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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese appassionata di scrittura e di fotografia e profondamente innamorata degli animali. Questo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, riflessioni, novità sui suoi libri e molto altro. INSTAGRAM: @simona_giorgino (profilo autrice), @photosfromthewind (profilo fotografico).

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domenica 25 dicembre 2011

Belle donne vestite da Babbo Natale

Stasera, guardicchiando le statistiche, ho notato un certo afflusso di lettori finiti per caso sul mio blog dopo aver digitato su google "belle donne vestite da babbo natale".
Ora, non ci vuole certamente una laurea per capire che i lettori in questione siano maschietti e mi dispiace che, giunti sul mio blog, non trovino ciò che cercano (se non la tipa in grafica che dubito possa soddisfare la loro fantasia!).
D'altronde, cari ometti, questo è un blog soprattutto per donne e non ci lasciamo facilmente affascinare da nostre consimili vestite da Babbo Natale, quindi beccatevi questa:


E che cavolo! Concedeteci il nostro piccolo momento di gloria, 
almeno il giorno di Natale!

Forza ragazze!!
:))


martedì 28 giugno 2011

Esemplare maschile tenta l'abbordaggio

Lecce, 28 giugno 2011, h. 17.

Fermata dell'autobus urbano. Arriva la 33 e ci salgo sopra, occupando il primo posto libero. Ragazzo sospetto, con dentatura malmessa, mi adocchia e si lancia sul mezzo accomodandosi al mio fianco. 
Il mio istinto mi dice che il tizio proverà ad abbordarmi. Immagino già che non appena aprirà bocca per dirmi qualcosa io esordirò decisa e determinata con un sentito: "Scusami, non ho voglia né di parlare né di ascoltare". Non è proprio possibile muoversi per la città e sui mezzi pubblici senza correre il rischio di imbattersi in abbordatori di professione? Vorrei starmene tranquilla a guardare fuori dal finestrino, grazie.
Si curva appoggiando le braccia sulle ginocchia ed esibendo i suoi due costosissimi cellulari. Un LG ultima generazione dalla cromatura lucidissima e un Samsung elegantissimo. Su uno dei due, fa partire una musica da discoteca. Sguardi infastiditi si incrociano l'uno con l'altro per tutto l'autobus. Non sono sicura che tutti i passeggeri qui presenti stiano amando questa canzone mixata. A differenza di me e il tipo, tutti gli altri avranno un'età compresa tra i 70 e i 90 anni, dotati di probabile dentiera con Kukident e di scarso interesse nella musica moderna. Ma lui continua imperterrito a tenere su la canzone a volume più o meno alto. 

All'improvviso lo sento dirmi qualcosa, con un fil di voce così sottile che devo cercare di decriptare le sue parole. Non capisco cosa abbia detto, ha subito riabbassato lo sguardo per continuare a pigiare sulla tastiera di uno dei suoi cellulari. Mi metto d'impegno per capire il senso delle sue parole, ripetendo tra me e me le sillabe che sono risuonate più o meno chiare e ricollegandole al contesto in cui ci troviamo. Così riesco a raggiungere la soluzione. Deve aver detto: "Quando devi scendere dimmi che mi sposto". Ah, menomale che me lo ha detto lui. Avevo intenzione di restare seduta su questo mezzo pubblico finché il tipo non si sarebbe spostato, guarda. Evidente tentativo di aprire una conversazione con me. Tentativo fallito.
Ma com'è prassi in certi casi, se la tipa non mi manda direttamente a f...o, io mi prendo il diritto di parlarle e aprire tutti i discorsi che voglio, anche se lei mi snobba, si gira dall'altra parte, mi da le spalle, non risponde alle mie domande e sbuffa. Dovremmo diventare più apertamente acide in certe circostanze, invece di farci colpire da forme di pietà e di compassione. Ma dato che non mi sta "molestando" in modo tragico, non ho il coraggio di dirgli quello che mi ero promessa di dirgli, ossia: "Scusa, non ho voglia né di parlare né di ascoltare" e zittirlo seduta stante. Quindi lo lascio nei suoi tentativi illusi di creare un approccio con me.
Arriviamo nei pressi dell'università - dove io non devo scendere - e mi chiede: 
Tizio: Università?
Alamuna: No.
Tizio: Non vai all'università?
Alamuna: No. 
Non mi va proprio di dire di si, per evitare che egli incominci a fingersi interessato alla mia carriera universitaria e chiedermi cosa studio e bla bla bla.
Tizio: Allora lavori?
Alamuna: No.
Il si porterebbe ad ulteriori domande. Meglio mantenermi sul no.
Le mie risposte a monosillabi sono divertentissime quanto segni di evidente disinteresse a intraprendere una conversazione con lui. Segni che capirebbe perfino un bambino di 2 anni che allatta ancora alle tette della mamma, ma non lui. Lui non li capisce e  incomincia un "dialogo" nel quale i miei turni conversazionali sono costituiti da "mm", "e", "a" e altri suoni indecifrabili, spesso sostituiti da semplici pigri movimenti con il capo o addirittura da silenzi assoluti. Così che possiamo definire l'atto linguistico in corso un vero e proprio "soliloquio".
Tizio: Ti piace questa canzone?
Alamuna: Mm.
Per non dire "fa vomitare". Il tipo sembra aver già accumulato abbastanza traumi psicologici, non vorrei infierire.
Tizio: Stamattina mi sono comprato un Ipod. 
Alamuna:
Tizio: Di quelli belli grandi.
Alamuna:
Tizio: 600 Euro l'ho pagato.
Alamuna: 
A voi risulta che gli Ipod costino così tanto? Una breve ricerca su Google mi dice che il prezzo massimo è meno di 400 E.
Altra lunga pausa. Avrà capito che i miei silenzi vogliono dire "Stai zitto, testa di rapa"? 

Macché!
Tizio: Ho un sacco di numeri di amiche sul cellulare. Ma io non mi voglio fidanzare. Femmine ne ho tante.
Non si direbbe , ma se lo dici tu. 
Io rimango muta come vorrei fosse anche lui.
Tizio: Meglio single che fidanzati.
Ambé.
Tizio: Io sono un militare, ma sto a Palermo. Possiamo dire che tra poco divento Capo Maggiore.
E con questo, avendo io un fidanzato militare, capisco quanto il tipo voglia far breccia nel mio cuore inventandosi una personalità costruita. E mi fa quasi tenerezza.
Sparare capo maggiore è una cosa bell'e grossa. Al massimo avrà voluto dire "caporal maggiore", ma si è dimenticato un "ral" che fa la differenza!
Ho il vago sospetto che non sia davvero un militare.
Alamuna: Hai fatto missioni?
Lo so, sono proprio stronza!
Tizio: Sììì. 
Si gonfia di orgoglio.
Alamuna: Dove?
Tizio: Dove?
Alamuna: Sì, dove?
Sta prendendo tempo per rispondere. Ora mi aspetto che venga fuori con una lunga serie di missioni, tipo "Bosnia", "Kosovo", "Afghanistan", "Libano" e chi più ne ha più ne metta (sebbene mi abbia appena confessato di avere solo 21 anni).
Tizio: A Milano.
Alamuna: A Milano?
Tizio: Mmm.
Ma il tipo sa, per caso, cosa sono le Missioni in ambito militare? A questo punto ne dubito. O almeno non mi risulta che l'esercito mandi soldati palermitani in sostegno dei milanesi. Oddioddio. Mi duole il cor quindi lo assecondo.
Tizio: Non ho bisogno di femmine.
Aridaie. Questo s'è capito. La cosa che non s'è capita è se le femmine hanno bisogno di te.
Tizio: Poi mio padre è direttore di banca, mia madre è (non ricordo cosa mi ha detto su sua madre, ma sarà stata un'altra grossa sparata che ho abilmente rimosso). Mio padre ha una ... della BMW e mia madre ha la Punto Abarth. Io ho la moto ... e la macchina ... e poi ... ma sai ... bla bla bla...

Scusi, autista, potrebbe accelerare un po'?? Ho proprio proprio necessità di arrivare in fretta a destinazione!

lunedì 20 giugno 2011

Tipologie maschili e abbordamenti - PARTE PRIMA

Immagino che molte di voi si riconosceranno nelle seguenti scene di "approccio femminile" da parte di forme umane dotate di testosterone.
Ecco di seguito alcune delle mie esperienze, che già la dicono lunga su molte tipologie di uomini che esibiscono le loro "infallibili" tattiche di abbordamento.

IL TAMARRO. Tipo sospetto, pieno di tatuaggi, fermo in un angolo della strada in conversazione al cellulare. Al mio passaggio, lo sento esclamare ad alta voce per farsi sentire da me: "Che c..o c'ha questa!!!" (beh, sì, ammetto: all'epoca, prima che le mie chiappe decidessero di andarsene in vacanza, direi che facevano bene il loro lavoro :p). Al che io mi volto per istinto verso di lui, almeno per scoprire da quale gentil bocca vengano queste dolcissime parole: non l'avessi mai fatto! Mi si avvicina chiudendo di botto la conversazione al cellulare e, confondendo la mia espressione di curiosità per un'espressione di risentimento, mi dice: "Non ti ho mica detto chissà che di grave - ti ho solo detto che c'hai un bel c..o!", e, intanto, usa il suo corpo muscoloso per "barriera", nel tentativo di non lasciarmi andare. I suoi tatuaggi sbucano dalla manica della maglietta da tamarro e mi minacciano di morte, mentre un piercing sul dente luccica a mo' di film dell'orrore. "Oh, no, non ti preoccupare", riesco a farfugliare prima che lui e i suoi tatuaggi si mettano a insistere ad avere il mio numero, cosa che chiaramente non accade!
 
LO SFACCIATO. Un tipo che può avere una trentina d'anni ma che lì per lì mi sembra possa difficilmente essere in possesso del diritto di voto, mi si avvicina con una frase molto ad effetto: "Te l'hanno mai detto così?: CI SSI BBONA!!" (traduzione: quanto sei bona!) enfatizzando sulle iniziali e urlandolo al mondo intero. Io rimango come impietrita e riesco ad emettere solo un flebile "No, così proprio no". Effettivamente, l'esclusiva l'ha avuta!

IL DISCOTECARO AD HOC. Danze aperte, pista affollata, io, l'amica e un tipo appiccicoso e sudaticcio (e senza capelli) che serpeggia di fronte a me per esibire il suo passo che lui reputa sicuramente attraente e degno di attenzione a giudicare dal modo in cui insiste a farsi vedere. Non dice una parola. Al contrario di molti che in discoteca ti approcciano con le loro domande da un milione di dollari per dire le quali devono appiccicare le bocche sudaticcie alle tue orecchie,  il tipo preferisce non parlare e dimenarsi nella sua danza da discotecaro ad hoc, estremamente convinto - evidentemente - che questa tattica mi conquisterà. Io invece lo snobbo voltandomi dall'altra parte, ma lui fa il giro per rimettersi di fronte a me e continuare con la sua danza. La cosa continua nonostante egli abbia capito benissimo che mi sto prendendo gioco di lui. Ma certi tipi proprio amano fare figure di merda, eh!!? Ovviamente, ti concedono al massimo cinque minuti prima di liquidarti e tentare la fortuna altrove, appiccicandosi a qualche altra donzella su cui possibilmente la tattica faccia effetto.
 
L'INGUARIBILE. Io a piedi e il tipo in auto. Parcheggia immediatamente l'auto lungo il mio cammino e mi viene incontro. "Mi hai colpito per il tuo modo di camminare", mi dice deciso. E con questo? Ora pretende il mio numero e, quando capisce che non s'ha da fa', mi lascia un biglietto da visita che poi finisce nel primo cestino dell'immondizia che ho la fortuna di trovare sul mio cammino.
Ma il bello viene dopo qualche giorno. Altro punto, io a piedi e lo stesso tipo in macchina. Mi ferma e mi ri-dice: "Ciao, mi hai colpito per il modo di camminare!". Raga, non si ricordava di me!!! È la figura più di merda che un uomo possa fare, non trovate?? Ovviamente non gliel'ho detto, perché in quel momento ero alquanto imbarazzata io stessa per il fatto che non si fosse neppure ricordato di me! :( Evidentemente ero una delle taaaaante con una "bella camminata" (della serie "Una o l'altra non fa differenza: basta che respirino"). Ma vai a capi'!

IL TIMIDO. Ragazzo di indefinibile età, attraversa tutta la piazza con una rosa in mano. Mi si avvicina con faccia vittimale, e mi dice con voce sepolcrale: "Scusa se ti disturbo, ma volevo darti questa: è per te". Che carino! Mi dona la rosa e mi saluta, andando via senza chiedermi numero né altro (al contrario di come fanno altri sfacciatamente) sapendo già perfettamente che la mia risposta a qualsiasi sua richiesta sarebbe quel NO che non amerebbe certamente sentirsi dire :).

L'ATTACCABRIGHE. Evento Festival del Cinema Europeo, nei pressi del multisala. Auto lunga ed elegante, tipo niente male a bordo, fila infinita di macchine in coda. Lui mi si approccia con la Scusa di tutte le Scuse: "Dov'è che si trova via Imperatore Adriano?". Glielo spiego con la finta innocenza di chi proprio non ha capito che il tipo ci vuole provare. Dopo la mia perfetta spiegazione (che suona su per giù "vai dritto, gira a sinistra e lì chiedi a qualcun'altro"), egli insiste perché possiamo conoscerci, e quando sto per dire qualcosa che suona finalmente come un lontano "si", (della serie "la macchina può andare, lui non è proprio male, ha un aspetto curato e mi piace come parla") la coda dietro di lui incomincia a clacsonare e ad imprecare. Una faccia incazzata sbuca fuori dal finestrino di un'auto per incitarlo a ripartire e a sgomberare la strada. Al che, il tipo pensa bene di sfoderare le sue doti altamente raffinate per fare breccia nel mio cuore e, subendo una lieve, impercettibile metamorfosi, si trasforma in un perfetto tamarro: "Ue', cçég§&hy^, 'sto pezzo di çàlkkgbf&, figlio di xbnz%$£=à...!". Io, dal canto mio, mi sento le guance in fiamme, sono completamente in imbarazzo e non voglio che si pensi che questo mi conosca. Così, nel frastuono del traffico, dei clacson e delle bestemmie, mi dileguo invisibilmente riuscendo a passare inosservata. Avrei voluto però vedere la faccia del tipo quando, finito di esibirsi nella sua performance da "only the brave" e voltatosi verso la sua "conquista", ha scoperto la mia fuga! 

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