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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (settembre 2017).

I miei libri

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lunedì 21 ottobre 2013

"I racconti depennati", di Annarita Faggioni: intervista all'autrice.


Oggi vi presento Annarita Faggioni
laureata in Lettere e Cultura del Territorio 
e amministratrice del sito Il piacere di scrivere.
In questa intervista ci parla della sua ultima pubblicazione,
I racconti depennati.




Benvenuta nel mio blog, Annarita. Hai pubblicato di recente “I racconti depennati”, una raccolta che affronta temi importanti, come l’eutanasia, la situazione dei giovani laureati, il femminicidio. Che cosa ti spinge a scrivere di queste tematiche sociali?

Annarita Faggioni
Grazie per l’accoglienza. Le tematiche sociali sono solo l’inizio del libro: si tratta di affrontare temi sempre più complessi man mano che si sfogliano le pagine. Per questo si parte dai problemi quotidiani per arrivare poi alle tematiche più astratte (fino al mondo utopico di “Un gioco di pedine”). Si parte dal vicino per arrivare al lontano.
L’autore deve stare molto attento quando parla di sociale e deve cercare di non basare la sua fortuna sfruttando il fatto di cronaca, cosa che purtroppo accade sulla pelle delle vittime: si finge una solidarietà ipocrita, ma poi ci si dimentica poco dopo.
Se si vogliono davvero affrontare i temi sociali in chiave letteraria, si deve cominciare a parlare quando i riflettori stanno per spegnersi, oppure quando non sono ancora accesi. Il mio racconto sul femminicidio, “Con l’occhio della violenza” nasce nel 2007, in tempi non sospetti.

Nella sinossi del libro accenni al fatto che i racconti inseriti in questa raccolta hanno partecipato a diversi concorsi letterari, ma non sono risultati vincitori. Ci racconti questa esperienza? Inoltre, perché hai deciso di accennare volutamente al fatto che siano stati scartati?

Racconto brevemente la mia esperienza, così come può essere quella di qualsiasi autore. Anni fa pensavo che i concorsi letterari servissero per migliorare la scrittura degli autori partecipanti. Mi sbagliavo di grosso, ma l’ho capito solo con la mia attività di blogger con Il Piacere di Scrivere.
Mi sono trovata nella situazione in cui le stesse persone che mi chiedevano di pubblicizzare le loro attività con la mia penna avevano scartato i racconti che avevo scritto. Ora, un post non è un racconto, ma dire che una persona è incoerente quando scrive e poi chiedere di pubblicizzare quello che si fa alla stessa persona…
Pochi sanno che i racconti depennati ai concorsi non possono più essere utilizzati in altre competizioni e vengono accettati dalle case editrici se non in casi eccezionali e rarissimi. Questa è la morte di qualsiasi personaggio, perché si impedisce che il testo venga letto nei fatti, non a parole.
Così ho deciso di capire dove e come stessi sbagliando. Mi sono messa in gioco segnalando i concorsi gratuiti che ritenevo seri, partecipando alle discussioni dei forum di settore, cercando “alla copywriter” di capire come le giurie incidevano sui loro giudizi, visto che la voce “Giudizio Insindacabile” impedisce oggi all’autore di capire le motivazioni.
Ho organizzato miei concorsi con il blog e ho accettato di far parte di una giuria per il concorso letterario organizzato da Un Foglio di Storia, per vedere entrambi i lati prima di giudicare.
In questi casi è normale che io abbia scartato dei testi e privilegiato altri, ma chiunque può contattarmi per chiedere i motivi delle mie scelte, anche se anch’io sono stata costretta a mettere la fatidica voce. Nei concorsi letterari altrui questo non è possibile. In più, oggi alcuni che promuovono concorsi gratuiti passano ai cosiddetti “Concorsi con quota”, anche prima che vengano decisi i vincitori della tornata precedente…
Ho deciso di parlarne nel testo per due motivi:
1) “I racconti depennati” sono una raccolta che sarebbe potuta nascere dalla penna di qualsiasi autore esordiente, perché ognuno di noi ha un racconto o una poesia messa al bando per qualsiasi motivo. Voglio sapere se ciò che ho scritto possa albergare nel cuore di un lettore o no.
2) Si deve prendere coscienza che il mondo editoriale è cambiato e non dipende più dai concorsi. Non è il concorso letterario a permettere la lettura del nostro racconto e le giurie spesso non hanno un referente letterario (oppure non ci sono i nomi dei giurati): quindi, il concorso letterario deve avere la funzione di migliorare la scrittura degli autori che si mettono in gioco con un giudizio, sì insindacabile, ma chiaro. Altrimenti è un modo come un altro per fare soldi/ farsi pubblicità.

Nella sinossi accenni anche al fatto che i grandi temi da te affrontati si accompagnano a una scrittura semplice e leggera: da che cosa è caratterizzata la tua scrittura? Come descriveresti il tuo stile?

Prediligo le parole comuni a quelle altisonanti. Me lo ha insegnato Montale e non solo a me. Ascolto la mia fantasia e non le mode letterarie. Me lo ha insegnato Rodari e non l’ha lasciato in eredità solo a me. Il mio stile non ha ancora una maturazione tale da poterlo descrivere, sarà il tempo e la filologia a dire come scrivo. La mia aspirazione è di avvicinare la mia scrittura a quello che racconto: in questo è racchiusa la sua semplicità e spero che il lettore lo apprezzi.

Il libro è disponibile solo in versione digitale. Qual è il tuo rapporto con gli e-Book e quale credi sia quello del pubblico, in generale?

L’e-book è la croce e la delizia dell’Italia, la norma nel resto del mondo. Rappresenta quanto siamo indietro. L’e-book è l’occasione più economica che l’autore ha per emergere da solo e che l’editore ha per iniziare la sua attività. Si tratta di un nuovo modo di approcciarsi al lettore con ipertesti tipici del mondo del Web, come ho avuto modo di parlare sul Forum GT. Il pubblico è il più variegato possibile e ama la letteratura che dia di più rispetto a quello che si trova in libreria. Per questo, l’e-book è il futuro di un libro che ha mandato all’aria le “tendenze” e i “bestsellers annunciati”.

Nelle tue aspirazioni c’è anche l’idea di scrivere un romanzo, o pensi che resterai fedele al racconto breve?

La mia scrittura va “a ispirazione”: poesie, racconti o romanzi non importa. Alcuni dei “Racconti depennati” sono già nella mia testa sotto forma di romanzo, ma devo prima sapere se il mio modo di scrivere piace al lettore, altrimenti sono alberi sprecati come quelli di Moccia...

Scrivi anche poesie. Nel 2011 hai pubblicato la raccolta poetica “Canto D’Inverno”. Che cosa ti spinge a scrivere una poesia? Com’è stata l’esperienza della tua prima pubblicazione? Hai trovato un pubblico interessato alla poesia?

"A ispirazione”: sento una poesia dentro, la scrivo. Punto. La mia prima pubblicazione (sempre in self-publishing, ma in cartaceo) è stata una gioia immensa per me. Qualche numero: 60 copie vendute, tantissime persone che hanno riscoperto la poesia grazie alla mia scrittura e 3 conferenze nella mia città. Il pubblico è interessato al nuovo, soprattutto a ciò che non riesce a immaginare da solo. Ama la poesia, proprio perché lo rappresenta pur non conoscendolo. E smettiamo di parlare del pubblico! Non c’è pubblico, ci sono persone innamorate della vita che vogliono dare alle proprie emozioni quel qualcosa in più che solo i versi di un poeta sanno dare.

Ci lasci qualche link dove possiamo raggiungerti e leggere qualcosa di tuo, incluso quello per il download dell’e-Book?

Il libro uscirà il 21 Ottobre su http://www.bookolico.com/. Per leggere qualcosa di mio (e di altri autori, visto che il blog è a disposizione della nuova letteratura), basta andare sul Piacere di Scrivere e sulle relative pagine Facebook (c’è anche Come fare letteratura, dove raccolgo i riscontri sul libro), Twitter e Google Plus.

In bocca al lupo per tutto, a presto!

Buona lettura e grazie a te per lo spazio che mi hai dedicato :)






______________________
Per rispondere a un'intervista, scrivimi: alamuna@gmail.com

5 commenti:

  1. "Pochi sanno che i racconti depennati ai concorsi non possono più essere utilizzati in altre competizioni e vengono accettati dalle case editrici se non in casi eccezionali e rarissimi. Questa è la morte di qualsiasi personaggio, perché si impedisce che il testo venga letto nei fatti, non a parole." Quello che scrive la mia amica Annarita sui Concorsi Letterari mi ha molto stupito. Non avrei mai pensato che essere scartato a un concorso a "Capracotta" potrebbe ostacolare in seguito la diffusione di un libro. E' stata una notizia shoccante. La strada degli scrittori emergenti è sempre più in salita. Credo che si debba assolutamente contare solo sulle proprie forse, senza pretendere aiuto da alcuno. Come dice Annarita, potrebbe essere fatale. - Alfredo Betocchi

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  2. Se sta scritto sul bando: "I diritti restano dei rispettivi autori" puoi usarlo. Se, invece, dice: "L'autore cede i diritti alla casa editrice per l'antologia" allora no.

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  3. Ho vinto, e ne sono fiera, l'ultimo concorso letterario a Capracotta, che è, immagino, nome di paese utilizzato qui sopra, ahimè in modo nemmeno originale, per ridicolizzare. Quanto siete monotoni!

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  4. Non è questione di "Ho vinto io, hai perso tu". E' una questione di serietà: se il concorso di Capracotta (o di chiunque sia) mantiene il diritto d'autore resta un buon concorso. Il fatto è che non possiamo ritenere che i concorsi del paesino siano davvero utili per emergere.

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  5. Infatti non è questione di "Ho vinto e ho perso" è questione di piantarla di usare il nome di Capracotta come simbolo del nulla. Ridicolizzando non emergerete mai!

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