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"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (settembre 2017).

I miei libri

I miei libri

venerdì 11 novembre 2011

Il periodo più bello della vostra vita?

Dopo una lunga pausa dalle cose serie della vita, il tempo di rimettersi a studiare sembra ormai vicino. Ebbene sì.
 La prossima settimana è una settimana dedicata all'acquisto dei libri di testo con cui inizierò a preparare i primi esami dell'anno accademico. 
Aspettavo giustappunto delle buone nuove dal versante università e pare proprio che quelle buone nuove potrebbero essere prossime ad arrivare. Ad ogni modo, buone nuove o no, la prossima settimana si incomincia ufficialmente a studiare!
E vi dirò, non ne vedo l'ora (autoconvincimento?), sarà che è da un bel po', effettivamente, che non mi chino sui libri. È da un po' che non sento quel formicolìo allo stomaco in vista di un esame, quella paura di non ricordare niente, di fare scena muta di fronte al professore. 
Con il sopraggiungere della vecchiaia, poi, le cose cambiano. Voglio dire, non sono più una ragazzina di 19 anni, ora ne ho 25 (e i 26 sono prossimi!). Non sono più quella ragazzina che frequentava assiduamente tutte le lezioni, che mangiava un panino sulle scale dell'ateneo nell'unica ora buca che separava le lezioni del mattino da quelle pomeridiane. A ben pensarci, devo proprio ammettere che il periodo della mia laurea triennale è stato uno dei più belli della mia vita. Anzi, posso dire il più bello?!

Era da molto che volevo scriverne un post, e credo sia impossibile scriverlo senza un accenno nostalgico.
2005-2008, tre anni di studio e divertimento insieme. Mi alzavo la mattina presto, prendevo il pullman e viaggiavo fino alla città universitaria che solo da due anni è diventata la mia dimora fissa, quindi per tutta la triennale sono stata una pendolare accanita! E amavo, Dio quanto lo amavo, prendere quel pullman la mattina presto. Mi dava, come dire, un senso di libertà desiderata. Venire a Lecce, all'università, tutto poteva significare tranne annoiarmi. Tutti i giorni capitava una cosa nuova. Era impossibile che mi annoiassi.
Avevo un'amichetta preferita, poi, una compagna di corso, con cui passavo le mie intere giornate. Era così facile, allora, avere un'amica con cui ridere, con cui ridere anche per le cose più stupide. Quelle stupidate riempivano le nostre giornate. 
Frequentavamo le lezioni, spesso ne saltavamo tante e, invece che nella classe d'inglese, ci ritrovavamo in centro, in giro per negozi o nel solito negozio di rosticceria. Da quanti professori ci siamo abilmente nascoste per non sentirci dire "perché non siete venute a lezione??". Perché si sa, in una classe di una ventina di persone, tutti conoscevamo tutti e nessun volto poteva mai essere anonimo.
No, è davvero troppo. Ora sono alla specialistica e, anche se è passato poco tempo da allora, sembra davvero tutto diverso. 
Sono cresciuta, sono un'altra. Adesso non me ne starei più seduta su quei gradini puzzolenti e sporchi a mangiare un panino con la mortadella in attesa di una lezione. Ho la macchina, sono indipendente, tornerei come minimo a casa a cucinare, giacché adesso abito nella città universitaria. Ma è questo il punto!
Ora sono grande, pago le bollette, faccio commissioni, preparo da mangiare, lavo e stiro il bucato, ho una casa da accudire. Prima non c'era tutto questo. Abitavo con i miei, non sapevo neppure come si accendesse un fornello o un ferro da stiro, non avevo la macchina, dipendevo da un autobus. Mi mancano quelle giornate all'insegna dell'avventura, quando non sapevo cosa potesse aspettarmi e non avevo neanche la necessità o la voglia di saperlo. Tanto non dovevo dar conto a nessuno, non avevo niente di urgente da fare, nessuna aspettativa, nessun impegno, se non quello di frequentare le lezioni e di preparare, a tempo debito, qualche esame. Andarmene da casa la mattina presto e tornare col buio non era affatto un problema, non lasciavo nulla di incompiuto, potevo benissimo liberarmi di tutti i pensieri, tanto questo non faceva male a nessuno. Non servivo, ecco. Dovevo pensare solo alla mia vita, agli studi, all'università. Quello era il mio unico obbligo. Mi manca quel senso di assoluta libertà e di egoismo.

Lo so, lo so che non sono certo l'unica ad aver "subìto" questo genere di cambiamenti (insomma, l'età è passata per tutti coloro che si ritrovano adulti!), ma essere alla magistrale e non avere affatto lo stesso spirito di quando ero in triennale (a soli due anni di distanza) mi suona un pò strano, anzi no, non strano, mi suona piuttosto malinconico.
Provo nostalgia per la mia bella triennale, provo nostalgia per gli stessi corridoi lungo i quali oggi cammino, ma dritta verso l'uscita. Ieri, invece, in quei corridoi ci restavo per tutto il giorno, seduta sulle panchine di quello che io e le mie amiche chiamavamo "l'aldilà", tra una lezione e l'altra. Quelle panchine come minimo oggi saranno occupate da altri studenti che hanno preso il nostro posto.
Poi, al terzo anno, all'improvviso mi resi conto che quel primo percorso stava per terminare. E io che, vi giuro, non me ne stavo neanche accorgendo! Lo ricordo benissimo, fu un momento, un pomeriggio. Mi ritrovai a pensare che nel giro di 8 mesi, circa, il mio "tempo" sarebbe scaduto. Incominciai a preparare gli ultimi esami a manetta perché non volevo restare indietro, e nei tempi previsti mi presi la mia bella laurea. 
Ed era la fine di un'epoca.

9 commenti:

  1. Che bel post. Potrei averlo scritto io *-*
    la triennale: periodo fantastico. Evadevo dalla mia città per andare a Sassari, città piena di studenti e di vita :) andavo col treno e mi ricordo le ore buche passate con le colleghe buttata da qualche parte, alle panchine della facoltà, in biblioteca a ridere dei personaggi che studiavano fissi la, ai giardini, al bar al centro commerciale. In giro con qualsiasi tempo, caldo, freddo, pioggia :D e quante risate anche a lezione. Che nostalgia :) mi hai fatto rivivere quei momenti: grazie :)

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  2. Buona fortuna per tutto...E' bello leggere nelle tue parole questa nuova consapevolezza...

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  3. @Dreamy Melrose: sono contenta di averti fatto rivivere dei bei momenti. Era bello fare un sacco di cavolate in giro per la città universitaria, eh? Con quella spensieratezza che ogni studente ha per diritto. E' stato bello anche per me!
    @Memole: grazie cara, grazie :)

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  4. Emhmmm posso dire che mi hai fatto emozionare troppo??? Per me fuori corso accanita è davvero una nostalgia guardare al passato...ad un passato così passato...le amichette, la mensa, le dure lezioni, tornare alle otto di sera a casa in quartiere squallido leccese. Ma la voglia di studiare era tanta, troppa rispetto ad oggi, troppa per me che non ho piu' 20 anni ma 29; è ver, la triennale è stato il periodo piu' bello della mia vita e la specialistica è solo un fievole riflesso!

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  5. @Daniela: sì, ci credo! A quanto pare quello della triennale è un periodo bello da ricordare proprio per tutti! :)

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  6. Io invece non vedo l'ora di finire questa mia laurea triennale e dimenticarmi di treni in ritardo, lezioni mancate e strizza per gli esami...Purtroppo devo aspettare dicembre 2013... :/

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  7. Vediamo se riesco a lasciarlo un benedetto commento! L' aldilà! Lo avevo rimosso!! Ricordo che io invece quel bus lo odiavo e infatti l'ho rimpiazzato ben presto con la più libertina auto. In effetti per me il bus era proprio sintomo di cattività e ti ricordo che proprio per questo lì a bordo vissi anche un terribile attacco di panico.. Comunque sia, io, al contrario di te, ho la sensazione di non aver mai veramente vissuto l'università. E ora che sta per finire quasi me ne pento. Ultimamente penso che forse sarebbe stato divertente seguire le lezioni, diventare parte di un gruppo assiduo.. anche se, a ben pensarci, la socializzazione non è mai stata una mia grande ambizione, quindi, in fin dei conti, non sarei stata io... però comunque lo si viva, panino con la mortadella, o meno, è proprio il periodo in cui si studia ad essere a suo modo bello. E' il momento in cui ancora non sai cosa sarai, e puoi ancora sognare la tua realizzazione. Insomma, puoi ancora, semplicemente, sognare.

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  8. Hola, da quanto tempo non ti si vede qui! E' bello raccogliere tutte queste "testimonianze" delle proprie lauree triennali :)! A me manca un sacco quel periodo, e forse proprio perché l'ho vissuto pienamente, lezioni, panini sui gradini... ora non potrebbe essere più così, quelle sono cose che si fanno quando è il tempo, per ogni cosa c'è un'età... :)

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  9. @Erika: mi dispiace che tu non lo stia vivendo benissimo. Finirà presto, vedrai ;)

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