Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

sabato 22 marzo 2014

"A proposito di Dafne", un romanzo di Monia Colianni: intervista all'autrice.


Cari lettori,

l'autrice che vi propongo oggi ha pubblicato il suo romanzo d'esordio
con 0111 Edizioni ed è una ragazza davvero in gamba!
Vi invito a leggere l'intervista per intero perché penso che meriti davvero, 
così come vi invito a visitare il suo interessante blog. 
Il suo libro si intitola "A proposito di Dafne"
e racconta una storia di grande attualità.
Ma non vi svelo niente... perché sarà la stessa Monia Colianni
a parlarcene attraverso un'intervista!

Buona lettura.

____________________________



Monia Colianni


Benvenuta, Monia! Ho girovagato un po’ per il tuo blog e ti ho trovata molto divertente, oltre che interessante. Ci racconti qualcosa di te?

Ciao Simona, grazie mille per l’ospitalità! Che dire di me… 33 anni, anni di studio, un lavoro come un altro con cui sbarcare il lunario, e tutto il resto del mio tempo e della mia vita dedicati a ciò che mi fa star bene, come leggere romanzi, ascoltare musica, strimpellare la mia chitarra, e mettere su carta le storie e i pensieri che mi frullano in testa. Negli ultimi anni, dopo aver superato la paura dell’aereo, ho iniziato a viaggiare, cercando di andare il più lontano possibile. Dopo America e India, spero di mettere presto una bandierina su Cina o Sud America. Viaggiare ti apre gli occhi e la mente. E’ un modo per conoscere meglio te stesso. E quando inizi a farlo con questo scopo, tornare all’ottica della classica vacanza relax è praticamente impossibile. 

Nel 2011 hai seguito un corso di scrittura: che cosa ti ha insegnato fondamentalmente? Trovi che abbia in qualche modo migliorato o approfondito il tuo approccio con la scrittura?

Il concetto fondamentale portato a casa da quel corso è stato quello di umiltà. L’umiltà dello scrittore intesa come la capacità di saper cancellare, buttare e riscrivere. Spesso chi scrive non butta mai niente, e anche ciò che non convince viene difeso come fosse sacro. E quindi le critiche diventano un veleno dal quale fuggire. L’umiltà sta in questo: se qualcosa non funziona, bisogna buttare e ripartire da capo. Qualcuno di noi nasce con idee e fantasia e con capacità di saperle trasporre su carta. Ma ciò non fa di ogni nostra frase un capolavoro. Un’altra cosa su cui puntavano molto i miei tutor era il concetto di semplicità: non sono i vizi e i paroloni ricercati che fanno uno scrittore. Insomma, scrivere cose coinvolgenti in modo semplice.  

Il tuo romanzo, pubblicato con 0111 Edizioni, s’intitola “A proposito di Dafne”: qual è il genere di appartenenza? Che cosa ha ispirato la tua storia?




“A proposito di Dafne” è un romanzo sentimentale/psicologico. Una storia tanto difficile quanto comune, purtroppo. Si parla di violenza domestica, di un uomo che si trasforma da cavaliere ad aguzzino, di una giovane donna che per amore si trasforma in vittima. Ho cercato di lanciare un chiaro messaggio: molto spesso, nelle relazioni malate, sono tutte le azioni che facciamo guidati da buoni sentimenti, che alimentano e peggiorano il problema. E nel mio romanzo, questo vale indistintamente sia per la vittima che per il carnefice. Anche se, chi ha già letto lo sa, in questo romanzo la voce narrante non prende parti. Non è la classica storia in cui il cattivo è in croce e la vittima del tutto giustificata. Nonostante sia lui ad avere disturbi, il problema di coppia è alimentato da entrambi. Molto spazio è dedicato anche al mondo dell’arte, dato che i protagonisti sono due pittori che lavorano in ambiente pubblicitario.

Per scrivere solitamente hai bisogno di organizzare il lavoro, magari attraverso schemi, o lasci che sia la tua fantasia a improvvisare?

No, non riesco a programmare a priori. Programmo già molto nella vita, e la scrittura è per me evasione, fuga da ogni schema. Sia per il lungo che per i racconti brevi, di solito l’idea parte dal protagonista. La trama e le dinamiche vengono man a mano. Pensa che quando ho iniziato a definire e scrivere di Dafne, l’idea di partenza era comica. Poi l’ho caratterizzata meglio, le ho creato l’uomo dei sogni, e un soggetto comico è diventato strada facendo un romanzo drammatico.

Qual è, se c’è, il tuo più bel ricordo legato alla pubblicazione del tuo romanzo d’esordio?

Molti sono i momenti che mi hanno stupito ed emozionato. La classica sensazione che stesse accadendo qualcosa più grande di me o di troppo bello per essere vero. Ma su tutti, il ricordo più bello è legato alla presentazione ufficiale in Feltrinelli: i miei libri e la locandina in vetrina, tutte le persone che amo, estranei di passaggio, il direttore della libreria e la mia editrice seduti in sala a seguire la mia presentazione. Insomma, cose belle! Specie se consideriamo l’enorme difficoltà di avere soddisfazioni in campo artistico.

0111 Edizioni: com’è il tuo rapporto con questa casa editrice? 

E’ stata la prima e unica casa a cui avevo mandato il mio romanzo. Non stavo cercando la pubblicazione, e non avevo la lista di case da contattare. Parlando con una persona del mio romanzo, mi sono ritrovata con l’indirizzo del sito di 0111. La cosa è partita del tipo “o la va o la spacca”. A questa casa editrice devo il mio esordio, la possibilità concreta di essere scelta fra centinaia di opere che oggigiorno arrivano alle case editrici free. E soprattutto, sono stati i primi a credere nel mio scritto, avendoci visto un potenziale che forse io per prima ignoravo. A prescindere dalle mie scelte future, non dimenticherò mai il punto di partenza. 

Il tuo blog esibisce un bel NO EAP: che cosa consigli agli scrittori che non hanno mai pubblicato e che hanno il desiderio di farlo?

Non amo e non sostengo l’editoria a pagamento (EAP). Uccide gli scrittori davvero capaci e uccide i piccoli editori free, quelli che davvero investono di tasca propria sulle opere più promettenti. Se per essere pubblicati basta pagare l’editore, a quel punto l’arte e le capacità dove le mettiamo? La vera selezione dove la mettiamo? So che è una realtà triste e cinica, ma non siamo tutti scrittori con potenziale. Ok, visti i numeri, qui in Italia siamo tutti scrittori. Ma con potenziale è un’altra faccenda. Consiglio che posso dare: non cadete nel tranello (seppur legale, purtroppo) del tipo “opera stupefacente, interessantissima! Ti chiediamo solo di aiutarci a realizzarla con un contributo o acquisto obbligato di copie.” Come scrivo nel mio blog: quale figura pensate di farci quando proponete un libro uscito con un editore che avete pagato voi stessi? A quel punto, se non trovate nessun editore free disposto a pubblicarvi, è più efficace andare in tipografia e stamparvelo da voi, oppure pensare al self-publishing. Oppure, provare a rileggervi a distanza di tempo, e farvi qualche domanda. 

Oltre al tuo blog, hai altri siti da segnalarci per poterti seguire?

Vi lascio il link della mia pagina Facebook (www.facebook.com/monia.colianni) dove segnalo eventi, interviste, promozioni e tutto ciò che riguarda il mio libro. Vi aspetto sia in Facebook che nel mio blog “stronzo senza un perché” (visitare per credere!)

Grazie per essere stata con noi, in bocca al lupo per tutto!

Crepi, e grazie a te! Un saluto ai tuoi lettori!








Alla prossima,

Simona







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Se anche tu vuoi rispondere a un'intervista,
scrivimi: alamuna@gmail.com.

2 commenti:

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