Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese appassionata di scrittura e di fotografia e profondamente innamorata degli animali. Questo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, riflessioni, novità sui suoi libri e molto altro. INSTAGRAM: @simona_giorgino (profilo autrice), @photosfromthewind (profilo fotografico).

martedì 24 gennaio 2012

Cammello: I love you!


Io mi sono troppo innamorata di questa foto! Ma si può essere più carini di così?? 
E' adorabile!

sabato 14 gennaio 2012

Un po' del mio romanzo d'esordio, giusto per anticiparvi qualcosina!

Stasera ho deciso di anticiparvi qualcosa del mio romanzo in uscita. Per avere le informazioni al completo bisognerà attendere l'anteprima che comunque non tarda ad arrivare! L'uscita ufficiale, invece, è prevista per fine aprile!


Ecco a voi un po' del mio romanzo "JEANS E CIOCCOLATO" (ed è la prima volta che vi svelo il titolo!).

Si tratta di un romanzo sentimentale, ma non è un sentimentale patetico o strappalacrime. Al contrario! E' ironico, divertente, ricco di colpi di scena e... non parla solo d'amore! Il mio primo romanzo vuole riflettere diversi aspetti della vita, ma temo che l'accento finisca per cadere su uno in particolare: il cambiamento. La nostra giovane protagonista, simpatica, goffa e un pò insicura, è in cerca della sua identità. La troverà, forse, e avrà diversi nomi. La troverà in diversi posti, ed esattamente questi posti si rivelano essere tutti dietro l'angolo. Non sarà difficile rendersi conto, ad un certo punto, di come gli eventi nella vita possano prendere una direzione diversa da un momento all'altro. Stupendoci, innanzitutto. E se accogliamo questi cambiamenti, forse ne possiamo ricavare qualcosa di buono.

Il mio simpatico personaggio si chiama Bea. Bea ha qualche problemino con la sfiga, ultimamente: sebbene riesca a camuffarlo alla grande grazie al suo senso dell'umorismo, questo non è esattamente un periodo in cui la vita le sorride. A partire dal lavoro: maledetta precarietà, maledetta necessità di accettare di fare qualcosa che non ci piace solo perché "in giro non c'è altro". Ma no, no che non finisce qui! Da un po', ha anche iniziato a lamentare la sua incostanza, che non le permette di portare a termine un progetto o di portare avanti una passione. Vorrebbe diventare un sacco di cose - una ballerina, una giocatrice di cricket, un'esperta di Yoga, una volontaria per disabili - ma le sue "presunte passioni" non durano più di una settimana. E ancora, non è contenta del suo aspetto fisico (o meglio, non lo è più, dopo aver ingurgidato chili di Nutella), i suoi colloqui di lavoro falliscono e, a dirla tutta, ultimamente falliscono anche le sue relazioni umane, a partire da quell'odioso rappresentante con cui si trova spesso e volentieri a battibeccarsi. Come se non bastasse, in questo periodo non ha un fidanzato, nè un... amico "alla moderna": niente di niente. E si sente sola e frustrata.
Ma il destino sta per riservarle delle sorprese e poi, fortunatamente, la sua amica Debby, sempre presente, pazza e affettuosa, non la lascia sola un attimo. Anzi, sarà proprio lei ad intuire quel nascosto, vago e indefinito desiderio di cambiamento negli occhi e nelle parole di Bea. Introducendola al mondo dei tacchi alti, del make-up e dei jeans attillati, Debby la spingerà piano e dolcemente in una nuova dimensione, senz'altro più attraente.
E per Bea diventa quasi una sfida, una squisita sfida all'insegna del cambiamento, una sfida contro la vecchia Bea che non desiste fino in fondo. Fino a che, tra le note di una caliente salsa cubana e le righe di una misteriosa finestrella di chat, sembra proprio che il suo "periodo di cambiamento" stia incominciando... a dare i suoi frutti!


Il tuo sorriso è la mia pace.

Questa la dedico a te, amore mio. Perché è un giorno importante.
Recitala ad alta voce: lo splendore di queste parole ci ha contagiati un anno fa
e continua a farlo anche oggi.




La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte. 
E' come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. 
Quello che eravamo prima l'uno per l'altra lo siamo ancora. 
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; 
parlami allo stesso modo affettuoso che hai sempre usato. 
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. 
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose 
che ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! 
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: 
pronuncialo senza la minima traccia 
d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva
tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, 
proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.


Autore sconosciuto.





venerdì 13 gennaio 2012

Quando capiamo di esser diventati grandi?

Quand'è che si diventa grandi? Voglio dire, c'è per caso un indicatore temporale o materiale che ci avvisa? Dovrebbero inventarne uno, non trovate? Che so, un aggeggio che, raggiunta la famigerata soglia, emetta un suono... come il microonde!
"Driiiiin". <<Oh accipicchia, sono diventata grande! Vado a prendere la mia maturità!>>

Se la tecnologia potesse essere applicata anche ai sentimenti, alle responsabilità e alla vita, sarebbe tutto più facile. Invece la realtà è che dobbiamo capire da soli, consapevolmente, quando è il tempo di prendere una decisione responsabile, insomma quando siamo diventati grandi. Ma non è una cosa che avviene con dettagliata precisione, non credo si possa stabilirne una data. Avviene nel tempo, piano piano... e non c'è nessuno che ci avvisa, nessun microonde che suona. Forse c'è solo una vocina dentro di noi, che ci guida verso la giusta direzione e che impariamo ad ascoltare... 

Ho compiuto 26 anni solo qualche giorno fa. C'è sempre qualcosa che mi tiene legata al mio "mondo immaturo", ma altre cose - e oserei ormai dire la maggior parte - appartengono a un'altra dimensione, una dimensione in cui io rivesto un nuovo ruolo, una dimensione in cui devo tirare fuori la voce, mi devo esporre al mondo, sola e senza nessuno che mi tenda la mano. Una dimensione in cui io sono qualcuno che ha creato qualcosa e di cui si deve prendere le responsabilità. Ma la verità è che tutto ciò mi piace. E' una sorta di incoraggiante sfida, per me che, in fondo, non sono mai stata veramente pronta ad ammettere di esser cresciuta (appartengo a quell'odiosa categoria di persone che potrebbero disperarsi d'aver compiuto 26 anni, io!). Ho sempre detestato il passar del tempo e mi sono sentita sempre impaurita all'idea di dover abbandonare per sempre il mio "mondo immaturo".
Ma quello che mi chiedo adesso è: bisogna poi davvero abbandonarlo per sempre? Ditemi di no, vi prego. Voglio dire, se dovessi sposarmi e avere una famiglia, posso continuare ad essere un po' scema, scrivere cose stupide sul blog, giocare a burraco online nascondendomi dal mio ragazzo (o l'allora marito)? Posso continuare a fare battute idiote, ad amare la fotografia, ad attaccarmi a photoshop per modificare i miei scatti?  Posso continuare a maledire i piatti nel lavandino che rubano tempo alla navigazione in Internet? Posso continuare a vestirmi da giovincella, a curare il mio aspetto, a comprare abiti colorati, ad amare il make-up e a farmi la detersione profonda al viso? Posso continuare ad essere me stessa, insomma? E se un giorno diventassi, che so, insegnante, potrei continuare ad essere quella che sono o dovrei necessariamente modificarmi per sottostare alle regole sociali? Io gradirei davvero, ma davvero davvero, restare questa.
Vorrei essere sempre giovane. Una mamma giovane, un'amica giovane, una sorella giovane.  Capite? Una mamma coi jeans, col blush e coi tacchi, una mamma che porta la figlia a fare shopping (con la carta di credito del marito, chiaramente :P), una mamma che possa sempre sprigionare gioia da tutti i pori (il marito un po' meno quando arriva l'estratto conto). No, non mi sto ancora sposando, tranquilli, ma sento profondamente... non lo so... forse qualcosa che mi suona dentro?... Acciderboli! E' il microonde... ;)

giovedì 12 gennaio 2012

Il libro di un esordiente: un vero salto nel buio

E ok, qui ho parlato di come FB possa essere utile per la promozione del proprio libro. E utile può esserlo, effettivamente, se usato nel modo giusto. Usarlo nel modo giusto può essere, per esempio, starci attaccato 24h su 24, scrivere sempre nuovi post, condividere tanti link, in modo che la gente veda spesso i tuoi aggiornamenti. Di questo mi sto rendendo conto da quando mi ci sono iscritta: se non lo fai, sei perduto. 
Ma no, io di FB non so proprio che cosa farmene. Non è il mio mondo e non lo è mai stato. La promozione del libro dev'essere fuori di lì, e fuori di qui, fuori dal web (sebbene il web possa essere un grandissimo supporto), tramite presentazioni, interviste, recensioni, cose del genere! 
E io che credevo che scrivere un libro e portarlo a termine fosse la cosa più difficile e che dopo sarebbe stato tutto in discesa. No! Ora so che la cosa più difficile è promuoverlo. E' ora che inizia la salita. Siamo autori sconosciuti e, in teoria, nessuno potrebbe essere interessato a conoscerci. Perché dovrebbe farlo se può andare al centro commerciale e comprare per pochi euro il suo best seller preferito edito dalla Mondadori? Almeno lì va sul sicuro. 
Ma noi scrittori emergenti, allora? Che fine facciamo? Perché emergiamo? Faremmo meglio a starcene nelle nostre tane ed evitare un iter così duro? No. Un modo ci dev'essere per emergere, un pochino almeno! Un modo ci dev'essere per farci apprezzare da un numero non bassissimo di gente. Ci dev'essere la possibilità di essere letti da gente che non sia necessariamente imparentata con noi!
Come al solito mi sto fasciando la testa ancor prima di rompermela, ma è inevitabile venire a conoscenza di questa cruda realtà quando si pubblica per la prima volta un libro. Non è facile diffondere la voce della pubblicazione, incuriosire il lettore (una bella copertina? un bel titolo? una sinossi completa ed attraente? bastano???), spingerlo a sborsare 15 euro o anche più (i libri degli esordienti solitamente non hanno un prezzo molto basso) per comprare un libro che è praticamente un mero salto nel buio, farsi conoscere, diventare "un nome".
Mi chiedo quanto basti il fatto che il libro sia veramente un buon libro. Perché se non si fa promozione, il libro non arriva lontano, e se non arriva lontano, non si saprà mai se sia un buon libro o meno. Dipende tutto da questo, quindi: da quanto si è bravi a farsi conoscere. Che tu dica d'aver scritto un buon libro non gliene po' fregar de meno a nessuno: devi dimostrarlo!
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