Scritta scorrevole

"Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further" (T. Carlyle)

Informazioni personali

La mia foto
Insegnante di inglese, ama gli animali, vive in simbiosi con il suo Pinscher nano, adora la fotografia, ha una relazione difficile e duratura con lo shopping, e nutre una profonda passione per la scrittura. Scrive da sempre e ogni tanto pubblica. Il suo blog è un ampio rifugio in cui condivide passioni, letture, divagazioni, curiosità, riflessioni e in cui prova a dare un piccolo spazio all’Arte e a promuovere idee o iniziative degne di nota. Ha pubblicato: “Jeans e cioccolato”, “Quel ridicolo pensiero”, “Shaila” (0111 Edizioni), “Mille vie fino a te” (rivista letteraria La Fornace, n.10).

giovedì 30 giugno 2011

CAMBIO NOME E INDIRIZZO BLOG

Ciao ragazzi.



Comunico a tutti che il mio blog ha cambiato nome e indirizzo:
il nuovo nome è BLUE SKY E JEANS DI VANIGLIA e mi trovate all'indirizzo ilmondodialamuna.blogspot.com.






mercoledì 29 giugno 2011

Hachiko - il cane fedele

Hachiko
La storia che oggi mi ha commossa è quella di un cane fedele al suo padrone. E' una storia di cui avevo già sentito parlare e di cui sicuramente anche voi avrete sentito, ma non ne avevo mai visto il film e non conoscevo il nome del fantastico cane. 

Hachiko è il nome di questo straordinario Akita, un'antica razza giapponese di cane da caccia o da lavoro. La sua storia è commovente perché dimostra quanto l'amore per il proprio padrone possa essere eterno, e di una profondità non misurabile. 
Il suo padrone Ueno era un professore dell'Università Imperiale di Tokyo. Tutti i giorni prendeva il treno dalla stazione di Shibuya per andare a lavorare. Hachiko aveva imparato bene i suoi orari e tutti i giorni, alle 17, aspettava Ueno al solito posto in stazione, in attesa del suo rientro. 
Statua dedicata ad Hachiko
Ma un giorno Ueno non fece ritorno. Durante una lezione universitaria, il professore venne colpito da ictus e morì. Hachiko non poteva saperlo. Restò ad aspettarlo in stazione, invano. I familiari, ormai a conoscenza della fedeltà del cane, andarono a prenderlo in stazione. Ma nessunò riuscì mai più a tenerlo lontano da quel posto, neanche quando cambiò casa. Riuscì a trovare ancora la strada per la stazione e continuò a recarvisi per ben nove anni, fino alla sua morte. In stazione tutti ormai lo conoscevano. Hachiko era diventato noto. Il capostazione e i pendolari che passavano di lì quotidianamente non mancavano di prendersi cura di lui, di dargli cibo e riparo. Hachiko era diventato una celebrità. Molte persone si recavano alla stazione di Shibuya per vederlo e accarezzarlo. Gli fu perfino dedicata una statua, che si erge proprio nel punto in cui il cane usava aspettare il suo padrone (sebbene quella attuale non sia l'originale, che era stata abbattuta durante la Seconda Guerra Mondiale a causa della necessità di impiegare in guerra ingenti quantità di metallo).

Alla sua morte, che avvenne l'8 marzo 1935, fu colpita l'intera comunità nipponica e si dedicò un giorno di lutto alla sua scomparsa.

Su questa storia sono stati scritti libri e sono stati girati film, tra cui il remake americano che ho visto questo pomeriggio, Hachiko - il tuo migliore amico, con Richard Gere e Joan Allen.

Mi sentivo stupidissima, ma non riuscivo a trattenere le lacrime. Non ho pianto per niente, solo un po' di commozione, figuratevi.

martedì 28 giugno 2011

"Racconta la tua storia": IL PREMIO

Vi presento finalmente il PREMIO da attribuire al vincitore del concorso Racconta la tua storia e vinci un premio!

Si tratta di uno stupendo gadget personalizzato con una foto da te scelta!!

Se sarai il concorrente la cui storia avrà ricevuto più voti, mi invierai su ilmondodialamuna@gmail.com l'indirizzo di posta presso cui spedire il regalo e la foto con cui preferisci venga realizzato il gadget.

Avrai la possibilità di scegliere uno dei seguenti gadget personalizzati:


Immagini a scopo dimostrativo

Cuscino quadrato con foto al centro
 
Tazzone da colazione (con possibilità di aggiungere il NOME oltre alla foto)


Puzzle da comporre


Tappetino per mouse


Palla di vetro con la neve (con foto inserita nell'interno) *


Salvadanaio
Maglietta bianca con foto al centro

* La palla di vetro è disponibile in tre forme: la tradizionale forma a campana, a forma di cuore e a forma di stella.


Ottimi anche per fare un regalo al partner o ad un amico :)!

Il vincitore mi invierà la sua foto preferita e io penserò a tutto il resto!

Ricordati che in caso di PARITA', si effettuerà un SORTEGGIO. Il vincitore sarà UNO solo.

Per avere informazioni dettagliate su come partecipare al concorso, leggi il regolamento!

Esemplare maschile tenta l'abbordaggio

Lecce, 28 giugno 2011, h. 17.

Fermata dell'autobus urbano. Arriva la 33 e ci salgo sopra, occupando il primo posto libero. Ragazzo sospetto, con dentatura malmessa, mi adocchia e si lancia sul mezzo accomodandosi al mio fianco. 
Il mio istinto mi dice che il tizio proverà ad abbordarmi. Immagino già che non appena aprirà bocca per dirmi qualcosa io esordirò decisa e determinata con un sentito: "Scusami, non ho voglia né di parlare né di ascoltare". Non è proprio possibile muoversi per la città e sui mezzi pubblici senza correre il rischio di imbattersi in abbordatori di professione? Vorrei starmene tranquilla a guardare fuori dal finestrino, grazie.
Si curva appoggiando le braccia sulle ginocchia ed esibendo i suoi due costosissimi cellulari. Un LG ultima generazione dalla cromatura lucidissima e un Samsung elegantissimo. Su uno dei due, fa partire una musica da discoteca. Sguardi infastiditi si incrociano l'uno con l'altro per tutto l'autobus. Non sono sicura che tutti i passeggeri qui presenti stiano amando questa canzone mixata. A differenza di me e il tipo, tutti gli altri avranno un'età compresa tra i 70 e i 90 anni, dotati di probabile dentiera con Kukident e di scarso interesse nella musica moderna. Ma lui continua imperterrito a tenere su la canzone a volume più o meno alto. 

All'improvviso lo sento dirmi qualcosa, con un fil di voce così sottile che devo cercare di decriptare le sue parole. Non capisco cosa abbia detto, ha subito riabbassato lo sguardo per continuare a pigiare sulla tastiera di uno dei suoi cellulari. Mi metto d'impegno per capire il senso delle sue parole, ripetendo tra me e me le sillabe che sono risuonate più o meno chiare e ricollegandole al contesto in cui ci troviamo. Così riesco a raggiungere la soluzione. Deve aver detto: "Quando devi scendere dimmi che mi sposto". Ah, menomale che me lo ha detto lui. Avevo intenzione di restare seduta su questo mezzo pubblico finché il tipo non si sarebbe spostato, guarda. Evidente tentativo di aprire una conversazione con me. Tentativo fallito.
Ma com'è prassi in certi casi, se la tipa non mi manda direttamente a f...o, io mi prendo il diritto di parlarle e aprire tutti i discorsi che voglio, anche se lei mi snobba, si gira dall'altra parte, mi da le spalle, non risponde alle mie domande e sbuffa. Dovremmo diventare più apertamente acide in certe circostanze, invece di farci colpire da forme di pietà e di compassione. Ma dato che non mi sta "molestando" in modo tragico, non ho il coraggio di dirgli quello che mi ero promessa di dirgli, ossia: "Scusa, non ho voglia né di parlare né di ascoltare" e zittirlo seduta stante. Quindi lo lascio nei suoi tentativi illusi di creare un approccio con me.
Arriviamo nei pressi dell'università - dove io non devo scendere - e mi chiede: 
Tizio: Università?
Alamuna: No.
Tizio: Non vai all'università?
Alamuna: No. 
Non mi va proprio di dire di si, per evitare che egli incominci a fingersi interessato alla mia carriera universitaria e chiedermi cosa studio e bla bla bla.
Tizio: Allora lavori?
Alamuna: No.
Il si porterebbe ad ulteriori domande. Meglio mantenermi sul no.
Le mie risposte a monosillabi sono divertentissime quanto segni di evidente disinteresse a intraprendere una conversazione con lui. Segni che capirebbe perfino un bambino di 2 anni che allatta ancora alle tette della mamma, ma non lui. Lui non li capisce e  incomincia un "dialogo" nel quale i miei turni conversazionali sono costituiti da "mm", "e", "a" e altri suoni indecifrabili, spesso sostituiti da semplici pigri movimenti con il capo o addirittura da silenzi assoluti. Così che possiamo definire l'atto linguistico in corso un vero e proprio "soliloquio".
Tizio: Ti piace questa canzone?
Alamuna: Mm.
Per non dire "fa vomitare". Il tipo sembra aver già accumulato abbastanza traumi psicologici, non vorrei infierire.
Tizio: Stamattina mi sono comprato un Ipod. 
Alamuna:
Tizio: Di quelli belli grandi.
Alamuna:
Tizio: 600 Euro l'ho pagato.
Alamuna: 
A voi risulta che gli Ipod costino così tanto? Una breve ricerca su Google mi dice che il prezzo massimo è meno di 400 E.
Altra lunga pausa. Avrà capito che i miei silenzi vogliono dire "Stai zitto, testa di rapa"? 

Macché!
Tizio: Ho un sacco di numeri di amiche sul cellulare. Ma io non mi voglio fidanzare. Femmine ne ho tante.
Non si direbbe , ma se lo dici tu. 
Io rimango muta come vorrei fosse anche lui.
Tizio: Meglio single che fidanzati.
Ambé.
Tizio: Io sono un militare, ma sto a Palermo. Possiamo dire che tra poco divento Capo Maggiore.
E con questo, avendo io un fidanzato militare, capisco quanto il tipo voglia far breccia nel mio cuore inventandosi una personalità costruita. E mi fa quasi tenerezza.
Sparare capo maggiore è una cosa bell'e grossa. Al massimo avrà voluto dire "caporal maggiore", ma si è dimenticato un "ral" che fa la differenza!
Ho il vago sospetto che non sia davvero un militare.
Alamuna: Hai fatto missioni?
Lo so, sono proprio stronza!
Tizio: Sììì. 
Si gonfia di orgoglio.
Alamuna: Dove?
Tizio: Dove?
Alamuna: Sì, dove?
Sta prendendo tempo per rispondere. Ora mi aspetto che venga fuori con una lunga serie di missioni, tipo "Bosnia", "Kosovo", "Afghanistan", "Libano" e chi più ne ha più ne metta (sebbene mi abbia appena confessato di avere solo 21 anni).
Tizio: A Milano.
Alamuna: A Milano?
Tizio: Mmm.
Ma il tipo sa, per caso, cosa sono le Missioni in ambito militare? A questo punto ne dubito. O almeno non mi risulta che l'esercito mandi soldati palermitani in sostegno dei milanesi. Oddioddio. Mi duole il cor quindi lo assecondo.
Tizio: Non ho bisogno di femmine.
Aridaie. Questo s'è capito. La cosa che non s'è capita è se le femmine hanno bisogno di te.
Tizio: Poi mio padre è direttore di banca, mia madre è (non ricordo cosa mi ha detto su sua madre, ma sarà stata un'altra grossa sparata che ho abilmente rimosso). Mio padre ha una ... della BMW e mia madre ha la Punto Abarth. Io ho la moto ... e la macchina ... e poi ... ma sai ... bla bla bla...

Scusi, autista, potrebbe accelerare un po'?? Ho proprio proprio necessità di arrivare in fretta a destinazione!

domenica 26 giugno 2011

"Racconta la tua storia": chiarimento dubbi comuni

Ciao a tutti!

Dato che mi sono arrivate alcune richieste di chiarimento riguardo l'iniziativa "Racconta la tua storia e vinci un premio", rendo noto a tutti che:
  1. l'iniziativa non ha una data di scadenza. Quando mi saranno pervenute numero minimo dieci storie, le pubblicherò in un apposito post aprendo ufficialmente le votazioni. 
  2. ho "imposto" dei margini nella stesura della storia solo per evitare che il post che conterrà tutte le storie concorrenti non risulti troppo lungo e, di conseguenza, che i lettori  (nonché i votanti) non si "demoralizzino" di fronte alla lunghezza del post :). Chiedo solo che le storie non siano esageratamente lunghe (rimanere entro quei margini sarebbe l'ideale, ma non è obbligatorio).

N.B. Il premio sarà comunicato quanto prima.

Buonanotte! :)

venerdì 24 giugno 2011

Tutto molto buono: quando si mangia?

Anche i vostri partner insistono perché tu possa "ricordare loro" di ricordarsi di fare qualcosa? A me capita, si. Per fortuna, però - dato che non sempre riesco a ricordarmi di ricordargli di ricordarsi qualcosa - lui è in grado di ricordarsene da solo, puntualmente. Di solito, io sono quella a cui sfuggono le cose e lui è quello organizzatissimo che mi dice sempre "ricordami che devo..." e poi lo fa senza che io - ovviamente - glielo abbia ricordato. Non sono esattamente quello che si può dire un buon promemoria!

Questo qualche giorno fa: si esce per una cena con i suoi colleghi di corso e con gli insegnanti di inglese. Il Tenente mi ha già detto il suo famoso "ricordami di...". Devo ricordargli di prendere una bottiglia di vino primitivo che dobbiamo offrire in omaggio all'amico proprietario della trattoria verso cui siamo diretti, dal quale ci aspettiamo - dopo le sue ampie promesse - una cena da leccarsi i baffi, di quelle abbondanti che poi ti alzi dal tavolo e non sai come fare a nascondere la pancia (non lo puoi fare neanche trattenendo il respiro, perché hai mangiato così tanto che nello stomaco non c'è posto neppure per l'aria). Insomma, partiamo affamati alla volta di Perugia, muniti di Peugeut 107 e Collega a bordo. Ma a metà strada - più o meno - il Tenente mi lancia uno sguardo della serie "preparati che sta per arrivare una cazziata". Sentendomi già in colpa, mi chiedo innocentemente: "Cos'ho combinato stavolta?". 
Il vino!! Mannaggia la miseria! Non gli ho ricordato di prendere il vino! "Devo ricordarmi di tutto io!", mi cazzia lui. In fondo ha ragione. Però, cavolo, se non gliel'ho ricordato è solo perché io mi fido ciecamente di lui e della sua memoria - tutte le volte si ricorda da solo quello che deve fare, chi poteva immaginare che stavolta non se ne sarebbe ricordato, no?? Non leggo mica il futuro? Voglio dire, se qualcuno mi avesse avvisato che lui stavolta non si sarebbe ricordato da solo di prendere il vino, glielo avrei ricordato io, a occhi chiusi! (...)
Insomma, già più o meno in ritardo, facciamo retro front e torniamo all'appartamento, dove lui si fa quattordici piani in ascensore (sette all'andata e sette al ritorno) per prendere la bottiglia di vino dimenticata in un angolo del frigorifero. 
Quando torna in macchina, mi guarda con l'espressione di chi è dispiaciuto dell'avvenuta cazziata ma io fingo indifferenza (della serie, "ti lamenti che non mi sono ricordata di una cosa! Ma insomma, non succede maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaai, per una volta!" con apposita faccia da pecorella smarrita).
 
Ma, già che ci siamo, spendiamo quattro parole sulla cena.
Arriviamo alla trattoria. Bel locale, sotterraneo, tutto in pietra, uno di quei locali rustici che appena ci entri ti viene già l'acquolina in bocca. "Si mangerà 'na meraviglia", mi assicura il Tenente. E ce spero: co' sta fame che c'ho!
Arriva prima un piattino che evidentemente funge da antipasto,  ha un'identità indefinita ed un'abbondanza che non basterebbe per sfamare neanche un cagnolino stile chihuahua toy. Ho rimosso adeguatamente gli assaggini che vi erano presenti, tranne un pezzo di ricotta che aveva il sapore di tutte le cose del mondo tranne che di ricotta. Guardo le facce degli altri mentre dicono "mmmm buono" per capire se fanno sul serio o se vogliono solo dimostrarsi educatamente contenti della cena che si prospetta.
Il primo è un piatto di tagliatelle con tartufo, ma non un piatto intero. Direi su per giù un/quinto del piatto. Io mi metto a divorarlo con ferocia (evidentemente l'antipasto aveva solo lo scopo di aumentare la fame, come si fa quando si offrono le noccioline per aumentare la sete), cercando di non fare figure di merda con le tagliatelle; di solito, sono una frana in questo e l'unico modo per godermi la pietanza è spezzettare la pasta con i denti, mettere un pezzo in bocca e l'altro lasciarlo ricadere nel piatto, sebbene sia poco educato. Ovviamente, cerco di farlo quando sono certa che non ci sia occhio che guarda in mia direzione, cioè nei momenti in cui il discorso vede coinvolti personaggi dalla parte opposta del tavolo. Quando invece il discorso tende verso la parte del tavolo dove sono seduta io, torno ad assumere movenze delicate e raffinate, cercando di attorcigliare le tagliatelle intorno alla forchetta, con fare determinato e quasi professionale (peccato che le tagliatelle non vogliano mai saperne di attorcigliarsi intorno alla mia forchetta - perché agli altri viene così facile?).
Il secondo, oh, il secondo è la cosa più buona di tutta la cena. Dico sul serio. Pezzettini di non ricordo che tipo di carne, in qualità davvero eccezionali: peccato che anche in questo caso non sono sufficientemente abbondanti per riempire uno stomaco umano. 
Di solito, almeno il dolce riesce a conquistarmi in qualsivoglia circostanza. Dopo un pranzo di cui non sono rimasta soddisfatta, arriva sempre il dolce a farmi passare qualsiasi risentimento culinario. Stavolta, invece, neppure il dolce è di mio gradimento (uno spumone al cioccolato e una sottospecie di creme caramel venuta male).
 
Una cena striminzita, di quelle che ti viene da alzarti e dire al cameriere: "Perfetto! Dica allo chef che l'antipasto non è stato niente male... quando arriva la cena?". Ah, ma non era l'antipasto??

Si torna a casa: benvenuta, Nostalgia canaglia.

Stamattina l'appartamento è vuoto. Dopo pranzo partiamo per casa nostra. Abbiamo già caricato la macchina, le valigie sono tutte pronte, tranne la mia, quella con cui sono venuta una settimana fa e che non amo mai preparare per tempo.
Sarà un caso, ma stamattina il profumo di Perugina sta invadendo ancor più violentemente le mie narici affamate (lo so che le narici non possono essere affamate, ma le mie sono un caso particolare: appartengono alla categoria delle "odorivore"). Sto sniffando l'aria come se potessi saziarmi di cioccolata solo con il suo profumo (si, ammetto, stamattina sono senza colazione - debbo rimediare prima che il mio stomaco si metta a fare la danza della pioggia).
Bird Silhouette - S. Giorgino
Ho fatto una piccola foto alla piscina dove in questi giorni abbiamo amato prendere il sole e l'ho fatta con nostalgia. Così come con nostalgia ho fatto una foto ad un colombo in solitudine, al cielo con le nuvole e ad ogni pezzo di San Sisto che oggi debbo salutare. Gli addii e i saluti non mi sono mai piaciuti particolarmente. Sono sempre carichi di nostalgia e malinconia, e a me nostalgia e malinconia non piacciono.

Nel pomeriggio, saremo nella mia Peugeuttina in ritorno verso casa. Verso quella casa che anche lei, tra l'altro, sa di partenza. Si, perché il Tenente a settembre partirà per lavoro per qualche mese e io , in sua fervida attesa, condividerò la casa con una ragazza di cui non conosco ancora il volto, il nome, l'esistenza, una ragazza che da lunedì dovrò selezionare secondo il mio gusto e secondo le mie aspettative; una ragazza che mi pagherà l'affitto, quando fino a ieri ero io a pagare l'affitto ad altri. Come cambiano le cose, nella vita (si sente troppo il mio accento nostalgico, stamani?).

Passano gli esami di maturità, e con oggi passano anche gli esami di questo English Course per il quale il Tenente è stato qui a Perugia negli ultimi tre mesi.  E io sono stata attesa con fervida impazienza da qualcuno dei suoi colleghi, ma soprattutto da uno di loro che ambiva a sfruttare la mia bontà e le mie capacità per qualche ripetizione linguistica. Ma poi, ieri, nel salutarci, non mi ha detto neppure grazie. Capito, ragazzi? Neanche grazie. Voglio dire, è venuto a rompermi i cocomeri ogni santo giorno, me lo sono visto addirittura arrivare in piscina, mentre prendevo il sole, dove mi si è appiccicato con la sua biografia del cavolo e con il suo accentino inglese-napoletanizzato, gli ho fatto svolgere dei temini che poi gli ho corretto, cercando di capirne l'arduo significato (più che inglese, sembrava una specie di aramaico moderno), gli ho tradotto dei testi e l'ho fatto parlare un pò, e in tutto ciò... non ci è proprio entrato un grazie? Diamine. Mi piace pensare che sia una di quelle persone che a dire Grazie si sentono in imbarazzo. Anzi, sicuramente è così. Non me lo spiego, altrimenti. Ci sono stati giorni in cui il Tenente mi comunicava dell'intenzione del Collega di farmi un regalino alla fine del corso, per ringraziarmi del mio aiuto disinteressato. Al che io dicevo con fare modesto: "Ma no, non voglio alcun regalo, per quello che sto facendo!" e intanto cercavo di immaginare cosa avrebbe potuto regalarmi e già partivo in quarta di fronte all'immagine di una bella borsa comprata insieme al Tenente che conosce i miei gusti. E poi, invece, neanche grazie? Per Bacco.

Per fortuna mi consolo guardando il mio nuovo portachiavi per l'auto. Quando ieri sono entrata in cartolibreria alla ricerca di quello che sarebbe stato il mio primo portachiavi d'auto, la commessa all'inizio me li ha fatti vedere proprio tutti tranne quelli della Hello Kitty, perché giustamente convinta che sarebbe stata, la sua, una richiesta ridicola e che Hello Kitty sarebbe stata senz'altro fuori della mia portata. Voglio dire, io sono grande, non posso mica prendere un portachiavi della Hello Kitty. "No, signora, a me no Hello Kitty, ha proprio ragione", bofonchiavo io alle sue spalle.
Allora mi ha fatto vedere una serie mostruosa di portachiavi rigidi (che al primo urto ti spaccano in due la carrozzeria dell'auto), rettangolari, seri ed infelici. Fino a che, come ultima spiaggia, mi ha detto: "E qui ci sono quelli della Hello Kitty, eccoli qui, legati per evitare che se li rubino". Ma chi vuoi che si rubi un portachiavi Hello Kitty, dai! Chi sono questi cretini che hanno il coraggio di portare un Hello Kitty legato alle chiavi della macchina, su, signora, sia seria! Io non lo farei maaaaaaaaaaaaaai... ho la faccia di una che si lascia attrarre da un portachiavi della Hello Kitty, iooo?? Guardi che ho 25 anni, sa', mica 15!!

Portachiavi Hello Kitty: costo soli 9 euro




giovedì 23 giugno 2011

Ultimo giorno a Perugia!

  • Devo ricordarmi, in una seconda vita, di non fidanzarmi con uomini che amano indossare camicie. Non posso ogni volta lottare con questi indumenti complicati. Se fossero delle persone, le camicie sarebbero sicuramente certe donne acide con la puzza sotto il naso, tutte d'un pezzo e che non amano interagire con esseri che ritengono inferiori a loro.
  • Ieri avevo deciso di eliminare le fashion girls dalla grafica del mio blog nel tentativo di darne un aspetto diverso, ma dopo mi sono sentita male. Così sono tornata con la coda tra le gambe al design di sempre, solo con qualche cambiamento nelle immagini. Non riesco proprio a rinunciare a questo aspetto! Inoltre, sono così patita di photo editing e di design che proprio non mi riesce di stare ferma. Di conseguenza, il mio blog non avrà mai un aspetto stabile e definitivo - ma sono certa che mi perdonerete per questo!
  • La mia "vacanza" in quel di Perugia volge al termine. Domani si torna a casa. Mi dispiace l'idea. Qui c'è il sole, c'è la piscina, c'è il terrazzo privato e, soprattutto, c'è il ristorante tutte le sere! Quando tornerò a casa, invece, dovrò rimboccarmi le maniche e ricominciare a fare le mie solite insalate (pietanze di carattere estremamente complicato). Pover'uomo che ha deciso di condividere con me la sua vita. Probabilmente verrà un giorno in cui invece di preparargli da mangiare lo porterò direttamente a pascolare per i campi (così evito di sporcare in cucina!).

martedì 21 giugno 2011

L'ho visto prima io: mi ama!

Prendendo il sole in piscina, oggi, ho guardato su nel cielo e ho visto un aereo lontano lontano lasciare la sua scia bianca ed eterea. E mi sono ricordata di quando, tanti anni fa - in fase di pubertà - ogni volta che vedevi la scia di un aereo (molto molto spesso, specie in estate) esclamavi: "mi ama!". Lo esclamavi con enfasi, puntando il ditino su nel cielo. Se eri con l'amica, lo dicevi ad alta voce per farti sentire da lei, perché la cosa generava una sorta di seria competizione - della serie, bisogna che lo veda io per prima. E sì, perché se lo vedevi per seconda, ti toccava un misero "mi pensa". E se lo vedevi per terza, un misero "mi sogna"... e poi non ricordo, che ci fosse, alla fine, anche un "mi odia"? Insomma, non potevi assolutamente permetterti di arrivare per seconda, terza o quarta.
Era bello, però, avere la certezza - grazie a quell'aeroplanetto che volava nel cielo per i cavoli suoi - che lui "ti amasse". Ne eri convinta! Se ho visto l'aereo, lui mi ama. La cosa si svolgeva con regolare cadenza: esclamavi "mi ama!" tutte le volte che un aereo appariva nel cielo, tanto che alla fine della giornata potevi aver collezionato un numero abbastanza considerevole di scie - e questo ti gonfiava  come minimo di orgoglio. Se eri in compagnia e lo vedevi tu per prima, dicevi "mi ama!" con quel tono  fiero di chi aveva appena fatto una cosa sensazionale che l'amica (la quale non aveva avuto la fortuna del primato) ti poteva facilmente invidiare e tu ti potevi vantare di essere arrivata prima.
Ma poi, mi ama chi? Il più delle volte non avevi neppure il fidanzatino! Però comunque l'aereo lo avevi visto, quindi per forza di cose doveva esserci al mondo una persona che ti amava. E questo era l'importante.

lunedì 20 giugno 2011

Racconta la tua storia: aggiornamenti

Vi ricordo che sono aperte le adesioni per l'iniziativa "Racconta la tua storia e vinci un premio" (per informazioni e regolamento clicca qui ). 
Abbiamo già "in magazzino" 3 storie concorrenti. Per poter indire il concorso, devono essermene pervenute almeno altre 7. 
Mi raccomando, partecipate in tanti!

Vi aspetto numerosi!

Tipologie maschili e abbordamenti - PARTE PRIMA

Immagino che molte di voi si riconosceranno nelle seguenti scene di "approccio femminile" da parte di forme umane dotate di testosterone.
Ecco di seguito alcune delle mie esperienze, che già la dicono lunga su molte tipologie di uomini che esibiscono le loro "infallibili" tattiche di abbordamento.

IL TAMARRO. Tipo sospetto, pieno di tatuaggi, fermo in un angolo della strada in conversazione al cellulare. Al mio passaggio, lo sento esclamare ad alta voce per farsi sentire da me: "Che c..o c'ha questa!!!" (beh, sì, ammetto: all'epoca, prima che le mie chiappe decidessero di andarsene in vacanza, direi che facevano bene il loro lavoro :p). Al che io mi volto per istinto verso di lui, almeno per scoprire da quale gentil bocca vengano queste dolcissime parole: non l'avessi mai fatto! Mi si avvicina chiudendo di botto la conversazione al cellulare e, confondendo la mia espressione di curiosità per un'espressione di risentimento, mi dice: "Non ti ho mica detto chissà che di grave - ti ho solo detto che c'hai un bel c..o!", e, intanto, usa il suo corpo muscoloso per "barriera", nel tentativo di non lasciarmi andare. I suoi tatuaggi sbucano dalla manica della maglietta da tamarro e mi minacciano di morte, mentre un piercing sul dente luccica a mo' di film dell'orrore. "Oh, no, non ti preoccupare", riesco a farfugliare prima che lui e i suoi tatuaggi si mettano a insistere ad avere il mio numero, cosa che chiaramente non accade!
 
LO SFACCIATO. Un tipo che può avere una trentina d'anni ma che lì per lì mi sembra possa difficilmente essere in possesso del diritto di voto, mi si avvicina con una frase molto ad effetto: "Te l'hanno mai detto così?: CI SSI BBONA!!" (traduzione: quanto sei bona!) enfatizzando sulle iniziali e urlandolo al mondo intero. Io rimango come impietrita e riesco ad emettere solo un flebile "No, così proprio no". Effettivamente, l'esclusiva l'ha avuta!

IL DISCOTECARO AD HOC. Danze aperte, pista affollata, io, l'amica e un tipo appiccicoso e sudaticcio (e senza capelli) che serpeggia di fronte a me per esibire il suo passo che lui reputa sicuramente attraente e degno di attenzione a giudicare dal modo in cui insiste a farsi vedere. Non dice una parola. Al contrario di molti che in discoteca ti approcciano con le loro domande da un milione di dollari per dire le quali devono appiccicare le bocche sudaticcie alle tue orecchie,  il tipo preferisce non parlare e dimenarsi nella sua danza da discotecaro ad hoc, estremamente convinto - evidentemente - che questa tattica mi conquisterà. Io invece lo snobbo voltandomi dall'altra parte, ma lui fa il giro per rimettersi di fronte a me e continuare con la sua danza. La cosa continua nonostante egli abbia capito benissimo che mi sto prendendo gioco di lui. Ma certi tipi proprio amano fare figure di merda, eh!!? Ovviamente, ti concedono al massimo cinque minuti prima di liquidarti e tentare la fortuna altrove, appiccicandosi a qualche altra donzella su cui possibilmente la tattica faccia effetto.
 
L'INGUARIBILE. Io a piedi e il tipo in auto. Parcheggia immediatamente l'auto lungo il mio cammino e mi viene incontro. "Mi hai colpito per il tuo modo di camminare", mi dice deciso. E con questo? Ora pretende il mio numero e, quando capisce che non s'ha da fa', mi lascia un biglietto da visita che poi finisce nel primo cestino dell'immondizia che ho la fortuna di trovare sul mio cammino.
Ma il bello viene dopo qualche giorno. Altro punto, io a piedi e lo stesso tipo in macchina. Mi ferma e mi ri-dice: "Ciao, mi hai colpito per il modo di camminare!". Raga, non si ricordava di me!!! È la figura più di merda che un uomo possa fare, non trovate?? Ovviamente non gliel'ho detto, perché in quel momento ero alquanto imbarazzata io stessa per il fatto che non si fosse neppure ricordato di me! :( Evidentemente ero una delle taaaaante con una "bella camminata" (della serie "Una o l'altra non fa differenza: basta che respirino"). Ma vai a capi'!

IL TIMIDO. Ragazzo di indefinibile età, attraversa tutta la piazza con una rosa in mano. Mi si avvicina con faccia vittimale, e mi dice con voce sepolcrale: "Scusa se ti disturbo, ma volevo darti questa: è per te". Che carino! Mi dona la rosa e mi saluta, andando via senza chiedermi numero né altro (al contrario di come fanno altri sfacciatamente) sapendo già perfettamente che la mia risposta a qualsiasi sua richiesta sarebbe quel NO che non amerebbe certamente sentirsi dire :).

L'ATTACCABRIGHE. Evento Festival del Cinema Europeo, nei pressi del multisala. Auto lunga ed elegante, tipo niente male a bordo, fila infinita di macchine in coda. Lui mi si approccia con la Scusa di tutte le Scuse: "Dov'è che si trova via Imperatore Adriano?". Glielo spiego con la finta innocenza di chi proprio non ha capito che il tipo ci vuole provare. Dopo la mia perfetta spiegazione (che suona su per giù "vai dritto, gira a sinistra e lì chiedi a qualcun'altro"), egli insiste perché possiamo conoscerci, e quando sto per dire qualcosa che suona finalmente come un lontano "si", (della serie "la macchina può andare, lui non è proprio male, ha un aspetto curato e mi piace come parla") la coda dietro di lui incomincia a clacsonare e ad imprecare. Una faccia incazzata sbuca fuori dal finestrino di un'auto per incitarlo a ripartire e a sgomberare la strada. Al che, il tipo pensa bene di sfoderare le sue doti altamente raffinate per fare breccia nel mio cuore e, subendo una lieve, impercettibile metamorfosi, si trasforma in un perfetto tamarro: "Ue', cçég§&hy^, 'sto pezzo di çàlkkgbf&, figlio di xbnz%$£=à...!". Io, dal canto mio, mi sento le guance in fiamme, sono completamente in imbarazzo e non voglio che si pensi che questo mi conosca. Così, nel frastuono del traffico, dei clacson e delle bestemmie, mi dileguo invisibilmente riuscendo a passare inosservata. Avrei voluto però vedere la faccia del tipo quando, finito di esibirsi nella sua performance da "only the brave" e voltatosi verso la sua "conquista", ha scoperto la mia fuga! 

domenica 19 giugno 2011

La mia stra-meravigliosa new car!

Vi voglio presentare la mia super-macchinina simpatica e adorabile!! Si chiama Miscia... :p
Non è stra-meravigliosa?? L'amo.






sabato 18 giugno 2011

Mattinata di bag-shopping!

La mia permanenza a Perugia non è iniziata male, soprattutto considerando che nel prossimo fine settimana tornerò a casa mia con:
- una nuova macchina!!
- tre nuove borse!!

Vi presento le borse che ho preso stamattina (regalatemi dal Tenente), partendo dalle più "soft" fino ad arrivare a Lei, la Lei di tutte le Lei, la Lei che sognavo di prendere: la Lei Desigual!!!

Questa è una borsetta proprio carina, che mi è piaciuta sin dal primo istante. Colore bleu e delle simpatiche illustrazioni. Grande e spaziosa.

Questa l'ho presa perché... beh, non potevo non prenderla, lo capite bene, vero?? Guardatela bene (specie il particolare) e capirete che su questa borsa c'è praticamente il mio blog!! Ahahaha... sono le stesse fashion girls che ho scelto per il blog!

E poi c'è Lei, una delle borse più ambite e adocchiate dell'intera collezione Desigual!!! Piace praticamente a tutti e io ne vado matta! Allegra, estiva, fresca, colorata, floreale, particolare, femminile... un AMORE!!!

giovedì 16 giugno 2011

Atterraggio a Perugia.

- Stanca.
- Ho finalmente guidato per la prima volta la mia amorevolissima Peugeut 107 1400 Turbo Diesel.
- Non appena a Perugia ho chiesto al Tenente (nome con cui da oggi in poi sarà menzionato il mio fidanzato) "Ma perché sta arrivando in macchina questo profumo di Crepe??". Poi mi ricordai che siamo a Perugia, ragazzi, a pochi metri dalla fabbrica della Perugina. Come averlo potuto scordare??
- E' bello arrivare a Perugia e vedermi sommergere di compiti di inglese tra l'altro mal scannerizzati e quindi difficilmente codificabili. Almeno per i primi giorni dovrò mettere via il bikini e l'idea di prendere il sole sul terrazzino privato.
- E' bello accendere il PC dopo un giorno di viaggio e trovare i vostri commenti e le vostre e-mail.
- E' bello avere un blog!

Vi amo.
Ciao.

mercoledì 15 giugno 2011

Domattina partenza...

...e devo ancora fare la valigia. Ho una morbosa fissazione di fare le cose all'ultimo momento e, per quanto cerchi di cambiare, mi rendo conto di non riuscirci. Fare le cose all'ultimo momento mi fa sentire bene, pienamente soddisfatta. Non mi è mai piaciuto fare le cose per tempo e poi attendere.

Potrei farla prima di andare a letto, ma sono stanca. 
Credo che ci penserò domani mattina. E poi fare la valigia a mente fresca può essere più produttivo: bisogna ragionare bene su come incastrare le cose ;)!

Il diavolo veste Prada


L'ho visto così tante volte che potrei giurare di conoscerlo a memoria.
C'è stata gente che lo ha considerato snob, scontato, affermando che la lunga successione di rincorse al capo è ripetitiva. Io, invece, l'ho trovato assolutamente grandioso. Meryl Streep è stata indubbiamente meravigliosa nel suo ruolo di capo temuto e severo, e ritengo che Anna Hathaway sia stata un buon acquisto per il film (per non parlare degli altri personaggi, specie Stanley Tucci e anche Emily Blunt che ho trovato magnifici); inoltre, ho apprezzato molto la cura dei dettagli.
E di fronte a un commento del tipo "È ambientato in un mondo che, se scomparisse, non mi farebbe versare una lacrima. Questo mi influenza nel giudicare questo film superficiale, vuoto e anche francamente irritante per come glorifica le pseudostars della moda e della stampa patinata. Le parabole "esistenziali" dei personaggi sono meccaniche e ovvie, fidanzato e amici bohemiennes della protagonista sono insopportabili. La Streep sarà anche brava, ma sono arrivato in fondo solo grazie al tasto "pausa" del decoder..." penso che è davvero curioso come ogni cosa sia soggettivamente diversa.
Innanzitutto, è chiaro che questo film non potrà mai piacere a uno che pensa che il mondo della moda "se scomparisse non mi farebbe versare una lacrima". È come se uno dicesse: "Questo film fa schifo perché non mi piacciono gli horror" di fronte all'Esorcista. Stai guardando un horror!
Io, al contrario, l'ho trovato magnifico (d'altronde, trovo magnifico ogni lavoro che trasmetta positività e allegria).
Sono d'accordo con chi dice che la trama sia un po' scontata, ma c'è un ma. Credo che, più che un'ipotesi, sia una mezza realtà: storie di questo genere se ne sono viste tante, con il capo che sottomette la nuova arrivata o con il cambiamento graduale della protagonista che trascura la vecchia vita per il successo ma che alla fine ritorna a riprendersi ciò che le apparteneva. Insomma, era probabilmente facile prevedere quello che sarebbe accaduto, così come succede in milioni di altri lavori, scritti o sceneggiati.
Ma io sono sempre stata dell'opinione che le storie, tutte quante o quasi tutte, siano sempre abbastanza prevedibili (a meno che non mi scrivi una storia completamente di fantascienza, storie "reali", quotidiane, di tutti i giorni sono sempre un po' prevedibili!). Il pubblico è  ben abituato ai film e alle trame, sa già cosa succede, sa come deve svolgersi la storia (voglio dire, il cinema è nato alla fine del 1800, nel 1895 ci fu la primissima proiezione cinematografica di fronte a un grande pubblico, ne avranno fatti di film da allora!). Quello che fa la differenza, quindi, non è la trama in sé e per sé, ma come viene raccontata. 
E poi ci sono temi intramontabili, detti e ridetti, che tuttavia continuano a esercitare  sempre lo stesso effetto.
Perché, guardando Il diavolo veste Prada, non ero capace di annoiarmi neanche quando ero certa di prevedere quello che sarebbe accaduto dopo? Non sono andata avanti grazie al tasto pausa né tantomeno me lo sono tirato forzatamente fino alla fine, no! Io me lo sono proprio guardato con gusto e questo spiega il motivo per cui l'ho visto più di una volta! Credo che a un certo punto, poi, subentri anche la componente personale. Il mondo della moda in cui è ambientato il film, sebbene non sia certo mai stato una priorità nella mia vita, non mi è indifferente, e poi la caparbietà della protagonista, le possibilità della vita, le porte che si aprono sul futuro, l'ottimismo esasperato, sono tutte cose che riescono a colpire grande parte del pubblico. Non tutti, ma molti.
Io non me la sento mai di condannare un lavoro che riesce a essere "commerciale", laddove per commerciale intendiamo attirare pubblico e averne la capacità, sebbene ciò avvenga dietro la ripetizione di un tema già sentito. 
Se un tema è scontato, sentito e risentito ma è, al tempo stesso, un tema a cui tieni (e che trasmette positività) sicuramente non ti stancherà mai. Dev'essere successo questo a me e a tutti quelli che lo hanno ritenuto un buon lavoro!

Hai una chiamata senza risposta: squilli coltiva-amicizie

Stamattina mi sono svegliata non capacitandomi del fatto che da adolescenti tra amiche ci facessimo... gli squilli.
Ma non quegli squilli che hanno l'utilità di comunicare qualcosa, che si è arrivati sotto casa, che siamo pronti per uscire, che non ho credito e devi chiamarmi tu, no. Ci facevamo squilli per comunicare all'altra che la stavamo pensando. O forse era un modo come un altro per tenere occupate le mani di tanto in tanto. Vero è, comunque, che lo squillo era diventato parte integrante delle nostre vite. Quegli squilletti di mezzo nanosecondo erano il segno che ci si voleva bene.
Mi ricordo che perfino sotto ai banchi di scuola, mentre l'insegnante spiegava, io stavo con questo Siemens M13 (se non sbaglio si chiamava così, una sorta di mattoncello molto in voga all'epoca! Era financo colorato e in più mi fu rubato al mare, sulla spiaggia) e stavo sulla voce "amica". Premevo il tasto verde e lo chiudevo dopo essermi accertata che l'"amica" avesse ricevuto il mio squillo. Gli squilli andavano avanti per tutto il giorno, a partire dalla mattina sino a notte inoltrata, quando si era sotto le lenzuola. Si andava da un minimo di 10 squilli al giorno a un massimo di all'incirca un centinaio. Per i più prodigiosi, anche due centinaia.
La parola, adesso, suona persino minacciosa: S Q U I L L O!
Se te la ripeti per più di 5 secondi hai la sensazione che qualcuno ti stia perseguitando alle spalle (magari un maniaco munito di coltello o ascia o, per chi è dotato di una fantasia più sfrenata, un trans in richiesta di accoppiamento). 
Dopo un secondo, il cellulare si illuminava ed ecco che sul display spuntava l'"amica" per mezzo secondo. Poi il display tornava spento: hai una chiamata senza risposta. La risposta allo squillo arrivava, tra l'altro, a una velocità supersonica!
E guai se l'"amica" mancasse di rispondere! Se ciò accadeva, la ragione non poteva che essere una: l'amica si era incazzata con te e non ti riteneva più degna di uno SQUILLO.  A ogni modo, al prossimo incontro una domanda era d'obbligo: <<Ehi, perché non mi squilli più?>>. 
<<Ho avuto da fare>>. Questa era la risposta dell'amica che non ti riteneva più degna di uno squillo. Perché non era affatto vero che "avesse avuto da fare". Nessuna aveva mai qualcosa di così importante da fare da dover ritenere opportuno non rispondere agli squilli delle amiche. Non esisteva! Questa affermazione era falsa come affermare che il sole gira intorno alla terra!
<<Neanche tu mi hai risposto a uno squillo>> e questo era il motivo per cui anche lei non lo aveva fatto.
<<Cosa??????????????>>. Che grave affronto! <<A quale squillo non ti avrei risposto, ioooo??>>.
<<A quello del 15/09/1999 h.15.23.10>>. 
La ragazza allora si fermava a riflettere per cercare di ricordare cosa stesse facendo quel giorno alle h.15.23.10, ma sapeva di non avere scuse. Il cellulare - affinché non ci sfuggisse uno squillo - veniva con noi OVUNQUE (ve lo ricordate?). Nessuna scusa avrebbe mai retto abbastanza.
Ed era così che le amiche restavano per giorni interi senza rivolgersi una parola, ma soprattutto senza farsi mai uno squillo. A questo punto, la loro amicizia era davvero tragicamente in bilico.
Fino a quando un giorno, sotto al banco di scuola, mentre l'insegnante di matematica spiegava le equazioni, prendevi il cellulare e pigiavi sul tasto verde, alla voce "amica", pensando che non potevi perdere un'amicizia così speciale e squillavi in segno di pace.
Subito dopo sul display appariva "amica in chiamata". Mezzo nanosecondo e il display tornava spento. Hai una chiamata senza risposta.
Ecco che l'amicizia era salva!



P.S. Sapete che vi dico? Ho una curiosità morbosa di sapere se le nuove generazioni oggi continuino a farsi gli squilli o se abbiano trovato dei metodi più innovativi per dimostrarsi gli affetti! 

P.P.S. Sarà anche che con quanto detto sinora non c'azzecca, ma questa storia mi ha fatto ricordare una cosa accaduta quando ero ragazzina. 
Conoscevo una ragazza di vista. Io sapevo il suo nome e lei sapeva il mio perché avevamo entrambe un'amicizia in comune, motivo per cui io e lei - si chiamava Valentina - ci eravamo trovate a scambiarci solo qualche parola. Com'è ovvio, da quel momento in poi finimmo per salutarci ogni volta che ci incrociavamo per strada, un saluto così, sventolando la mano, come quello che ci si fa con conoscenti di cui non ci frega un'emerita mazza.
Ma un giorno accadde qualcosa, una specie di litigio forse, che trovò coinvolte anche noi due. Qualche giorno dopo, ricevevo una telefonata attraverso l'"amica in comune" ed era Valentina che voleva parlarmi. Non dimentico facilmente quello che mi disse: "Io, Simona, non voglio rovinare quel saluto che c'è tra di noi". E io ne fui così toccata e commossa!
Facemmo pace e il nostro "saluto" tornò, finalmente, a essere quello di una volta! :D

martedì 14 giugno 2011

Fashion bags, mes amours!

Sul sito www.alibaba.com ho trovato le borse che andavo disperatamente cercando, arrivano dalla Thailandia e io devo assolutamente averne una!!! Metterò sotto sopra il mondo intero per averne una!
Ho inviato un paio di e-mail e temo che al posto delle mie parole, al supplier arriveranno le mie imprecazioni verbali di eccitazione ed esaltazione, o forse gli arriverà direttamente la mia faccia sconvolta.
Vado assolutamente esorcizzata.






Mi piacerebbe averle tutte, ma mi accontenterei anche solo della prima o dell'ultima, o forse la terza, va beh, anche la seconda e la quarta....

Ragazzi, vi prego, mandate un esorcista all'indirizzo di casa mia. Ne ho bisogno.

Racconta la tua storia e vinci un premio!

Ciao amici! 

Oggi sono lieta di annunciarvi la nuova iniziativa di Blue sky e jeans di vaniglia, che è ufficialmente segnalata sul sito con il seguente banner:


L'idea è di raccogliere un numero di storie che vi sono capitate e che ritenete degne di essere raccontate e di concorrere per un PREMIO (il premio sarà comunicato quanto prima!).
Dopo averle inviate al mio indirizzo e-mail, le vostre storie saranno pubblicate qui sul blog e sottoposte a votazione.
La storia che avrà ottenuto più voti vincerà un premio!

L'idea non è quella di far concorrere le storie per come sono scritte (anche se ovviamente questo aspetto può influire), ma per il contenuto! Vi è capitato qualcosa di speciale, di strano, di divertente? Scrivetelo e inviatelo all'indirizzo ilmondodialamuna@gmail.com.

Mettete in moto la vostra memoria e raccontate una storia a cui tenete particolarmente: potrebbe essere quella vincente!
Spero di vedervi partecipare in tanti. Vi terrò poi aggiornati sull'andamento delle adesioni :).
E' un modo per fare insieme qualcosa di divertente!


Per saperne di più e per leggere il regolamento, cliccate qui!

P.S. Non è un'iniziativa con una scadenza come un Giveaway, no, voglio che sia un'appendice del mio blog, quindi chiunque, in qualsiasi momento, sarà libero di inviarmi la sua storia, e quando io avrò accumulato 10 storie, le pubblicherò indicendo il concorso.
 


Un sorriso a tutti :),
Simona

domenica 12 giugno 2011

JEWELLERY GIVEAWAY - Primo Giveaway - Regole per partecipare

Ri-ciao, ragazzuoli belli.
Facendomi venire in mente la mia bigiotteria nel gioco "a quali oggetti non rinuncerei mai", mi è saltato in mente il pensiero che potrei indire il mio primo Giveaway proprio in questo campo: bigiotteria

Nella mia affezionata collezione di bigiotteria, ci sono degli oggetti che non ho mai indossato e che - per qualche ragione che non mi spiego razionalmente - potrei continuare a non indossare mai. Probabilmente non sono fatti per me, eppure mi piacciono, potrei giurarlo! Ma mi dispiace che rimangano lì inerti per il resto della loro esistenza (sono accessori, sono fatti per essere indossati!). 

Inizio con un modesto Giveaway che vede come protagonisti quattro articoli di bigiotteria, preannunciandovi che, non dovessero i premi in palio essere di vostro gradimento, intendo indire altri Giveaway prossimamente :).
L'idea originaria per il mio primo Giveaway era un'altra (a questo punto, la terrò "in magazzino" per il Secondo Giveaway) , una a cui potessero partecipare sia uomini che donne, invece con la bigiotteria mi sa che gli uomini non c'azzeccano! Ma se qualcuno volesse fare un regalino alla sua fidanzata, perché non partecipare ;)?? 

Quindi, APRO UFFICIALMENTE LE ISCRIZIONI AL MIO PRIMO GIVEAWAY.
Locandina ufficiale da esibire nel tuo blog.

C'è qualcuna tra di voi interessata a ricevere in dono accessori di bigiotteria? Non si parla di bigiotteria scadente, ovviamente!

Ve li presento. 




Lei è Tina, una catenina della Monella Vagabonda, con al ciondolo la tipica magliettina di questa marca. Non chiedetemi di parlare dei materiali di cui sono tutt'altro che esperta, ma non dovrebbe essere argento, probabilmente è acciaio. MAI indossata in vita mia, tenuta conservata sempre nel suo scatolino originale e ora mi chiedo anche perché. E' delicata, carina, femminile. Quasi quasi non ve la do più :d! No, ormai l'ho messa in palio, e così sia :D.







Vi presento Ciccio, un grosso anello luccicante, grande ed elegante. Anche in questo caso, non essendo un'esperta di pietre e materiali di bigiotteria, non so dirvi il nome delle pietre, ma vi assicuro che brillano tanto ed è una caratteristica che in foto non si vede granché. Un'altra caratteristica degna di nota mi pare sia la "possenza" di questo anello, la sua resistenza. Cioè, ho la netta sensazione (l'ho sempre avuta su Ciccio) che anche se lo scaraventassi violentemente a terra non otterrei il risultato di romperlo (ma non ho il coraggio di fare una prova! :d).






E, infine, loro due sono Cicì e Cocò, madre e figlia. Completo collana e bracciale in pendant, pietre in vetro trasparente di colore marroncino, catena color argento. Non passano indifferenti e hanno il loro impatto visivo. Le foto non rendono assolutamente giustizia.

Prive di Nichel, le avrò indossate si e no solo un paio di volte, non di più. 


ORGANIZZAZIONE DEL GIVEAWAY:
Al Giveaway parteciperanno due Gruppi distinti (con DUE vincitori): il primo è il Gruppo Tina&Ciccio (il vincitore avrà in premio la collanina Tina e l'anello Ciccio), il secondo è il Gruppo Cicì&Cocò (il vincitore avrà in premio il completo Cicì e Cocò). 
Avete la possibilità di concorrere per uno solo dei due Gruppi (pertanto, doppie iscrizioni non sono accettate). 



CONDIZIONI PER PARTECIPARE E ISCRIZIONI

  • Il GIVEAWAY avrà luogo solo se sarà raggiunto come numero minimo 10 richieste di iscrizione PER GRUPPO. Se ciò non avverrà, il Giveaway sarà ritirato. Se uno solo dei due Gruppi otterrà il numero minimo di richieste, si procederà con il Giveaway relativamente al Gruppo interessato (l'altro Gruppo sarà di conseguenza ritirato dal concorso).
  • Per partecipare, devi essere un mio Follower. Se non lo sei ancora, comincia a seguirmi da questo momento.
  •  E' necessario che tu esibisca nella grafica del tuo Blog almeno fino alle ore 20 di mercoledì 13 luglio il Logo del Giveaway (la locandina ufficiale) con link diretto a questo post, ossia http://ilmondodialamuna.blogspot.com/2011/06/jewellery-giveaway-il-primo-giveaway-di.html (copialo pari pari).
  • Per iscriverti, è sufficiente lasciare un commento a questo post, indicando la tua volontà di partecipare al Giveaway, il nome del GRUPPO per il quale vuoi concorrere e l'indirizzo del tuo blog (verrò a verificare che tu abbia esibito il Logo in grafica). Se risulterai vincitore del Gruppo cui ti sei iscritto, invierai un'e-mail all'indirizzo ilmondodialamuna@gmail.com, indicandomi INDIRIZZO COMPLETO presso cui spedire il premio.
  •  A iscrizioni chiuse, avranno luogo n.2 estrazioni se i Gruppi in concorso saranno entrambi, n.1 estrazione se il Gruppo in concorso sarà uno solo. L'estrazione sarà fatta con il metodo tradizionale, ossia MANUALMENTE, attraverso bigliettini con su scritti i vostri nomi e sorteggiati dalla sottoscritta. Il tutto (bigliettini con i nomi ed estrazione) sarà ripreso in un VIDEO che verrà pubblicato qui sul Blog. Potrai quindi appurare con i tuoi stessi occhi che l'operazione non sarà corrotta (potrei ridere a vita di questa mia serietà).  


AFFRETTATI! HAI TEMPO FINO AL 15 LUGLIO PER PARTECIPARE E PER ISCRIVERTI!
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