Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese appassionata di scrittura e di fotografia e profondamente innamorata degli animali. Questo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, riflessioni, novità sui suoi libri e molto altro. INSTAGRAM: @simona_giorgino (profilo autrice), @photosfromthewind (profilo fotografico).

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venerdì 20 dicembre 2019

E-book "I bordi imprecisi del cuore" GRATIS per il periodo natalizio




GRAZIE DI CUORE a tutti coloro 
che lo stanno scaricando!

Da oggi l'e-book I bordi imprecisi del cuore è disponibile GRATIS 
su tutti gli store online!

BUONE FESTE A TUTTI!


[Cartaceo disponibile a soli 12,99 euro.]




SINOSSI


Nell’assolato Salento, al mercatino di Santa Caterina, ogni estate Dalia vende le sue candele artigianali. Accanto a lei ci sono Ismael e il suo stand etnico, Milena e Chiara, esperte di cosmetici, e la bella Olga, che realizza gioielli di cartapesta. Ma la nuova stagione è destinata a riservare delle sorprese, a partire dall’arrivo di un nuovo vicino di bancarella, Omar, che vende libri usati. Omar riesce a integrarsi subito nella comitiva, eppure c’è qualcosa di misterioso in lui, i suoi occhi sono sfuggenti, il suo cuore è uno scrigno inaccessibile. Dalia, incastrata anche lei nel ricordo di un amore tormentato, percepisce le angosce del ragazzo e si avvicina a lui. Così, tra confidenze, rivelazioni e momenti magici all’insegna dell’amicizia, la stagione procede serena.
Ma una sera di fine agosto, l’incanto di quell’estate si interrompe bruscamente: una festa in spiaggia, il mare in tempesta, una disgrazia inattesa. Una disgrazia che, tuttavia, annienta e dona al tempo stesso, perché è proprio grazie a essa che Dalia incontra Luca, un ragazzo venuto da lontano, deciso a rimettere ordine nella sua vita. I due, intenzionati a fare luce sugli ultimi eventi, intraprendono insieme un appassionante viaggio nel passato. Una vicinanza che guarisce le ferite, un amore, timido ma intenso, che sembra risanare il cuore. Ma entrambi dovranno fare i conti con Omar, una presenza struggente e irrinunciabile, il fiume che separa due sponde e, al tempo stesso, il ponte che le unisce.




Simona




giovedì 12 dicembre 2019

I bordi imprecisi del cuore, di Simona Giorgino - booktrailer, sinossi e qualche curiosità



I bordi imprecisi del cuore è uscito il 9 dicembre scorso in versione e-book (la versione cartacea sta per arrivare!). Scritto l'estate scorsa, l'ho poi lasciato riposare per un bel po' a causa degli impegni lavorativi che non mi hanno permesso di dedicarci del tempo, ma non appena è giunta l'estate, per l'appunto, mi ci sono rimessa sopra con una passione incontrollata e l'ho terminato, rifinito, perfezionato.
Poi, a Settembre, è arrivata "l'avventura inglese" (eh già, quante cose dovrei raccontarvi! Promesso: scriverò un post appositamente sull'Inghilterra, dove mi sono momentaneamente trasferita) e ho dovuto rimettere da parte il romanzo un'altra volta.
Ma in Inghilterra ho trovato l'ambiente perfetto per tornare a scrivere: seduta a una finestra che mi ha tanto ispirato, che mi offriva la visuale di una schiera di affascinanti cottages, ho ulteriormente rifinito il romanzo, l'ho editato, ed è in terra anglosassone che ho trovato il titolo e la copertina, è qui che ho scritto una sinossi difficilissima, la più difficile di tutte le sinossi scritte finora, perché sì, questo romanzo è molto più di quello che ho potuto inserire nella trama. Era impossibile racchiudere questa storia in poche righe: ho dovuto fare una selezione.
Ma la storia è di più: non è solo una storia d'amicizia e d'amore, è anche una storia sul perdono e sugli affetti familiari, una storia sulla necessità di esprimere i propri sentimenti prima che sia troppo tardi, una storia di terra e di radici, una storia sul passato che annienta, sui sensi di colpa, sulla voglia di tornare ad amare - in tutti i sensi. 

Aspetto con grande trepidazione il momento in cui stringerò tra le mani la mia prima copia cartacea...

Intanto, però, se volete, QUI potete acquistare l'e-book.


GRAZIE di cuore a chi lo leggerà
e BUONA LETTURA!


SINOSSI

Nell’assolato Salento, al mercatino di Santa Caterina, ogni estate Dalia vende le sue candele artigianali. Accanto a lei ci sono Ismael e il suo stand etnico, Milena e Chiara, esperte di cosmetici, e la bella Olga, che realizza gioielli di cartapesta. Ma la nuova stagione è destinata a riservare delle sorprese, a partire dall’arrivo di un nuovo vicino di bancarella, Omar, che vende libri usati. Omar riesce a integrarsi subito nella comitiva, eppure c’è qualcosa di misterioso in lui, i suoi occhi sono sfuggenti, il suo cuore è uno scrigno inaccessibile. Dalia, incastrata anche lei nel ricordo di un amore tormentato, percepisce le angosce del ragazzo e si avvicina a lui. Così, tra confidenze, rivelazioni e momenti magici all’insegna dell’amicizia, la stagione procede serena.
Ma una sera di fine agosto, l’incanto di quell’estate si interrompe bruscamente: una festa in spiaggia, il mare in tempesta, una disgrazia inattesa. Una disgrazia che, tuttavia, annienta e dona al tempo stesso, perché è proprio grazie a essa che Dalia incontra Luca, un ragazzo venuto da lontano, deciso a rimettere ordine nella sua vita. I due, intenzionati a fare luce sugli ultimi eventi, intraprendono insieme un appassionante viaggio nel passato. Una vicinanza che guarisce le ferite, un amore, timido ma intenso, che sembra risanare il cuore. Ma entrambi dovranno fare i conti con Omar, una presenza struggente e irrinunciabile, il fiume che separa due sponde e, al tempo stesso, il ponte che le unisce.






Simona





giovedì 18 luglio 2019

L'amica geniale: un'opera che lascia tracce profonde.



Primo volume: L'amica geniale
Secondo volume: Storia del nuovo cognome
Terzo volume: Storia di chi fugge e di chi resta
Quarto volume: Storia della bambina perduta


Elena Ferrante, edizioni e/o





Cari lettori,



come riuscire a parlare della serie de L'amica geniale? Come riuscire a descrivere le emozioni che ti lascia, il modo in cui questa lettura ti tormenta, ti modella, ti scava dentro? 

Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice misteriosa, che ha deciso di non rivelare la sua identità perché, dice, rivelarsi mette a rischio la sincerità della scrittura. L'ammiro. Quando si è esposti con il proprio nome e con la propria vita, è difficile che venga fuori una scrittura così sincera e schietta come quella della Ferrante. Fa bene ad avvolgersi nel mistero e, sebbene sia ampiamente curiosa anch'io, come tanti lettori e tante lettrici, di conoscere il volto di questa straordinaria scrittrice, al tempo stesso sento di doverla ringraziare per il suo anonimato che le ha permesso, evidentemente, di scrivere senza catene, senza corde, senza schemi, senza congetture, facendo venire fuori l'Opera meravigliosa che ho da poco finito di leggere e che sento mi resterà dentro ancora per moltissimo tempo.

La sua scrittura è tagliente, precisa, ricca di dettagli veri, crudi, realistici. Un'opera ampiamente approfondita e straordinariamente profonda. Una storia ampia, infinita, che racconta la vita di ogni singolo personaggio come stesse raccontando la nostra, la vostra, quella di tutti. Perché, in un modo o nell'altro, quest'opera ci somiglia, ci spia nell'interno, ci appartiene, come se non raccontasse solo la storia di Elena, Lila e i tanti personaggi che ruotano intorno a loro, ma la storia di ciascuno di noi. 

L'infanzia, le amicizie che nascono piano, tra i banchi della scuola elementare, le complicità e allo stesso tempo le divergenze, le differenze di carattere, le personalità che emergono lungo il filo sottile dell'assertività, le paure nascoste, le bellezze celate, i cambiamenti, la fuga dal posto cui si appartiene e la decisione di restare, l'emancipazione, il successo, le carriere, le approvazioni e le disapprovazioni, il confine impreciso delle cose, della persone, della vita stessa, gli amori segreti e quelli folli, gli amori comodi e quelli impossibili.

Come fare a racchiudere in un breve post un'opera letteraria che contiene tutto il mondo e tutta la vita? 

Difficile non ritrovarsi, da qualche parte in questa lunga storia...

Non amo le serie. Sono decisamente per i romanzi autoconclusivi. Quando ho comprato L'amica geniale, infatti, non sapevo che avesse tre seguiti. Credevo fosse un autoconclusivo, ne avevo sentito tanto parlare, gli spettatori hanno amato anche la serie TV trasmessa alla fine dello scorso anno sulla RAI. Quando ho finito il primo volume, con un intimo desiderio reverenziale e commosso sono corsa in libreria per comprare gli altri tre. E ora che ho finito di leggerli tutti, ho l'obiettivo di comprare il DVD della serie TV per rimediare al grave errore di non averla seguita! 

Un'opera come quelle che ci si aspetta di leggere: libri che ti lascino delle tracce dentro, che ti facciano male, che ti scuotano l'anima, che ti travolgano e ti stravolgano...

Per me L'amica geniale è stato tutto questo.





Simona Giorgino



martedì 12 giugno 2018

"Sei dove batte il cuore" dal 5 luglio in tutte le librerie e store online!

Cari lettori,

sembra proprio che ormai ci siamo: 
l'avventura con Newton Compton sta per iniziare!
Sei dove batte il cuore arriva in tutte le librerie e store online 
il 5 luglio.

Sono emozionata e contenta. 
Un sogno che si realizza.





Scoprite di più sul sito della casa editrice!






Simona


mercoledì 13 dicembre 2017

"Gli angeli non hanno memoria", di Giovanni Pennati: le mie impressioni

Buonasera lettori,

di recente ho letto questo libro, trovato gratuitamente su Amazon. Mi piace il fatto che per trovare un buon libro spesso non occorre spendere chissà quanti soldi, né occorre necessariamente girare fra gli scaffali di un editore importante.
Ho letto in giro di gente che rifiuta a priori di leggere chi si autopubblica, e io non sono nessuno per giudicare e ognuno faccia quel che ritiene opportuno, però dico: non sa che cosa si perde! Molti autori self sono davvero in gamba. Non tutti, ma d'altronde si può trovare a mio avviso della scrittura scadente anche tra chi pubblica con una casa editrice. Poi, va be', perché mi sto perdendo in un discorso che potrebbe non finire più per quante cose ci sono da dire? I lettori sono tutti diversi ed è normale avere opinioni contrastanti. Ciò che piace a me può non piacere a te e viceversa.
Ok, tutto questo per dire che Gli angeli non hanno memoria non ha nulla da invidiare, secondo me, ai grandi libri pubblicati da note case editrici e la scrittura di Giovanni Pennati mi ha colpita sin da subito (altrimenti molto probabilmente non avrei continuato a leggere, perché una storia con una bella idea di fondo ma che è scritta male forse mi spingerebbe a fermarmi prima del tempo; come detto anche in un altro post, per me i libri possono anche non avere dietro una trama spettacolare, ma se sono scritti bene, come dico io, continuo a leggerli con trasporto. Mi piace la scrittura, la parola, mi piace chi la sa usare, dosare, chi ci gioca, non ci posso fare niente. Oh no, ma sto divagando ancora!).
Ok, insomma, Gli angeli non hanno memoria mi ha tenuta incollata alle pagine. L'autore è bravissimo (di solito non vado a cercare tutti gli autori che leggo, ma quando ho finito di leggere questo libro ho pedinato Giovanni per fargli sapere quanto ho amato il suo romanzo). La sua bravura consiste nel fatto che riesce davvero a incuriosire il lettore, non facendolo annoiare. Sin dall'inizio volevo sapere che diamine avesse combinato questo Ascanio nel suo passato, e inoltre il protagonista mi incuriosiva e volevo sempre saperne di più su di lui; l'autore alterna presente e passato attraverso un uso sapiente e affascinante del flashback, con un cambio anche della persona (dalla terza alla prima). Dialoghi ben strutturati e personaggi ben caratterizzati. Un romanzo completo, maturo (sebbene credo che l'autore alle spalle avesse solo un altro libro), e che inoltre - cosa molto importante per me - dimostra una profonda sensibilità d'animo. Di solito mi capita di leggere storie in cui i personaggi principali sono delle donne. Ma quanto amo, di tanto in tanto, leggere libri scritti da uomini e che parlano di uomini! Perché la sensibilità che alberga in un animo maschile sa essere estrema, profonda, immisurabile.
Poi i lettori più romantici saranno contenti di sapere che Gli angeli non hanno memoria racchiude una bellissima storia d'amore. Ma non solo. Narra anche i drammi dei personaggi, e offre spunti di riflessione sulla vita, sulle relazioni umane e, un po' alla lontana, sulla fede.
Non farò spoiler, ma devo dire una cosa. Quando mi stavo avvicinando alla fine, come tutti i lettori inevitabilmente provavo a immaginare quale segreto Ascanio avesse nascosto nel suo passato, e provavo a indovinare come sarebbe finito il racconto. Forse è inevitabile farsi delle aspettative. Ma io - probabilmente sull'onda di un presentimento - mi dicevo, parlando tra me e me come una matta: qualsiasi sia la fine che avrà questo libro, io perdonerò tutto a Giovanni :D, perché a un autore con una penna così sensibile, e che talvolta è persino riuscito a strapparmi qualche lacrimuccia, si perdona ogni cosa. E poi la fine è arrivata e, ok, non era quella che mi aspettavo e lì per lì mi sono detta: eh, però! Ma poi sono tornata in me: però un corno! Giovanni Pennati ha deciso così, il che vuol dire che quella era la fine perfetta per il libro. Punto. Perché ogni finale, come ogni storia, va rispettato per ciò che è, per ciò che l'autore in quel momento voleva comunicare e per ciò che dà. E a me Gli angeli non hanno memoria mi ha dato tanto. Proprio tanto. 

Credo sia in circolazione da un po', probabilmente da un paio d'anni. Se non lo avete ancora letto vi ricordo che è GRATIS! ;)









Simona




giovedì 24 aprile 2014

New entries nella propria libreria: l'entusiasmo di tuffarsi nella lettura!


Oggi mi sono arrivati i due libri di Angela Bianchini che avevo ordinato la scorsa settimana. 




Sono felice come una bambina che ha ricevuto un bel dono da Babbo Natale!
Ho anche preso un segnalibro dolcissimo - di Gocciolina - e ho deciso che sarà lui ad accompagnare 
le mie letture notturne e a tenere il segno delle pagine.




Scriverò presto le mie impressioni su questi due libri, non appena avrò terminato di leggerli.
Per Angela Bianchini ci sarà sempre un posto in questo blog.

Ci sono anche altri romanzi della stessa autrice che vorrei avere nella mia libreria, ma che sono pressappoco introvabili. Fuori catalogo. Ma io li avrò: "Nevada", "La ragazza in nero", "Capo d'Europa", "Un amore sconveniente", e altri. Che peccato notare che la Bianchini non sia così "in voga". Su aNobii i suoi libri sono nelle librerie di pochissime persone, che si contano addirittura su un palmo di mano. 
Non me ne farò mai una ragione adeguata  :).  

A ogni modo, adesso mi godo queste due favolose new entry della mia libreria!
Ho deciso che inizierò da "Gli oleandri", per il quale ho provato sin da subito, sin dal primo incontro in Internet, uno slancio emotivo e di passione. Poi procederò con "Le labbra tue sincere".


È strano, non ho paura di rimanere delusa dalle aspettative. Di solito non parlo mai con troppo entusiasmo di qualcosa che non è ancora successo o di un libro che non ho ancora letto. Generalmente l'idea della delusione o della disillusione mi frena un po', preferisco restare con i piedi per terra e fare le mie valutazioni solo con il senno di poi. Ma il fatto è che con Angela Bianchini è successo qualcosa di singolare: mi è entrata dentro e trovo improbabile che possa deludermi. 
Ma tutto può succedere, quindi... staremo a vedere!
Una cosa è certa, però: l'entusiasmo con cui mi accingo a leggere questi due romanzi non l'ho mai provato per nessun altro libro in vita mia. Con "Le nostre distanze", Angela Bianchini ha fatto centro dentro di me... Questo basta per non vedere l'ora che arrivi stasera, quando, sotto la luce fievole del mio abat jour, mi lascerò avvolgere dalla delicata e femminile scrittura di questa autrice.






Simona



giovedì 25 luglio 2013

"Un uso qualunque di te" e "Non volare via", di Sara Rattaro: le mie impressioni.


Ho letto questi due romanzi della Rattaro a distanza di tempo di circa tre mesi l'uno dall'altro. Ho iniziato da Un uso qualunque di te, di cui mi attirava praticamente tutto, il titolo, la copertina, la trama. Ultimamente ho letto in poco tempo Non volare via, e vi ho trovato la stessa identica Rattaro, con il suo stile e la sua capacità di emozionare, e con le sue storie che hanno sempre un che di drammatico, ma anche un sapore di vita quotidiana, e di sentimenti autentici.

Ho trovato una specie di somiglianza fra i due romanzi, tuttavia. La sensazione è quella di due storie diverse, senza dubbio, ma che in qualche modo ripropongono lo stesso genere di episodi, lo stesso tema, e un po' mi è dispiaciuto che la Rattaro si sia "ripetuta". Non so se sia una sensazione corretta, non so se sia dovuta al fatto che li abbia letti a una distanza abbastanza ravvicinata, ma leggendo Non volare via ho fortemente sentito la presenza di Un uso qualunque di te. 
Sarà forse dovuto al fatto che Un uso qualunque di te mi era rimasto particolarmente impresso: non è facile "liberarsi" di quella storia.

In entrambi i libri, comunque, si parla di famiglia, in entrambi i libri c'è la presenza di un figlio che, sebbene con ogni probabilità si sia trattato di pura coincidenza, ha dei problemi. Genitori e figli, quindi, di fronte alle difficoltà della vita, e uno dei due genitori, sempre - in Un uso qualunque di te la moglie, in Non volare via il marito - in qualche modo sfugge all'altro, ed ecco il tradimento, l'infedeltà, la devastazione, la scoperta. In entrambi i libri il tradimento, alla fine, finisce per essere al centro della narrazione. In Un uso qualunque di te lo è di certo, non ci sono vie di scampo, diventa uno dei perni principali della storia. In Non volare via all'inizio si ha la sensazione che le cose vadano diversamente, l'attenzione ruota intorno a Matteo, un bambino audioleso dalla nascita, ma poi ecco nuovamente l'infedeltà, che finisce per diventare il tema principale, occupando tutti i capitoli centrali.
Questo a ogni modo non toglie nessun merito ai libri e al talento dell'autrice!

In Un uso qualunque di te la protagonista è Viola, una donna complicata, "sbagliata", sposata con un uomo perfetto, Carlo, che la ama di un amore incondizionato. Hanno una figlia, Luce, che presto si scoprirà avere un problema di salute che necessiterà di un urgente intervento chirurgico. 
La storia è strutturata in maniera molto interessante, si apre nel presente per poi fare immensi tuffi nel passato, con dei flashback di cui la Rattaro si serve spesso e volentieri, e che usa per farci conoscere piano piano le debolezze di questa donna "imperfetta".
L'intervento chirurgico della figlia porta a galla una verità che Viola ha tenuto nascosta per anni interi, mai potendo immaginare che un giorno sarebbe emersa nel modo più drammatico che esista, in un ospedale, mentre la vita della figlia è appesa a un sottile filo di speranza. 
Quello che ho apprezzato maggiormente di questo libro è stata la capacità della Rattaro di far provare dei sentimenti reali nei confronti dei personaggi, come fossero veri, persone di nostra conoscenza. Nei confronti di Viola, in particolare, il lettore si pone con diffidenza, con fastidio e rancore. Io, per lo meno, a fine lettura ho dovuto fare i conti con Viola per qualche giorno: non ho mai capito veramente se sono riuscita a perdonarla o meno. 
Quello che ci fa "detestare" Viola è la sua superficialità, la sua meschinità a volte velata di innocenza. La Rattaro ce la descrive troppo bene nella sua dimensione interiore, e ce la fa vedere sotto la luce di una donna sbagliata, forse in fondo un po' cattiva, che non si può accontentare di quello che possiede ma che aspira ad avere sempre di più, una donna irresponsabile e, soprattutto, una donna che ammette di avere accanto a sé l'uomo migliore del mondo e nonostante ciò lo tradisce, gli fa del male, e gli tiene nascosta una verità troppo importante. 
Mi sono sempre detta che se provi almeno un po' di stima nei confronti di Carlo, in questo libro, come conseguenza naturale non puoi che provare l'opposto per Viola. E la Rattaro è troppo brava a portare il lettore laddove desidera, ci fa conosce gli aspetti peggiori di Viola e quelli migliori di Carlo. 
Carlo: un uomo meraviglioso, lo vedi attento a non far mancare niente alla moglie e alla figlia, un cuore immenso, un porto sicuro, un padre eccezionale che ama in maniera incondizionata le due donne della sua vita, un uomo che non abbandonerebbe mai Viola, un uomo che lei considera un vero e proprio punto di riferimento, un uomo che non le permette mai di smarrirsi, che la trova ovunque lei possa perdersi, che sia in un luogo del mondo o in un luogo della sua intimità.
Non puoi voler bene a Carlo senza un po' odiare Viola: è un passaggio d'obbligo.
Ma poi arriva la redenzione, se così vogliamo chiamarla. Alla fine accade qualcosa che, in qualche modo che forse sembra - a mio modesto parere - un po' troppo costruito, teatrale e surreale, vuole farci riflettere. E sì, è vero, ci rifletti, e penso che quello su cui voglia farci riflettere sia la nostra capacità di perdonare: quanto siamo capaci di perdonare? Qual è il confine fra la nostra percezione del bene e la tolleranza del male? 


In Non volare via la Rattaro sa sempre stupire con i suoi momenti di riflessione che si alternano ai passaggi narrativi, con le sue parole che spesso toccano l'animo, e ci fa vedere il quadro di una famiglia che, come sempre, è felice solo apparentemente. Emozionante è il racconto che ruota intorno alla figura di Matteo, un bambino audioleso dalla nascita, ma perfetto nella sua "imperfezione", intelligente, sveglio, e molto fortunato d'aver avuto alle spalle una madre modello, una famiglia presente, una sorella protettiva e affettuosa. La sua vita è costruita come sotto una campana di vetro, una vita fatta di regole, di orari, di tentativi di mantenere sano e perfetto un equilibrio che per niente al mondo dovrebbe vacillare. 
Ma suo padre, Alberto, un giorno cade nella trappola dell'infedeltà. Anche qui la Rattaro è in grado di guidarci nei sentimenti e stavolta non ce lo fa odiare. Alla figura dell'amante Camilla, infatti, è legato un passato che trova le sue radici nel lontano ultimo anno di Liceo. Alberto era un ragazzino di 18 anni, troppo inesperto, immaturo e timido, e il giorno in cui era diventato un uomo, al suo fianco c'era Camilla. Camilla che era una ballerina, Camilla che gli aveva conquistato il cuore e Camilla che lo aveva abbandonato per inseguire il sogno della danza. 
Quando tornerà, dopo molti anni, Alberto capirà di non averla mai dimenticata e inizierà un gioco infedele e crudele, che porterà inevitabilmente dei cambiamenti importanti all'interno della sua famiglia. 


I personaggi della Rattaro sono tutti straordinariamente umani, fragili e autentici, e mi sembra che le sue storie vogliano evidenziare, in particolare, proprio la natura imperfetta dell'essere umano.





Simona



lunedì 22 luglio 2013

"Bancarelle letterarie" e le mie impressioni su "Baci da Malibu" di Marian Keyes e "Voltiamo pagina" di Jane Green.

Un giorno di diversi anni fa (due? tre?) acquistai alcuni romanzi in un mercatino e scoprii in quell'occasione il fascino dei libri dati a pochi euro, aggrovigliati disordinatamente su una bancarella spesso poco invitante rispetto a una bella libreria profumata di pulito. 
I libri erano tutti particolarmente ammassati, disposti senza un filo logico, si capiva a malapena quale fosse il confine che separava i grandi classici dai romanzi contemporanei. Le edizioni erano tutte abbastanza scadenti, le copertine mediocri, molti titoli praticamente sconosciuti. 
Nella confusione che regnava sovrana sulla bancarella, tuttavia, trovai qualcosa che faceva al caso mio, un libro che mi è davvero piaciuto tanto, Cioccolata per due, di Lolly Winston. Ve ne parlai in questo post un po' di tempo fa, una lettura molto piacevole.
Aver scoperto che anche in un mercatino apparentemente dall'aria poco invitante si possono trovare dei libri di piacevole compagnia mi ha ovviamente spinta ad acquistarne altri, così ogniqualvolta mi trovo nelle vicinanze di un mercatino o di una fiera, non mi lascio mai sfuggire l'occasione di dare un'occhiata in mezzo alle cataste di libri di certe "bancarelle letterarie"! Così nel tempo ne ho accumulati degli altri, fra cui ci sono anche Baci da Malibu di Marian Keyes e Voltiamo pagina di Jane Green di cui vi parlo oggi.
Li presi insieme (a pochissimi euro!) e mi ricordo che fu una scelta rapidissima, di un battibaleno, non poteva essere altrimenti con il mio ragazzo che già brontolava all'idea di dover attendere un'eternità (Simona di fronte ai libri è come la Simona dei negozi di abbigliamento e di make-up: lui non è un grande sostenitore dello shopping, e soprattutto dello shopping in rosa :D!), ma le copertine e i titoli mi ispiravano tantissimo: sentivo di aver fatto la scelta giusta.

Fra i due, comunque, ho preferito di gran lunga Baci da Malibu. Una storia semplice, niente di eclatante, una lettura distesa (forse alcuni la definirebbero piatta), senza troppi accadimenti sconvolgenti, una storia che si sa dove va a parare ma comunque ti appassiona (forse alcuni la definirebbero scontata e prevedibile). Per me è stata una lettura piacevole, mi interessavo sinceramente alle vicende di Maggie che, allontanatasi dal marito dopo aver scoperto il suo tradimento, approda a Los Angeles dalla sua amica e riscopre se stessa e una vita troppo dimenticata, ed è attraverso una serie di flashback e di riflessioni che Maggie ci informa della sua vita, del suo matrimonio, delle possibili cause che lo hanno portato allo sfascio. Una lettura rilassante, che non pretende di mettersi in classifica, una lettura che sembra nata con il solo intento di accompagnarti piacevolmente per qualche serata. 

Voltiamo pagina, invece, mi ha annoiata da morire. Non vedevo l'ora di leggerlo perché lo associavo facilmente a Baci da Malibu, avendoli acquistati in coppia, ma di Baci da Malibu, secondo me, Voltiamo pagina non ha neanche l'incipit. 
L'ho iniziato a leggere in spiaggia un paio di settimane fa e l'ho concluso l'altra sera sdraiata sul mio letto prima di addormentarmi (in realtà stavo per addormentarmi ancor prima di concluderlo... tanto poco la lettura riusciva a intrigarmi!). A dire il vero non sono assolutamente in grado di darvi un parere ragionato su questo libro perché - lo ammetto - molte parti della storia le ho praticamente saltate. Quella domenica in spiaggia i primi capitoli mi erano sembrati carini. La vicenda si apre con una descrizione abbastanza dettagliata e interessante di uno dei principali personaggi di questa storia - Portia - ma i capitoli a venire sono stati per me una noia mortale. Ho trovato una protagonista (di cui non ricordo il nome, sigh!) abbastanza priva di carattere e di personalità, una protagonista-non-protagonista (sembrano protagonisti tutti gli altri tranne lei) di cui è facile dimenticarsi (ah sì, si chiama Cath o qualcosa di simile, ma giuro che di lei mi è rimasto poco e niente). Ho trovato, inoltre, che l'autrice abbia inserito un sacco di scene piatte, senza alcuno slancio, che non entusiasmano affatto e che sembrano avere il solo compito di "diluire" il racconto, di allungarlo, di fare da collante fra un episodio e l'altro.
Vorrei tanto poter dire che un giorno, magari, gli darò una seconda chance, ma dopo questo primo tentativo fallito dubito che riprenderò in mano questo libro. I libri sono tanti e il tempo è breve: preferirei leggere libri mai incominciati!





Buona giornata,

Simona



martedì 16 luglio 2013

Romanzi in sospeso: il piacere di rimettersi a leggere.


Sto leggendo diversi libri e non appena avrò concluso vi riporterò le mie impressioni. 
Nel periodo in cui ho intensamente studiato per gli ultimi esami avevo praticamente messo da parte anche il mio e-reader. Spesso e volentieri lo studio mi teneva china sui testi fino a tarda ora, tanto che poi, una volta a letto, l'unica cosa che desideravo era sprofondare in un sonno profondo! Non c'era tempo per la lettura, ma soprattutto non avevo la testa di rimettermi a leggere, la mia mente si rifiutava categoricamente di ingoiare altre parole! Per un breve periodo di tempo ho anche avuto il coraggio di sostituire i libri con un giochino idiota trovato sul mio cellulare, ovvero "Super Jewel Quest" :P: ma qualsiasi cosa andava bene pur di distrarmi!
Non vedevo l'ora di concludere gli esami anche per riprendere in mano quelle letture che avevo lasciato in sospeso. Già il giorno stesso in cui ho sostenuto l'ultimo esame ho finito due romanzi tutto d'un fiato e ho scritto le relative recensioni... Insomma, sono molto contenta di essere tornata nel mondo dei comuni mortali e di potermi finalmente concedere "qualche" deliziosa lettura!
Prima di finire gli esami, dicevo, ne avevo lasciati diversi in sospeso. Ho l'abitudine, infatti, di incominciare e portare avanti più letture contemporaneamente. 
Avevo lasciato in sospeso "Seta" di Baricco, "Il giorno prima della felicità" di Erri De Luca, "Sulla strada" di Jack Kerouac e inoltre un libro che non credo porterò a termine perché mi ricordo che non mi stava entusiasmando per niente, ovvero "Ho cercato il tuo nome" di Nicholas Sparks. L'altro giorno in spiaggia, invece, nonostante tutti i libri già iniziati :P, ho preso a leggere "Voltiamo pagina" di Jane Green. Inoltre, nel mio e-kindle da qualche giorno è arrivato anche un nuovo romanzo, stavolta di un'autrice esordiente, "Un inverno a Klamath Falls" di Silvia Giaccioli, un libro che ho visto parecchio circolare in rete e che mi ha colpito per la copertina e il titolo, vedremo se la lettura sarà all'altezza delle mie aspettative. A tutti questi se ne aggiungono altri due le cui autrici emergenti aspettano una recensione, ovvero "Amore nel sangue" di F. Andreozzi e V. Vescera e "Cara cognata ti odio" di Corinne Savarese.
A ogni modo, nei prossimi giorni li finirò tutti perché ne ho tantissimi altri da leggere!! Ho un e-reader praticamente pieno zeppo di titoli, non riuscirò mai a leggerli tutti. Ce ne sono troppi, poi, che mi ispirano da morire e che vorrei incominciare subitissimo, ed è una tortura dover aspettare per poterli leggere... ma purtroppo non posso leggerne duecento tutti insieme! Bisogna finirne uno e poi incominciare l'altro... C'è davvero l'imbarazzo della scelta!

Ah, in tutto questo, l'altro giorno, dopo tanto tempo, finalmente mi sono messa a scrivere. Ne è venuto fuori un capitolo di un possibile terzo romanzo, ma non ho idea di quale sarà il suo destino, anche perché al momento più che scrivere un romanzo devo pensare alla tesi! 
E a proposito di tesi, fra due ore ho appuntamento con la relatrice, quindi... corro a prepararmi! 




Buona giornata,



Simona



domenica 17 marzo 2013

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti degli e-Book?

Che atteggiamento hanno, in linea generale, i lettori del mio blog nei confronti dei libri in formato elettronico/digitale (e-book)?

Non lo saprò mai :P, ma so per certo che 27 persone passate da qui (per puro caso o perché probabilmente assidui frequentatori del blog) hanno contribuito a farmi conoscere la loro opinione rispondendo al sondaggio del mese che si è chiuso giusto oggi.

Clicca sull'immagine per ingrandirla.


Questo sondaggio è rimasto aperto per circa un mese o poco più. Ero curiosa di conoscere l'opinione di altri lettori sugli e-book.

Le opzioni di risposta erano:
- Non ne ho mai letti e mai ne leggerò: non riesco a digerirli!
- Ne leggo un sacco! Adoro gli e-book!
- Non possiedo un e-book reader ma mi piacerebbe averne uno.
- Il libro cartaceo resta sempre al top, ma appena posso leggo anche gli e-book.
- Compro gli e-book perché li trovo economici, comodi, facili da reperire.
- E-book o libri di carta non fa differenza, l'importante è leggere.
- Preferisco spendere un po' di più, ma annusare l'odore della carta stampata!

Dai 27 voti ricevuti posso notare che ancora una buona parte di lettori (la maggioranza, con il 48% derivato da ben 13 voti) preferisce di gran lunga spendere un po' di più per leggere un libro cartaceo, per poter sentire quell'insostituibile sensazione che effettivamente è solo un libro vero a darti: l'odore della carta, il fruscio delle pagine, la ruvidezza o la morbidezza della copertina, e tutte le altre caratteristiche fisiche dei libri cartacei.

Tre persone (3 voti, 11%) hanno risposto che non si sognerebbero mai di leggere e-book, che non riescono a digerirli, e altre tre persone (ancora un 11%) affermano di non possedere ancora un e-reader ma che ne desiderano uno, e sono quindi favorevoli, tutto sommato, alla lettura digitale. 

Una buona parte (6 voti, 22%) dichiara di mantenere sempre una certa preferenza per il cartaceo, ma che se capita l'occasione di leggere un e-book non si tira affatto indietro.

Una sola persona dichiara di leggere moltissimo gli e-book, due altri lettori dichiarano di trovare gli e-book economici, comodi e facili da reperire e, infine, due altri lettori affermano che l'importante è leggere, indipendentemente dal fatto che lo si faccia con un libro di carta o con un libro digitale.

Dunque dunque dunque. Sono contenta di discutere i risultati di questo sondaggio perché negli ultimi mesi anche la sottoscritta si è ritrovata a cambiare rapidamente e facilmente opinione nei confronti degli e-book. Sono stata una di quelle che all'inizio sembravano decisamente restie, poi hanno incominciato pian pianino a leggere e-book sul PC, per finire irrimediabilmente a farsi regalare il famoso e-reader e accumulare centinaia di libri digitali nel giro di poche settimane.

In realtà non ricordo di aver mai detestato gli e-book. Quando mi capitava l'occasione ne leggevo sul PC, sebbene questo avvenisse con particolare rarità, forse proprio perché il PC rende decisamente pesante la lettura (suggerisco infatti di non valutare gli e-book senza aver provato a leggerli su un supporto specializzato: il PC non lo è!). Da quando ho ricevuto in regalo, a gennaio scorso, un agognato e-book reader, sono diventata anch'io un'assidua lettrice digitale. 
Io e il mio e-reader viviamo praticamente in simbiosi. Riesco a reperire facilmente e comodamente gli e-book e così la mia libreria virtuale negli ultimi mesi è lievitata in maniera impressionante. Libri che magari in libreria costavano un bel popo' di euro e che sono stata spesso costretta a ignorare e lasciare fra gli scaffali dei librai ora sono comodamente adagiati nel mio e-reader in formato e-pub/pdf o mobi. 
È come un libro. E va bene, non esattamente. Anch'io nutro una forte preferenza per il libro di carta e quando finisco di leggere un e-book mi capita di pensare "quanto mi piacerebbe averlo in cartaceo, qui, in mezzo alla mia libreria vera, e poterlo guardare e toccare dal vivo, e metterlo in mezzo agli altri incrementando la mia collezione", ok, mi capita di pensarlo, ma sono sincera: questa sensazione passa in secondo piano, perché in primo piano si piazza la felicità d'aver comunque letto quel libro. 


Pregi dell'e-reader secondo me.

È sottile, leggero, le dimensioni sono esattamente quelle di un libro vero, ma anziché una sola storia, l'e-reader può contenerne... centinaia, migliaia! In un solo e-reader puoi caricare migliaia di file! 
Puoi portarlo sempre in borsa, anche quando stai leggendo un mattone di mille pagine... 
Puoi zoomare la pagina, rendere le scritte grandi o piccole a tuo piacimento per non avere problemi alla vista. Gli e-reader sono retro-illuminati, il che vale a dire che non creano problemi agli occhi, puoi leggere quanto e dove vuoi. 
Inutile menzionare il fatto che puoi comodamente andare indietro e avanti per le pagine con le freccette, vero? E che si possono comodamente mettere i segnalibro che registrano la pagina dove ti sei fermato?
Un e-book costa effettivamente molto di meno (tranne qualche piccolo editore che stabilisce prezzi impressionanti anche per gli e-book, ma in linea di massima i costi non sono altissimi) e lo puoi reperire strafacilmente in Internet, senza uscire di casa, con un semplicissimo CLICK. Lo scarichi ed è tuo nell'arco di... un secondo.
Alcuni potrebbero dire: questo non è assolutamente paragonabile al piacere di mettere piede in una libreria, annusare quel piacevole odore di carta e di libri, girare per gli scaffali, guardare le copertine dal vivo, voltare le pagine, perderci anche le ore alla ricerca del libro che ti porterai a casa. E avrebbero ragione, ma io risponderei: chi lo dice che possedere un e-reader significhi non mettere più piede in libreria? Io, per esempio, amo - grazie al mio amour e-reader - riuscire a reperire con tale semplicità un mare di e-book, ma quando vado a letto, la sera, sotto le coperte, è assolutamente indispensabile leggere un libro cartaceo. Non tradisco il libro di carta per l'e-book, né potrei giammai rinunciare al piacere di entrare in una libreria e scegliere il mio libro di carta fra gli scaffali. Sono una persona moderna e contemporanea, sono un'internauta, era inevitabile, penso io, che prima o poi sarei caduta nella trappola delle letture digitali (sì, ci sono caduta e ne sono molto contenta!), ma rimango ancora innamorata dei libri di carta e continuerò ad acquistarne. 

E poi mi chiedo anche un'altra cosa: la qualità di un testo, di un racconto, di un romanzo, di un libro, dipende dal mezzo fisico attraverso cui lo si legge, o è una peculiarità indipendente da questo? Io posso apprezzare di più un testo se lo leggo in cartaceo e esserne invece delusa se lo leggo in digitale? 
Concluderei dicendo, per quanto mi riguarda: sebbene la sensazione fisica di avere un libro vero in mano non potrà mai essere sostituita da quella di leggere in e-book, la lettura, secondo me, dovrebbe andare al di là dei mezzi fisici attraverso cui avviene. L'importante è leggere, penso io. Be', se avessi votato al sondaggio, mi sarei unita a quelle due sole persone che hanno votato: e-book o libri di carta non fa differenza, l'importante è leggere. E così siamo in tre. :)

Avrei anche risposto che leggo molti e-book, che li trovo economici e comodi da reperire e che, sebbene il libro cartaceo resti al top, appena posso (ora praticamente sempre) leggo e-book. Ma credo che la bellezza della lettura non sia affatto danneggiata dal mezzo digitale: quando un libro vale o piace davvero ti rapisce i sensi, e non avresti neanche il tempo di lasciarti influenzare dal mezzo fisico! 


Difetti dell'e-reader secondo me.

Difetti? Mmmmm.
Un difetto è sicuramente questo: non poter prendere appunti, non poter sottolineare con una matita. Lo faccio spesso sui libri di carta, sottolineo le frasi che mi sembrano più belle, che vale la pena annotare o ricordare, a volte, mentre leggo, mi vengono in mente idee di ogni genere, perfino trame per eventuali romanzi, ed ecco lì a scrivere una nota o un appunto ai piedi della pagina. Questo mi manca, non posso farlo sull'e-reader. Ora, non so se esistono e-reader estremamente moderni e tecnologici che permettono anche di fare questo, ma il mio non lo fa :P!
Un aspetto che sarebbe dovuto rientrare nei difetti era questo: la batteria. Quando volevo l'e-reader e quando poi l'ho ottenuto avevo paura che la batteria mi abbandonasse nel bel mezzo di una lettura. Ho la fobia delle batterie. Quando uso la macchina fotografica o la telecamera, per esempio, capita spesso e volentieri che nel bel mezzo di un tour fotografico o di una ripresa la batteria mi lasci a terra. Avevo esattamente lo stesso timore per l'e-reader. Pensavo che avrei dovuto preoccuparmi per la batteria, che mi avrebbe lasciato sicuramente nel bel mezzo di qualche lettura, magari nel momento cool della storia, come un libro di carta non potrebbe invece mai fare. Invece NO. Non è mai successo. La batteria è talmente resistente che - che mi crediate o no - da quando l'ho ricevuto l'avrò ricaricata sì e no due-tre volte. Eppure capita che io ci spenda anche le ore su quell'aggeggio! 

MORALE: I love e-books! :)




Simona




venerdì 15 febbraio 2013

Libri tradotti da altre lingue: qualcosa inevitabilmente si perde.


È da un bel po' che mi porto dentro una certa sensazione di "fastidio" - ma probabilmente non è la parola giusta - nei confronti delle letture tradotte. 
Un libro non mi conquista solo per il suo contenuto, per il tema affrontato o per la storia raccontata, ma anche per com'è scritto, per lo stile, per la scelta delle parole.
Se leggo il libro di un autore italiano, sono piacevolmente rilassata, mi godo quello che ha scritto e come lo ha scritto, con la consapevolezza che tutto quello che è lì di fronte a me è solo e semplicemente il frutto delle sue scelte. D'altronde, per una a cui piace scrivere è inevitabile apprezzare anche questo dei libri.
Quando leggo il libro di un autore straniero tradotto in italiano, invece, nutro un certo sospetto, timore, quasi incertezza. Ne apprezzo il contenuto, senza dubbio, ma la forma esteriore? Non sarà certamente più importante del contenuto, del messaggio che la storia vuole comunicare, ok, ma la scrittura a mio avviso è molto altro: la scelta delle parole, le espressioni, lo stile utilizzato influenzano moltissimo i miei momenti di lettura.
Sarà poi che i miei studi universitari mi hanno indirizzato verso un certo tipo di "analisi" (laurea in Traduzione e Interpretariato!), ma tengo parecchio conto di questa sfaccettatura. 
Non riesco a farmi piacere un libro solo per le intenzioni dell'autore: io voglio sapere come l'autore ha voluto comunicare tutto. Se il traduttore è all'altezza, senza dubbio sarà in grado di non far sentire alcun tipo di differenza. È successo con diversi libri, con Norwegian Wood per esempio, con Lo Zahir di Coelho, e con molti altri: libri tradotti da altre lingue nella cui lettura io non ho sentito alcun tipo di fastidio. Stavo semplicemente leggendo un testo in lingua italiana, fidandomi di un traduttore che era in grado di farmi apprezzare la lettura.

Prendete invece l'esempio di Brida, di Paulo Coelho. La storia mi è piaciuta, è proprio lui, è Coelho a tutti gli effetti, queste sue storie affascinanti, che toccano il lato spirituale della vita, che ti portano a riflettere sulle cose. Ma la forma non mi ha convinta. Un linguaggio lento e noioso, troppo normale, senza slanci, frasi che mi sono sembrate "perfette grammaticalmente", come se questa fosse stata l'unica preoccupazione del traduttore. Ancora oggi mi ritrovo a domandarmi se questo sia stato il risultato di una traduzione "fatta male", o se il traduttore sia stato in grado di riportare abbastanza fedelmente il testo originale. Ma in quest'ultimo caso, significherebbe che Coelho ha scritto Brida con un linguaggio privo di slanci e di emozioni: non voglio crederlo. D'altronde, non potrò mai neppure verificarlo, giacché non conosco la lingua portoghese!

La mano del traduttore si sentirà sempre, purtroppo. La si sente per una semplicissima ragione: perché è inevitabile. Le lingue sono tutte diverse fra loro, hanno diverse strutture, diverse forme, diverse posizioni delle parole all'interno delle frasi, diversi sistemi grammaticali, diversi modi di dire le cose. I traduttori lo sanno: nel passaggio dal testo originale al testo d'arrivo, si perde inevitabilmente qualcosa. O la si aggiunge, magari, dipende dalle lingue in gioco e dalle loro strutture grammaticali e sintattiche. Togliendo o aggiungendo, comunque, avviene in ogni caso un cambiamento. Per quanto un traduttore si sforzi di restare fedele al testo originale, non potrà mai riportare perfettamente l'intento dell'autore. Qualcosa cambierà inevitabilmente, qualcosa andrà a perdersi, un'emozione particolare fra le righe, la voglia di esprimere un concetto in un determinato modo. Il compito del traduttore, quindi, è quello di non far sentire al lettore il peso di una traduzione, di una modifica, di un modellamento del testo originale. Il lettore italiano sentirà semplicemente di essere di fronte a un testo scritto in italiano, niente più di questo.
Ma chi come me si pone mille domande perfino quando legge, è spacciato. Saprà per certo che qualcosa manca, nel testo sotto ai suoi occhi. Quelle non sono le parole dell'autore, ma del traduttore. C'è chi afferma che un testo tradotto diventa perfino un nuovo testo, un altro testo, un testo a sé stante.
Da tutto ciò non si può sfuggire, questo passaggio è semplicemente inevitabile.

Tuttavia, la mia è una semplicissima constatazione: non vuol dire che non leggerò testi tradotti di autori stranieri! Ne sto leggendo e ne ho letti tanti, e continuerò a farlo. Solo che, per come sono fatta, nel corso della lettura non smetterò di sentirmi un po'... titubante! Specialmente quando, giunta alla fine, mi ritroverò ad aver apprezzato moltissimo la lettura: è lì che mi domando "Che cosa mi è piaciuto? Il pensiero dell'autore e la forma del traduttore?" 
Per me scrivere è queste due cose messe insieme: scrittura e pensiero sono inscindibili. Quando io scrivo, il mio intento non è solo di comunicare qualcosa, ma di farlo a modo mio. La penna dello scrittore è come il pennello dell'artista: attraverso uno strumento, danno vita alla fantasia, ma lo fanno nel modo in cui loro stessi percepiscono la realtà. E la percezione è troppo soggettiva per avere la pretesa che possa essere rielaborata, trasmessa, comunicata. Tradotta.

Mi piace un sacco leggere libri di autori italiani, proprio perché ho bisogno di immergermi completamente nel pensiero dell'autore. E il pensiero dell'autore non lo vedi solo attraverso il messaggio che ha intenzione di comunicare, o dietro la trama del libro, ma lo vedi anche attraverso le sue parole, le espressioni, gli idiomi, le scelte, i dettagli, una virgola di troppo o una parola plasmata che non ha alcun corrispettivo nella lingua di arrivo.

Non è nel modo più assoluto un post contro le traduzioni: come potrei se appartengo allo stesso "settore"? :) Anzi grazie, traduttori, perché ci danno la possibilità di conoscere autori che altrimenti non potremmo conoscere mai. Grazie soprattutto quando, con il loro talento, ci fanno dimenticare che il testo in lettura appartiene a un autore straniero e ce lo fanno apprezzare come se lo avesse scritto nella nostra stessa lingua!





Simona




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