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Insegnante di inglese appassionata di scrittura e di fotografia e profondamente innamorata degli animali. Questo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, riflessioni, novità sui suoi libri e molto altro. INSTAGRAM: @simona_giorgino (profilo autrice), @photosfromthewind (profilo fotografico).

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giovedì 24 aprile 2014

New entries nella propria libreria: l'entusiasmo di tuffarsi nella lettura!


Oggi mi sono arrivati i due libri di Angela Bianchini che avevo ordinato la scorsa settimana. 




Sono felice come una bambina che ha ricevuto un bel dono da Babbo Natale!
Ho anche preso un segnalibro dolcissimo - di Gocciolina - e ho deciso che sarà lui ad accompagnare 
le mie letture notturne e a tenere il segno delle pagine.




Scriverò presto le mie impressioni su questi due libri, non appena avrò terminato di leggerli.
Per Angela Bianchini ci sarà sempre un posto in questo blog.

Ci sono anche altri romanzi della stessa autrice che vorrei avere nella mia libreria, ma che sono pressappoco introvabili. Fuori catalogo. Ma io li avrò: "Nevada", "La ragazza in nero", "Capo d'Europa", "Un amore sconveniente", e altri. Che peccato notare che la Bianchini non sia così "in voga". Su aNobii i suoi libri sono nelle librerie di pochissime persone, che si contano addirittura su un palmo di mano. 
Non me ne farò mai una ragione adeguata  :).  

A ogni modo, adesso mi godo queste due favolose new entry della mia libreria!
Ho deciso che inizierò da "Gli oleandri", per il quale ho provato sin da subito, sin dal primo incontro in Internet, uno slancio emotivo e di passione. Poi procederò con "Le labbra tue sincere".


È strano, non ho paura di rimanere delusa dalle aspettative. Di solito non parlo mai con troppo entusiasmo di qualcosa che non è ancora successo o di un libro che non ho ancora letto. Generalmente l'idea della delusione o della disillusione mi frena un po', preferisco restare con i piedi per terra e fare le mie valutazioni solo con il senno di poi. Ma il fatto è che con Angela Bianchini è successo qualcosa di singolare: mi è entrata dentro e trovo improbabile che possa deludermi. 
Ma tutto può succedere, quindi... staremo a vedere!
Una cosa è certa, però: l'entusiasmo con cui mi accingo a leggere questi due romanzi non l'ho mai provato per nessun altro libro in vita mia. Con "Le nostre distanze", Angela Bianchini ha fatto centro dentro di me... Questo basta per non vedere l'ora che arrivi stasera, quando, sotto la luce fievole del mio abat jour, mi lascerò avvolgere dalla delicata e femminile scrittura di questa autrice.






Simona



venerdì 18 aprile 2014

Angela Bianchini: il mito che vado rincorrendo.

È ufficiale: sono innamorata della sua scrittura surreale, della sua penna delicata, della profondità con cui scava la vita, con domande universali, semplici ma al tempo stesso complicate. Amo questa penna a modo suo sperimentale, mi porto dentro le immagini che evoca, mai troppo nitide, dai contorni sfrangiati, come le cose del passato, con le quali non si chiude mai completamente, e come il tempo indefinito di certi momenti della vita.

Mi sono innamorata della sua scrittura un giorno di diversi anni fa, nell'estate del 2008, quando la docente del corso di Letteratura Contemporanea ci fece adottare un suo libro per l'esame: Le nostre distanze, a cui ho dedicato QUESTO POST. È un libro che ho letto 3-4 volte, ritrovandoci sempre la stessa delicatezza, forza, preziosa introspezione, l'intreccio complicato che coinvolge ragione e sentimento, il fascino di certe distanze così amate. 

Un libro di cui la prima cosa che ammiro è la scrittura di per sé, ancor prima del contenuto. Pura scrittura capace di emozionare e di arrivare dritta in qualche angolo nascosto dell'anima.

La Bianchini potrebbe anche non dire niente di memorabile, per alcuni, ma il modo in cui lo dice per me è già un dono prezioso di cui la ringrazio profondamente.

Non riesco a capire perfettamente perché di Angela Bianchini si parli così poco, e perché le mie ricerche su di lei producano scarsi risultati. I suoi libri sono stati pubblicati da Mondadori, Einaudi, Frassinelli, e hanno vinto importanti premi. Compare su Wikipedia. Ma di lei ho trovato poco e niente.
Cercando spesso i suoi libri, mi sono accorta che nella maggior parte dei casi sono fuori catalogo o fuori produzione. 

Ma oggi... oggi finalmente sono riuscita a ordinare due dei suoi libri che andavo agognando. Mi arriveranno la prossima settimana, con mia somma beatitudine. 
So una cosa per certo: la Bianchini non mi deluderà. Una scrittrice che ha conquistato così il mio cuore con Le nostre distanze, di certo non mi deluderà con gli altri suoi romanzi.
Quello che provo per Le nostre distanze è singolare: una sorta di timida venerazione, di profondo rispetto. 

Ecco i libri che ho ordinato e che non vedo l'ora di tenere fra le mani!




Le labbra tue sincere - Sinossi
Nell'autunno 1910 - alla vigilia delle celebrazioni per il Cinquantenario dell'Unità d'Italia - un viaggiatore americano arriva a Roma, apparentemente per scrivere dei reportage sull'Italia giolittiana, in realtà, spinto da una sottile inquietudine, per inseguire lontani ricordi nella città che lo ha visto nascere e crescere. Alla pensione Francini, di fronte a villa Borghese, alloggia anche una sensuale e irrequieta signora torinese di solida fede sabauda, che ha portato le due figlie giovinette a visitare la nuova capitale d'Italia e a perfezionare la loro istruzione artistica. Tra feste, romantiche passeggiate e visite agli scavi, i due intrecceranno una complessa relazione amorosa. La raffinata scrittura dell'autrice esplora tutti i moti dell'animo, le sfumature, le ombre, le espressioni e i gesti dei suoi personaggi, costretti a svelarsi con le loro contraddizioni personali e quelle politiche di un'epoca intera.




Gli oleandri - Sinossi
Un'amicizia femminile e, insieme, la rievocazione di un periodo drammatico della nostra storia costituiscono il fulcro di questo romanzo. La protagonista e io narrante rivive il suo legame con Orietta, la compagna di giochi e la confidente della sua infanzia e adolescenza a Roma, negli anni del fascismo: un rapporto bello e autentico, interrotto dalla partenza per gli Stati Uniti della protagonista. La fine del conflitto le permette finalmente di tornare a Roma, ma qui ogni cosa è cambiata: soltanto gli oleandri, che costeggiano molte vie del suo quartiere, sono rimasti dov'erano. Anche Orietta non c'è più, se l'è portata via una malattia crudele, e forse già prima si era perduta in amori infelici e sbagliati.







So come scrive la Bianchini, so di che cosa è capace, so che cosa è in grado di suscitare in me con la sua Scrittura. Perciò l'arrivo di questi due romanzi per me sarà un evento memorabile e oggi sono contenta come una bambina!






Simona



venerdì 19 luglio 2013

"Le nostre distanze", di Angela Bianchini.

Le nostre distanze non è un libro qualsiasi, ma è il mio libro preferito, quello in cima alla lista, l'unico, inoltre, che io abbia letto infinite volte e che abbia ancora voglia di rileggere (e che rileggerò infinite volte ancora!). 
Non so perché non ve ne abbia mai parlato prima, forse una ragione potrebbe essere questa: non troverei parole abbastanza adatte per descriverlo, perché a questa lettura sono legate sensazioni impalpabili; ma oggi ho deciso di provarci.
Probabilmente non lo avrei mai letto se la docente di Letteratura Italiana del mio corso di laurea triennale, nel lontano 2008, non lo avesse adottato come lettura obbligatoria per l'esame. 

Mi sono innamorata subito di questo libro, sin dall'incipit, sin dalla prima apparizione del professore Lowenberg nel primo capitolo, sin dalle prime descrizioni così minuziose in questo libro che sembrano niente meno che reali. L'amore nei confronti di questo romanzo non è l'amore per un romanzo qualsiasi, è un amore che non so... definire. 
Indefinito: è un aggettivo che dopotutto potrei usare molto spesso in questo post, giacché di indefinito in questa storia sembra esserci praticamente tutto, a partire dallo stesso modo in cui è raccontata, quel senso di irrisolto che non ti abbandona mai, che ti rende un po' inquieto ma al tempo stesso ti conquista e ti intriga, che ti porta delle domande e poi non si è mai del tutto certi di aver trovato le risposte. L'autrice padroneggia benissimo questo modo un po' incerto e non del tutto nitido di dire le cose, spesso le lascia immaginare, intuire, non è completamente diretta, l'intero racconto è intriso di un'aura irrealistica e magica. Una scrittura elegante, raffinata, indefinita, che racconta una storia sospesa chissà dove e chissà quando, in un luogo ben chiaro, ben caratterizzato, che è l'Università americana di Aubrey, ma che pure sa essere avvolto da un'atmosfera vaga e incerta, e in un tempo quasi astratto, passeggero, che non appartiene a nessuno. 

La storia è ambientata negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando la giovane Linda ha dovuto abbandonare l'Italia, i suoi parenti e i suoi affetti, per rifugiarsi in America a causa delle leggi razziali. E lì, all'Università di Aubrey, fa gli incontri più disparati, ma quello che resterà impresso nella sua mente e nelle nostre è certamente quello con il professore Lowenberg, anche lui fuggito dall'Austria. Una conoscenza magica, surreale, descritta con un'intensità che fa rabbrividire, e con la solita aura indefinita che la rende ancora più intrigante, con questo lasciar vagamente trapelare una complicità spirituale rara e preziosa, mantenuta distante per forza di cose, formalizzata attraverso l'uso costante del lei.
Ci dev'essere un forte interesse da parte di Linda nei confronti di questo personaggio singolare, ma non è mai totalmente espresso. Lei è innamorata, sì, eccome se non lo è, del professore Lowenberg, lo è della sua intelligenza, della sua saggezza, delle sue parole, forse anche del suo fisico, che inevitabilmente risente del riflesso del suo spirito. Ma è un amore platonico, o forse al contrario è un amore che si consuma piano piano nelle parole e nelle conversazioni. Dopotutto l'amore che cos'è? Mi pare tanto indefinito anche lui, non sono certa che con la parola amore sia possibile definire un sentimento univoco, distinguibile. Ce ne possono essere diversi, di vario genere, consumati in modi differenti. 

Volete capire perché continuo a parlare di indefinito? E che cosa intendo con questo? Qualsiasi frase, qualsiasi cosa, qualsiasi scena, persona o episodio che entra in questo libro, mi sembra imprecisato, sfumato, sfuggente... 

Vogliamo capire qualcosa dell'Università di Aubrey? Ecco come la Bianchini ce la descrive per la prima volta, dando voce alla protagonista Linda con la prima persona:

Che cosa fosse, esattamente, quel luogo, avevo difficoltà a comprendere, tanto poco ad esso mi avevano preparato le scuole e i marmi della mia giovinezza. Il verde ravviato della pelouse, i sentieri ombrosi che tagliavano il grande quadrangolo, incrociandosi da tutte le parti, si perdevano giù giù fino a una cintura di bosco che ancora non conoscevo. Pareva un parco, o anche un giardino, e qua e là aveva l'incolto, l'imprevisto e l'intimo di una proprietà privata. Non seppi mai con esattezza quali fossero i suoi confini: volevo Aubrey avulsa dalla città, lontana, un altro mondo, insomma, che mi pareva di avere il merito di aver scoperto da sola.

Accennando ai vari personaggi che la protagonista ha conosciuto in questa storia, ecco che la Bianchini scrive:

La verità è che non ebbi mai la sensazione che mi fossero presentati formalmente. Fu piuttosto come se fossero sorti dal paesaggio, o prendessero forma agli angoli dei corridoi: mimetizzati con il chiarore dei prati o con l'oscurità un po' umida dei sottosuoli. A fatica li distinguevo. 

E la prima volta che Linda vede Lowenberg, durante la prima lezione universitaria con il professore, lui è in questi termini che viene descritto:

Quando entrò, con l'alta pila di libri e di carte, tenuta ferma dal mento, ci fu più poco tempo per riflettere. Era immenso, quel giorno, e come travolto da un vento sconosciuto, che gli avesse scompigliato i lunghi capelli, allora tra grigi e bianchi, scomposto il colletto, messa per storto la gran giacca di tweed che, più che rivestirlo, sembrava si appoggiasse appena sulle spalle larghe, sul gran torace, sulle braccia che non finivano più. Un odore sottile di fumo, di cenere rappresa, di libri ingialliti esalava non tanto dalla sua persona, che non riuscivo neppure a distinguere, quanto dalla sua personalità, dalla sua stessa esistenza.

Linda, come notiamo, spesso non riesce a "distinguere" le persone, le cose, i sentimenti. Ed è spesso e volentieri così, in molti punti della storia. Forse amo così tanto questo racconto perché, in fondo, mi sento molto simile a lei, in questo non riuscire a distinguere mai perfettamente i confini delle cose.

Mi ossessionò tutto il giorno l'idea della fine e dell'inizio delle cose, di come si concatenino gli avvenimenti, e non si riesca mai a chiudere veramente nulla, e rimangano incerti e sfrangiati i bordi delle nostre esperienze e delle nostre vite.

La narrazione si apre con un momento triste, tuttavia: la rievocazione di Lowenberg nel suo ultimo giorno di vita, nonché nel suo ultimo incontro - verbale e spirituale soprattutto - con Linda.

- Ricorda Ted? - diceva Lowenberg. - Ricorda Aubrey? - Avrebbe potuto dirmi: ricorda il tempo sospeso di quei giorni? la collina d'America in un mondo di guerra e quel che speravamo, con poca vera speranza? Il curioso peso dei nostri ricordi non veramente comuni che nelle grandi aule, negli alti corridoi, non riuscivano a prendere quota, e morivano stanchi ai piedi di creature indifferenti, di coloro che non avevano perso case né famiglie, che non avevano ville sui laghi d'Austria e sotto quel cielo a noi estraneo avevano trascorso tutta l'esistenza? Ricorda lo sgranare lento di quelle ore, scandite dal carillon della torre, sui grandi prati, dietro lo sbaraglìo della neve del Natale della nostra solitudine, quando, al di là dell'Oceano, potevano esser morti tutti, o sepolti?

L'immensità della persona di Lowenberg trapela praticamente in ogni momento e da ogni parola, e dalle stesse descrizioni della Bianchini. Un uomo immenso di cui è facile innamorarsi, se non altro per il suo grande spirito. Potenzialmente tutti potremmo desiderare un Lowenberg nella nostra vita.

"Non crede [...] che dipenda da un fatto molto semplice, elementare, direi quasi umiliante, che lei non abbia abbastanza, come si dice? Bagaglio, sì, bagaglio? Spirituale, si capisce. È come se lei, per come è nata, come è stata educata, per la sua gioventù, e forse per qualche altra cosa, sia partita un po' sprovvista. Vede, si può anche non possedere nulla, di materiale, voglio dire, ma è quel poco che portiamo con noi che determina il posto che noi scegliamo, il luogo dove metteremo la tenda. A lei sembra di esserci capitata per caso, qui, di non essere al posto suo: il posto, infatti, quasi sempre è quello che finiscono per darci gli altri. Capisce? Ma con il bagaglio, con questi, - e additò i libri - si finisce sempre per sapere dove si è."






Simona
  

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