover poi interrompere o di non potermici dedicare pienamente! Sarebbe una dannazione, non penserei che a quello! Preferisco tenere a bada l'ispirazione - impresa davvero ardua.

18) Le mie storie devono essere reali, vere, di tutti i giorni, devono poter accadere sul serio. Nelle mie storie non succede niente di fantasioso, di irreale. Se mi capita di imbattermi in un episodio che può vagamente sembrare "irreale", faccio i salti mortali per trovare una soluzione affinché la cosa si trasformi in "reale". Per chi ha letto "Quel ridicolo pensiero": mi sono ritrovata in una situazione simile scrivendo quel romanzo. Mano a mano che procedevo nella stesura mi chiedevo "Come ne vengo fuori?" :) E poi ne sono venuta fuori! :P

19) Sono ossessionata dalla fine dei romanzi: la fine deve essere la parte più bella, con parole a effetto, che rimangano impresse. Scrivere le ultimissime righe di un romanzo mi dà un effetto che potrei paragonare forse a quello di una droga: mi manda in estasi. Le mie "fini" le ho amate tutte, dalla prima all'ultima. In particolare quella del mio romanzo ancora inedito: l'ho riletta qualcosa come cinquanta volte e la rileggerò ancora! :D

20) Il mio primissimo romanzo risale a quando avevo 17 anni, circa. Si intitolava "Non è un addio". Una storia in cui non mi riconosco per niente, acerba e immatura, scritta completamente a mano, che rimane chiusa in un cassetto dimenticato. Anzi, non so più neanche dove l'ho messo!

21) Quando finisco di scrivere un romanzo e lo pubblico, sento come se non mi appartenesse più. Ma non è una cosa negativa, è una cosa assolutamente naturale, spontanea. La sensazione è quella di aver ormai dato, di aver contribuito in qualche modo al mondo, i miei libri rimangono semplicemente a disposizione di chi vuole leggerli. Una confessione: ritengo anche vagamente inutile parlare dei miei scritti. Il libro va letto, va sentito, non raccontato. Una volta che ho finito di scriverne uno, neanche io stessa, che sono l'autrice, potrei raccontarlo a dovere.



Fatemi sapere se anche voi avete intenzione di pubblicare un post simile: sono curiosa di confrontare le mie esperienze con quelle di altri scrittori!






Simona


2 commenti:

  1. Ciao Simona, prima di tutto grazie di avermi citata! Molto bella la tua analisi, si vede tanta passione ed entusiasmo nella tua scrittura. Ed è stato interessante scoprire il tuo modo di affrontare questa attività, che per alcuni versi è simile al mio.
    Condivido l'ultimo punto, anche se io non ne ho parlato. E' capitato anche a me a un certo momento di non sentire più "mio" quello che avevo scritto, come se lo avessi liberato e non mi appartenesse più :)

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    Risposte
    1. Sì, è una bella verità, credo sia una sensazione che accomuna molte persone che scrivono. Ed è uno dei punti principali di questa mia analisi, anzi forse il più importante, non a caso ho intitolato il post "Gli istanti della creazione", che sono quelli che contano per me. :) Grazie, a presto!

      Elimina

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