Leggendo questo libro ho avuto l'impressione di guardare un film in bianco e nero, anche se la storia è ambientata negli anni del colore. O forse color seppia, comunque pur sempre un effetto anticato delle riprese.
"Passo Domani è un'istantanea nitida della provincia meridionale", dice la sinossi. È vero, ci ho trovato una vera istantanea nitida, autentica, per niente artificiosa.
Le scene sono descritte in maniera talmente minuziosa che potresti dimenticarti, a un certo punto, di avere un libro fra le mani. Le scene sono quasi visive. E non solo le scene, ma anche i sentimenti, gli edifici, i posti, i personaggi. Ho notato sin dalle prime righe quella che io chiamerei una "necessità" di descrivere dettagliatamente tutto quello che si vede, che si incontra, ma anche quello che in realtà non si incontra: l'autore prova a descrivere, usando il condizionale, perfino personaggi che non si conoscono, di cui si parla solamente.
Sulla trama potrei osare dire che non c'è una trama in particolare. Non è una delle solite storie costruite su una trama, appunto, o almeno così non mi è sembrato. Succedono tante cose, è vero, Lorenzo, il protagonista, incontra tante persone, ma ho avuto l'impressione che l'autore non volesse raccontare una storia in particolare, ma tante storie, che possono essere esattamente quelle di tutti noi. A ogni personaggio è dedicata un'ampia parte del romanzo, nessuno di loro compare e basta. I loro caratteri vengono approfonditi, così come le loro abitudini, preferenze e motivazioni. Sebbene alcuni personaggi, come Ludovico, un anziano signore che indosserà le vesti di un vero Maestro, sembrino ricoprire un ruolo principale nella storia, a me non sembrano più importanti di altri. È questa una piccola magia che ho trovato in Passo Domani: la capacità di parlare di tutti e di renderli tutti ugualmente importanti, tutti ugualmente parte di una realtà che l'autore va descrivendo, denunciando, amando. Tutti i personaggi sono pezzi perfettamente incastonati nel mosaico salentino.
Anche per questo motivo non ritengo del tutto scontato dire che il mio personaggio preferito è il protagonista, Lorenzo. Un ragazzo decisamente controcorrente, che non ha una macchina e per spostarsi preferisce mettersi in sella alla sua bicicletta, un ragazzo disilluso ma ancora speranzoso, che torna nel suo Salento dopo aver lavorato nel nord Italia, un Salento di cui, nonostante tutto, è innamorato. "Franchino capì che l'unica droga di Lorenzo fosse il Salento. Coi suoi sapori, il profumo dei mari, la terrà bordò e quel dialetto scioglilingua. Una pianta che nessuno poteva bruciare, una droga che nessuno poteva sequestrare" (p. 153). Un ragazzo di cui posso percepire una profonda voglia di capire le dinamiche del mondo. Un ragazzo, poi, che sembra disilluso anche nei confronti del genere femminile. La donna sembra ferirlo, e lui sembra aspettarsi da lei un trattamento speciale, che non sia stato riservato anche ad altri. Ecco perché poi, quasi inconsapevolmente, si finisce nelle braccia di una donna che sa un po' di mamma, che sembra non vivere senza assistere gli altri, una donna la cui pelle profuma "come la bustina del lievito Paneangeli" (p. 194), una donna che non rispecchia gli ideali o che non si nota subito, ma che sembra poter amare davvero e profondamente, senza compromessi.
Ho apprezzato moltissimo la lettura di Passo Domani. La sensazione che se ne ricava è quella di una verità disarmante annunciata senza timori. La penna di Maurizio Monte è una penna ricercata, consapevole, schietta, sincera, ma anche molto poetica, a volte perfino romantica. Certe volte mi sono scoperta come incantata, di fronte a questa scrittura che ha, qua e là, una potenza quasi ipnotica.
Simona
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