Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

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Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10), "Sei dove sussulta il cuore" (settembre 2017).

I miei libri

I miei libri

giovedì 31 maggio 2012

Si richiede età compresa tra 18 e 25 anni...

Comincio a sentirmi male. 
Mi faccio un giro tra gli annunci di lavoro e cosa vi trovo? 

Si richiede un'età compresa tra 18 e 25 anni.

Una doccia fredda.
No, dico, ma si deve essere necessariamente così brutali? Insomma, usate parole più dolci, usate prudenza quando scrivete certe cose!
Ho 26 anni, corro inesorabile verso i 27, come volete che mi senta di fronte a questa cruda affermazione?
Comincio a essere buona pe'l macello!
Lo so, lo so, chi ha più anni di me in questo momento mi starà odiando, ma datemi il tempo di farmene una ragione! Mi sono appena resa conto di star passando di moda e non mi sono ancora abituata al fattaccio!
E' incredibile. Fino soltanto a qualche tempo fa ero una pivellina - giovanissima - che saltava su un piede solo, orgogliosa della sua giovine etade. Ora eccomi qui, ridotta ai miei 26 anni di vita, scartata dalla società ed esclusa dalle fasce d'età richieste in campo lavorativo.
Come ho osato superare i venticinque anni? Chi me l'ha fatta fare?
Accidenti.

Recensione di "Jeans e cioccolato" a cura di Argeta Brozi.

Vi faccio leggere una delle recensioni che ho ricevuto per "Jeans e cioccolato", esattamente l'ultima. Appartiene alla direttrice editorale della Butterfly Edizioni, piccola casa editrice nata di recente con l'idea di supportare gli scrittori emergenti. Argeta è stata una delle prime lettrici e anche una delle prime ad aver apprezzato il mio libro e ad avermelo comunicato con grande entusiasmo! 
Grazie, quindi, Argeta, perché l'entusiasmo dei propri lettori è ciò che rende fantastico il sogno di uno scrittore! :)


RECENSIONE
Io credo di essere stata una delle prime a leggere il libro di Simona Giorgino... okay, non la prima prima visto che mi hanno soffiato questo romanzo da sotto il naso! Ahimè, mi è molto dispiaciuto quando ho saputo che sarebbe stato pubblicato... non perché non se lo meritasse, non fraintendetemi! Semplicemente avrei voluto vederlo pubblicato con la Butterfly Edizioni. Mi ricordo che lo lessi tutto in un giorno... in pratica lo divorai! Quando arrivai all'ultimo rigo ero talmente soddisfatta del romanzo che speravo vivamente che l'autrice ne scrivesse subito un altro per deliziarmi con le sue parole! Secondo me è un libro scorrevole e divertente e io ve lo consiglio come lettura per quest'estate: di certo non ve ne pentirete e scommetto che attirerete i vicini in spiaggia facendovi le vostre risate ;-)
Ma di cosa parla questo libro? È un romanzo d'amore, una storia piacevole, un po' alla S. Kinsella ma con del tocco all'italiana... Bea, la protagonista, è un po' imbranata e combina guai (vi ricorda qualcuno? :P ), adora due cose: stare sempre in Jeans e ovviamente il cioccolato... tutto l'opposto della sua migliore amica: perfettina, sempre alla moda e che tutte le volte cerca di convincerla a mettersi i tacchi e a truccarsi un po'... Bea fa la giardiniera, ma non per passione... all'improvviso si ritrova in una brutta situazione: per sentirsi importante di fronte agli occhi di Chiara, conosciuta da poco, comincia a raccontare balle su balle sulla sua vita personale, finché si ritrova a dover mettere in atto le cose che ha detto e non sa fare: ovvero ballare con professionisti per aiutare Chiara a scoprire se il suo compagno di ballo prova qualcosa per lei... L'intrigo però non finisce qui... tutto filerebbe liscio se non fosse che al ballo fa un incontro molto particolare...
Volete scoprire quale? … Non vi resta che prendere questo divertissimo romanzo di Simona Giorgino e scoprirlo!;-) Buona lettura!


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Potete trovare la recensione originale a questo indirizzo.

mercoledì 30 maggio 2012

Momenti che passano, momenti che arrivano...

Sono nella fase critica - molto nota, immagino, a tutti gli studenti - della preparazione psicologica da pre-apertura libri. Incredibile che io non sia ancora riuscita ad aprire un solo libro per studiare! E dire che ero vicinissima dal farlo solo pochissimi giorni fa... Accidenti... manca davvero poco tempo agli esami estivi! 
C'è da dire, inoltre, che il periodo non è dei più propizi: a parte la promozione del libro che mi porta un po' in giro a elemosinare eventi, l'organizzazione delle prossime presentazioni e tutto ciò che concerne "Jeans e cioccolato", comprese le capatine in posta per l'invio del testo a chi me lo richiede con dedica, a breve inizierà anche la fase "trasloco" e allora sì che potrò davvero dire addio ai libri. 
A parte il trasloco in sé, le pulizie, il trasporto dei mobili (so che non sarò certamente io a salire su per le scale la mobilia, ma mi sentirò come minimo coinvolta emotivamente :P, quindi mi riguarda!), una volta nella nuova casa bisognerà pur sempre sistemare ogni cosa, entrare in confidenza con il nuovo appartamento e riprendere in mano una routine che assomigli più o meno a quella lasciata nella vecchia casa. Per me, almeno, è sempre più o meno così che funziona. Lo so perché, in quanto studentessa "fuori sede", negli ultimi anni ho avuto modo più volte di cambiare casa. E so che, in questi casi, il mio cervello ha bisogno di un adeguato periodo di assestamento che mi permetta di riabituarmi a tutto. Solitamente, in quella fase d'assestamento, avere degli esami da preparare non va esattamente d'accordo col mio animo. Per riprendere, dovrò attendere tempi migliori e non sono certa di avere, effettivamente, la possibilità di farlo!
Un trasloco, inoltre, mi rende sempre eccitata. Credo sia inevitabile vedere la cosa come un cambiamento. Si cambia aria, si cambia appartamento, si cambia zona, si cambiano vicini di casa, si cambiano, appunto, le abitudini nelle piccole cose. 
E avrò bisogno di fare acquisti! Una casa nuova richiede sempre e inevitabilmente delle cose nuove! Nuovo deve essere il copriletto - è un must -, nuovi voglio che siano anche gli oggetti che mi circonderanno, nuovo  deve essere il guardaroba (volete che circoli per la nuova casa con i vestiti vecchi??).
No va be', scherzi a parte :P, cambiare casa non è come cambiare macchina o colore dei capelli. Lascio un pezzo di me nella vecchia casa ed è un po' come tuffarsi in una nuova avventura, di cui so poco e niente. Stanotte ho perfino preso sonno un po' più tardi del solito, presa com'ero a fantasticare sulla nuova sistemazione.
E ormai anche questa è vicina. Come ogni cosa che sembrava lontana e poi, in un batter d'occhio, è arrivata, ecco che arriva anche il momento di cambiare casa. 
E il momento di aprire i libri e preparare gli esami, ehm, quello quando arriva? :P


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Volevo inoltre informarvi, per chi fosse interessato, che c'è la possibilità di leggere le recensioni di "Jeans e cioccolato" pubblicate sul sito letterario aNobii direttamente a questo link ;)

lunedì 28 maggio 2012

Recensione: "Ti dipingo il mio colore addosso", Maria Stella Cingolo, Butterfly Edizioni

Un romanzo che esce un po’ fuori dalle righe, questo edito dalla Butterfly Edizioni, un romanzo che, a un certo punto, sembra abbandonare la prosa imboccando la strada della poesia. L’autrice, Maria Stella Cingolo, ha una penna delicata, femminile e un po’ impenetrabile. Si ha a volte la sensazione che, dietro quella scrittura ermetica, si nasconda una personalità fragile e il timore, forse, di svelare un segreto.
Una giovane donna, Babsi il suo nome, intraprende un viaggio rivelatore nella parte più profonda di sé, scoprendo che il suo cuore batte per un’altra donna, un’amica molto speciale, un’artista, la sua fidata e materna amica Viola. 
“Se l’amore è purezza, l’amore non è mai errore” scrive l’autrice. Si sente dentro, prepotentemente, il desiderio espresso di essere se stessi. Poi, una volta ottenuta la licenza dal proprio cuore: “Ho gli occhi d’oro. Forse finalmente/ io sono/ Babsi”. Ed è bello scoprire di poter essere se stesse, senza nascondere la propria personalità dietro sofferenti maschere che costringono a una straziante finzione, che finirebbe per annientare.
“Ti dipingo il mio colore addosso” è un libro da apprezzare. Un tema delicato che l’autrice ha scelto di raccontare con linguaggio poetico. Non è il tipico romanzo, dunque, non è articolato e complesso, ci sono pochi dialoghi e poche descrizioni, molta parte della narrazione viene affidata alla nostra immaginazione. La lettura è scorrevole (considerando, tra l’altro, che la lunghezza del libro – 50 pagine – non ruberà certamente molto tempo), ma la poesia rende talvolta inaccessibile i significati, non ci lascia penetrare serenamente e immediatamente nelle parole, come un lettore di romanzi, nella maggior parte dei casi, vorrebbe e questo porta probabilmente alla possibilità di non apprezzare pienamente la lettura. Sicuramente si tratta però di una scelta di stile che sarebbe interessante discutere con la stessa autrice.
“Ti dipingo il mio colore addosso” è comunque un vero e proprio inno all’amore, senza ombra di dubbio.


Recensione a cura di
Simona Giorgino




Sostenere gli scrittori esordienti?

Quant'è importante sentirsi appoggiati e sostenuti quando si pubblica un libro, per un esordiente? Lo è tantissimo, non mi sembra di dire una novità. 
Perché chi ha già altre pubblicazioni alle spalle, con ogni probabilità ha anche una cerchia di lettori che conoscono già il suo nome. Chi pubblica per la prima volta, invece, non può contare su questa opportunità. Si confronta con il nulla, fa un salto nel buio e spesso lotta per un po' di visibilità.
Quando le persone mi sostengono, quando si interessano al mio libro, nonostante io non sia nessuno, nonostante questa sia la mia prima pubblicazione, mi rendono una ragazza felice
Gli esordienti vanno sostenuti perché hanno bisogno di essere conosciuti un po'. Non in tutti gli esordienti si nasconde un vero talento, ma è pur sempre necessario scoprirlo, leggendoli. Se uno ha talento, prima o poi farà un po' di strada, altrimenti resterà allo stadio dell'esordiente. E non è neppure la fine del mondo.
A me capita di sostenere spesso gli autori esordienti. L'ho fatto anche quando ancora non ero una di loro. Sono spesso stata sensibile nei loro confronti, ho comprato i loro libri perché avevo voglia di sostenerli e di leggere le loro opere prime e quando pubblicano ancora è una cosa fantastica, è bello scoprire in cosa, eventualmente, sono cambiati, che passi avanti abbiano fatto. Non mi sono vista spesso ricambiare, è vero, da quegli autori esordienti a cui io ho dato il mio contributo, non tanto economico quanto morale, e questo mi fa capire quanto la cosa sia a volte tristemente a senso unico e quanto non tutti siano realmente sensibili nei confronti degli autori che pubblicano per la prima volta, affacciandosi inesperti e soli sul difficile mondo dell'editoria. Il fatto è che quando sei anche tu nella stessa situazione, quando anche tu sei un esordiente e hai appena pubblicato un libro che nessuno conosce, capisci davvero, provandolo sulla tua pelle, quanto è importante e gratificante sentire tutto il loro sostegno. 
Fortunatamente, torno a dire, c'è chi sente una profonda sensibilità nei nostri confronti e credo che oggi la cosa si stia anche diffondendo di più, noto sempre più persone interessate alla lettura di autori nuovi, persone che, accanto al bestseller di sempre, acquistano magari anche il libro di un perfetto sconosciuto, è una pratica che probabilmente - questo almeno da ciò che ho potuto notare in giro per il web - sta prendendo piede, forse perché stanno appunto aumentando gli autori emergenti (in concomitanza con l'aumento delle piccole case editrici che sfornano un libro dopo l'altro! :P) ed è soltanto grazie a queste persone se uno scrittore emergente può contare su un numero accettabile di lettori che contribuiscono, ognuno nel suo piccolo, ad aprirgli uno spiraglio sul futuro.
Be', leggerci non è affatto tempo perso! Gli autori emergenti possono insegnare tanto quanto autori già affermati. Credo sia giusto dar loro l'opportunità di farsi conoscere. Tanto se il talento non c'è, prima o poi qualcuno li fermerà!


Chi ti sostiene nonostante non sappia chi tu sia, chi ti sostiene spendendo qualche euro per comperare il tuo libro che rappresenta un vero salto nel buio, chi viene attratto dal tuo testo per il titolo, per la sinossi o magari per la copertina e non si sofferma sul nome della casa editrice che non è la Mondadori, ecco, essi hanno tutta la mia più profonda gratitudine. E' a loro che oggi dico GRAZIE, un grazie infinito per l'interesse e perché, in un modo e nell'altro, ci concedono una POSSIBILITA'


Simona Giorgino



venerdì 25 maggio 2012

Biblioteca + angolo bellezza: mix letale! :P

Qualcuno di voi lo sapeva già che sto scrivendo un terzo romanzo? Forse no. Non lo avevo ancora spifferato in giro! Sì, è iniziato da poco e ho ancora scritto soltanto un capitolo e mezzo. Ecco, il primo capitolo è venuto fuori alla velocità della luce, è scivolato come acqua fresca da un rubinetto e lo stesso spero faranno anche i capitoli a venire. 
Non so ancora che cosa verrà fuori, come al solito ho solo una vaga idea di quello che scriverò, non mi sono imposta nessuna trama, nessun episodio obbligatorio. Quando scrivo, è quasi come se mi stessi inoltrando in una nuova avventura e delle avventure, si sa, non si conoscono poi molte cose. 
Scrivendo ci si immedesima così tanto nei personaggi che ti sembra di star vivendo direttamente le loro vicende. Ecco, allora, come uno scrittore può essere uno e nessuno, può essere qui e altrove, può provare emozioni e sensazioni mai provate in vita sua. E' bello scrivere.
Più scrivo, inoltre, più mi sento migliorata. Forse è inevitabile un percorso di questo genere, ma nei romanzi nuovi mi sento sempre migliore e il paragone con i "vecchi" è praticamente d'obbligo. Il tempo e l'esperienza, per uno scrittore (come per chiunque altro, in fondo!), sono di fondamentale importanza. Gli permettono di migliorare, nello stile, nella forma, nei contenuti. Quando scrivo, adesso, mi sento più sicura di me, ho nuove idee e sono sempre più soddisfatta del risultato. Il mio terzo romanzo - qualunque sarà il suo destino - mi sta prendendo ancora più dei primi due. Lo sento dentro. In realtà non ha ancora neppure una forma, ma non so... io lo sento dentro. ^^
Se non avessi una carriera universitaria da portare avanti, mi ci dedicherei anima e corpo e lo terminerei nel giro di un mese - ne sono certa - ma ho altri impegni a cui pensare e il romanzo, ahimé, passa automaticamente in secondo piano. :(

Comunque mi sono sempre detta, sin da quando ero più piccola, che un giorno nella mia casa non sarebbe mancata una biblioteca. La voglio, la voglio con tutta l'anima. Una biblioteca ricca di libri, ogni genere di libri. Forse perché a me questo è sempre mancato. Mi sono sempre detta: "I miei figli, quando e se ci saranno, non dovranno mai sentire la mancanza dei libri. Quando avranno bisogno di un libro, di un qualsiasi libro, magari di un'enciclopedia o un testo utile per una ricerca scolastica, sapranno già dove attingere: alla biblioteca di casa!". Non so, sono cresciuta con questo pensiero. 
All'età di 26 anni, quell'idea non è cambiata. Una biblioteca la voglio. Magari non sarà enorme come quella che immaginavo nella mia testa di bambina, ma una stanza-studio circondata di libri non mi dispiacerebbe. M'immagino una scrivania di legno, un lume, il mio computer, una sedia comoda: quello sarebbe il mio angolo-scrittura, il momento che ruberei alla mia quotidianità. Perché io vi sto già avvertendo: famiglia, casa, tutto quanto, ma i momenti di solitudine e di scrittura mi sono vitali e dovrò comunque sapermeli ritagliare!

Oltre ai libri, poi, ok, sono pur sempre una donna, e quindi accanto alla biblioteca - nella mia casa - ci sarebbe un secondo angolino, meno serio, più spassoso ma allo stesso modo importante: l'angolo-bellezza, scarpe, borse, abiti, make-up!


Che ne pensate? Non è divino? :P

giovedì 24 maggio 2012

Recensione di "Imperfetto futuro", Cristina Bergomi, 0111 edizioni


“Imperfetto futuro”, scritto da Cristina Bergomi e edito dalla casa editrice Zerounoundici, affronta un tema molto attuale e largamente discusso: il tradimento. Ma la Bergomi lo fa con una maturità che merita nota, dimostra una sensibilità non comune e offre certamente interessanti spunti di riflessione, raccontando una storia che può essere quella di tutti noi. La sua penna è decisa e descrive con abilità i momenti e le situazioni, con l’uso di una terza persona che ci rende perfettamente coscienti di tutto ma, al tempo stesso, accompagnandosi a un presente diretto, non ci priva di sorprese e colpi di scena inaspettati.
L’autrice ci narra la storia di Giulia e Paolo, una coppia che si ritrova inevitabilmente a fare i conti con il tempo che passa, con gli impegni della vita, con delle figlie che crescono insieme alle loro esigenze. Due genitori come tanti altri. A ognuno di loro la vita ha fatto delle promesse che pare non aver mantenuto. Ognuno di loro ha inevitabilmente incominciato a percorrere una strada diversa da quella che li aveva uniti, tanti anni fa. Un matrimonio come tanti, dunque, ingrigito tra le mura di casa, entro le quali i loro sentimenti si sono scoloriti, rimasti intrappolati, negli anni, sotto una montagna di parole non dette, di domande non fatte e di risposte mai avute.
Un giorno, Giulia scopre per caso che Paolo la tradisce ed è come una doccia fredda. All’improvviso la vita le appare totalmente diversa. Come ha potuto dare tutto per scontato? Le persone della nostra vita non sono tasselli di un mosaico perfetto, non sono oggetti esenti da spostamenti. La loro emotività non è qualcosa di scontato e non è neppure immune al tempo. Ora Giulia si pone un sacco di domande che non si è mai posta. Quando si sono sposati, aveva deciso razionalmente e felicemente di dedicare la sua intera vita e la sua intera persona alla famiglia, lasciando da parte la carriera d’avvocato che avrebbe avuto la possibilità di intraprendere e perfino le amicizie più care. Nessuno glielo aveva chiesto, nessuno l’aveva costretta a questo. Una volta scesa dall’altare, si era semplicemente resa conto di avere tutto quello di cui necessitava, le amiche e il lavoro erano passati automaticamente in secondo piano.
Adesso non sa più che cosa si provi a essere diversa, nell’aspetto come nello spirito. Non conosce più il significato delle parole indipendenza, intraprendenza, cambiamento. Che sia il tradimento appena scoperto semplicemente un punto da cui ripartire? Che sia forse l’opportunità che, molti anni fa, si è lasciata sfuggire, di essere se stessa? La rassegnazione e il dolore si mescolano, così, all’amor proprio, che la spinge a muoversi, a riemergere, a concedersi delle nuove possibilità, con la forza di una donna che ha grinta e sicurezza di sé nascoste sul fondo di un’intimità che per troppo tempo ha lasciato tacere.
Tradimento, dunque, nel libro della Bergomi, ma anche voglia di riscoprirsi, di ricominciare, di rivendicare quella parte di sé che si è lasciata inevitabilmente annegare dentro a un abito da sposa.

Recensione a cura di
Simona Giorgino


lunedì 21 maggio 2012

Recensione di "Tutte noi abbiamo un Mister Big, Oriana De Iulio, 0111 edizioni


In “Tutte noi abbiamo un Mister Big”, scritto da Oriana De Iulio e edito dalla 0111 edizioni, la vita è presentata in tutte le sue sfumature possibili, attraverso un linguaggio fluente e conciso.
Giulia, una ragazza molto in gamba, è alla ricerca della sua dimensione ideale. Che non è nulla di diverso da quello che può desiderare una giovane neolaureata come lei: un lavoro che abbia almeno lontanamente a che fare con i suoi studi appena conclusi, e possibilmente retribuito. In tempi di crisi, tuttavia, non c’è tempo da dedicare alla meritocrazia, specialmente in una città come Napoli, racchiusa entro i limiti del meridione oltre che del suo splendido mare. Una città di odio-amore, che non ti dona esattamente quello che vorresti ma che non te la senti di abbandonare mai.
Quello di Giulia finisce così per essere un continuo rincorrere l’equilibrio. Una ricerca incalzante e senza tregua, che si riflette perfettamente anche nello stile di scrittura, concreto, rapido e consapevole, dove il passaggio da una fase di vita a un’altra diventa percepibile solo per mezzo di brevi indicazioni. Anche perché, c’è da dire, le fasi di vita, seppur dopo mesi o anni, non cambiamo molto l’una dall’altra. Il tempo passa, ma ci si ritrova sempre e incredibilmente in balìa di quell’andazzo un po’ incerto della vita, che oggi ti dona un po’ di serenità e domani te la toglie, senza alcun motivo apparente.
Accanto alle delusioni sul campo lavorativo, non possono mancare quelle amorose. Che per Giulia non sono esattamente delle delusioni, ma finiscono per essere delle mature prese di coscienza. E così ci ritroviamo sempre di fronte a una ragazza consapevole, decisa, determinata, che non si lascia facilmente travolgere, sebbene la sua vita finisca spesso e volentieri nel vortice del nobile sentimento, specie quando alla porta bussa il suo Lorenzo, il suo Mister Big, l’uomo irraggiungibile che fa la sua comparsa un po’ nella vita di tutte, quell’uomo che oggi è qui ed è in grado di esprimere amore, e domani invece è già via, forse su un treno che lo porterà lontano, chissà dove. Ma mai per sempre. Perché un Mister Big che si rispetti torna, e torna più volte, forse anche più determinato di prima, per poi fuggire ancora quando l’amore tende a imprigionarlo nella sua trappola, privandolo di ogni libertà.
“Non voglio né definizioni né legami, e ultimamente ho detto e fatto cose che non avrei mai pensato di fare con una donna”. E’ così che Mister Big fugge dall’amore, sistematicamente, come si sentisse peccatore, colpevole d’amare la sua donna. Ma tra una fuga e un’altra, per Giulia c’è sempre il modo di riaprire, sebbene con difficoltà e scetticismo iniziali, la porta a un nuovo amore. Sono amori diversi quelli che si alternano. Amori passeggeri e senza identità, e amori che le lasciano qualche utile lezione. Amori che però si ridimensionano subito in paragone con quello di Lorenzo, il quale non ha nulla da invidiare, in fondo, ai mariti sempre presenti. Perché sì, fisicamente sarà fuggito qualche volta (di troppo), ma spiritualmente è sempre lì, come una costante nella sua vita. 


Recensione a cura di
Simona Giorgino


domenica 20 maggio 2012

Recensione di "In viaggio con te", Nadia Boccacci, Butterfly Edizioni


“In viaggio con te” narra dell’amicizia tra Vale e Linda, nata tra i banchi della scuola elementare e destinata a diventare profondamente unica nella vita di entrambe. Si susseguono estati e inverni trascorsi in compagnia dell’altra, in una storia che parla d’amicizia attraverso gli episodi che l’hanno segnata. Dei sentimenti, l’autrice, Nadia Boccacci, ci parla con piena consapevolezza, arricchendo ogni singolo momento dell’intimità che giace nei suoi personaggi. Personaggi vivi, dunque, in tutto e per tutto, descritti con minuzia e con voglia di comunicare. Nulla è lasciato al caso, tutto deve arrivare dritto al cuore.
La Boccacci, in questo suo secondo romanzo, edito dalla Butterfly Edizioni, ci lascia penetrare all’interno della storia in maniera graduale, delicatamente, ci lascia assaporare ogni singolo momento e toccare ogni singolo mattone che costruisce la storia. E così osserviamo ora due bambine che giocano su robuste altalene, ora due donne alle prese con i primi amori, o con gli esami universitari. Ed è proprio a quest’altezza, a un’età giovanissima, che Linda perde la vita, portata via da un cancro. E l’autrice, sin dal principio, non ce lo nasconde. Condivide con noi ogni istante e non intende lasciarci in balia dello smarrimento. Tutto ha un senso, ogni tassello si unisce all’altro, dando forma a un grande mosaico, chiaro e nitido. Le gioie condivise negli anni si alternano abilmente alle sofferenze legate alla fase dell’addio, quando Linda è costretta in un letto d’ospedale a combattere contro una malattia che non l’abbandonerà, creando così un quadro perfettamente chiaro, dandoci a sapere un po’ del presente e un po’ del passato, concedendoci la possibilità di vagare con la mente nel tempo, indietro e avanti, di unire gli eventi, noi lettori onniscienti, non tenuti all’oscuro.
L’ombra della morte, che grava sull’intera narrazione, dal momento che ne veniamo a conoscenza sin dal primo capitolo, non pesa. La leggerezza, la delicatezza e la scorrevolezza del linguaggio e delle descrizioni ce la rendono perfino accettabile. Un’amicizia profonda che, come un ciclo perfetto, si conclude.
Eppure Vale non riesce ad accettarlo, non nel suo inconscio. Il lutto, la perdita, la separazione, i primi attacchi di panico. Abbandonare l’università, vivere nel buio, in un senso di smarrimento che rende privi di punti fermi e di direzioni. Poi la luce, di nuovo, che arriva inaspettatamente. Rialzarsi da terra, dopo aver toccato il fondo, rende la gioia ritrovata ancora più preziosa. Linda vivrà per sempre nel suo ricordo, perché così è giusto che sia. Un ciclo perfetto che si conclude.
Un libro commovente e incoraggiante, che insegna l’importanza di saper pronunciare il nome del caro defunto come si pronuncia qualsiasi altro nome: con serena accettazione.
   

Recensione a cura di
Simona Giorgino



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venerdì 18 maggio 2012

Recensione di "Amore e guerra", Ilaria Goffredo, 0111 edizioni

“Amore e Guerra” è ambientato in Ruanda. Non è difficile immaginare le difficoltà e i problemi da cui è invaso un paese come il Ruanda, perché ce lo dicono i telegiornali, lo dice la storia, lo leggiamo sui notiziari. Ma, soprattutto, lo testimoniano coloro che tornano da quella terra lontana dopo un viaggio o un’esperienza di volontariato. Ed è questo che possiamo trarre, tra le altre cose, dal romanzo di Ilaria Goffredo: la testimonianza reale di chi ha potuto toccare con mano, sentire sulla propria pelle e vedere con i propri occhi. Tornando da una realtà africana, c’è da dire, accanto ai propri ricordi non è affatto raro che ci si porti appresso anche il noto “mal d’Africa”, motivo per cui spesso si finisce per ritornarci.
Dopo un primo viaggio in Tanzania, Siria, la protagonista di “Amore e Guerra”, edito dalla Zerounoundici Edizioni, ha studiato e lottato proprio per ottenere l’opportunità di fare volontariato in Africa. Perché di questo si tratta: di un’opportunità. L’opportunità di valicare le frontiere ed incontrare lo sconosciuto, l’opportunità di sentirsi pienamente se stessi nel momento in cui si offre se stessi agli altri. È l’opportunità di regalare una manciata di speranze a chi non potrebbe neanche sperare di averne.
Nonostante la sua giovane età, Siria è una donna matura, lo diventa soprattutto laggiù, a contatto con una realtà che, a causa della rivalità tra due fazioni della popolazione ruandese, gli Hutu e i Tutsi, va peggiorando sempre più. E siamo nel 1994. Gli Hutu, considerando etnicamente inferiori i loro conterranei sin dai tempi del colonialismo belga e anche molto prima, intraprendono una feroce lotta che sfocia in un terribile genocidio, in cui le vittime sono uomini, donne e bambini, tutti indistintamente massacrati senza pietà a causa di un’unica colpa che li macchia: quella di appartenere alla razza Tutsi. 
Siria è laggiù proprio nel periodo dell’aggravarsi della terribile situazione. Dedita ai suoi dolcissimi bambini orfani di cui si prende instancabilmente cura e che difende da ogni male, Siria sembra non sentire alcun bisogno personale. Da quando ha rimesso piede in Africa, non ha mai pensato a se stessa, al suo avvenire, alle sue esigenze che ha inconsapevolmente messo a tacere, non si è mai chiesta cosa sarà della sua vita. Perché si suppone che la vita al di là dei confini africani continui, dall’altra parte del mondo la gente si innamora, si sposa, cresce i suoi figli. Ma l’amore non ha paura di alcun tipo di confine, neppure di quello che rasenta la guerra. L’amore è in grado di scavalcarli, ed arrivare sin nel cuore dell’Africa.
L'autrice, Ilaria Goffredo
È di un giornalista newyorkese che Siria si innamora, un giornalista della CNN che è atterrato nel Ruanda proprio per indagare sulla guerra in corso e raccogliere testimonianze. Ma, nel frattempo, un soldato delle Nazioni Unite, da diversi mesi amico della giovane ragazza, dolcissimo e premuroso, comincia a rivolgerle delle interessanti attenzioni. Restiamo, quindi, sempre lì a domandarci chi avrà la meglio, chi riuscirà a conquistare il suo cuore, forse tifando per uno, forse per l’altro. Riscoperto il fascino dell’amore, Siria si apre completamente e senza inibizioni al sentimento dal quale per troppo tempo è rimasta lontana. Ed è proprio nei momenti dell’amore che scopriamo una Siria diversa da quella che abbiamo conosciuto. Non più una Siria forte e coraggiosa che si occupa solo degli altri, non più una ragazza disattenta ai propri bisogni, ai propri sentimenti. L’amore, soprattutto se mescolato con la guerra, ha l’incredibile capacità di mettere a nudo ogni sua debolezza, di farle riscoprire il suo stesso bisogno di ricevere protezione e non solo di darne, di rivelare una fragilità umana che si sbriciola pian piano in un caldo abbraccio, in una carezza, in una parola di conforto o in un gesto di premurosa attenzione. La guerra non ha per niente raffreddato i loro cuori. E loro continuano a innamorarsi, ad interessarsi a uno sguardo, a cercare un abbraccio. I baci e la passione, l’amore e la speranza, si fanno sempre più largo nella guerra che divampa, dimostrando che non è mai il male a vincere.


Recensione a cura di 
 Simona Giorgino 



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Per avere info sul libro e sull'acquisto, date un'occhiata al blog dell'autrice.


mercoledì 16 maggio 2012

"Jeans e cioccolato" e la sua amica Promozione.

Continua la promozione del libro, continua la festa! 
I giorni della pubblicazione - almeno della prima - sono pur sempre giorni di festa, non è così?
Sono ufficialmente entrata in fase organizzazione secondo evento, che sarà stavolta un buffet-presentazione più informale, dallo stile inconfondibile delle feste, con cibo, bevande, musica e intrattenimento. Invitati saranno amici e parenti. Ci sarà il mio discorso, una breve presentazione del libro, ma temo di non doverla portare per le lunghe e di dover lasciare subito gli invitati liberi a gironzolare per la location e a godersi la festa. Insomma, un evento sicuramente non tanto formale e "noioso" quanto può esserlo quello in libreria. 

E quello in libreria, a proposito, è passato. Il primo, almeno. Chiaramente ce ne saranno degli altri. 
La prima presentazione è stata emozionante. Si è tenuta presso la Feltrinelli di Lecce in data 11 maggio 2012. 
Sono arrivata in libreria che non sapevo come sarebbe stato, non avevo preparato alcun discorso, non sapevo cosa si sarebbe detto, come si sarebbe svolta la presentazione, immaginate che non conoscevo neanche il relatore che avrebbe moderato l'incontro! L'ho conosciuto sul posto e sul momento. Ho sperato sino all'ultimo di non trovarmi di fronte un relatore acido, con la puzza sotto al naso, antipatico e serio. E, fortunatamente, qualcuno ha ascoltato le mie preghiere! Il relatore è stato un giovane giornalista e web editor, Giovanni De Stefano, simpatico, semplice e spontaneo, con il quale è stato subito possibile entrare in sintonia, scacciare l'emozione e mettermi a mio agio.
La presentazione del libro è stata carina. Non credo di aver sparato troppe cavolate (ma chi può dirlo? :P), a parte il momento in cui, nel bel mezzo del discorso, mi sono sentita osservata da una simpatica ape che mi fissava dall'alto di uno scaffale, appoggiata beatamente sulla copertina di un libro in esposizione e ho sentito la necessità di informare il pubblico di questa presenza sospetta :P. Il bello della diretta e, soprattutto, occasioni per sdrammatizzare! :) Ci vogliono anche quelle...
Gli ospiti non erano tanti, c'è stato un pubblico ristretto ma buono e soprattutto attivo, con interventi e commenti interessanti! Certo, la prossima volta è necessario fare una pubblicità più spietata ma, si sa, in libreria l'afflusso di persone non è mai esagerato! Bisogna impegnarsi di più, quindi, nella promozione dell'evento.
Infine, è arrivato il momento delle dediche. Devo essere sincera, ero così presa dalla presentazione in sé e per sé che, prima di quel giorno, non avevo per niente pensato al momento delle dediche e, quando è arrivato, mi sono trovata... spiazzata! Dediche volate di fretta, scritte a zampe di gallina, appoggiata su una gamba (e con una penna non mia, perché l'avevo dimenticata a casa!! Una scrittrice senza la penna.....) e inventate sul momento. Non ricordo neppure che cosa ho scritto... :D Spero d'aver scritto dediche con senso logico :P (nutro seri dubbi al riguardo). E la firma? Non oso ricordare che firme mi siano uscite. 
Una scrittrice senza la penna e negata per le dediche...: cominciamo bene! :P

Prima di pubblicare il libro, il pensiero di tutti questi eventi, feste, presentazioni, incontri era certamente uno dei motivi principali di entusiasmo. Me li ricordo davvero bene tutti i pensieri che mi sono fatta al riguardo, le fantasie su come sarebbero state, su come mi sarei sentita. 
A pubblicazione avvenuta, confermo tutto: questi eventi rimangono ancora la ragione che muove il mio entusiasmo. Organizzarli, cercare di farli venire bene, avere realmente tra le mani un prodotto da promuovere e impegnarsi affinché più gente possibile possa venirne a conoscenza... tutto questo rende speciale una pubblicazione, ancor prima del fatto d'aver scritto un libro. Ci si sente responsabili, si sente che la riuscita di una pubblicazione - specie quando non si ha il supporto di un "colosso editoriale" - dipende tantissimo dai tuoi movimenti, si sente la necessità di incontrare persone, di confrontarsi con il pubblico, di presentare il libro. E' tutto nuovo ed emozionante. 

Si vive senza dubbio un bel momento quando si pubblica un libro e io spero di non lasciarmi sfuggire neppure la più piccola delle emozioni legate a questo sogno che si è appena realizzato. ^^

mercoledì 9 maggio 2012

De gustibus non disputandum est.

Non si può mai piacere a tutti, è L'UNICA SOLA VERITA'. 
Ma è una cosa più che normale. 
Ci sono stati tempi, più lontani, in cui mi preoccupavo molto di più riguardo al fatto di piacere alle persone. Fortunatamente quella esigenza è andata a sfumare e a scomparire con l'età, perché ho capito quanto stupida sia come pretesa. Adesso non è più una mia priorità. Tanto, qualunque sforzo, in questa impresa, diventa vano. Perché niente e nessuno, mai, ha l'unanime approvazione di tutti. Anche i più amati al mondo si devono sottoporre al normale giudizio della gente, che si divide irreparabilmente tra fan e oppositori. 
Se mi trovo a rifletterci adesso, tuttavia, è proprio perché ho pubblicato un libro e, quindi, questo mi porta a confrontarmi con il giudizio della gente, a leggere o ascoltare le opinioni. Il modo in cui gli apprezzamenti si sanno dividere è curioso e interessante. Commenti positivi e commenti negativi vanno spesso di pari passo. Ho pubblicato da pochissimo, quindi ancora è presto per parlare, poiché finora ai commenti positivi ricevuti se n'è aggiunto uno solo negativo, ma aspetto con serena accettazione l'arrivo degli altri :). 
Mi sembra solo incredibile e allo stesso tempo interessante notare quanto opposte sappiano essere le opinioni della gente. Sullo stesso, identico argomento, una persona può dire A e un'altra persona può dire Z. E il bello è che non possiamo assolutamente aver niente da ridire! E' semplicemente il modo in cui sei giunto a loro, è il modo in cui ti hanno visto, è il modo in cui hanno sentito di doverti giudicare. Punto. Tutto normale e assolutamente legittimo! Sono PUNTI DI VISTA. Non tutti guardiamo al mondo dalla stessa prospettiva!
A tal proposito, ho trovato interessante un caso recente. C'è una scrittrice esordiente che, grazie a un concorso fatto rigorosamente online, nella rubrica Billy 2011 del TG1, si è aggiudicata la vittoria di "libro dell'anno" con il suo "Gli occhi di mia figlia", la sua seconda pubblicazione. Sì, insomma, parlo di lei, Vittoria Coppola, una mia coetanea e conterranea tra l'altro, una giovane ragazza che ha fatto della sua passione un motivo di vita. 
Ho letto molti commenti su di lei, di recente. Non voglio soffermarmi sulla qualità del suo libro, che io ho terminato di leggere e che ho trovato abbastanza carino, non certamente da essere un capolavoro, ma pur sempre il romanzo di un'autrice esordiente che, come tale, deve migliorare e crescere (io mi includo a testa alta nella categoria!). Quello che qui voglio evidenziare è soltanto quanto il mondo si sappia dividere letteralmente in due. Ed è il tema di questo mio post, in fin dei conti. 
La Coppola ha fatto parlare parecchio in questi giorni, dopo la sua vittoria. Ho letto i commenti un po' in giro sul web e mi sono resa conto di quanto sia stata apprezzata e, al contempo, perfettamente al contempo, sia stata criticata. Utenti che hanno scritto cose malvagie su di lei e sul suo libro e poi, quasi come se le due cose andassero di pari passo o fossero una conseguenza l'una dell'altra, utenti che l'hanno divinizzata. 
Non dimentichiamoci, inoltre, che la Coppola ha vinto un concorso con il suo libro. Prima di vincere il premio della rubrica Billy, era stata già selezionata, precedentemente, e grazie a questa pre-selezione - avvenuta, immagino, tra molte altre opere - ha potuto partecipare al concorso. Insomma, la Coppola è pur sempre piaciuta. Se non fosse piaciuta, non avrebbe fatto strada. Si è poi parlato tanto, anche, della "scia mediatica" che ha, secondo molti, influenzato le votazioni (dato che il numero di copie vendute - e si suppone, quindi, lette - fosse di un numero molto minore rispetto al numero dei voti ricevuti, tanto da far intuire che il suo libro sia stato letto da pochi ma votato, invece, da moltissimi, probabilmente sulle orme di coloro che lo avevano già letto e votato in precedenza). 
Mi riferisco, comunque, alle opinioni di coloro che hanno letto il libro, lasciando un attimo da parte le votazioni e la scia mediatica di cui tanto si è parlato in questi giorni.
Dov'è, allora, la verità? Chi di tutti la dice? La Coppola è quella dei commenti negativi o quella dei commenti positivi? 
Nessuna delle due, dico io. La Coppola è semplicemente se stessa vista da diverse angolazioni.
Insomma, alla fine dei conti, rimane pur sempre tutta questione di gusto. De gustibus non disputandum est

L'unica, semplice verità è che qualsiasi cosa tu faccia nella vita, qualsiasi cosa tu dica, qualsiasi cosa tu realizzi, sappi che mai e poi mai potrai avere tutti dalla tua parte. Neanche Dio, in fin dei conti, ha tutti dalla sua parte! 
Perciò dico con semplicità: non sforziamoci mai di piacere a tutti quanti, perché ci impelaghiamo in questo modo in un'impresa impossibile, dalla quale siamo destinati a uscire da perdenti. Ci siamo sforzati ad apparire chi non siamo, abbiamo sperato di essere amati, abbiamo mentito e magari ne abbiamo anche sofferto... per che cosa la nostra fatica? Per NULLA. 
Se, con i tuoi modi, avrai conquistato il cuore di qualcuno, stai certo che quello seduto accanto, al novanta per cento delle probabilità, avrà qualcosa da ridire su di te!

Da "Silenzi"

Sola, non posso stare -
Perché mi vengono a far visita - 
Ospiti al di là della memoria - 
Ospiti che ignorano la chiave di casa.

Non usano abiti o nomi - 
calendari - o climi - 
ma abitano case comuni
come fanno gli gnomi.

A volte corrieri interiori 
ne annunciano l'arrivo - 
ma mai la partenza - 
perché non se ne vanno più.




Dolce è la palude, con i suoi segreti,
fino all'incontro con un serpente;
ed è allora che rimpiangiamo il villaggio
e ci allontaniamo
in quella corsa sfrenata 
che solo i bambini conoscono.
Una serpe è il tradimento dell'estate,
l'inganno, la sua meta.



Emily Dickinson (Silenzi)
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