Oggi vi presento un'autrice davvero interessante.
Le sue risposte sono complete, esaustive, ricche di informazioni e di curiosità!
Rita Carla Francesca Monticelli ha pubblicato le prime due puntate
di una quadrilogia dal titolo "Deserto Rosso".
Ci racconta inoltre della sua esperienza con il self-publishing
e degli ottimi risultati che ha ottenuto.
Ecco che cosa ci siamo dette!
Benvenuta nel mio blog!
Vogliamo presentare ai lettori il tuo libro “Deserto rosso”, una quadrilogia di
cui hai già pubblicato le prime due puntate. Di che cosa tratta?
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| Rita Carla Francesca Monticelli |
Ciao Simona, prima di
tutto ti ringrazio per l’ospitalità nel tuo bellissimo blog!
“Deserto rosso” è una serie a
puntate di fantascienza, costituita da quattro episodi, che nell’insieme poi
formano un unico romanzo. Ciò che la differenzia da un romanzo semplicemente
diviso in quattro parti è che ogni puntata viene scritta e pubblicata prima di
iniziare a lavorare alla successiva. Si tratta di un progetto in qualche modo
sperimentale in cui, sebbene esista una trama di massima, questa nei dettagli
può modificarsi nel corso della pubblicazione anche in seguito al feedback dei
lettori. Ciò lo rende particolarmente interessante, perché permette
un’interazione continua tra me e i miei lettori, eliminando i periodi di
silenzio tra un libro e l’altro. Tieni conto che tra la pubblicazione di due
puntate successive passano appena cinque mesi, nei quali i lettori vengono
continuamente tenuti informati sulle varie fasi di produzione dei libri. E ciò
è reso possibile dal fatto che la storia di ogni episodio non è
autoconcludente, in questo modo chi la legge vuole sapere cosa succede dopo ed
è quindi portato a interagire con me nei mesi di attesa. In questo modo si può
trovare a influenzare gli eventi, magari anche solo dettagli, che verranno
narrati nell’episodio successivo.
Al di là della tipologia
narrativa, come dicevo, “Deserto rosso” è una storia di fantascienza,
ambientata in un futuro prossimo, diciamo circa cinquant’anni da adesso. Narra
la vicende di un gruppo di astronauti impegnati in una prima missione di
colonizzazione di Marte, che ha luogo ben trent’anni dopo il tentativo
precedente di esplorare il pianeta, in cui tutto l’equipaggio era morto in
circostanze misteriose.
La differenza con la missione
precedente è che l’intenzione non è fare una breve visita, ma istallarsi in
pianta stabile e dare inizio a un progressivo processo di colonizzazione del
pianeta.
Per certi aspetti l’approccio è
abbastanza scientifico. Io sono una modesta areofila (appassionata di Marte) e
mi sono documentata soprattutto sui libri di Robert Zubrin, il fondatore della
Mars Society. Per altri però è la storia di essere umani normali (o quasi) che
si trovano ad affrontare situazioni ben al di là della loro portata o comunque
delle loro aspettative. Costretti a vivere in un ambiente ristretto all’interno
di un enorme pianeta deserto e insidioso, senza le convenzioni e un qualche
sistema di controllo da parte della Terra, ognuno di loro tenderà a tirare
fuori il peggio di sé, finché la morte non si abbatterà sulla piccola comunità,
sconvolgendone per sempre i difficili equilibri.
Tra i cinque astronauti c’è la
protagonista, Anna Persson, un’esobiologa svedese, con una storia familiare un
po’ particolare e diversi problemi psicologici, che un bel giorno, senza un
apparente motivo, esce di nascosto dalla struttura abitativa, la Stazione Alfa,
con un rover pressurizzato e si addentra nel deserto marziano verso una morte
certa (o quasi). Da questo atto incomprensibile ha inizio la prima puntata. Non
si tratta, però, del vero inizio della storia. Con una serie di flashback sia
nella prima che nella seconda puntata si scoprirà ciò che è accaduto prima del
lancio della missione e nei circa mille giorni di permanenza sul pianeta,
precedenti alla fuga di Anna, fino a capirne le motivazioni.
Ciò che Anna non sa è che Marte
avrà però in serbo per lei una scoperta incredibile, alla base di un mistero
nascosto nelle profondità del più grande canyon del Sistema Solare, Valles
Marineris.
Quella di “Deserto rosso” è
stata la prima volta in cui hai provato a cimentarti nella stesura di un libro
o avevi già scritto altri lavori in precedenza?
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| Prima puntata. |
Nei tre anni precedenti
(2009-2011) avevo scritto la prima stesura di un altro romanzo originale di
fantascienza, intitolato “L’isola di Gaia”, che si inserisce nella stessa
timeline di “Deserto rosso”, ma circa cinquant’anni dopo il lancio della
missione Isis (a cui Anna partecipa). In questo momento mi sto occupando
dell’editing di questo romanzo, ma con molta calma. Non si tratta di un sequel,
in quanto è una storia a parte, che può essere letta separatamente, ma ha
numerosi elementi di contatto.
Avevo inoltre scritto nel 2000 un
altro romanzo, che rientra però nell’ambito della fan fiction, intitolato “La
morte è soltanto il principio”. Si tratta di un fantasy di argomento egiziano,
ricco di avventura e ironia, ispirato al film “La Mummia” (1999), di cui è una
sorta di sequel alternativo. L’ho pubblicato in ebook lo scorso anno (a marzo)
ed è tuttora distribuito gratuitamente. È stato scaricato più di 3000 volte da
Smashwords, ma non ho la più pallida idea di quanto sia stato scaricato dai
vari retailer (Kobo, iTunes).
In passato inoltre mi ero
cimentata nella scrittura di tre sceneggiature (due thriller e una commedia
sentimentale), che sono rimaste inedite. Ammetto che il mio interesse per la
scrittura nasce proprio dal mio amore per il cinema.
Che cosa ti piacerebbe che comunicasse
il titolo che hai scelto, “Deserto rosso”?
Ho pensato a “Deserto
rosso” come titolo del libro ancora prima di iniziare la scrittura della prima
puntata. Volevo unire un aspetto peculiare di Marte, il suo colore unico, che
tanto ci fa sognare e fantasticare, con la sua vera natura, quella di deserto
privo di vita, pericoloso, desolato e letale. Il senso di solitudine che il
titolo trasmette è quello che si percepisce proprio nelle scene iniziali, in
cui Anna decide di imbarcarsi in questa fuga insensata nel deserto,
completamente sola. L’idea stessa del romanzo è nata da un’immagine comparsa
nella mia mente alcune settimane prima di mettermi al lavoro con questo
progetto: quella di un astronauta che in completa solitudine si trova ad
viaggiare sulla superficie di Marte. Nell’immaginare questa situazione, mi è
parso quasi di sentire i sentimenti contrastanti che provava: da una parte la
meraviglia per un paesaggio affascinante e alieno, dall’altra parte il terrore
che esso trasmette.
Che tipo di risposta hai
notato nel pubblico? I lettori si dimostrano impazienti di leggere gli episodi
successivi?
La risposta è stata
davvero sorprendente. In quasi nove mesi sono state vendute 900 copie, un
risultato buono per un’autrice indipendente alla sua prima esperienza di
pubblicazione. Ma, al di là dei numeri, ciò che mi ha impressionato è il
feedback stesso dei lettori, che sia nei vari social network che per e-mail mi
contattano di continuo per raccontarmi le loro impressioni sul romanzo e
discuterne spesso degli aspetti che neppure io avevo preso in considerazione. E
ovviamente, sì, sono impazienti di leggere il seguito. Il primo episodio,
“Punto di non ritorno”, è abbastanza corto, si tratta di una novella, e termina
con un cliffhanger davvero pesante. L’attesa per il secondo episodio, “Abitanti
di Marte”, è stata notevole. Quest’ultimo è un romanzo breve, che in parte ha
acquietato la curiosità dei lettori, che però adesso sono smaniosi di arrivare
al cuore della storia. Per loro fortuna (e anche mia), questo verrà raggiunto
col terzo episodio, “Nemico invisibile”, lungo più del doppio dei due
precedenti messi insieme e che uscirà, se tutto va bene, intorno al 30 aprile.
E poi resterà solo l’epilogo, per il quale però ci vorranno altri cinque mesi.
Alcuni di loro non solo sono
curiosi di leggere gli ultimi due episodi, ma anche “L’isola di Gaia”, che,
come ti dicevo, è nella stessa timeline di “Deserto rosso”.
Devo ammettere che questo tipo di
responso è ciò che più di tutto mi sprona a scrivere, talvolta facendo orari
pazzeschi o rubando tempo al sonno, pur di mantenere la promessa con miei
lettori.
Raccontaci un po’ della
modalità di pubblicazione che hai scelto per la tua quadrilogia. La
consiglieresti agli scrittori che desiderano veder realizzato il loro sogno?
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| Seconda puntata. |
Io adoro essere
un’autrice indipendente. Avevo pensato di scrivere per pubblicare i miei libri,
ma non ero per niente attratta dall’editoria tradizionale, tant’è che si tratta
di una strada che non ho mai neppure tentato. Già dal 2010 avevo iniziato a
studiare il fenomeno del self-publishing soprattutto nel mercato anglofono, che
è decisamente molto più avanti di noi. Poi, con l’avvento di Amazon KDP in
Italia, ho capito che era arrivato il momento per me di mettermi in gioco.
Avevo terminato la prima stesura
de “L’isola di Gaia”, ma sapevo che c’era da fare ancora un lavoro enorme per
trasformarlo in un prodotto degno di pubblicazione, allora ho pensato di
cimentarmi in qualcosa di più corto. Da qui è nato “Deserto rosso - Punto di
non ritorno”, cioè il primo episodio della serie, che è una novella di
ventimila parole. Essendo così breve, ho avuto la possibilità di lavorarci con
tutta calma per sei mesi, nei quali mi sono concentrata più da vicino su tutte
le fasi di creazione di un libro, dall’editing, alla formattazione, la
creazione della copertina fino alla programmazione della promozione. Nel
frattempo, giusto per fare un po’ di pratica, ma anche perché è una buona mossa
dal punto di vista del marketing, ho pubblicato gratuitamente “La morte è
soltanto il principio” tramite Smashwords, che è il più grande distributore di
autori indipendenti al mondo, che permette di portare il proprio ebook sui
principali retailer internazionali, a eccezione di Amazon, che è un discorso a
parte. Con questo libro ho fatto un po’ di pratica, poi ai primi di giugno,
quando ero finalmente pronta col primo episodio di “Deserto rosso”, l’ho
pubblicato su Amazon e su Smashwords (quindi anche Kobo e iTunes, e altri
retailer internazionali), più recentemente l’ho inserito anche su Google Play.
Se considero la pubblicazione
indipendente agli altri scrittori? Ovviamente sì, a patto che siano consapevoli
che autopubblicando i propri libri non sono più solo degli scrittori, ma
diventano di fatto degli editori e ciò comporta delle responsabilità. Come
editori devo assicurarsi personalmente di pubblicare un prodotto di valore, non
solo per quanto riguarda la scrittura, ma anche ciò che sta intorno a essa,
incluso l’editing, la realizzazione della copertina, dell’eventuale
booktrailer, del sito web, la formattazione, le faccende tecniche relative alla
pubblicazione e soprattutto la promozione. Tutto ciò deve essere svolto in maniera
professionale, come se non meglio di quanto farebbe un editore. Per ottenere
questo risultato bisogna impegnarsi, imparare e rivolgersi, laddove non si
arriva da soli, a dei collaboratori, talvolta con investimento di denaro,
questo perché essere autore indipendente significa investire su se stessi a
tutti i livelli, diventando un piccolo imprenditore. Certo, lo scopo all’inizio
deve essere realistico. Non ci si può aspettare di diventare ricchi o vivere di
questo, soprattutto nel mercato italiano in cui non esistono ancora i numeri
per raggiungere certi risultati, ma ciò non cambia il fatto che ci si debba
rivolgere all’autopubblicazione con lo stesso impegno e professionalità di un
qualsiasi editore. Se poi ci si guadagna qualcosa, tanto meglio. Questo perché
il pubblico dei lettori va rispettato e si aspetta da noi la stessa qualità che
cerca in qualsiasi libro, anche se il nostro costa 89 centesimi o è gratuito.
I tuoi libri sono disponibili
solo in formato e-Book?
Sì, per il momento si
trovano solo in ebook, per il semplice motivo che sono troppo corti e
pubblicarli in cartaceo farebbe lievitare troppo il prezzo. Trovo assurdo che i
libri di un autore non famoso arrivino a costare addirittura più dei
bestseller, tra l’altro in questo modo sarebbero invendibili. Una volta
terminata la serie, però, pubblicherò l’intero romanzo di “Deserto rosso” anche
in cartaceo (un unico volume), non tanto perché pensi possa avere un mercato
maggiore (il problema del prezzo rimane), ma semplicemente per il piacere,
diciamo lo sfizio, di poterla toccare e anche perché diversi lettori me l’hanno
chiesto per poterla regalare a chi non ha un ebook reader o anche per poterla
tenere per sé in un formato tangibile.
Per quanto riguarda “La morte è
soltanto il principio”, invece, non esisterà mai il cartaceo, sia perché voglio
che resti un libro gratuito, sia perché essendo una fan fiction non posso in
alcun modo lucrarci.
I miei prossimi romanzi saranno
tutti disponibili in entrambi i formati, anche se credo che per semplicità li
pubblicherò prima in ebook.
Qual è il tuo rapporto con gli
e-Book e qual è invece l’atteggiamento che noti nel pubblico nei confronti di
queste nuove creature digitali?
Amo gli ebook.
All’inizio, un po’ come tutti, ero diffidente, ma allo stesso tempo curiosa.
Poi ho comprato un Kindle e tutto è cambiato. Mi si è aperto un vero e proprio
mondo. In linea generale quando leggo un libro non faccio alcuna distinzione di
supporto, il piacere è identico, ma il bello dell’ebook è la facilità con cui i
libri possono essere reperiti. Basta un clic e in sessanta secondi hai il libro
a disposizione. Non è più necessario spulciare i mercatini o le librerie per
trovare delle offerte, né preoccuparmi di dove mettere i libri letti (per una
bookaholic come me era diventato un problema sia economico che di spazio).
Quando voglio leggere un libro, vado su Amazon e clic lo compro (talvolta anche
gratis), un minuto dopo lo sto leggendo. Cosa c’è di meglio per un’amante della
lettura? Senza parlare poi della maggiore accessibilità ai testi in lingua
straniera. Io leggo anche in inglese, francese e tedesco, quindi ho proprio
l’imbarazzo della scelta.
Negli altri lettori mi pare di
vedere la stessa evoluzione che c’è stata in me. Ci sono quelli che rifiutano
l’idea a priori, ma solo perché non conoscono affatto la lettura digitale. Poi
ci sono quelli che la provano e capiscono di non poterne più fare a meno. La
transizione sarà lenta. Di certo il libro cartaceo non morirà. Io stessa
continuo a leggere e comprare libri cartacei, ma con minore intensità (e
spesa). Anche su questo aspetto siamo indietro rispetto ad altri mercati, ma il
trend è sempre più verso l’inserimento della lettura digitale nella nostra
quotidianità e a questo proposito sono parecchio ottimista.
Io poi scrivo fantascienza e i
miei lettori per definizione amano la tecnologia, per cui mi trovo ad attingere
al pubblico perfetto per il tipo di prodotto che propongo.
Che cosa è significato per te
pubblicare un libro? Che cosa ti piacerebbe comunicare attraverso la tua
scrittura?
Per me scrivere un libro
è vivere situazioni e vite diverse dalla mia, che desidero provare solo con la
mente senza troppo impegno (e senza alcun rischio) e con la possibilità di
avere il massimo controllo si ciò che accade. Pubblicare i miei libri significa
permettere ad altre persone di vivere e viaggiare insieme a me, rendendoli
partecipi del genere di storie che vorrei io stessa leggere.
I singoli temi poi cambiano a
seconda dei periodi della mia vita. In questi anni mi piace in particolare
raccontare storie basate sulla soggettività del concetto di bene e di male,
quindi con personaggi e situazioni controverse. Ho l’ambizione di portare il
lettore a vivere il punto di vista di questi personaggi e sentirsi
immedesimato, fino a stare dalla loro parte, sebbene compiano azioni
oggettivamente sbagliate e riprovevoli.
In passato invece ero affascinata
dal tema del doppio. Nel futuro chissà.
Hai mai pensato di cimentarti
nella stesura di testi appartenenti a generi letterari differenti o pensi di
rimanere sempre fedele allo stesso genere cui appartiene “Deserto rosso”?
L’ho già fatto. A parte
“La morte è soltanto il principio” che è una storia fantasy di azione e
avventura, con argomento egiziano, che quindi è abbastanza diversa dalla
fantascienza (sebbene rientri sempre nel macrogenere del fantastico), lo scorso
novembre-dicembre ho scritto anche, nell’ambito del NaNoWriMo 2012, un crime
thriller intitolato “Il mentore”, che pubblicherò l’anno prossimo. Senza dubbio
non sarà l’unico di questo filone.
Diciamo che, un po’ come nella
lettura, nel cinema e nella TV, non mi pongo limiti di genere, però, anche
nell’ambito dei vari generi, le mie storie hanno dei punti in comune. Oltre
certe tematiche che ritornano, ognuno di loro ha un’anima di mistero, suspense,
colpi di scena, azione e sono tutte un po’ dei thriller. Lo stesso “Deserto
rosso” è senza dubbio (anche) un thriller fantascientifico.
Sono comunque una scrittrice di
genere, nel senso che non mi interessa scrivere narrativa non di genere (ne
leggo anche molto poca). Tutte le volte che ho tentato di farlo, ho finito per
far ammazzare qualcuno o tirare fuori qualche evento inspiegabile o qualche
tecnologia futuristica. Ho decisamente bisogno degli elementi di genere, perché
mi divertono tantissimo e, in fondo, io scrivo per divertirmi.
Qual è il più bel complimento
che hai ricevuto sinora, dopo la pubblicazione del tuo libro? E quale invece,
se c’è stata, la critica “migliore”, grazie alla quale hai potuto riflettere e
magari perfezionarti?
Questa è una domanda
difficile.
Ho ricevuto commenti tra i più
disparati su “Deserto rosso”, in alcuni casi si trattava di brevi frasi, in
altri di qualcosa di davvero articolato, che, come accennavo prima, andava a
volte oltre il mio intento originale. La cosa più bella è, però, quando ti
rendi conto che tra te e il lettore esiste la giusta sintonia, tanto che questi
è in grado di cogliere esattamente ciò che tu stai cercando di trasmettere.
In questo senso mi ha colpito
particolarmente l’e-mail di uno dei miei lettori in riferimento al ruolo di
antieroina di Anna in contrapposizione con quello del personaggio di Hassan,
col quale lei è in conflitto per ragioni caratteriali, ma anche e soprattutto
etnico-religiose (Anna è dichiaratamente anti-islamica, mentre Hassan è
musulmano). Questo lettore mi ha detto che, nonostante lui legga fantascienza
perché attratto dalla parte più scientifica e tecnologica di questo tipo di
storie, si è invece scoperto catturato dalla storia umana e quasi normale
del conflitto tra una donna e un uomo.
Questo chiaramente mi ha fatto
esultare, perché per quanto in “Deserto rosso” ci sia tanta tecnologia,
avventura, azione, mistero e così via, alla base di tutto ci sono proprio i
personaggi, con le loro emotività, i solo sentimenti spesso estremi, le loro
follie, ma anche i loro aspetti più comuni, spesso meschini, che poi
caratterizzano ognuno di noi, magari non per come ci poniamo di fronte agli
altri, ma per quello che passa per la nostra testa. I miei personaggi fanno
spesso ciò che le persone comuni immaginano, ma non metterebbero mai in atto,
per vari (ovvi) motivi. La finzione conferisce questa libertà, che nella realtà
non esiste, e quando il lettore riesce a cogliere questo aspetto è davvero per
me il migliore complimento possibile, perché mi dà la dimostrazione che sto
riuscendo a trasmettergli le mie emozioni.
La critica? Questa è ancora più
difficile.
Non ho avuto grandi critiche che
abbiano influenzato il mio modo di scrivere. Il più delle volte si è trattato
di appunti, che si sono trasformati in spunti, che mi hanno permesso di vedere
le cose da una prospettiva diversa e aprirmi a certi risvolti delle mie storie
ai quali non avevo pensato.
Anche in questo caso devi citare
un lettore che mi ha scritto una lunga e-mail. Si tratta di uno scienziato
(come me d’altronde), amante della fantascienza, che mi ha fatto degli appunti
di natura scientifica, che mi hanno lasciato a bocca aperta. Uno di essi
riguarda un argomento che sapevo di dover approfondire (quello dell’effetto
della bassa gravità sul corpo umano), ma grazie a questa critica mi sono resa
conto di quanto fosse importante farlo.
A livello poi di scrittura le
critiche le ho avute però prima della pubblicazione, dai miei beta reader, e ho
cercato di farne tesoro nella stesura finale, ma questo è un discorso diverso.
Quali sono i tuoi progetti per
il futuro in ambito editoriale?
Il programma è di
pubblicare intorno al 30 aprile “Deserto rosso - Nemico invisibile”, la terza
puntata della serie, e poi intorno al 30 settembre l’episodio finale, il cui
titolo è ancora top secret (perché sarebbe un po’ spoilerante). Invece
intorno al 30 novembre o comunque prima di Natale, vorrei ripubblicare tutto
“Deserto rosso” in un unico volume, sia in ebook che in cartaceo. Tutto questo
salvo, ovviamente, imprevisti.
Nel frattempo presto inizierò a
lavorare alla traduzione (sono una traduttrice freelance) di un romanzo di fantascienza
di un autore indipendente inglese, di cui curerò in parte la promozione in
Italia e che vorremmo far uscire alla fine di ottobre.
Per l’anno prossimo conto di
pubblicare sia “L’isola di Gaia” che “Il mentore” e, possibilmente, “Red
Desert”, cioè la serie di “Deserto rosso” in inglese.
Chiaramente non smetterò di
scrivere. A novembre vorrei partecipare di nuovo al NaNoWriMo, anche se non ho
ancora deciso con quale dei vari progetti che ho in cantiere.
Tra i progetti futuri c’è poi un
romanzo di fantascienza, intitolato “Sangue”, che è una sorta di commistione
col gotico (con gente anemica che non ama stare al sole), ma senza l’elemento
soprannaturale. Sto anche pensando a un sequel de “La morte è soltanto il
principio”, che si stacchi però da “La Mummia” e che sia quindi del tutto mio,
perciò ancora avventura, azione, antico Egitto e soprattutto molta ironia. Mi
piacerebbe anche scrivere un secondo romanzo nel filone de “Il mentore”, visto
che la storia si chiude con numerosi aspetti irrisolti, anche se al momento si
tratta ancora di un’idea vaga.
Infine ho l’aspirazione di
rimettere mano alla timeline fantascientifica di “Deserto rosso” e “L’isola di
Gaia”, con un romanzo inserito cronologicamente tra questi due e un sequel
successivo all’ultimo.
Ci sono anche tante altre idee,
però mi limito al momento ai propositi certi per questo 2013 e per l’inizio del
prossimo anno. Non mi stupirei se da qui a qualche mese mi venisse in mente
qualche nuova idea e decidessi di mettere da parte alcune di queste ultime che
ho appena citato!
Complimenti per tutto e grazie di essere stata con
noi. In bocca al lupo e alla prossima!
Grazie ancora a te e…
crepi il lupo :)!
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Per info e contatti:
Simona
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