Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

Informazioni personali

La mia foto
Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (nuovo romanzo, settembre 2017).

giovedì 31 luglio 2014

"A proposito di noi", di Roberto Baldini + "Vuoi sposarmi? No grazie", di Fabiana Andreozzi & Vanessa Vescera

Cari lettori,

oggi vorrei parlarvi di due letture portate a termine da pochi giorni, entrambe gradevoli. 
Si tratta di tre autori emergenti, Roberto Baldini con "A proposito di noi" e le due co-autrici nonché grandi amiche Vanessa Vescera e Fabiana Andreozzi con "Vuoi sposarmi? No grazie".
Sono due libri molto diversi, autori con stili diversi ma che sanno condurti fino alla fine trascinandoti con entusiasmo e curiosità.


Di A proposito di noi posso subito dire di aver notato come prima cosa una fitta presenza di dialoghi. Penso sia una delle sue caratteristiche maggiori e che dà immediatamente all'occhio. Si tratta di una prosa molto particolare, portata avanti spesso e volentieri a ritmo di dialoghi, appunto; lo stile dell'autore si basa su una grande immediatezza descrittiva e narrativa, probabilmente poco adatta a chi ama invece perdersi nelle immense descrizioni di luoghi e persone. Il libro di Roberto dà molto spazio all'immaginazione, e i dialoghi attraverso cui si snoda la vicenda permettono senza dubbio di entrare nella psicologia dei personaggi in maniera autentica, e di conoscerli direttamente attraverso le loro parole, le botte e risposte, le pause, le riflessioni, la quotidianità del parlato. Fra un dialogo e un altro, pochi paragrafi ma ben scritti, ben delineati, con una buona scelta delle parole.
Per quanto riguarda la storia, devo dire che non mi è affatto dispiaciuto leggere gli episodi di questi personaggi che crescono, maturano, a partire dal Liceo fino all'Università, per poi protrarsi nel post Università, nel mondo degli adulti. Il lettore cresce insieme a loro, si affeziona alle loro storie d'amore, tifa per il loro successo.
L'autore vuole lanciare un messaggio positivo per tutti gli innamorati, vuole essere uno stimolo a portare avanti le storie anche quando sembrano non funzionare bene: l'amore incontrerà sempre ostacoli, momenti di ristagno, periodi di crisi, ma esistono veramente dei modi per venirsi incontro, per volersi bene, per ignorare quello che va male. Ci si può e ci si deve accorgere di quanto siano inconsistenti certe difficoltà dinnanzi all'amore! È come se l'autore volesse cercare una soluzione per tutti noi: mi sembra un bellissimo gesto d'affetto! 


Poi ci sono le mie co-autrici preferite: Fabiana Andreozzi e Vanessa Vescera. Posso dire con fierezza che questo è il terzo romanzo che leggo di queste autrici (Amore nel sangue, scritto da entrambe, e Convivenza leggera, matrimonio d'affari, scritto solo da Vanessa Vescera, sono gli altri due di cui vi ho parlato) e non mi hanno mai deluso: evidentemente sono proprio nelle mie corde!
Amore nel sangue apparteneva a un genere un po' diverso, un sentimentale sempre, ma tendente al dramma anziché all'ironia e alla comicità che caratterizzano invece gli altri due!
Vuoi sposarmi? No grazie è un romanzo esilarante! Non so, sarà l'entusiasmo da fine-lettura che mi farà parlare così, ma debbo subito ammettere che pochi libri mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi, in certi passi, come Convivenza leggera e Vuoi sposarmi. Queste ragazze hanno il potere di regalarmi sorrisi e risate di gusto.
Non è possibile, innanzitutto, categorizzare questo romanzo. C'è l'amore, quindi di base è sicuramente un sentimentale, ma c'è anche della grande fantasia, della comicità e i tratti tipici di un chick-lit. Insomma, non so e non voglio sapere a che genere appartiene, mi basta sapere che mi sono divertita a leggerlo!
Parla dell'incontro-scontro di due personaggi direi alquanto singolari, poiché si tratta di un "sireno" (ebbene sì, il libro si apre con la figura di un uomo-pesce, quando invece ti aspetteresti una bellissima sirena stile Ariel...) e di un'umana. Entrambi fuggono da qualcosa: lui, il Don Giovanni della storia, da un matrimonio certo, lei da una famiglia asfissiante che non è la sua vera famiglia. I due, tuttavia, a causa di un incantesimo, si scambieranno presto i ruoli e finiranno l'una in fondo al mare e l'altro sulla terraferma. Fra equivoci, personaggi davvero bizzarri, scene esilaranti, l'intrusione di parole ed espressioni "marinaresche" coniate giusto per l'occasione, si snoderà una fantastica storia d'amore.
Il romanzo è chiaramente ispirato alla storia della Sirenetta, alla quale le due autrici sono molto affezionate, ma ne è una rivisitazione in chiave moderna e comica che è un piacere leggere!
Ho apprezzato questa lettura dall'inizio alla fine, e ancora una volta non posso che complimentarmi con queste fantastiche autrici!





Simona




mercoledì 30 luglio 2014

Aggiornamenti Hanùl: i tuoi dipinti del cuore sempre con te!

Cari amici,

stamattina vi scrivo per farvi vedere un paio di borse firmate Hanùl di cui mi sono letteralmente innamorata, ma naturalmente approfitterò di questo per aggiornarvi un po' sulle sue ultime creazioni. 
Hanùl, che ormai sta diventando un marchio davvero diffuso visto che, oltre che in Italia, lo vediamo orgogliosamente volare anche all'estero - precisamente al centro della meravigliosa Amsterdam - ha realizzato un paio di borse che mi hanno immediatamente conquistata, 
e voglio condividerle con voi!




Il fatto è che adoro i paesaggi cittadini, il cityscape, i centri di città di sera, illuminati dai fari. Be', se ne vedono tanti, ma qui la particolarità sta nel fatto che puoi portarli sempre con te, impressi sulla tua borsa, e poi sono impreziositi dall'arte, perché sono completamente e scrupolosamente dipinti a mano. 
Ammetto un debole per Dreaming Amsterdam che mi ha letteralmente rapita: la notte, le luci che si riflettono nell'acqua, la bicicletta abbandonata, un marciapiedi su cui mi vedo camminare immersa in una fresca passeggiata...

Guardate però anche qui di seguito quante meraviglie ispirate ai grandi artisti di tutti i tempi, 
compreso il mio adorato Monet!








Oltre alle borse, non possono mancare dei coloratissimi portafogli artistici, come questi:





 Infine, completo orecchini-bracciale...






Per vedere taaante altre creazioni, vi invito come sempre a visitare il sito:





Alla prossima!

Simona



giovedì 24 luglio 2014

Biennale del Salento 2014

Cari lettori,

in collaborazione con Gaia Arte questa sera vorrei presentarvi la Biennale del Salento 2014, evento artistico giunto alla sua terza edizione. 
Quest'anno è stata allestita nel prestigioso Palazzo Vernazza di Lecce, dove resterà aperta al pubblico fino al 15 settembre
Le opere esposte sono estremamente eterogenee: si va dalla pittura alla scultura, dalla grafica alla fotografia, dai graffiti alle installazioni. Parte della Biennale sono anche le fantastiche opere urbane che si ha il piacere di incontrare per le vie cittadine: 



Qui di seguito sono indicati i nomi di tutti gli artisti che vi partecipano con le proprie opere (cliccate sull'immagine per ingrandirla).




Non dimenticate che l'esposizione rimane aperta fino al 15 settembre: non lasciate arrivare quel giorno senza essere passati da Palazzo Vernazza!

Nel frattempo ho il piacere di darvi un assaggino per quanto riguarda la fotografia: gli scatti che seguono, esposti alla Biennale, sono stati realizzati dal fotografo Pablo Peron.


Profili - Pablo Peron

Vi lascio con la meravigliosa recensione critica scritta dal presidente dell'Associazione Gaia al progetto "Profili" di Pablo Peron.

Il fotografo umanista
Scrivo con grande Piacere sul progetto “Profili” di Pablo Peron, perché gli scatti presentati in occasione della Biennale del Salento 2014 sono di grande Bellezza e, ad un tempo, di profondo significato.
Ed infatti, la selezione di fotografie presentata si compone di due scatti per ciascun soggetto: uno che ritrae, per l’appunto, il profilo dello stesso e l’altro, legato a doppio filo con il primo nella simmetria e nell’anima, ritrae la mano del protagonista dell’obiettivo di Pablo, nel mentre stringe l’oggetto da quest’ultimo amato.
Pertanto, trattasi di due fotografie complementari, che si completano vicendevolmente e che costituiscono, nel loro significato più profondo, un Unicum indissolubile.
È di solare evidenza, infatti, che l’immagine del Notaio Vincenzo Papi non può disgiungersi dalla sua Anima, da ciò che costituisce la quint’essenza della sua Dignità. E quest’ultima, viene a coincidere nell’immagine esteriore del libro afferrato, stretto con indicibile fierezza, perché strumento indispensabile o “Faro” (come definito dall’Amico Vincenzo) del suo percorso formativo.
O, ancora, l’immagine della Poetessa e Pittrice Chiara Montenero, che stringe con incantevole grazia la sua penna, con la quale compone squisiti Haiku.
E così, tutte le foto esposte.
La giovanissima Ballerina Aurora Altavilla, che afferra ed esibisce le sue scarpette rosa, simbolo di fatica, sacrificio e dedizione. Ma anche Ali che divengono Poesia del movimento, che ci portano più vicini alle Stelle durante le esibizioni di danza.
Per concludere, nelle fotografie di Pablo Peron v’è la dimensione umana nella sua interezza, nella sua intima corrispondenza tra interiorità ed apparenza, tra Anima e Corpo, rendendo i “Profili” esposti nella loro dimensione più autentica, vera e sincera.
Del resto, l’Amico Pablo ha trasfuso in immagini un famoso aforisma dello scrittore Oscar Wilde, che recita “Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”.
Claudio Casalini
Presidente Gaia Arte





Simona



martedì 22 luglio 2014

"Destino di un amore", di Linda Bertasi + "Amori a metà", di Antonietta Agostini: le mie impressioni.

Cari lettori,

in questi ultimi giorni mi sono dedicata alla lettura di due romanzi: Destino di un amore e Amori a metà.
Li ho letti praticamente in contemporanea, iniziati lo stesso giorno e finiti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro.

Devo dire subito una cosa: sono rimasta colpita dal piacevole stile di Linda Bertasi, della quale non avevo ancora letto niente. L'autrice ha una prosa molto scorrevole, dalle frasi intense, dalle immagini evocative. E, per questo, nonostante la trama mi sia sembrata a tratti "forzata" (il destino ha davvero un ruolo prioritario in questo romanzo, fa accadere degli incontri strepitosi), il libro si lascia leggere d'un fiato. 
Ho sempre sostenuto che quando lo stile di scrittura vale veramente, si finisce sempre per chiudere un occhio sull'originalità o la credibilità della trama. 
Ecco, diciamo che non mi sono lasciata totalmente "convincere" dalla storia di questi amori che si consumano fra Milano e Parigi, che esplodono, tumultuosi, fanno dei giri immensi, e poi inaspettatamente ritornano. Nonostante questo, però, la lettura è stata gradevole e non senza entusiasmo. 
Per accennare brevemente alla trama, diciamo che questa storia unisce, a distanza di molti anni, una madre e una figlia, un padre e un figlio, in un chiasmo narrativo che, devo dire, non è comunque privo di sorprese.
Linda ha una penna molto piacevole, delicata, femminile, sceglie accuratamente le parole, evoca immagini, luoghi. È evidente che l'autrice possiede un'ottima padronanza degli strumenti narrativi. Inoltre, il romanzo è molto ricco di episodi: non si limita a raccontare la storia di questi grandi amori, ma ci aggiunge questioni familiari, personaggi secondari, momenti di suspense.
Consiglio la lettura di questo libro a chi ha bisogno di una vera e propria botta di romanticismo! Ci sono delle scene estremamente romantiche: uomini che si innamorano perdutamente di queste donne forti e sfuggenti, amori che esplodono improvvisamente, promesse di un futuro insieme, baci, abbracci, parole e sguardi tipici dei primi, indimenticabili, momenti dell'innamoramento; il tutto, ovviamente, sullo sfondo di una poetica Parigi! 


C'è poi Amori a metà, di Antonietta Agostini. L'autrice racconta una storia autentica, mi è sembrato di scorgere molta verità fra le righe. Lo stile è estremamente semplice, il linguaggio non è ricercato, anzi mi sembra che rispecchi un modo di parlare abbastanza vicino alla quotidianità. 
È la storia di una donna, Chiara, e di tre uomini che ruotano intorno a lei: un marito che non ama e da cui divorzia, un nuovo fidanzato di cui si crede innamorata senza tuttavia esserlo pienamente, e infine un amante, Francesco, da cui ha avuto una figlia, l'unico che le abbia veramente rapito il cuore (e l'unico che fugge e la tratta male!).
Il fatto è che non sono stata per niente in sintonia con questa protagonista, in certi momenti l'ho disprezzata, non sono stata d'accordo con alcune delle sue scelte!
È comunque una storia di grande attualità, perché a farla da padrone, al di là di tutto l'intreccio, c'è la ricerca spasmodica dell'amore, quello vero, ma soprattutto la ricerca della felicità. Inoltre, c'è il dolore di una donna la cui inquietudine è palpabile, in ogni cosa che pensa, fa o dice. Non trova il suo posto nella vita, i suoi sentimenti sono precari, i suoi amori sono tutti... "a metà", tranne uno: quello immenso che Chiara nutre per la sua piccola Nicole.








Simona




domenica 20 luglio 2014

3D Pavement Art: una delizia per gli occhi.

Quanto talento esiste al mondo! 
Non ho parole per esprimere la meraviglia e l'ammirazione con cui osservo queste Opere d'Arte. 
Si tratta di dipinti su strada che hanno lo scopo di creare l'illusione ottica della tridimensionalità (la tecnica è chiamata anamorfismo). Guardandoli o fotografandoli dalla giusta angolatura, infatti, sfruttando la prospettiva, i disegni sembrano essere in tre dimensioni, troppo, troppo realistici!
Non oso immaginare quanto lavoro, quanta dedizione, quanto studio ci siano dietro. Vorrei veramente vedere un artista all'opera su uno di questi splendidi capolavori!


















Simona




sabato 19 luglio 2014

Questa serata...


Questa serata mi parla di mancanze, 
di cose che non esistono più, 
di gente che non conosco 
e che forse non incontrerò mai.
Mi concentro sui volti: 
hanno sorrisi che abbagliano, 
occhi divertiti, labbra vivaci, 
catene di parole lunghe come fiumi.
Mi rivedo in un lungo discorso 
senza capo né coda, 
lì ad afferrare un senso che forse neppure esiste, 
lì a protendere la mano che non trova mai niente. 
Però l'anima sorride un po', si sazia, si stanca. 
È pronta per andare a letto.


Dipinto di Leonid Afremov








Simona




lunedì 14 luglio 2014

Gatto sotto la pioggia - Ernest Hemingway

C'erano solo due americani alloggiati in quell'albergo. Non conoscevano nessuna delle persone che incontravano per le scale quando andavano e venivano dalla loro stanza. La loro stanza era al primo piano e dava sul mare. Dava anche sul giardino pubblico e sul monumento ai caduti. Nel giardino pubblico c'erano grandi palme e panchine verdi. Col tempo bello c'era sempre un pittore col suo cavalletto.
Ai pittori piaceva come crescevano le palme, e i vivaci colori degli alberghi affacciati sul giardino pubblico e sul mare. Gli italiani venivano da lontano a vedere il monumento ai caduti, che era di bronzo e luccicava sotto la pioggia. Pioveva. La pioggia gocciolava dai palmizi. L'acqua stagnava nelle pozzanghere sulla ghiaia dei sentieri. Il mare si rompeva in una lunga riga sotto la pioggia e scivolava sul piano inclinato della spiaggia per tornare su a rompersi di nuovo in una lunga riga sotto la pioggia.
Le macchine erano sparite dalla piazza vicino ai monumento. Oltre la piazza, sulla soglia del caffè, un cameriere stava guardando fuori verso la piazza deserta. La moglie americana stava guardando fuori dalla finestra. Fuori, proprio sotto la finestra, un gatto era accucciato sotto uno dei tavoli verdi gocciolanti. II gatto cercava di raggomitolarsi su se stesso per non farsi bagnare dalle gocce. «Vado giù a prendere quel micino» disse la moglie americana.
«Ci vado io» propose dal letto suo marito. «No, vado io. Quel povero micino si è nascosto sotto un tavolo per non bagnarsi.» Il marito continuò a leggere, disteso ai piedi del letto con la testa appoggiata ai due cuscini. «Non bagnarti» disse. La moglie scese al pianterreno e il proprietario dell'albergo le fece un inchino mentre passava davanti all'ufficio. Il suo scrittoio era in fondo alla stanza. Era un uomo anziano e molto alto. «Piove» disse l'americana. Le era simpatico, quell'albergatore.
«Sì, sì, signora, brutto tempo. Il tempo è molto brutto.» Era ritto dietro il suo scrittoio in fondo alla stanza semibuia. L'americana lo trovava simpatico. Le piaceva la tremenda serietà con cui accoglieva i reclami. Le piaceva la sua dignità. Le piaceva il desiderio che mostrava di servirla. Le piaceva la considerazione che aveva per il proprio mestiere. Le piacevano la sua faccia, vecchia e pesante, e le sue mani. Sempre pensando che quell'uomo le piaceva, aprì la porta e guardò fuori. Si era messo a piovere più forte.
Un uomo con un mantello di gomma stava attraversando la piazza deserta nella direzione del caffè. Il gatto doveva essere sulla destra. L'americana pensò che forse poteva procedere sotto le grondaie. Mentre stava sulla soglia un ombrello si aprì dietro di lei. Era la cameriera addetta alla loro stanza. «Non deve bagnarsi» sorrise, parlando in italiano. Naturalmente, l'aveva mandata l'albergatore. Con la cameriera che le teneva l'ombrello sopra la testa, camminò sulla ghiaia del sentiero finché non fu sotto la finestra.
C'era il tavolo, di un verde ravvivato dalla pioggia, ma il gatto era sparito. L'americana fu presa da un inaspettato disappunto. La cameriera alzò lo sguardo a lei. «Ha perduto qualcosa, signora?» «C'era un gatto» disse l'americana. «Un gatto?» «Sì, un gatto.» «Un gatto?» rise la cameriera. «Un gatto sotto la pioggia?» «Sì» disse lei «sotto il tavolo.» Poi: «Oh, lo desideravo tanto. Volevo un micino». Quando parlò in inglese la fronte della cameriera si accigliò. «Venga, signora» disse. «Dobbiamo rientrare. Si bagnerà.» «Credo anch'io» disse l'americana.
Tornarono indietro sulla ghiaia del sentiero e varcarono la soglia. La cameriera restò fuori a chiudere l'ombrello. Mentre l'americana passava davanti all'ufficio, il padrone dallo scrittoio le fece un inchino. La ragazza si sentiva, dentro, qualcosa di molto piccolo e duro. Il padrone la faceva sentire molto piccola e davvero importante al tempo stesso. L'americana ebbe la sensazione passeggera di essere una persona straordinariamente importante. Salì le scale. Aprì la porta della stanza. George era sdraiato sul letto e leggeva.
«Hai trovato il gatto?» chiese, posando il libro. «È sparito.» «Chissà dov'è andato» disse lui, riposandosi gli occhi dalla lettura. Lei si sedette sul letto. «Lo desideravo tanto» disse. «Non so perché lo desideravo tanto. Volevo quel povero micino. Non è affatto divertente essere un povero micino fuori sotto la pioggia.» George si era rimesso a leggere. Lei andò a sedersi davanti allo specchio della toeletta e si guardò con lo specchio da viaggio. Studiò il suo profilo, prima da una parte e poi dall'altra. Poi si esaminò la nuca e il collo.
«Non credi che sarebbe una buona idea se mi lasciassi crescere i capelli?» chiese, guardando nuovamente il suo profilo. George alzò gli occhi e vide la sua nuca, con i capelli corti come quelli di un ragazzo. «A me piacciono così come sono.» «Sono stufa» disse lei. «Sono stufa di sembrare un ragazzo.» George, sul letto, cambiò posizione. Non aveva distolto lo sguardo da sua moglie da quando lei si era messa a parlare. «Sei maledettamente bella» disse. Depose specchio sulla toeletta e andò alla finestra e guardò fuori. Stava facendosi buio.
«Voglio pettinarmi con i capelli all'indietro, lisci e ben tirati, e farmi sulla nuca un bel nodo grosso e pesante» disse lei. «Voglio avere un gatto da tenere sulle ginocchia, e che faccia le fusa quando lo accarezzo.» «Sì? » disse George dal letto. «E voglio mangiare: a tavola con la mia argenteria e voglio delle candele. E voglio che sia primavera e voglio spazzolarmi i capelli davanti, allo specchio e voglio un gattino e voglio dei vestiti nuovi.» «Oh, smettila e cercati qualcosa da leggere» disse George. Aveva ripreso la lettura. Sua moglie guardava fuori dalla finestra.
Ormai era buio pesto e sulle palme continuava a piovere. «Comunque, voglio un gatto» disse lei «voglio un gatto. Voglio subito un gatto. Se non posso avere i capelli lunghi o se non posso divertirmi, posso almeno avere un gatto.» George non ascoltava. Stava leggendo il suo libro. Sua moglie guardò la piazza, fuori dalla finestra, dove si erano accese le luci. Qualcuno bussò alla porta. «Avanti» disse George. Alzò gli occhi dal libro. Sulla soglia c'era la cameriera. Teneva in braccio, stringendoselo al petto, un gattone color tartaruga, con le zampe posteriori penzoloni. «Mi scusi» disse «il padrone mi ha ordinato di portare questo alla signora.»



Gatto sotto la pioggia, di Ernest Hemingway
da "I quarantanove racconti".





mercoledì 2 luglio 2014

Niente di importante.

C'è un momento dell'anno che amo particolarmente. Ed è quando la pioggia ha da poco finito di cadere, ed è quasi sera, e si preannuncia una notte fredda, ma non è ancora inverno. Ed è un freddo non proprio intenso, ma al quale non sei più abituato dopo il grande caldo dell'estate. La pioggia dà un momento di tregua, e ti vedi uscire di casa per rifugiarti in un parco, o per le strade, o per le piazze. E il pavimento è ancora bagnato. Le luci dei lampioni si riflettono sulle mattonelle umide. Sarà settembre, forse ottobre, e in mente vagano certi pensieri riguardanti il futuro prossimo, perché settembre, ottobre, si sa, sono sempre portatori di nuovi inizi.
Indossi il primo maglione della stagione, che ti conforta, ti consola, ti riscalda da questa frescura che avevi dimenticato. Ha l'odore del detersivo con cui lo hai lavato prima di metterlo via insieme agli indumenti invernali, durante il cambio di stagione in vista dell'estate, che non è poi passata da molto, anzi, questa pioggia sembra essersela portata via da un momento all'altro.
Non c'è gente intorno, e partecipi pienamente alla quiete di questa serata, disturbata solo dai suoi pochi rumori, il fruscio delle fronde degli alberi, il calpestio delle foglie secche, qualche clacson in lontananza.
Si fa vedere solo qualcuno, di tanto in tanto, vestito con abiti pesanti, calpestando le foglie secche e umide sull'asfalto. Non cammina veloce, nessuno sembra avere fretta qui, è come un momento di condivisione a cui non si può rinunciare, che appartiene a tutti, e che tutti vogliono assaporare fino in fondo. 
Ti dà conforto sapere che hai una casa dove più tardi tornerai, per poi rifugiarti sotto alle lenzuola, con la finestra chiusa, mentre fuori forse pioverà. Intanto però respiri a pieni polmoni quest'aria fresca, pulita, tagliente, che penetra nei fori del maglione toccandoti la pelle e facendoti avvertire un brivido lungo la schiena. Osservi la natura immobile, illuminata dai lampioni ma scura sullo sfondo, gocciolante, impregnata di pioggia. È un'ora incerta, non è pomeriggio ma neanche totalmente sera, sei sospeso in un lasso temporale dove sono permessi i sogni, i desideri, le speranze, i tentativi.
Due parole, non impegnative, un divagare incerto fra le pieghe della vita, fra futuro e passato. Dissensi gentili, ma soprattutto assensi, risate di condivisione, riflessioni su niente di estremamente fondamentale. Semplicemente parole, un lungo fluire che non ha la presunzione di arrivare da qualche parte. Poi un sorriso, un abbraccio per ripararsi dal freddo. Magari un bacio. 
Niente di importante.

Rain's rustle, Leonid Afremov








Simona






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